L’appuntamento del 1° aprile con l’aggiornamento dell’Osservatorio Agrofarma porta al centro anche il tema dell’agricoltura biologica, che in Italia continua a crescere e a rappresentare una componente strutturale del sistema agricolo. Per il mondo cerealicolo il tema è tutt’altro che marginale: le superfici bio aumentano, i cereali restano fra le colture principali e il nodo non è più solo l’estensione, ma la capacità di trasformare questa crescita in stabilità produttiva, disponibilità di sementi adatte e sostenibilità economica.
Come osserva Paolo Tassani, Presidente di Agrofarma-Federchimica, «innovazione digitale, agricoltura di precisione, biologico e biotecnologie non sono più traiettorie alternative, ma soluzioni concrete, mature e già disponibili per aumentare la produttività delle imprese agricole e sostenere il reddito degli agricoltori». È un passaggio importante, perché colloca il bio non come mondo separato, ma come uno dei percorsi concreti dentro la trasformazione dell’agricoltura italiana.
Oltre 2,5 milioni di ettari, sopra la media UE
Il dato più forte del report è quello della superficie. Nel 2024 l’agricoltura biologica in Italia supera i 2,5 milioni di ettari, con un’incidenza del 20,9% sulla SAU nazionale. È un valore nettamente superiore alla media europea, ferma all’11,7%. Le colture bio più diffuse sono foraggere, prati e pascoli e cereali. Solo i cereali arrivano a circa 309.892 ettari, mentre i seminativi nel complesso superano 1 milione di ettari.
Sempre dal report emerge un altro elemento interessante: oltre il 20% della superficie bio totale è ancora in conversione. Nel caso dei cereali, la quota in conversione è del 15,5%, mentre per l’olivo sale al 23,5%, per la vite al 20,9% e per la frutta in guscio al 23%. In altre parole, il bio italiano sta ancora allargando la propria base produttiva.
Cereali centrali, ma la resa resta la vera sfida
Per chi legge Grano Italiano, il punto più sensibile è il confronto fra rese bio e convenzionali. Nel report dell’Osservatorio Agrofarma, sulle medie 2021-2024, il frumento tenero bio si ferma all’85% della resa complessiva, mentre il frumento duro arriva all’88%. Il divario non è ampio come in altre colture, ma resta significativo e ricorda che la crescita delle superfici, da sola, non basta.
Ecco perché il tema bio, per i cerealicoltori, va letto insieme a miglioramento genetico, tecnica colturale, fertilità del suolo, rotazioni e disponibilità di materiale sementiero adatto. È lo stesso messaggio che emerge dal recente reportage di Grano Italiano “DENTRO IL PIANO SEMENTI BIO DEL CREA”, dove Pasquale De Vita spiega la necessità di ridurre il ricorso alle deroghe e di aumentare la disponibilità di sementi biologiche pensate davvero per questi contesti produttivi.
Il bio cresce soprattutto nel Mezzogiorno
L’Osservatorio segnala, inoltre, che le prime regioni per numero di aziende bio sono Sicilia, Puglia e Calabria, che insieme raccolgono circa il 40% del totale nazionale. Otto delle prime dieci regioni per incidenza delle superfici biologiche sulla SAU si collocano nel Centro-Sud. Questo conferma che il bio italiano ha una forte base territoriale meridionale, ma non per questo è un fenomeno periferico: riguarda ormai l’intera agricoltura nazionale.
Il biologico non elimina la difesa: la rende diversa
Anche nel biologico, naturalmente, la protezione delle colture resta un tema centrale. Cambiano gli strumenti, cambia l’impostazione tecnica, ma non sparisce la necessità di difendere la produzione. In questo senso, il recente approfondimento di Grano Italiano “SI AL BIOCONTROLLO” è coerente con la direzione descritta dall’Osservatorio: il bio cresce, ma ha bisogno di più ricerca, più mezzi tecnici compatibili e più integrazione fra genetica, agronomia e protezione.
Anche qui torna utile la dichiarazione di Enrica Gentile: «Quanto emerge dall’analisi semestrale è un comparto agricolo che crede nelle soluzioni digitali, su cui sta facendo leva per rispondere alle sfide normative e per efficientare, pur scontrandosi ad oggi con un quadro regolatorio che necessiterebbe di semplificazioni, soprattutto in materia di sperimentazione». Un’affermazione che vale anche per il bio, dove innovazione e sperimentazione sono indispensabili se l’obiettivo è ridurre il gap produttivo senza snaturare il metodo.
Per il frumento bio serve un salto di qualità
Il messaggio finale dell’Osservatorio Agrofarma è chiaro: il biologico italiano continua a espandersi e nel confronto europeo si presenta come un caso di successo dimensionale. Ma per i cerealicoltori la vera partita si gioca ora su un altro terreno: varietà più adatte, sementi disponibili, tecnica agronomica più mirata, gestione della fertilità e strumenti di difesa compatibili. Solo così la crescita delle superfici potrà tradursi in una crescita altrettanto robusta della redditività.
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