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GRANELLA SOTTO CALDO

Il caldo di giugno ha inciso soprattutto nei terreni sciolti, penalizzando il riempimento finale e alcuni parametri qualitativi.

La chiusura anticipata del ciclo del frumento non produce sempre lo stesso effetto. Può ridurre la resa, può incidere sul peso specifico della granella, può comprimere i parametri qualitativi. Ma molto dipende dal terreno, dalla disponibilità idrica e dallo stato della coltura nel momento in cui arriva il colpo di calore.

È questo il secondo insegnamento della campagna 2025-2026 negli areali del Nord-Ovest osservati da Ivano Ramon, Dottore Agronomo e Direttore degli studi per l’area Nord-Centro di SATA. L’annata non può essere letta soltanto attraverso il picco termico di giugno: prima di quel passaggio, infatti, le piogge della seconda settimana di maggio hanno avuto un ruolo decisivo.

«Le abbondanti precipitazioni della seconda settimana di maggio sono state provvidenziali per ripristinare le riserve idriche del suolo, permettendo alla coltura di avviare le prime fasi di riempimento della granella nelle migliori condizioni possibili», spiega Ramon.

Rese buone, ma con differenze

Il bilancio produttivo, almeno nelle prime indicazioni, resta positivo, il quadro generale non appare compromesso. Il punto è un altro: il caldo finale ha colpito in modo selettivo.

«La forte ondata di calore di giugno ha inciso negativamente sul contenuto idrico del suolo. Gli effetti più evidenti si sono registrati nei terreni più sciolti, che erano già andati in sofferenza a metà aprile», osserva il tecnico.

In queste situazioni, il rialzo termico ha penalizzato soprattutto la fase finale della maturazione, non necessariamente con un crollo della produzione ma sulla qualità merceologica della granella.

«Nei terreni più difficili, Il rialzo termico ha penalizzato la fase finale della maturazione, incidendo negativamente più sul peso specifico che sulla resa quantitativa in sé», precisa Ramon. Il messaggio è importante: il danno da caldo non si misura solo in quintali, ma anche nei parametri con cui il raccolto viene valutato e remunerato.

Peso ettolitrico sotto osservazione

I primi dati analitici confermano un’annata eterogenea. Nei suoli più dotati, capaci di trattenere meglio l’acqua, il frumento ha retto bene l’accelerazione finale.

Diverso quanto accaduto negli areali con suoli più leggeri: «i pesi ettolitrici sono risultati buoni, ma registriamo alcune fluttuazioni negative proprio nei terreni più sciolti e leggeri, dove il colpo di calore finale ha interrotto precocemente il riempimento ottimale della granella», sottolinea Ramon.

Il dato si inserisce in un quadro già emerso dagli ultimi articoli di Grano Italiano sulla Rete nazionale del frumento tenero. Nelle Marche, ad esempio, il caldo anomalo finale è stato indicato come possibile fattore di riduzione di resa, peso dei mille semi e peso ettolitrico, soprattutto sulle varietà più tardive. Al contrario, nel Bolognese i primi risultati hanno mostrato peso ettolitrico molto buono e proteine nella media, segno che l’accelerazione finale non ha prodotto ovunque gli stessi effetti.

Il terreno fa la differenza

La campagna 2025-2026 conferma, quindi, il ruolo centrale del suolo. Non basta scegliere una varietà performante se il terreno non è in grado di sostenere la coltura nelle fasi più critiche. In un contesto di temperature più alte e piogge irregolari, la capacità di trattenere acqua diventa un fattore produttivo a tutti gli effetti.

Grano Italiano lo aveva già evidenziato parlando di acqua e cereali: a Stezzano la siccità ha limitato l’accestimento, a Voghera la rapida maturazione ha ridotto il tempo disponibile per il riempimento, mentre in Piemonte le temperature elevate hanno messo sotto pressione soprattutto i terreni leggeri, meno capaci di conservare umidità.

Varietà: scelta tecnica, non scorciatoia

Se questi andamenti diventassero più frequenti, la scelta varietale resterà fondamentale ma non potrà risolvere tutto da sola. Ramon lo chiarisce con equilibrio: «Il frumento possiede una notevole capacità di adattamento durante il ciclo di crescita. Rimane, tuttavia, una specie fortemente sensibile alla siccità e alle ondate di calore nelle fasi finali del ciclo, un aspetto di fronte al quale la scelta varietale, da sola, può influire poco sul risultato finale».

La varietà va, quindi, scelta in funzione dell’ambiente. «La varietà ideale va selezionata innanzitutto in base alle caratteristiche pedo-climatiche generali della zona, bilanciando il potenziale produttivo e qualitativo: i frumenti di forza richiedono terreni più dotati, mentre i frumenti biscottieri possono garantire rese e parametri accettabili anche in contesti più difficili e restrittivi».

Un’attenzione specifica riguarda anche i frumenti ibridi. Ramon ne riconosce l’interesse tecnico, legato al vigore genetico e a un apparato radicale tendenzialmente più sviluppato, ma invita a valutarli caso per caso, considerando i maggiori costi del seme rispetto agli incrementi produttivi e qualitativi realmente ottenibili nei diversi areali.

Più sostanza organica, più resilienza

La risposta agronomica passa soprattutto dal suolo. «Sul piano agronomico, per rendere il sistema più resiliente a queste fluttuazioni, è strategico investire in pratiche volte ad aumentare la sostanza organica del suolo, migliorandone la capacità di ritenzione idrica», conclude Ramon.

Minima lavorazione e cover crop possono essere strumenti efficaci, ma non automatici. Richiedono competenze, programmazione e attenzione alla gestione delle malerbe. È qui che la cerealicoltura dovrà giocare una parte decisiva della propria adattabilità: non inseguendo il caldo, quando arriva, ma costruendo campi più capaci di resistergli prima che diventi emergenza.

Foto di SATA.

Autore: Azzurra Giorgio

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