La sostenibilità della filiera del frumento duro non si misura solo in termini di resa o qualità della pasta. Si misura anche nella capacità di ridurre l’impatto ambientale, limitare l’uso di agrofarmaci e garantire sicurezza alimentare. In questo contesto, la protezione integrata e le strategie di biocontrollo rappresentano una delle sfide più concrete e urgenti per la cerealicoltura italiana.
Il volume “La ricerca italiana per la sostenibilità e la qualità della filiera del frumento duro” mostra come i Progetti PRIN 2020, PRIN 2022 e PRIN 2022 PNRR abbiano affrontato il tema con un approccio multidisciplinare, combinando genetica, microbiologia, fisiologia vegetale e trasferimento tecnologico.
Sul versante “bio” e protezione integrata emergono risultati particolarmente significativi:
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BICONTRARIUM: sviluppo di strategie innovative di biocontrollo contro le principali fitopatie da Fusarium (FRR, FCR e FHB), con validazione in pieno campo di ceppi batterici antagonisti e dimostrazione dell’efficacia del seed biopriming.
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InnoWheatRes: ampliamento del catalogo di loci e alleli chiave per la resistenza ai patogeni fungini, riducendo la dipendenza dai fungicidi.
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CADMIDUR: integrazione tra genetica e pratiche agronomiche per migliorare sicurezza e sostenibilità, con ricadute anche sulla gestione dei suoli.
I PRIN, presi nel loro insieme, sono strumenti scientificamente validati per migliorare la gestione del rischio fitosanitario lungo l’intera filiera. La direzione è chiara: non sostituire semplicemente un principio attivo con un altro, ma ripensare il sistema di protezione della coltura.
BICONTRARIUM: il biocontrollo pilastro della difesa
Il progetto BICONTRARIUM rappresenta uno dei contributi più concreti nel campo della protezione integrata. Ha affrontato in modo innovativo il controllo biologico delle principali patologie da Fusarium del frumento duro: Fusarium root rot (FRR), Fusarium crown rot (FCR) e fusariosi della spiga (FHB).
Il progetto ha sviluppato un approccio integrato che combina seed biopriming, ovvero trattamento biologico del seme prima della semina, trattamenti biologici alla spiga e utilizzo di ceppi batterici antagonisti, validati in condizioni controllate e in pieno campo.
Particolarmente rilevante è l’identificazione del potenziale di ceppi di batteri lattici – in particolare il ceppo HB23 – come agenti di biocontrollo. Si tratta di un’innovazione rispetto agli approcci tradizionali basati prevalentemente su Bacillus spp. I risultati hanno evidenziato una riduzione significativa della gravità dei sintomi e dell’accumulo di DON, senza compromettere la germinazione.
La dimostrazione dell’efficacia del biopriming rappresenta un avanzamento sostanziale verso una gestione complessiva e sostenibile della patologia. Non si tratta di un intervento isolato, ma di una strategia sistemica che può essere integrata con la genetica resistente e con pratiche agronomiche adeguate.
Resistenza genetica e protezione integrata: meno fungicidi, più stabilità
La protezione integrata non può prescindere dalla genetica. Il progetto InnoWheatRes ha contribuito ad ampliare in modo significativo il catalogo di loci e alleli chiave per la resistenza ai patogeni fungini del frumento duro. Attraverso SNP-array ad alta densità, GWAS, RNA-seq e mappaggi ad alta risoluzione, sono stati identificati QTL, geni candidati e marcatori utilizzabili nei programmi di miglioramento genetico. Questo significa poter sviluppare varietà con resistenze multiple e più durabili.
L’impatto non è solo scientifico, ma agronomico ed economico, perchè determina una riduzione dell’uso di fungicidi, una minore pressione ambientale, stabilità produttiva e miglioramento della qualità sanitaria della granella. Le nuove varietà resistenti non eliminano la necessità di monitoraggio, ma riducono il rischio strutturale. In un contesto di crescente variabilità meteorologica, che favorisce l’esplosione di patogeni, la resistenza genetica diventa un pilastro della protezione integrata.
Dalla ricerca al campo: verso una cerealicoltura biologica e rigenerativa
Il volume sottolinea come variabilità genetica e gestione sostenibile del suolo siano strumenti complementari per migliorare sicurezza alimentare e qualità delle produzioni. La protezione integrata non è solo un insieme di tecniche, ma una visione.
CADMIDUR, pur focalizzato sulla riduzione dell’accumulo di cadmio, mostra come l’integrazione tra genetica e pratiche agronomiche possa rafforzare la sicurezza della filiera. Le conoscenze generate sono trasferibili dal miglioramento varietale fino alla trasformazione industriale.
La prospettiva è quella di una cerealicoltura capace di ridurre l’impronta chimica, valorizzare il microbioma del suolo, integrare biocontrollo, genetica e gestione agronomica, oltre a garantire prodotti sicuri e sostenibili.
In un contesto europeo orientato alla riduzione degli input chimici e alla promozione del biologico, i risultati dei PRIN offrono una base scientifica solida per accompagnare la transizione. La protezione del frumento duro del futuro, infatti, sarà sempre meno reattiva e sempre più progettuale: varietà geneticamente resistenti, strategie biologiche validate, gestione integrata del rischio. È questa la traiettoria che emerge dal quaderno.
Fonte: La ricerca italiana per la sostenibilità e la qualità della filiera del frumento duro. Risultati dei Progetti PRIN 2020, PRIN 2022 e PRIN 2022 PNRR.
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