Quattro giorni di confronto, circa 6.000 partecipanti provenienti dai 43 Paesi euromediterranei, 700 relatori e 100 incontri dedicati alle sfide della gestione dell’acqua. Sono i numeri del primo Forum Euromediterraneo dell’Acqua, ospitato a Roma, al centro congressi La Nuvola, tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre.
L’evento ha riunito rappresentanti delle istituzioni, università, associazioni, aziende idriche, organismi internazionali ed enti di ricerca per discutere di sicurezza idrica, cambiamenti climatici e strategie di adattamento.
Tra i protagonisti anche ANBI, l’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e Acque Irrigue, che ha portato al Forum le proprie proposte per rafforzare la capacità del Paese di gestire la risorsa idrica, a partire dal Piano Invasi Multifunzionali promosso insieme a Coldiretti.
Il Piano Invasi: 415 bacini per trattenere l’acqua
Uno dei messaggi centrali sostenuti da ANBI riguarda la necessità di passare dalla gestione delle emergenze a una pianificazione strutturale delle risorse idriche.
Il cambiamento climatico sta modificando la distribuzione delle precipitazioni, con eventi intensi concentrati in periodi brevi e fasi siccitose sempre più critiche. Diventa quindi fondamentale aumentare la capacità di accumulare l’acqua quando è disponibile, per utilizzarla nei momenti di maggiore necessità.
Secondo le elaborazioni presentate da ANBI, l’Italia riesce a trattenere circa l’11% della quota teoricamente immagazzinabile delle precipitazioni annue, contro valori indicati nell’ordine del 30-35% per Francia e Spagna.
In questo contesto si inserisce il Piano Invasi Multifunzionali, promosso da ANBI e Coldiretti, che prevede la realizzazione di una rete diffusa di piccoli e medi bacini, integrati con le infrastrutture idrauliche esistenti.
Lo schema presentato da ANBI individua 415 bacini per una capacità complessiva superiore a un miliardo di metri cubi, con la prospettiva di incrementare la disponibilità d’acqua per l’agricoltura e rendere irrigabili ulteriori 720.000 ettari.
La proposta punta sulla multifunzionalità: gli invasi non sarebbero destinati esclusivamente all’irrigazione, ma anche agli usi civili, alla prevenzione del rischio idrogeologico, alla ricarica delle falde e alla produzione di energia rinnovabile, attraverso impianti fotovoltaici galleggianti e idroelettrici.
Particolare attenzione viene riservata anche agli aspetti ambientali, con la possibilità di creare nuove zone umide, aree di laminazione delle piene e habitat favorevoli alla biodiversità.
Per ANBI, dunque, gli invasi devono diventare infrastrutture verdi e blu, capaci di coniugare sicurezza idrica, tutela del territorio e sviluppo economico.
Riuso delle acque reflue: una risorsa ancora poco sfruttata
Un secondo tema affrontato da ANBI riguarda il riutilizzo delle acque reflue depurate in agricoltura.
Secondo i dati illustrati al Forum, in Italia vengono trattati annualmente circa 9 miliardi di metri cubi di acque reflue urbane, ma soltanto il 4% viene effettivamente riutilizzato in agricoltura, a fronte di un potenziale stimato intorno al 23%.
Per valorizzare questa risorsa servono investimenti negli impianti di affinamento, collegamenti tra depuratori e reti irrigue consortili e un quadro normativo che definisca chiaramente le responsabilità dei diversi soggetti coinvolti.
ANBI ha ribadito il proprio sostegno al riuso, purché la qualità dell’acqua sia certificata da soggetti terzi, a tutela degli agricoltori e dei consumatori.
Tra gli esempi richiamati figura il progetto di Fregene, nel Lazio, dove il collegamento tra depuratore e rete consortile consentirebbe di valorizzare oltre 4,7 milioni di metri cubi d’acqua all’anno.
Difesa dei territori costieri e contrasto al cuneo salino
Il Forum ha rappresentato anche un’occasione per richiamare l’attenzione sulla vulnerabilità delle aree costiere mediterranee, sempre più esposte a erosione, subsidenza e intrusione salina.
Nel Delta del Po, ad esempio, nell’agosto 2026 il cuneo salino è risalito fino a 28 chilometri dalla foce, minacciando le derivazioni irrigue e la qualità dei terreni agricoli.
ANBI ha sottolineato il ruolo dei Consorzi di bonifica nella gestione di queste criticità, attraverso manutenzione delle opere idrauliche, monitoraggio delle portate, barriere antisale, invasi e interventi di rinaturalizzazione.
Un impegno che riguarda anche la tutela degli ecosistemi: in Italia i Consorzi gestiscono o cogestiscono oltre 200 zone umide, per una superficie complessiva superiore a 200.000 ettari.
Dalla gestione delle emergenze alla prevenzione
Dal Forum emerge la necessità di considerare la sicurezza idrica una priorità strategica, non soltanto per l’agricoltura ma anche per l’industria, l’energia e la tutela ambientale.
La proposta sostenuta da ANBI è quella di affiancare agli interventi sulle infrastrutture esistenti un programma di investimenti capace di aumentare la disponibilità d’acqua, ridurre la vulnerabilità dei territori e rafforzare la resilienza del sistema agricolo.
Il Piano Invasi Multifunzionali rappresenta, in questa prospettiva, uno degli strumenti principali indicati dall’associazione per passare dalla risposta alle emergenze a una gestione programmata della risorsa idrica.
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