Segnali di risveglio per il grano duro sulle principali borse merci italiane. Foggia e Bologna segnano rialzi nella settimana appena trascorsa, con il prodotto di provenienza centro-sud che guida la ripresa. Più cauta Milano, dove le quotazioni del duro nazionale restano invariate. Sul fronte del frumento tenero il mercato interno non si muove da settimane (LEGGI) e le uniche variazioni apprezzabili arrivano dalle origini nordamericane, spinte dall’apprezzamento del dollaro. Sullo sfondo, tensioni geopolitiche e costi di trasporto in risalita rilanciano l’attenzione sui mercati internazionali.
GRANO DURO, LE BORSE ITALIANE INVERTONO LA ROTTA, SOPRATTUTO AL SUD
Foggia chiude la seduta del 18 marzo con il frumento duro fino nazionale mietitura 2025 a 285-290 €/t, in aumento di 5 €/t. Bologna registra anch’essa progressi: nell’ultimo listino disponibile, compilato il 19 marzo, il prodotto di provenienza Nord guadagna 3 €/t, mentre quello di provenienza Centro avanza di 5 €. Milano il 17 marzo si mantiene invece invariata. A muovere i prezzi concorre un insieme di fattori internazionali che si sovrappongono. I listini in dollari del grano duro nordamericano restano sostanzialmente stabili ma il rafforzamento del biglietto verde sull’euro ha trascinato verso l’alto le quotazioni espresse in valuta europea. Anche sul fronte canadese si registrano apprezzamenti, in particolare sulla piazza di Vancouver, per effetto di costi di trasporto interni cresciuti più del calo del prezzo all’ingrosso all’esportazione, con un ulteriore contributo della lieve rivalutazione del dollaro canadese.
A Chicago, il Future Durum Wheat Index segna un rialzo dello 0,86% su base settimanale, mentre l’indice europeo Sitagri guadagna il 3,54% rispetto alla settimana precedente. A fare da sfondo a questa ripresa è l’escalation delle tensioni mediorientali, con la guerra in Iran che comprime il transito attraverso lo Stretto di Hormuz, crocevia di almeno un quarto del commercio mondiale di fertilizzanti azotati, e alimenta i timori sulle forniture per le prossime semine. I noli marittimi riflettono questa nervosità. L’Indice Dry Bulk del Baltic Exchange il 18 marzo guadagna il 7,16% su base settimanale, portandosi a 2.064 punti.
FRUMENTO TENERO, FIOCCHI: «IL MERCATO ITALIANO È FERMO PER IL MOMENTO»
Sul fronte del frumento tenero, il quadro italiano è quello di una stabilità che si protrae da settimane. A offrire una lettura diretta del mercato è Pierluigi Fiocchi, mediatore lombardo: «Al momento è una situazione abbastanza stabile. Anche giovedì a Bologna il listino è stato emesso invariato per il tenero nazionale, come avviene da alcune settimane dopo i lievi cali precedenti allo scoppio della guerra. L’unica variazione di rilievo riguarda le origini nordamericane, che hanno guadagnato tra i 5 ed i 10 €/t di recente, fondamentalmente per effetto del dollaro. Non è però una situazione semplice da gestire nemmeno su quel fronte, perché quando il prezzo sale tende a contrarsi anche la domanda. Nella pratica, il prezzo reale delle compravendite sul prodotto di origine nordamericana risulta inferiore a quello riportato in listino».
Fiocchi esclude preoccupazioni sul fronte degli approvvigionamenti: «Le navi arrivano, ce ne sono sempre di continuo e di ogni genere alimentare: frumento, farina di soia, mais. Nella situazione attuale di mancanza di approvvigionamento non se ne parla». Cautela, invece, sulle previsioni relative ai raccolti: «Stanno procedendo al meglio ma fare previsioni adesso è complesso essendo tutto in divenire».
Un’eco di questa stessa cautela si ritrova sui mercati futures. Il grano tenero a Chicago si è avvicinato alla soglia dei 6 dollari per bushel dopo aver toccato un massimo degli ultimi nove mesi a 6,14 dollari il 13 marzo, con un successivo ripiegamento legato al raffreddamento dei prezzi del petrolio e della soia. A fare da contrappeso alle tensioni geopolitiche, l’Usda ha rivisto al rialzo le stime sulla produzione mondiale di frumento 2025/26, attesa a un record di 842,1 milioni di tonnellate, con consumi in leggero aumento. Un dato che, come suggerisce Fiocchi, non invita agli allarmismi.







