Non quota neanche questa settimana il grano duro la borsa cereali di Bologna, che era il punto di riferimento prima dell’avvento della Cun del duro. Leggi il Settimanale-n.-15-del-9-Aprile-2026-–-Listino-Borsa-n.-15. A muoversi sono invece i frumenti teneri, con flessioni riconducibili allo scenario globale e comunque molto limitate.
Il conflitto in Medio Oriente continua a stressare le catene di approvvigionamento agricole, in particolare a causa dell’aumento dei costi dei fertilizzanti e dei prezzi più elevati dei carburanti. Lo Stretto di Hormuz rappresenta il punto di transito marittimo del 25% delle esportazioni mondiali di petrolio e il 20% di quelle di gas naturale liquefatto (GNL) ma anche del 35% delle esportazioni globali di urea e fino al 30% delle spedizioni di ammoniaca. In assenza di scorte strategiche e con le limitazioni già esistenti presso alcuni fornitori, le recenti interruzioni delle spedizioni e la chiusura di alcuni impianti di produzione locali hanno provocato un forte aumento dei prezzi dei fertilizzanti. Fattori che incidono sui mercati dei cereali, anche se le previsioni sulla produzione globale di frumento e cereali secondari per il 2025/26 sono state riviste al rialzo di 10 milioni di tonnellate (su base mensile), raggiungendo i 2.470 milioni di tonnellate, principalmente grazie a incrementi delle stime per mais (inclusa l’India) e frumento (Russia, Australia). La maggior parte dell’aumento dell’offerta viene assorbita dai consumi, dicono all’Ager.




