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	<title>Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Thu, 28 May 2026 09:14:41 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Grano Italiano</title>
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		<title>MERCATO FUORI DAL MONDO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/mercato-fuori-dal-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 20:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Troppa calma alla Cun e alla Granaria</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il grano duro nel mondo aumenta di valore, mentre in Italia continua a perdere. E&#8217; l&#8217;amara verità che emerge dalla lettura della Cun, dove alla seduta di lunedì il fino proteico ha perso altri 4 euro (scarica il <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/listino-cun-25-maggio-2026.pdf">listino cun 25 maggio 2026) </a>Alla Granaria di Milano ieri calma piatta (<a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/listino-della-Granaria-del-27-maggio.pdf">listino della Granaria del 27 maggio</a>) per tutti i frumenti. Non c&#8217;è molto altro da dire se non che si rincorrono voci di tensioni tra produttori e industria, al punto che la presenza della delegazione industriale in seno alla Commissione è stata in forse fino all&#8217;ultimo. Una indiscrezione che Italmopa smentisce, precisando che non ci sono tensioni dal lato industriale e che Italmopa auspica al contrario la massima collaborazione per uscire dalla crisi. Del resto, l&#8217;Anacer nei giorni scorsi ha descritto un quadro del settore cerealicolo piuttosto statico, facendo sapere che sono calate le importazioni e che questo dato va collegato ai minori arrivi di grano duro (-181.000 tonnellate, pari a -77,8 milioni di euro) ed in misura minore al grano tenero (-21.000 t, pari a -35 milioni di euro), al mais (-11.000 t, -18,3 mio/euro) ed alle farine proteiche vegetali (-48.000 t, pari a -30,5 milioni di euro, di cui -54.000 t di farina di soia). Ma è un altro il dato allarmante: «Le esportazioni dall’Italia nei primi due mesi del 2026 diminuiscono nelle quantità di 60.000 tonnellate (-7,1%) e nei valori di 46,2 milioni di euro (-4,7%), rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La riduzione delle quantità esportate si deve in particolare ai prodotti trasformati (+28.000 tonnellate, pari a -12,8 milioni di euro), al riso (-15.200 t considerato nel complesso tra risone, riso semigreggio e lavorato, pari a -20,2 milioni di euro) ed alla pasta (-6.800 t, pari a -32,4 milioni di euro). Aumentano le vendite all’estero di farina di grano tenero (+3.200 t, pari a +1,6 milioni di euro) e di mangimi a base di cereali (+2.800 t, pari a +4,8 milioni di euro).I movimenti valutari relativi all’import/export del settore hanno comportato nei primi due mesi del 2026 un esborso di valuta pari a 1.368,9 milioni di euro (1.537,4 nel 2025) ed introiti per 944,7 milioni di euro (990,8 nel 2025). Pertanto il saldo valutario netto è pari a -424,3 milioni di euro, contro -546,6 milioni di euro nel 2025». Insomma, anche i pastai soffrono e il nostro frumento tenero alimenta sempre più la mangimistica. In questo scenario non sorprende che a Foggia e a Bologna, le borse &#8220;silenziate&#8221; dal governo, inizi a serpeggiare un feroce malcontento verso una Cun.</p>
<p><span dir="auto">Intanto, sul piano globale va detto che le prospettive per il raccolto di grano duro in Nord Africa e nell&#8217;Ue si presentano favorevoli, con Algeria, Tunisia e Marocco che dovrebbero produrre complessivamente 5,2 milioni di tonnellate, ben al di sopra dell&#8217;anno scorso e della media quinquennale, secondo i recenti rapporti del JRC MARS dell&#8217;UE e dell&#8217;USDA FAS. La forte produzione nella regione dovrebbe ridurre la domanda di importazioni di grano duro canadese, mantenendo contenute le offerte per i nuovi raccolti, ma si riverbererebbe sicuramente anche sul mercato italiano. </span><span dir="auto">Il prezzo del duro dipenderà dunque ancora una volta dal raccolto canadese, che sconterà un calo produttivo secondo molti operatori, anche se si prevede una sostanziale stabilità dei mercati.</span></p>
<p><span dir="auto">Secondo il rapporto USDA di maggio, sul piano complessivo, le scorte finali globali di grano per il prossimo anno (2026/27) si attesteranno a 275 milioni di tonnellate, in calo di 4 milioni di tonnellate rispetto ai 279 milioni di tonnellate del 2025/26. I dati dell&#8217;International Grains Council (IGC), mostrano una tendenza al ribasso, con una stima delle scorte finali pari a 282 milioni di tonnellate, ovvero 6 milioni di tonnellate in meno rispetto alla stima di 288 milioni di tonnellate per il 2025/26. Si prevede un calo complessivo della produzione globale su base annua, con una riduzione già registrata dai principali esportatori. Si stimano tagli alla produzione negli Stati Uniti e in Australia e un calo rispetto alla produzione record dello scorso anno in paesi come Canada e Argentina. Si prevede che la superficie coltivata a grano in Argentina potrebbe diminuire di circa il 7% a causa dell&#8217;aumento dei prezzi dei fertilizzanti. </span><span dir="auto">Le stime sulla produzione di grano in Russia sono in aumento: si stima una produzione di grano russo pari a 87,9 milioni di tonnellate. La coltivazione del grano invernale in Russia sta procedendo bene, ma persistono i noti problemi legati alla semina tardiva del grano primaverile, dovuta alle condizioni climatiche fresche e umide. Il grano primaverile russo è stato seminato su 4,6 milioni di ettari, pari a circa il 52% della superficie prevista. Nello stesso periodo dell&#8217;anno scorso, la superficie seminata era di 5,6 milioni di ettari. </span><span dir="auto">Le prospettive per i raccolti europei sono generalmente favorevoli. Si stima la resa complessiva del grano nell&#8217;UE a 6 tonnellate per ettaro, in calo del 5% rispetto all&#8217;anno precedente, ma in aumento del 2% rispetto alla media quinquennale. Anche in Italia, per male che vada il meteo nelle prossime settimane, avremo un raccolto in linea con quello dello scorso anno. </span></p>
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		<title>LOIETTO E PAPAVERO, RESA A RISCHIO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/loietto-e-papavero-resa-a-rischio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 22:10:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[diserbo]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<category><![CDATA[loietto]]></category>
		<category><![CDATA[papavero]]></category>
