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BIODIVERSITA’ IN CAMPO A DAIRAGO

Qual è il vero valore agronomico della biodiversità

La biodiversità agricola non è soltanto un tema da convegno. Può diventare una scelta concreta di campo, di rotazione e di filiera. È questo il taglio della giornata dimostrativa organizzata da ERSAF il 26 giugno presso l’azienda agricola Auris di Dairago, nell’ambito di AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System) – misura SRH02 sulla Formazione dei Consulenti.

L’iniziativa, rivolta ad agricoltori, consulenti, tecnici e rappresentanti della pubblica amministrazione, è stata pensata come un momento di confronto operativo. Non una visita aziendale fine a se stessa ma un’occasione per osservare in campo come la diversificazione colturale possa diventare strumento agronomico, economico e ambientale.

«L’obiettivo», racconta Lorenzo Craveri di ERSAF, che ha organizzato la giornata assieme a Casa dell’Agricoltura, «era partire da un’esperienza concreta per discutere con consulenti e tecnici di biodiversità agricola, filiere innovative e pratiche sostenibili. L’AKIS serve proprio a questo: mettere in relazione conoscenze, imprese e territori».

Consulenti in campo

L’evento ha previsto la visita guidata ai campi, ai magazzini, ai laboratori e ai locali commerciali di Auris, seguita dagli approfondimenti tecnici e dal confronto con i partecipanti.

È un’impostazione coerente con il ruolo che l’AKIS dovrebbe avere nel sistema agricolo: non limitarsi a trasferire informazioni dall’alto verso il basso, ma facilitare il dialogo tra chi sperimenta, chi assiste le aziende, chi fa ricerca e chi deve poi accompagnare le scelte in campo.

Da questo punto di vista, la visita a Dairago è stata interessante perché ha permesso di affrontare la biodiversità non come concetto astratto, ma attraverso colture, varietà e scelte agronomiche precise.

Cereali pigmentati e rotazioni

Uno dei temi centrali è stato quello dei cereali pigmentati, già raccontati da Grano Italiano. Farro rosso, avena nuda, orzo mondo e frumenti pigmentati sono stati presentati come esempi di recupero e valorizzazione di materiali agricoli non convenzionali.

Il punto, però, non è soltanto il colore della granella. I cereali pigmentati sono interessanti perché portano con sé biodiversità genetica, caratteristiche nutrizionali specifiche e possibili nuove destinazioni di mercato. Allo stesso tempo richiedono attenzione tecnica: scelta varietale, sanità, gestione della granella, trasformazione e capacità di costruire una filiera coerente.

«La biodiversità diventa utile quando entra nelle decisioni aziendali», osserva Craveri. «Non basta coltivare qualcosa di diverso: serve capire dove quella coltura si inserisce nella rotazione, come viene gestita e quale sbocco può avere».

Oltre il frumento

La giornata non si è fermata ai grani pigmentati. Craveri ha richiamato anche altre colture su cui Auris sta producendo e sperimentando come la Chia (ad alto contenuto di fibre e Omega3, nella foto un campo di Auris), il mais Marano e il mais Viola. È un passaggio importante perché sposta l’attenzione dalla singola coltura alla strategia complessiva.

Per un’azienda agricola, diversificare significa ridurre la dipendenza da poche produzioni dominanti, distribuire il rischio e cercare nuovi spazi di mercato. In un contesto climatico sempre più irregolare, la diversificazione può anche aiutare a migliorare la resilienza del sistema aziendale.

Il mais Marano e il mais Viola riportano il discorso sulle varietà locali o particolari, sulla loro riconoscibilità e sulla possibilità di costruire prodotti con una identità precisa. La Chia, invece, apre il tema delle colture nuove, da adattare alle condizioni italiane e da valutare con attenzione prima di immaginare un allargamento produttivo.

Agricoltura rigenerativa

L’esperienza di Auris rientra in un approccio di agricoltura rigenerativa, orientato alla conservazione della fertilità del suolo e al mantenimento dei servizi ecosistemici. È un punto che interessa direttamente i cerealicoltori, perché lega biodiversità, suolo e gestione agronomica.

Rotazioni più articolate, colture alternative, coperture vegetali, riduzione della pressione su poche specie e valorizzazione dell’entomofauna utile sono tutti elementi che possono contribuire a rendere l’agroecosistema più stabile.

La biodiversità, quindi, non è solo quella che si vede nella granella colorata. È anche quella che si costruisce nel suolo, nelle rotazioni, nelle fasce fiorite, nelle relazioni tra colture e organismi utili.

Una lezione per l’AKIS

Il valore della giornata sta anche nel metodo: portare consulenti e tecnici in un’azienda che sperimenta permette di discutere anche dei limiti, non solo delle opportunità. Perché le colture alternative non sono una scorciatoia: richiedono mercati, contratti, trasformazione, competenze e assistenza tecnica.

«Il compito dell’AKIS», conclude Craveri, «è aiutare a leggere queste esperienze, non trasformarle in modelli da copiare tali e quali. Ogni azienda deve capire quali innovazioni hanno senso nel proprio contesto».

È forse questa la parte più utile per gli agricoltori: la biodiversità funziona quando diventa agronomia applicata e quando si costruisce una rete capace di accompagnare davvero l’innovazione.

Foto di Lorenzo Craveri, ERSAF

Autore: Azzurra Giorgio

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