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AGROFARMACI: NUOVO MERCATO

Le trasformazioni in atto illustrate dall’Osservatorio Agrofarma

L’incontro del 1° aprile promosso da Osservatorio Agrofarma a Verona offre una fotografia utile anche per chi fa cerealicoltura: il comparto degli agrofarmaci resta un tassello decisivo dell’agricoltura italiana, in un contesto in cui produttività, qualità e gestione del rischio fitosanitario tornano ad avere un peso centrale. Il nuovo report mostra infatti un settore che, pur dentro un quadro regolatorio complesso, continua a muovere valori importanti, a investire e a confrontarsi con una domanda agricola che chiede precisione, efficacia e sostenibilità.

Il presidente di Agrofarma-Federchimica Paolo Tassani sintetizza così il quadro generale: «I nuovi dati confermano la trasformazione strutturale dell’agricoltura italiana: innovazione digitale, agricoltura di precisione, biologico e biotecnologie non sono più traiettorie alternative, ma soluzioni concrete, mature e già disponibili per aumentare la produttività delle imprese agricole e sostenere il reddito degli agricoltori.» E aggiunge: «La sfida oggi è accompagnare questo cambiamento con un quadro normativo chiaro e coerente, capace di sostenere la competitività dell’agricoltura italiana ed europea, soprattutto in un contesto internazionale segnato da instabilità e conflitti che mettono a rischio la sicurezza alimentare.»

Vendite 2024: segnali di recupero, ma servono conferme

Il dato più immediato riguarda il valore della produzione venduta in Italia. Secondo il report dell’Osservatorio, in merito al mercato dei prodotti agrochimici, il 2023 aveva segnato una contrazione del 16% rispetto al 2022, mentre per il 2024 emergono dati parziali che fanno intravedere una possibile crescita, ancora da verificare quando sarà disponibile il quadro completo. Nel 2024, sempre sulla base dei dati parziali elaborati da Areté su fonte Eurostat, spiccano 272 milioni di euro per gli insetticidi, 180 per gli erbicidi, 150 per i fungicidi, 57 per i disinfettanti e 38 per rodenticidi e altri fitofarmaci, con una quota ulteriore coperta da segreto statistico.

Per chi coltiva frumento, ciò significa che il mercato della difesa non sta scomparendo, ma si sta riorganizzando. Le annate più instabili sul piano climatico rendono infatti meno lineare la programmazione tecnica, e riportano al centro il tema della protezione delle colture. Su Grano Italiano lo abbiamo visto bene nel recente approfondimento “SEPTORIA: PRIMAVERA AD ALTO RISCHIO”, dove la pressione delle malattie fogliari è stata letta come una delle variabili decisive della campagna cerealicola 2026.

Import ed export sopra il miliardo

Un altro dato interessante emerso dall’Osservatorio Agrofarma riguarda il commercio estero. Nei primi undici mesi del 2025, import ed export italiani del settore hanno entrambi superato il miliardo di euro, con saldo commerciale ancora leggermente negativo, pari a circa 50 milioni. Guardando alla serie 2020-2025, il saldo resta costantemente sotto zero, ma si riduce rispetto agli anni precedenti e nel 2024 era vicino al pareggio.

È un indicatore che racconta un comparto fortemente inserito negli scambi internazionali, quindi inevitabilmente esposto alle tensioni geopolitiche, ai costi energetici, alla disponibilità di principi attivi e intermedi, oltre che alle scelte regolatorie europee. Per le aziende agricole, tutto questo si traduce spesso in un tema di disponibilità tecnica dei mezzi produttivi e di costo dei programmi di difesa.

Imprese stabili, investimenti in crescita

L’altro messaggio utile riguarda la struttura industriale. In Italia, il numero di imprese impegnate nella produzione di agrofarmaci e altri prodotti agrochimici risulta sostanzialmente stabile: 32 nel 2024 contro 31 nel 2019. Anche gli occupati si mantengono intorno alle 2.000 unità. A crescere sono soprattutto gli investimenti lordi in macchinari, aumentati del 23% nel periodo 2019-2023, mentre il fatturato 2024 mostra un recupero parziale a 1,126 miliardi di euro dopo la flessione del 2023.

Enrica Gentile, CEO & Founder di Areté dichiara: «quanto emerge dall’analisi semestrale è un comparto agricolo che crede nelle soluzioni digitali, su cui sta facendo leva per rispondere alle sfide normative e per efficientare, pur scontrandosi ad oggi con un quadro regolatorio che necessiterebbe di semplificazioni, soprattutto in materia di sperimentazione. Dall’altro lato, un’industria degli agrofarmaci che continua ad investire in modo importante e che registra ottime performances economiche, confermando che il settore sta rispondendo alle sfide di questi anni con proattività e apertura al cambiamento».

Difesa, precisione e nuove tecnologie

L’Osservatorio sottolinea anche come le tecnologie più moderne permettono di ottimizzare l’uso degli agrofarmaci, superando la logica della semplice riduzione quantitativa e puntando piuttosto su precisione, efficacia e sostenibilità. È un passaggio coerente con ciò che Grano Italiano sta raccontando da mesi: dalla difesa fungicida più flessibile sulla septoria fino alle prospettive dei droni e del biocontrollo.

L’articolo “SI AL BIOCONTROLLO” mette in evidenza come la protezione integrata e la disponibilità di nuovi strumenti possano contribuire a ridurre la pressione fitosanitaria e a stabilizzare le produzioni, mentre il pezzo “MENO SPRECHI DI AGROFARMACI” insiste sulla necessità di usare meglio i mezzi tecnici, non semplicemente di usarne meno.

Per il cerealicoltore conta il risultato in campo

Il punto, in definitiva, non è ideologico ma agronomico. In annate segnate da piogge irregolari, maggior pressione delle malattie e margini economici spesso stretti, la difesa resta uno degli strumenti con cui l’agricoltore protegge resa, peso specifico, sanità della granella e valore commerciale del raccolto. L’Osservatorio Agrofarma conferma che il mercato c’è, che l’industria investe e che la vera partita si gioca sempre di più sull’integrazione fra mezzi tecnici, digitale e decisioni agronomiche più precise.

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