		<category><![CDATA[resistenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ad Alessandria la tappa di Filiera Connessa ha messo al centro le resistenze agli erbicidi nel frumento, con focus su loietto, papavero e strategie di diserbo precoce.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="477" data-end="870">La gestione delle infestanti nel frumento alessandrino non è più una questione ordinaria. Lo si è visto chiaramente durante la tappa di <strong data-start="613" data-end="680">Filiera Connessa 2026 – Cooperiamo per il frumento alessandrino</strong>, organizzata da SATA il 13 maggio nell’areale di Alessandria, con visite in campo, piattaforme sperimentali e confronto diretto tra tecnici, aziende agricole, ricerca e imprese della filiera.</p>
<p data-start="872" data-end="1348">Il tema del diserbo è stato uno dei più sentiti. Nell’areale alessandrino, infatti, <strong data-start="956" data-end="996">loietto, papavero, avena e alopecuro</strong> stanno creando difficoltà crescenti, soprattutto dove negli anni si è fatto affidamento su strategie ripetute e semplificate. Secondo quanto emerso durante la giornata, il problema non riguarda più singoli appezzamenti, ma un fenomeno ormai diffuso in diverse zone della provincia, da Alessandria a Quattordio, da Novi Ligure fino a Casale Monferrato.</p>
<h2 data-section-id="9dpbrd" data-start="1350" data-end="1382">Resistenze sempre più diffuse</h2>
<p data-start="1384" data-end="1802">Nel frumento tenero della provincia di Alessandria il punto critico è la diffusione di popolazioni resistenti ai principali meccanismi d’azione impiegati nei trattamenti di post-emergenza, in particolare inibitori di <strong data-start="1588" data-end="1604">ALS e ACCasi</strong>. Si tratta di una situazione che complica la gestione delle graminacee, ma non solo. Negli ultimi anni sono stati segnalati anche casi di papavero con resistenze verso meccanismi d’azione ormonici.</p>
<p data-start="1804" data-end="2396">Giovanni Campagna, malerbologo, ha ricordato durante la giornata come la resistenza rappresenti spesso solo la punta dell&#8217;icebege del problema. Alla base ci sono rotazioni strette, monosuccessione, riduzione delle lavorazioni meccaniche e ripetizione degli stessi principi attivi. In questo quadro, il loietto è una delle infestanti più pericolose, perché molto competitivo, capace di espandersi rapidamente e favorito dalla dispersione del polline. L’avena, invece, tende ad allargarsi in modo più localizzato, ma diventa difficile da contenere quando mancano tempo, manodopera e margini per interventi puntuali in campo.</p>
<h2 data-section-id="1053ixi" data-start="2398" data-end="2434">Il caso del frumento alessandrino</h2>
<p data-start="2436" data-end="2755">La testimonianza di Roberto Gavio, cerealicoltore della provincia di Alessandria presente all’evento, ha dato concretezza al problema. Gavio ha segnalato come nelle ultime stagioni loietto, avena e papavero stiano mostrando resistenze di grave intensità nella zona. E&#8217; un problema che può avere conseguenze sulla qualità della granella e sulla gestione della raccolta.</p>
<p data-start="2757" data-end="3200">Questo è un passaggio importante, perché dimostra che il tema non è solo tecnico o sperimentale. Le resistenze incidono direttamente sulla redditività del frumento: aumentano i costi, riducono l’efficacia degli interventi, peggiorano la pulizia del campo e possono rendere più complicata la trebbiatura. In un contesto di margini già stretti, anche una gestione non perfettamente riuscita delle infestanti può diventare un fattore economico decisivo.</p>
<h2 data-section-id="1ker5tc" data-start="3202" data-end="3231">Tornare al diserbo precoce</h2>
<p data-start="3233" data-end="3531">Il messaggio emerso dal campo dimostrativo è chiaro: per rompere il ciclo delle resistenze occorre tornare a strategie che impieghino <strong data-start="3367" data-end="3401">meccanismi d’azione differenti</strong>, in particolare prodotti residuali applicati in pre-emergenza o in post-emergenza precoce, nella fase di 2-3 foglie del frumento.</p>
<p data-start="3533" data-end="3953">Queste tecniche erano state in parte abbandonate a favore di una gestione più semplice, basata sui trattamenti primaverili. Oggi, però, tornano centrali. Il campo ha mostrato che le strategie precoci possono garantire efficacia e selettività paragonabili ai trattamenti classici di primavera. Le eventuali lacune su infestanti specifiche, come per l&#8217;Avena, possono poi essere corrette con un secondo passaggio mirato.</p>
<p data-start="3955" data-end="4349">Il dato agronomico va letto anche alla luce delle condizioni del sito dimostrativo: i tecnici di Sata hanno ricordato che qui il terreno è a tessitura franca, pH mediamente alcalino, scheletro trascurabile, dotazione media di azoto e livelli elevati di fosforo e potassio. La semina è avvenuta a fine ottobre, mentre le piogge rilevate dalla capannina meteo di Tortona dal 1° ottobre 2025 all’11 maggio 2026 sono state pari a 335 millimetri.</p>
<h2 data-section-id="h1b954" data-start="4351" data-end="4379">La linea Corteva in campo</h2>
<p data-start="4381" data-end="4700">Tra le soluzioni presentate, Corteva ha portato una strategia completa pensata proprio per affrontare graminacee resistenti e dicotiledoni difficili. La linea prevede l’impiego di <strong data-start="4561" data-end="4572">Eledura</strong>, prodotto a tre vie per il controllo delle graminacee resistenti, con applicazione in post-emergenza precoce secondo etichetta.</p>
<p data-start="4702" data-end="5131">A questa prima fase può seguire un secondo passaggio con <a href="https://www.corteva.com/it/prodotti-e-soluzioni/crop-protection/erbicidi/zypar.html" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="4759" data-end="4768">Zypar</strong></a>, indicato come alternativa agli ormonici per la gestione del papavero. La strategia può essere completata con <a href="https://www.corteva.com/it/prodotti-e-soluzioni/crop-protection/erbicidi/Fencade.html" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="4879" data-end="4890">Fencade</strong> </a>e <a href="https://www.corteva.com/it/prodotti-e-soluzioni/crop-protection/coadiuvanti/wetting-plus.html" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="4893" data-end="4909">Wetting Plus</strong></a>, utilizzato come bagnante. L’impostazione tecnica è quella di non affidare tutto a un unico intervento tardivo, ma di costruire un programma che alterni meccanismi d’azione e tempistiche, riducendo la pressione selettiva.</p>
<h2 data-section-id="1nnaa3s" data-start="5133" data-end="5165">Cooperare per decidere meglio</h2>
<p data-start="5167" data-end="5518">Il valore di eventi come Filiera Connessa sta proprio nella possibilità di vedere in campo le soluzioni, confrontarle con le criticità reali delle aziende e discuterle con tecnici e agricoltori. Nel frumento alessandrino, dove la pressione delle infestanti resistenti è ormai evidente, la condivisione delle esperienze diventa uno strumento operativo.</p>
