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FRUMENTO, MERCATI IN BILICO

Andrea Galli, presidente Anacer, analizza il mercato mondiale del frumento tra nuove origini, Mar Nero, Nord America, qualità e costi logistici.

Il mercato mondiale del frumento resta condizionato da un’offerta abbondante ma il quadro cambia molto tra frumento duro e tenero. A sottolinearlo è Andrea Galli (nella foto), presidente di Anacer, l’Associazione nazionale cerealisti, che legge la nuova campagna partendo dalle origini più influenti, dai raccolti in corso e dai fattori che possono incidere sui prezzi nei prossimi mesi.

Per il duro, la fotografia è ancora incompleta, con i dati sui raccolti di Canada e Stati Uniti per cui occorrerà attendere.

«Sul grano duro il quadro è più complesso, perché i raccolti canadesi arrivano più avanti nella stagione. Oggi possiamo ragionare soprattutto sulle produzioni europee e sulle prime indicazioni provenienti dalle campagne invernali. In Italia le rese risultano molto buone, mentre dalla Francia emergono valutazioni meno entusiaste». Anche in Grecia (regioni centrali) si sono rilevate criticità nel raccolto, sia in termini di rese che sotto l’aspetto qualitativo.

Nuove origini in Europa

Accanto ai dati della campagna, Galli richiama un cambiamento più strutturale: l’allargamento dell’areale produttivo del duro verso il Nord-Est Europa.

«È un fenomeno da osservare con attenzione. Il grano duro si sta lentamente espandendo in Paesi come Slovacchia e Croazia, da cui già lo scorso anno sono state registrate importazioni, oltre che dalla Cechia. Se queste aree dovessero consolidarsi come esportatrici, l’Italia si troverebbe con una pressione competitiva più ampia, da più fronti».

In questo contesto, il margine per rialzi significativi appare limitato, salvo imprevisti nelle aree nordamericane o movimenti valutari.

«Se non emergeranno problemi sotto raccolto tra Stati Uniti e Canada, il mercato si troverà di fronte a una disponibilità importante di grano duro. Di conseguenza, non vedo oggi elementi tali da sostenere un deciso aumento dei prezzi, a meno di effetti legati al cambio, considerando che il dollaro si è rafforzato negli ultimi due mesi».

Logistica e costi dei trasporti

Un altro elemento da seguire riguarda la logistica. Il calo del petrolio, spiega Galli, non si è automaticamente trasferito sui costi effettivi dei trasporti marittimi.

«Non sempre la discesa delle quotazioni si riflette in modo proporzionale sull’olio combustibile. La capacità di raffinazione mondiale presenta alcune criticità e questo può impedire una riduzione equivalente dei costi sul prodotto finito. L’effetto è particolarmente rilevante per le merci che arrivano da origini lontane, come Australia e Canada».

Per il duro, dunque, la previsione resta improntata alla normalità.

«La domanda appare stabile. Un elemento da monitorare è la tenuta delle esportazioni di pasta verso gli Stati Uniti che, finora, non hanno registrato flessioni. In assenza di scostamenti importanti, mi aspetto una campagna ordinaria, con possibili ribassi solo nel caso in cui i costi di trasporto dovessero ridursi nel primo semestre 2027».

Tenero, rese alte in Europa

Più articolata è la lettura del frumento tenero: «il mercato del tenero è più variegato. Negli Stati Uniti si sono registrati problemi sul raccolto invernale e questo contribuisce a mantenere elevati i prezzi di quelle origini. In Europa, invece, le rese sono molto buone: in Italia, nei Balcani, in Russia e più in generale nell’Est europeo. I prezzi, dopo una partenza molto bassa, sono ora in lieve ripresa».

Diversa la situazione in Francia, dove si sono rilevate alcune criticità nelle rese, con conseguente riduzione del raccolto

La pressione dell’offerta resta comunque evidente. Galli cita in particolare il caso dei Balcani, dove il prezzo di un grano medio di qualità risulta particolarmente competitivo. Ma il punto decisivo, avverte, non è solo il prezzo: è la qualità reale della granella.

«In Italia le rese sono molto buone e, sul piano qualitativo, non stiamo registrando particolari criticità. Diverso è il discorso per alcune produzioni balcaniche: possono avere un buon peso specifico ma una capacità molitoria non soddisfacente. In presenza di rese molto elevate, spesso la qualità tecnologica tende a ridursi».

Il valore del grano italiano

È qui che il grano italiano può giocare una carta importante: «il frumento nazionale può avere un valore intrinseco superiore rispetto ad alcune importazioni, proprio per le sue caratteristiche qualitative. Questo è un aspetto che i produttori dovrebbero considerare con attenzione».

La concorrenza, tuttavia, non manca.

«Dal Mar Nero arrivano già offerte di grano bulgaro e rumeno, oltre che moldavo, a prezzi molto interessanti. L’Ucraina in questa fase è meno presente perché ha esaurito la quota di accesso al mercato senza dazio ma, dal primo gennaio 2027, tornerà disponibile. Si tratta quindi di uno slittamento temporale, non di un cambiamento strutturale».

La variabile mais

Un’ulteriore variabile potrebbe arrivare dal mais. In Europa, ricorda Galli, una parte molto rilevante del frumento tenero è destinata alla zootecnia, soprattutto nel Nord del continente.

«Se dovessero verificarsi problemi seri sul mais, per esempio legati alla siccità o alla contaminazione aflatossine, la domanda zootecnica di grano tenero potrebbe aumentare. Anche uno spostamento limitato può modificare gli equilibri di domanda e offerta».

Sul mais, però, è ancora presto per trarre conclusioni: «le rese si potranno valutare più avanti. Il vero punto critico non è tanto la quantità, quanto il rischio aflatossine, che resta una grande incognita. Sullo sfondo ci sono un potenziale raccolto americano molto buono e un flusso brasiliano importante, anche se concentrato in una finestra temporale ridotta».

Autore: Azzurra Giorgio

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