L'analisi dei mercati del frumento
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LA CUN DOVRÀ ARRENDERSI AL MERCATO?

Lievi variazioni a Milano: l’analisi dei listini di Milano, Foggia e Bologna

Il mercato del grano duro torna alla stabilità, interrompendo la fase di ribassi che aveva caratterizzato gli ultimi scambi (LEGGI). Non si registrano nuovi cali né a Bologna né a Foggia. Milano registra un aggiustamento al ribasso, funzionale a un riallineamento ai valori di riferimento, senza modificare il quadro generale di stabilità.  Sul fronte del grano tenero si registrano invece lievi flessioni, che interessano il prodotto di origine europea e alcune voci del nazionale, in particolare lo zootecnico a Bologna e il frumento di forza a Milano, segnalando una domanda ancora prudente.

BOGGINI: «CONTRO IL MERCATO NON SI PUÒ ANDARE»

Sul grano duro il mercato continua a muoversi in un clima di sostanziale calma.  Sulle piazze prevale una situazione di equilibrio tra domanda e offerta, senza segnali di tensione o accelerazioni. La buona disponibilità di prodotto nazionale, combinata con un’offerta estera ampia e qualitativamente idonea alle esigenze di miscelazione dell’industria, continua a limitare la capacità di reazione dei listini. Le prospettive di breve periodo appaiono più legate a fattori esterni, come l’andamento del cambio e la competitività delle origini alternative.

Resta il dibattito ancora aperto sugli effetti che l’entrata in operatività della Cun, non ancora avvenuta, potrebbe avere sui meccanismi di formazione dei prezzi. Dopo le dichiarazioni di Italmopa (LEGGI), sembra che l’incidenza di questo strumento rischi di essere minima. Ci spiega meglio i motivi Mario Boggini, vice presidente della commissione prezzi in Granaria a Milano: «La Cun può anche esistere, pur riconoscendo tutta la complessità di questo meccanismo, ma sarà complesso che questa possa decidere il prezzo di vendita. Il problema, a mio avviso, è la volontà di partire dal costo di produzione del grano come base per la formazione del prezzo. Capisco che dal punto di vista degli agricoltori sia difficile da accettare, ma il mercato funziona diversamente.

Faccio un esempio semplice: se la Cun stabilisse un prezzo del “Fino” a 330 €/t sulla base dei costi e questo diventasse il riferimento per il prodotto nazionale, in un contesto internazionale dove il grano duro reso porto vale 280 €/t, per un importatore sarebbe facilissimo proporre merce estera a 310–320 €/t. Otterrebbe subito una domanda elevata. In Italia gli importatori non sono molti e il rischio di un gioco oligopolistico è concreto. A quel punto i trasformatori sceglierebbero l’estero, oppure sarebbero i consumatori a farlo sugli scaffali, e ne risulterebbe che il prodotto nazionale finirebbe invenduto. Contro il mercato non si può andare, nemmeno con motivazioni nobili

TENERO: EQUILIBRIO E SCARSA VIVACITÀ

Una pressione estera, dunque, inevitabile nel mercato attuale, come dimostrano i dati pubblicati di recente da Anacer . Questi per il grano duro riportano una crescita delle importazioni ma, nonostante i maggiori volumi, i prezzi bassi della merce hanno spinto in calo il valore complessivo del duro importato. Aumenti anche per le importazioni di grano tenero, a prezzi però in linea con l’anno precedente che portano il valore complessiva in aumento. Di seguito i dati nel dettaglio

Tornando all’andamento dei prezzi, per quanto riguarda il grano tenero, come ci spiega Boggini, «il quadro resta improntato a equilibrio e scarsa vivacità. La domanda rimane contenuta, gli scambi sono controllati e i prezzi risultano quasi del tutto invariati. L’unica vera eccezione è rappresentata dal tenero di forza, che evidenzia una lieve debolezza, più tecnica che strutturale, legata a un contesto di ampia disponibilità e a un utilizzo prudente da parte dei trasformatori». Resta sullo sfondo il nuovo raccolto, che procede senza criticità, con colture in buone condizioni e senza elementi climatici in grado di incidere sulle aspettative. A livello europeo e internazionale prevale la volatilità tecnica, influenzata da fattori geopolitici, valutari e logistici, ma senza effetti strutturali sui prezzi. L’abbondanza di offerta globale e la pressione dei raccolti dell’Emisfero Sud contribuiscono a mantenere il mercato del tenero su binari di sostanziale stabilità.

Sui mercati a termine il grano continua a muoversi in un contesto di elevata incertezza, con un andamento irregolare che riflette dinamiche contrastanti tra prezzi fisici e attività finanziaria. Nelle ultime sedute si è registrato un aumento dei volumi di contrattazione, segnale di un rinnovato interesse degli operatori e di una componente speculativa più attiva. Resta un quadro di offerta globale abbondante e livelli di stock ancora elevati, elementi che limitano le possibilità di recupero strutturale. Il mercato dei future appare più sensibile a fattori tecnici e finanziari che a reali tensioni sul fronte fisico, mantenendo un profilo volatile ma privo di una direzione chiara nel medio termine.

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