<p data-start="5520" data-end="5913">La direzione sembra tracciata: più prevenzione, più integrazione tra strategie chimiche e agronomiche, maggiore attenzione alle finestre di intervento e meno affidamento al solo post-emergenza primaverile. <strong>Anche il diserbo meccanico ha un ruolo fondamentale e contribuisce alla riduzione degli input chimici: oggi è possibile realizzarlo con tecnologie di precisione, sito-specifiche</strong>, che consentono di risparmiare potenza, come presentato ad Alessandria dall&#8217;Università degli Studi di Milano.</p>
<p data-start="5520" data-end="5913">Perché oggi, nel frumento, il diserbo non è più solo una pratica di pulizia del campo. È una scelta che incide sulla qualità, sulla raccolta e sulla sostenibilità economica della coltura.</p>
<p data-start="5520" data-end="5913"><em>Alcune foto dell&#8217;evento in campo</em></p>

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<p data-start="5520" data-end="5913"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>RICETTE ANTI COSTO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/ricette-anti-costo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 22:10:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[costi]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[redditività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al convegno annuale della Produttori Sementi Polesani i tecnici prendono posizione</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#8217;anno il convegno promosso a Pomposa (Rovigo) da Produttori sementi polesani si è concentrato sui costi di produzione: «Dobbiamo sollevare questi temi perché gli agricoltori sono schiacciati dai problemi» ha insistito Arnaldo Bovolenta (PSP) e «noi selezioniamo perciò grani produttivi, anche dal punto di vista molitorio». Bovolenta è ideatore di un disciplinare tecnico ad hoc. Il convegno si è sviluppato attraverso gli interventi dei rappresentanti delle aziende produttrici di mezzi tecnici, di Cia e Confagricoltura e del senatore Bartolomeo Amidei. L&#8217;incontro è stato moderato dal direttore di Granoitaliano.eu.</p>
<p>Omar Cecconello (Ed &amp; F Man) ha evidenziato la dipendenza dall&#8217;estero per tutto il comparto della nutrzione. «Noi non governiamo gli aumenti di costo, ma lo subiamo» ha precisato. In questo momento, ha detto, la situazione è stazionaria e non ci aspettiamo altri movimenti. «La nutrizione è fondamentale come la difesa e se manca non arriverò mai alla PLV che voglio» ha sottolineato.  sempre nel settore dei fertilizzanti,</p>
<p>Roberto Bonotto (Fomet) ha parlato di «polverizzazione» degli ordini e ha affrontato il tema delle alternative all&#8217;urea: «produciamo raccogliendo le sostanze organiche intorno al Veneto e uno degli aspetti che possono aiutarci è proprio quello di puntare a prodotti di origine locali, perchè ci condizionano di meno le tematiche della importazione e abbiamo magazzini che aiutano a fare la media, cioè a gestire gli stessi aumenti. Nel 2027 focalizzeremo le proposte su prodotti organici e organo minerali perchè subiscono meno i problemi geoeconomici». E ha esortato a «studiare di più le pratiche agronomiche» perchè questa è la via per raggiungere la miglior ricetta anti-costi.</p>
<p>Paolo Dubbini (<a href="https://diachemagro.com/" target="_blank" rel="noopener">Diachem</a>), affrontando il tema della nutrizione speciale, ha spiegato a sua volta che «ci approvvigioniamo con grande anticipo, quindi subiamo meno di altri questi effetti, anche perchè non siamo un&#8217;industria particolarmente energivora». Preoccupazione per settembre. Il responsabile tecnico Andrea Pedrazzini ha aggiunto che «la formazione diventa importante, come l&#8217;assistenza alle aziende, particolarmente oggi, che non esistono strategie uniche». Lo stesso sviluppo dei biostimolanti richiede tempo, così come la messa a punto delle scelte che ne valorizzino il funzionamento.</p>
<p>Vittoria Bardelloni (<a href="https://www.corteva.com/it" target="_blank" rel="noopener">Corteva</a>) ha aggiunto i costi della multinazionale agrochimica: «non smettiamo di investire anche se non è facile in questo mercato. Abbiamo portato due diserbi nuovi quest&#8217;anno e non rallentiamo l&#8217;innovazione». Uno di questi fronti è proprio la linea biologicals, in cui sono stati fatti grandi investimenti negli anni scorsi, e dove «stiamo continuando a investire» ha detto.</p>
<p>Secondo Francesco Benini (Ed &amp; F Man) anche il Cbam ha influito molto, anche «per un effetto psicologico». Cioè il gravame di imposte nuove «condiziona le scelte dell&#8217;utilizzatore, anche a livello non consapevole». Avere grandi capacità di stoccaggio, ha aggiunto, «aiuta a ammortizzare i movimenti del mercato globale e mantenere i prezzi entro livelli accettabili».</p>
<p><a href="https://youtu.be/gC01Cln5qIY" target="_blank" rel="noopener">Il video integrale dell&#8217;incontro: https://youtu.be/gC01Cln5qIY</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>BIO, SODO E ROTAZIONI</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/bio-sodo-e-rotazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 22:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[diserbo]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=9099</guid>

					<description><![CDATA[<p>La difesa del grano duro evolve verso modelli sempre più sostenibili. L’esperienza dell’azienda lucana di Nicola Moramarco mostra come rotazioni colturali, falsa semina, semina su sodo e scelta varietale possano ridurre infestanti e fitopatie, migliorando al tempo stesso qualità e sostenibilità della produzione cerealicola. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;esperienza di un&#8217;azienda appulo-lucana.</p>
<h2>Rotazioni, falsa semina e varietà innovative: così cambia la difesa del frumento</h2>
<p>La difesa fitosanitaria del grano non passa soltanto dall’uso di agrofarmaci. Sempre più aziende cerealicole puntano infatti su pratiche agronomiche mirate, rotazioni colturali e tecniche conservative capaci di migliorare la fertilità del terreno e limitare la pressione di infestanti e patologie fungine. È una strategia che guarda sia alla sostenibilità economica sia a quella ambientale, due aspetti ormai centrali nella cerealicoltura moderna.<br />
A raccontare questa esperienza è Nicola Moramarco, agricoltore di Grottole, in provincia di Matera, socio del Consorzio Appulo-Lucano. La sua realtà aziendale rappresenta bene l’evoluzione della cerealicoltura del Sud Italia, dove la gestione agronomica diventa sempre più decisiva per garantire rese e qualità della granella.<br />
«La difesa fitosanitaria passa soprattutto da una buona gestione agronomica», spiega Moramarco. «Oggi bisogna lavorare in modo sostenibile e programmare bene ogni scelta tecnica». Un approccio che integra agricoltura biologica, semina su sodo e selezione varietale in funzione delle esigenze della filiera.</p>
<h2>Rotazioni colturali fondamentali per la fertilità</h2>
<p>Uno dei pilastri della strategia agronomica aziendale è la rotazione colturale. Una pratica indispensabile per mantenere la fertilità del suolo, migliorare la struttura del terreno e contenere naturalmente infestanti e fitopatie.<br />
«Utilizzo la tecnica della rotazione per mantenere la fertilità del suolo», spiega Moramarco. «In passato coltivavo lenticchia e cece, ma i danni provocati dagli ungulati mi hanno costretto a modificare il piano colturale».<br />
La presenza crescente di cinghiali e fauna selvatica rappresenta infatti un problema sempre più rilevante per molte aziende cerealicole del Centro-Sud. I danni alle leguminose hanno spinto diversi agricoltori a orientarsi verso colture meno appetibili.<br />
«Negli ultimi anni ho sostituito parte delle leguminose da granella con i trifogli», racconta Moramarco. «In rotazione entrano anche lino e colza per la produzione di olio».<br />
L’introduzione di colture alternative apporta numerosi vantaggi agronomici. Le specie miglioratrici favoriscono infatti la biodiversità microbiologica del terreno e contribuiscono a interrompere i cicli biologici di patogeni e infestanti tipici del grano.<br />
Dal punto di vista tecnico, la diversificazione colturale consente anche una migliore gestione delle risorse idriche e della sostanza organica. Aspetti sempre più importanti nelle aree mediterranee soggette a lunghi periodi di siccità.</p>
<h2>Il Consorzio punta sulla qualità del frumento</h2>
<p>Nel percorso di valorizzazione della filiera cerealicola un ruolo importante viene svolto dal Consorzio Appulo-Lucano. L’obiettivo è selezionare varietà capaci di garantire sia buone performance agronomiche sia elevate caratteristiche qualitative delle semole.<br />
«Il Consorzio stabilisce dei precisi paletti sulle varietà da coltivare», evidenzia Moramarco. «Ogni anno realizziamo campi sperimentali per valutare rese e caratteristiche qualitative delle semole».<br />
La scelta varietale è oggi uno degli strumenti più efficaci per migliorare la competitività della cerealicoltura italiana. Non conta infatti soltanto la produttività per ettaro, ma anche la qualità tecnologica della granella destinata alla trasformazione industriale.<br />
«Le analisi vengono effettuate direttamente dal molino che riceve il prodotto», spiega il cerealicoltore. «Sulla base dei risultati individuiamo le varietà più adatte al territorio e alle esigenze della filiera».<br />
Tra le varietà consigliate dal Consorzio figurano Marco Aurelio, Maestà, Saragolla, Spineto, Odisseo, Farah, Aventadur e Brigante. Cultivar selezionate per stabilità produttiva, contenuto proteico e caratteristiche molitorie.<br />
«Quest’anno nella mia azienda ho seminato Farah e Spineto», precisa Moramarco. «Sono varietà che stanno dando risultati interessanti».</p>
<h2>Grani antichi: interesse mediatico ma limiti tecnici</h2>
<p>Il dibattito sui grani antichi continua ad animare il settore cerealicolo italiano. Tuttavia, nelle filiere organizzate orientate alla qualità industriale prevale spesso una valutazione tecnica basata sulle reali performance produttive e molitorie.<br />
«Secondo la filosofia del Consorzio, varietà come Senatore Cappelli non possiedono le caratteristiche ideali per gli obiettivi qualitativi che ci siamo prefissati», afferma Moramarco. «Per questo motivo sono pochi i soci che coltivano questi materiali genetici».<br />
Il tema resta particolarmente discusso. Da un lato i grani antichi attirano l’attenzione del consumatore grazie al forte richiamo storico e territoriale. Dall’altro però molte aziende agricole evidenziano limiti legati a rese inferiori, minore stabilità produttiva e caratteristiche tecnologiche non sempre compatibili con le moderne esigenze della trasformazione.<br />
Per le filiere strutturate diventa quindi essenziale trovare un equilibrio tra identità territoriale, qualità delle semole e sostenibilità economica della coltivazione.</p>
<h2>Infestanti: il loietto resta il nemico principale</h2>
<p>Tra le problematiche più difficili da gestire nella cerealicoltura moderna emergono senza dubbio le infestanti. Il controllo del loietto selvatico rappresenta oggi una delle principali criticità soprattutto nelle aree del Sud Italia.<br />
«Nel biologico sono pochi gli erbicidi autorizzati», osserva Moramarco. «Per questo motivo la strategia si basa soprattutto sulle pratiche agronomiche».<br />
La gestione preventiva diventa quindi fondamentale. «Effettuo lavorazioni mirate già in presemina e utilizzo la falsa semina per ridurre lo sviluppo delle infestanti», spiega l’agricoltore.<br />
Nell’azienda convenzionale invece il controllo si basa su una strategia integrata. «Dove utilizzo tecniche tradizionali effettuo un intervento erbicida in presemina e successivamente in post-emergenza», precisa Moramarco.<br />
Il problema principale resta però la resistenza agli erbicidi. «Il loietto selvatico ha sviluppato popolazioni molto resistenti ai principali principi attivi», sottolinea. «Molti prodotti non sono più efficaci e altri vengono ritirati dal mercato».<br />
La diffusione delle resistenze rappresenta oggi una delle emergenze agronomiche più serie nella coltivazione del frumento duro. In molte aree cerealicole italiane il controllo chimico da solo non basta più e diventa indispensabile integrare tecniche agronomiche e strategie preventive.</p>
<h2>Falsa semina: tecnica chiave contro le infestanti</h2>
<p>Tra le pratiche più efficaci nella gestione integrata delle infestanti emerge la falsa semina. Una tecnica sempre più utilizzata soprattutto nelle aziende biologiche e nei sistemi a basso impatto ambientale.<br />
«La falsa semina permette di ridurre la competizione delle infestanti nelle prime fasi del ciclo colturale», evidenzia Moramarco. «In questo modo si limita anche l’uso degli erbicidi».<br />
La tecnica consiste nel preparare il letto di semina con anticipo rispetto alla reale semina del grano. Dopo la nascita delle infestanti, queste vengono eliminate tramite lavorazioni meccaniche o diserbo, lasciando il terreno più pulito per la coltura principale.<br />
I vantaggi sono molteplici. Riduzione della pressione infestante, minore impiego di prodotti chimici e migliore sviluppo iniziale del frumento.<br />
Esistono però anche alcuni limiti operativi. «La falsa semina richiede condizioni climatiche favorevoli», sottolinea Moramarco. «Inoltre non è semplice programmare con precisione le epoche di semina».<br />
Nelle aree mediterranee, caratterizzate da autunni sempre più irregolari, la riuscita della tecnica dipende infatti dalla disponibilità di umidità sufficiente per favorire la germinazione delle infestanti da eliminare.</p>
<h2>Malattie fungine sotto controllo nella cerealicoltura lucana</h2>
<p>Per quanto riguarda le fitopatie fungine, la situazione appare generalmente più gestibile rispetto alle infestanti. Le condizioni climatiche asciutte tipiche di molte aree lucane limitano infatti lo sviluppo di alcune malattie del frumento.<br />
«Nelle annate normali non abbiamo grossi problemi con le malattie fungine», afferma Moramarco. «Le principali sono ruggini e septoria».<br />
Nelle aziende convenzionali il controllo viene effettuato con interventi mirati. «Solitamente eseguiamo un trattamento fungicida in fase di levata», precisa il cerealicoltore.<br />
Più sporadica invece la presenza della fusariosi della spiga, patologia particolarmente temuta per il rischio di contaminazioni da micotossine.<br />
«La fusariosi compare raramente e soprattutto nelle primavere molto piovose», conclude Moramarco.<br />
Anche in questo caso la prevenzione agronomica resta determinante. Rotazioni corrette, gestione dei residui colturali e scelta varietale rappresentano strumenti fondamentali per ridurre il rischio fitosanitario.</p>
<h2>Agronomia e sostenibilità al centro della difesa del grano</h2>
<p>L’esperienza dell’azienda Moramarco conferma come la moderna difesa del frumento richieda un approccio sempre più integrato. Le sole soluzioni chimiche non bastano più, soprattutto di fronte a cambiamenti climatici, resistenze delle infestanti e crescente attenzione alla sostenibilità ambientale.<br />
Rotazioni colturali, falsa semina, scelta varietale e agricoltura conservativa diventano quindi strumenti strategici per mantenere produttività e qualità delle produzioni cerealicole.<br />
«Oggi bisogna programmare ogni scelta tecnica con attenzione», ribadisce Moramarco. «La sostenibilità non è più soltanto un obiettivo ambientale ma anche una necessità economica per le aziende agricole».<br />
La cerealicoltura italiana è chiamata a trovare nuovi equilibri produttivi. Esperienze come quella del Consorzio Appulo-Lucano dimostrano che innovazione agronomica e valorizzazione della qualità possono procedere insieme, offrendo nuove prospettive alle filiere del grano duro.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<title>FERRARESI ALLE PRESE CON LA SEPTORIA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/ferraresi-alle-prese-con-la-septoria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 07:59:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione F.lli Navarra]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[prove]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=9132</guid>

					<description><![CDATA[<p>Abbiamo visitato i campi prova della fondazione Navarra</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La septoria è stata l’unico vero problema dei grani testati a Ferrara dalla fondazione Navarra che anche quest’anno ha presentato alle <a href="https://granoitaliano.eu/ferrara-frumenti-verso-la-spiga/" target="_blank" rel="noopener">prove</a> in campo l’esito della sperimentazione su 20 varietà di tenero e 8 di duro. «Meteo altalenante e in primavera il frumento è andato veloce, anticipando la spigatura di sette-dieci giorni. Abbiamo controllato lollium, avena e diverse dicotiledoni. Ora lo difenderemo dal fusarium» ci dice Alfredo Bernard, vicepresidente della fondazione che promuove l’istruzione agraria e la ricerca.</p>
<p>La giornata di prove è stata seguita da un centinaio di operatori e sostenuta dai produttori di mezzi tecnici, tra cu0i Corteva, Syngenta, Basf e Venturoli. Luca Davì ci spiega come si è lavorato: «Abbiamo seminato a fine ottobre e concimato con un misto organico a venti unità di azoto, portandolo a 52 unità a fine febbraio con nitrato ammonico infine a marzo a 140 con un concime a lenta cessione. Siamo intervenuti – per dire della difesa &#8211; con un graminicida a inizio marzo abbiamo fatto ricorso a un dicotielinicida».</p>
<p>Nicola Gherardi, presidente della fondazione, ribadisce l’impegno e la convinzione con cui l’ente lavora per il progresso dell’agricoltura e sottolinea il peso dei costi: «L’azzeramento dei dazi sui concimi aiuta ma non risolve, perchè l’incremento dei prezzi dei fertilizzanti è stato nettamente più elevato».</p>
<p>Video: <a href="https://www.youtube.com/shorts/-DPUF0_bZFA">Il presidente della fondazione Navarra Nicola Gherardi parla dei costi dei concimi</a></p>
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		<title>CHI SI ARRICCHISCE SULLA QUALITÀ?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/chi-si-arricchisce-sulla-qualita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 22:40:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[durum days]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le riflessioni di un cerealicoltore sui dati emersi ai Durum Days</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">A Foggia si è appena concluso l&#8217;annuale appuntamento col Durum Day e dev0 dire che quanto emerso non mi ha sorpreso ma mi ha deluso. La produzione italiana è stimata in aumento rispetto all anno precedente, circa 3,8 milioni di tonnellate , anche se altri soggetti la vedono in ribasso, ovvero 3,2 milioni tonnellate. Con molte probabilità la verità sta nel mezzo. L&#8217;Italia sconta un calo delle semine ma i campi che fino a qualche settimana fa si presentavano in ottime condizioni negli ultimi giorni non sembrano più ottimali:ritorno di freddo e eccesso di umidità stanno minando le migliori previsioni e con molte probabilità avremo una produzione similare a quella del 2025.</p>
<h2>Ettari spariti</h2>
<p class="p1">Nell&#8217;ascoltare la carrellata di interventi stupiscono alcune dichiarazioni. Iniziamo dai numeri pugliesi. La provincia di Foggia, secondo le rilevazioni Istat, sembra aver perso 40.000 ettari coltivati a durum, lo stesso Crea si chiede dove siano finite visto che non si registrano aumenti di investimenti su altre cultivar… Ma dove possono essere andati a finire? Il durum è la reginetta dei cereali e come si dice se Sparta piange non è che Atene fa festa: quei campi &#8211; sempre che le rilevazioni Istat siano esatte &#8211; sono vuoti.</p>
<h2>Fantomatica qualità</h2>
<p class="p1">Poi c’è chi dice di essere interessato alla produzione italiana, ma che gli agricoltori devono impegnarsi sul versante qualità, come fanno all estero: qui la domanda sorge spontanea, per estero cosa si intende? Il Canada? Bene, se è così come mai dai certificati di esportazione canadese si evince che l’industria molitoria acquista da quel paese grano prevalentemente di secondo grado? L’equivalente del nostro buono mercantile… con un particolare: si differenzia dal primo grado per un contenuto proteico inferiore 12,5% contro il 13% del primo grado, ma a differenza del nostro grano con una presenza di cariossidi fusariate superiore al primo grado; ciò può indicare una presenza di DON, la temibile micotossina, più alta, seppur entro i termini di legge, rispetto al primo grado. Ebbene, quel contaminante non è presente<span class="Apple-converted-space">  </span>nelle nostre granelle: allora di quale qualità si sta parlando?</p>
<p class="p1">Quella reclamata dai consumatori che pretendono sul tavolo un prodotto sicuro sotto il profilo sanitario esente da residui o quella dei fatturati industriali?</p>
<p class="p1">Non vogliamo pensar male, ma se ci vogliamo togliere il dubbio è sufficiente che l’acquirente del grano canadese esibisca i certificati doganali di scarico con le analisi su proteine, Don e altri contaminanti, tipo il glifosate… In questo modo capiremmo meglio il concetto di qualità richiestoci<span class="Apple-converted-space">  </span>e noi agricoltori ci adegueremmo. Qualcuno obietterà che, anche se presenti alcuni contaminanti, essi sono entro i termini di legge: vero, ma il contenuto di DON che l&#8217;Ue ha provveduto ad abbassare qualche anno fa, se lo cerchiamo nelle nostre granelle, scopriamo che si aggira tra l’infimo e l’inesistente, così come sul glifosate non c’è partita: noi siamo a ZERO. Insomma, queste caratteristiche del grano made in Italy varranno pur qualcosa oppure sono insignificanti?</p>
<h2>Filiere, ma non per tutti</h2>
<p class="p1">Non ci appassionano le “soluzioni” emerse al Durum Day, come l’appello generico a puntare sulle filiere per sostenere la produzione interna: non possiamo scordare che le filiere hanno come parametro di riferimento prevalentemente il contenuto proteico, un parametro difficilmente raggiungibile nel Sud Italia; sul perché sono scritti interi trattati agronomici che qualcuno farebbe bene a leggere prima di avventurarsi in certi discussioni. Osservo anche che il governo finanzia appena 100.000 ettari l anno di filiere: l&#8217;altro milione di ettari coltivati a durum figlio di chi è?<span class="Apple-converted-space">  </span></p>
<p class="p1">Eppure, torno a scriverlo, degli oltre 3,6 milioni di tonnellate prodotte in Italia non un chicco viene buttato: allora questo grano italiano che dovrebbe “puntare sulla qualità” è buono o non è buono? E se non è buono perchè viene comprato tutto a prezzi di fame? Per chi si avventura a coltivarlo, oggi il frumento duro significa aumentare i costi di produzione con i rischi totalmente a suo carico: i pochi euro in più percepiti sulla filiera spesso servono solo a coprire quei costi in più. A cosa serve una filiera che non copre alcun rischio e riserva ogni beneficio al compratore?</p>
<h2>Il capolavoro Cun</h2>
<p class="p1">E la CUN? La CUN è la massima espressione dell&#8217;improvvisazione italiana nel settore agricolo, un ircocervo in cui hanno riposto le proprie speranze migliaia di agricoltori , colpevoli di non aver mai aperto un libro di economia. Ma noi passiamo la giornata nei campi e ci aspettiamo che altri studino e costruiscano istituti giuridico economici all’altezza della situazione. Politici e sindacati che avevano cantato le lodi della Cun come se ci si<span class="Apple-converted-space">  </span>apprestasse al ritorno di<span class="Apple-converted-space">  </span>Ulisse ad Itaca per liberarla dai malvagi speculatori trafficanti<span class="Apple-converted-space">  </span>di grano, sanno come funziona il mercato del frumento?<span class="Apple-converted-space">  </span></p>
<p class="p1">Qualcuno si è accorto che altrove su scala globale i listini del durum , da quando è stata varata la CUN, sono stabilmente fissi da settimane su alcuni valori<span class="Apple-converted-space">  </span>mentre la CUN continua a cedere valore seduta dopo seduta? In base a quale ragionamento si svaluta il grano italiano se quello estero non si muove? Oggi apprendiamo che è avviato un ricorso presso il Consiglio di Stato: è l&#8217;ennesimo sgangherato tentativo di intorbidire le acque?</p>
<p class="p1">Sbagliare è umano , perseverare è diabolico… Noi agricoltori , ormai fatti fuori da ogni contesto di dibattito pubblico se non allineati al sistema, vogliamo ricordare a tutti che l&#8217;Europa nel 1967 si fornì di uno strumento che serviva a proteggere il reddito degli agricoltori dall’eccessiva volatilità del mercato, la PAC. Essa ha funzionato benissimo fino al 2005, poi da li , grazie all introduzione del sistema disaccoppiato<span class="Apple-converted-space">  </span>è stato un continuo scivolare verso il baratro. Invece di rincorrere feticci e fantasie astruse, si ridia alla PAC la sua funzione originale.</p>
<p><em>Autore: Domenico De Francesco, cerealicoltore di Atessa</em></p>
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<p class="p1"><span class="Apple-converted-space"> </span></p>
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		<title>FERTILIZZANTI, DAZI SOSPESI: NON BASTA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/dazi-sospesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 10:11:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[concimi]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’UE sospende per un anno i dazi su alcuni fertilizzanti azotati. Per le organizzazioni agricole è un segnale, ma resta aperto il nodo Cbam.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Consiglio dell’Unione Europea ha deciso di <strong>sospendere per un anno i dazi doganali</strong> su alcuni fertilizzanti azotati utilizzati in agricoltura, compresi input strategici come urea e ammoniaca. La misura entrerà in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’UE e, secondo le stime della Commissione europea, dovrebbe generare un risparmio di circa <strong>60 milioni di euro</strong> in dazi all’importazione per agricoltori e industria europea dei fertilizzanti.</p>
<p>La sospensione non riguarderà i prodotti provenienti da <strong>Russia e Bielorussia</strong>, esclusi per ragioni legate alla guerra in Ucraina e al sostegno bielorusso a Mosca. Bruxelles punta così a ridurre i costi, ma anche a diversificare gli approvvigionamenti, senza riaprire canali ritenuti politicamente critici.</p>
<h2>Una boccata d’ossigeno per le aziende</h2>
<p>Per le aziende agricole, il tema è centrale. I fertilizzanti, in particolare quelli azotati, restano una delle voci più pesanti nei costi colturali, soprattutto per cereali, mais e colture industriali. Il Consiglio UE ricorda che i prezzi sono aumentati in modo consistente dal 2021, contribuendo a mettere sotto pressione produzione agricola e sicurezza alimentare.</p>
<p>La misura arriva quindi in una fase in cui molte imprese stanno già rivedendo i piani di concimazione, cercando di contenere le spese senza compromettere rese e qualità. Per i cerealicoltori, il punto sarà capire se lo stop ai dazi si tradurrà davvero in <strong>prezzi più accessibili sul mercato interno</strong>.</p>
<h2>Le reazioni agricole</h2>
<p>Confagricoltura ha accolto con favore la decisione del Consiglio Ue, definendola positiva per alleggerire i costi, ma ha chiesto anche interventi più strutturali, a partire dalla tassazione che pesa sulla produzione e sull’importazione dei fertilizzanti.</p>
<p>Copagri parla di una <strong>boccata d’ossigeno</strong>, ricordando però che i prezzi dei fertilizzanti erano già aumentati del 60% a fine 2025 e poi di un ulteriore 40% ad aprile 2026. Per il presidente Tommaso Battista, il nodo resta anche il Cbam, che rischia di scaricare nuovi costi sulle aziende agricole.</p>
<p>Anche Coldiretti e Filiera Italia giudicano la sospensione insufficiente senza uno stop al Cbam: secondo l’organizzazione, la misura non basta a tutelare gli agricoltori dai rincari energetici e dalle tensioni sui mercati.</p>
<h2>Resta il nodo Cbam</h2>
<p>Cia Agricoltori Italiani aveva già giudicato insufficiente il Piano UE sui fertilizzanti, chiedendo azioni più forti e immediate per contenere i costi, segnalando anche l’aumento dell’urea in Italia tra aprile 2025 e aprile 2026.</p>
<p>Per il mondo agricolo, quindi, lo stop ai dazi è un passo avanti. Ma la partita dei fertilizzanti resta aperta: disponibilità, prezzi e Cbam continueranno a pesare sulle scelte colturali delle prossime campagne.</p>
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		<item>
		<title>FRUMENTI IN PROVA (COME LI COLTIVI TU)</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/frumenti-in-prova-come-li-coltivi-tu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 22:10:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[Agricola2000]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[prove in campo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 28 maggio il Campo Demo di Agricola 2000 al CERZOO di Piacenza</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Un’intera mattinata dedicata all’innovazione in cerealicoltura, al confronto varietale e alle più efficaci strategie fungicide: <b>giovedì 28 maggio 2026</b> torna il <b>Campo Demo® Cereali di </b><a href="https://www.agricola2000.com/" target="_blank" rel="noopener"><span class="s1"><b>Agricola 2000</b></span></a>, in programma presso il <b>centro CERZOO di Piacenza</b>, punto di riferimento nazionale per la sperimentazione agronomica e zootecnica.</p>
<p class="p1">L’evento si inserisce nel ciclo di appuntamenti Campo Demo® promosso da Agricola 2000 con l’obiettivo di favorire il trasferimento dell’innovazione e della conoscenza scientifica direttamente in campo, creando occasioni di confronto tecnico tra ricerca, imprese e operatori della filiera agricola.</p>
<p class="p1">La giornata rappresenta un’importante opportunità di <b>aggiornamento professionale</b> per agricoltori, agronomi, tecnici e consulenti del settore, che avranno la possibilità di osservare dal vivo i risultati di <b>prove sperimentali condotte in condizioni reali</b>, confrontandosi con esperti e aziende protagoniste dell’innovazione in cerealicoltura.</p>
<p class="p1">Il focus dell’edizione 2026 sarà dedicato ai <b>cereali da granella e da foraggio</b>, con particolare attenzione a due aspetti chiave per una gestione efficiente e sostenibile delle colture:</p>
<ul class="ul1">
<li class="li1">il <b>confronto varietale</b>, per valutare comportamento agronomico, potenziale produttivo e adattabilità delle diverse varietà;</li>
<li class="li1">le <b>strategie fungicidi</b>, fondamentali per la difesa delle colture e la salvaguardia delle produzioni in un contesto di crescente attenzione alla sostenibilità.</li>
</ul>
<p class="p1">Nel corso della mattinata, i partecipanti saranno accompagnati in una <b>visita guidata alle prove sperimentali</b>, con momenti di approfondimento tecnico e discussione diretta con aziende sementiere e produttrici, favorendo uno scambio concreto di esperienze e conoscenze.</p>
<p class="p1">Il programma della giornata prevede la registrazione dei partecipanti a partire dalle ore 9:00 e l’avvio dei lavori alle 9:45, con i saluti istituzionali di Daniele Villa, presidente di Agricola 2000, di Erminio Trevisi e Vincenzo Tabaglio – CERZOO, Centro di ricerca per il bestiame e l&#8217;ambiente &#8211; e di Alessandro Tondelli &#8211; CREA-GB, a testimonianza della forte sinergia tra ricerca, sperimentazione e mondo produttivo.</p>
<p class="p1">A partire dalle 10:30 si svolgerà la <b>visita guidata alle prove fungicidi</b>, durante la quale verranno presentati i risultati delle sperimentazioni e le diverse strategie di difesa adottate, con il contributo di Riccardo Crotti &#8211; GEP Fungicide Specialist di Agricola 2000 – e le aziende coinvolte.</p>
<p class="p1">Dalle 11:30 l’attenzione si sposterà sulle <b>prove varietali</b>, con l’approfondimento tecnico di Giacomo Pedretti &#8211; Seed Trial Coordinator di Agricola 2000 &#8211; e confronto diretto con le società sementiere presenti, offrendo ai partecipanti strumenti utili per orientare le scelte varietali in campo.</p>
<p class="p1">Nel corso dell’evento, Massimo Blandino (DISAFA – Università di Torino) presenterà inoltre il progetto <b>“PIGMENTA-LO – <i>Innovazione, qualità e sostenibilità per la coltivazione in filiera dei frumenti pigmentati in Lombardia</i>”</b>, fornendo un quadro aggiornato sulle prospettive di valorizzazione di queste produzioni innovative tra ricerca, qualità e sostenibilità.</p>
<p class="p1">La partecipazione è gratuita, con <b>registrazione obbligatoria al seguente link: </b><a href="https://forms.gle/Hh6LWSgSd8urZqfg6" target="_blank" rel="noopener"><span class="s1"><b>https://forms.gle/Hh6LWSgSd8urZqfg6</b></span></a><b><span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p class="p1">La mattinata si concluderà con un <b>pranzo in campo offerto da Agricola 2000</b>, pensato come ulteriore momento di networking e confronto informale tra i partecipanti.</p>
<p class="p1">Un’occasione concreta per vedere l’innovazione all’opera, approfondire soluzioni tecniche e rafforzare il dialogo tra ricerca e imprese, direttamente in campo.</p>
<p><em>Autore: Agricola 2000</em></p>
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		<item>
		<title>IL TENERO FA LA MOSSA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/il-tenero-fa-la-mossa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 14:20:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[esportazioni]]></category>
		<category><![CDATA[frumenti di forza]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mercati sempre depressi, ma il tenero potrebbe risvegliarsi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche dalla Granaria di Milano arrivano brutte notizie per il grano duro, che perde altri euro, mentre ne guadagna il frumento tenero. Purtroppo l&#8217;apprezzamento non avviene per una ripresa della domanda ma per l&#8217;effetto combinato dei costi della logistica e di quelli valutari. Insomma, una mossa più che un reale movimento del prezzo. Scarica il <a href="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/05/listino-della-granaria-del-19-maggio-2026.pdf">listino della granaria del 19 maggio 2026</a>. Qualche movimento è atteso proprio sul fronte del tenero nelle prossime giornate, mentre per il duro si guarda ai raccolti internazionali. Da Foggia, la società di analisi Areté fa sapere, in occasione dei Durum Day, che continua a pesare l&#8217;aumento produttivo registrato dai principali paesi produttori nello scorso anno e in generale il surplus di scorte che hanno depresso i prezzi.</p>
<p>La produzione europea è prevista in calo, mentre quella italiana è stimata in aumento (<a href="https://granoitaliano.eu/produzione-di-duro-5/" target="_blank" rel="noopener">leggi l&#8217;articolo</a>). Si attende un aumento produttivo in Nord Africa e un calo  in Nord America per via di minori aree e di rese inferiori ai livelli elevati 2025/26, ma si teme soprattutto un aumento produttivo in Turchia grazie a rese favorevoli che più che compensano il calo delle superfici. Insomma, resta abbondanza di durum sui mercati e quindi di ribassi nelle quotazioni.</p>
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<p>Intanto, Italmopa, sempre da Foggia, fa sapere che «il confronto permanente e costruttivo tra le parti appare ormai indispensabile per una filiera che opera in un contesto aperto, globale e pertanto fortemente concorrenziale dal quale non si può in alcun modo prescindere o derogare attraverso ipotesi avventurose” ha evidenziato Martinelli “In questo contesto, appare prioritario l’obiettivo della crescita della competitività dell’intera filiera nazionale e di tutti gli attori che la compongono attraverso risposte concrete a quelle che sono le criticità strutturali del sistema che ci portiamo dietro da decenni. A fronte di queste criticità, sono state sinora privilegiate risposte estemporanee &#8211; e che, come prevedibile, non hanno raggiunto gli scopi che esse si prefiggevano &#8211; piuttosto che un approccio organico e condiviso da tutte le parti.</p>
<p>Questioni di assoluta rilevanza, quale quello del necessario miglioramento della qualità media della produzione nazionale nell’ottica di una valorizzazione della stessa, sono state, infatti, sempre colpevolmente sottovalutate o addirittura negate da importanti componenti della filiera. La quotazione, nella CUN recentemente istituita, del grano duro fino proteico e alto proteico, proposta formulata e fortemente voluta da Italmopa, costituisce indubbiamente una prima risposta a questa esigenza» dichiara il presidente Vincenzo Martinelli.</p>
<p class="p1">«In ogni modo” conclude il Presidente Italmopa «la nostra Associazione e le nostre Aziende, così come nel passato, sono particolarmente interessate a promuovere ogni iniziativa che possa, in maniera pragmatica, rilanciare una filiera che è e deve rimanere un simbolo del Made in Italy alimentare».<i></i></p>
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		<title>PIOGGE AMMAZZA RESA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/piogge-ammazza-resa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 12:24:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[semine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cerealicoltura lucana affronta una fase complessa tra cambiamenti climatici, aumento dei costi produttivi e volatilità dei mercati. Intervista con Domenico Natuzzi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Grano duro lucano: il clima pesa sui costi. Parla Natuzzi</p>
<p>La cerealicoltura lucana continua a fare i conti con un clima sempre più instabile e con costi di produzione che incidono in maniera crescente sulla redditività aziendale. In Basilicata il grano duro rappresenta ancora una coltura strategica, sia dal punto di vista economico sia per il presidio del territorio rurale. Tuttavia, negli ultimi anni gli agricoltori devono affrontare stagioni caratterizzate da piogge intense, lunghi periodi siccitosi e una forte volatilità dei mercati agricoli.<br />
A fotografare la situazione è Domenico Natuzzi, presidente del Consorzio Appulo-Lucano, realtà che riunisce oltre 60 aziende cerealicole distribuite tra Basilicata e Puglia. “Il Consorzio Appulo-Lucano conta oltre 60 aziende per circa 5.000 ettari coltivati soprattutto a grano duro”, spiega Natuzzi. “Parliamo di un areale molto ampio che va dai confini con la Calabria fino alla Murgia barese”.<br />
Le difficoltà climatiche stanno modificando le strategie agronomiche e organizzative delle aziende. “La coltivazione del grano duro avviene quasi esclusivamente in asciutta”, sottolinea Natuzzi. “L’irrigazione è poco conveniente dal punto di vista economico e viene utilizzata solo nelle annate estremamente siccitose”. Una scelta obbligata per molte aziende cerealicole del Sud Italia, dove la disponibilità idrica e i costi energetici limitano l’impiego dell’acqua.</p>
<h2>Piogge estreme e campi in difficoltà</h2>
<p>La campagna cerealicola 2024-2025 si è distinta soprattutto per l’eccesso di precipitazioni. Un fenomeno che ha creato non pochi problemi alle aziende agricole lucane, mettendo in evidenza quanto il cambiamento climatico stia incidendo sulla gestione del frumento duro.<br />
“L’inverno è stato molto generoso dal punto di vista delle precipitazioni, forse anche troppo”, racconta Natuzzi. “Tra il 19 e il 21 ottobre nella mia azienda sono caduti circa 240 millimetri di pioggia”. Un dato impressionante se si considera che la piovosità media annua dell’area oscilla tra 450 e 600 millimetri.<br />
Le conseguenze non si sono fatte attendere. “In alcune aree ci sono stati veri e propri disastri dovuti all’eccessiva caduta di acqua in pochi giorni”, evidenzia il presidente del Consorzio. La Regione Basilicata ha infatti richiesto lo stato di calamità naturale per gli eventi meteorologici che hanno colpito il territorio.<br />
Dal punto di vista agronomico, precipitazioni così abbondanti possono provocare ristagni idrici, asfissia radicale e difficoltà nelle operazioni di semina. Inoltre, l’elevata umidità favorisce lo sviluppo di patologie fungine, soprattutto nelle prime fasi di crescita della coltura.<br />
“La quantità di pioggia caduta da ottobre a marzo ha superato abbondantemente quella che normalmente si registra in un anno”, aggiunge Natuzzi. Questo scenario rende sempre più complessa la pianificazione agronomica e obbliga le aziende a investire in monitoraggio climatico e gestione del rischio.</p>
<h2>Terreni differenti e produzioni variabili</h2>
<p>Uno degli aspetti che caratterizza il territorio del Consorzio Appulo-Lucano è la forte variabilità pedologica. Le rese produttive cambiano sensibilmente in funzione delle caratteristiche del suolo e dell’andamento climatico stagionale.<br />
“I terreni del nostro territorio sono molto diversi tra loro”, spiega Natuzzi. “Nel Materano prevalgono suoli collinari di medio impasto tendenti all’argilloso”. In queste aree le rese medie si attestano intorno ai 30-35 quintali per ettaro.<br />
Situazione differente invece nelle zone più fertili e pianeggianti. “Nella valle del Bradano o nei territori di Spinazzola e Genzano di Lucania si possono raggiungere tranquillamente i 40 quintali per ettaro”, precisa Natuzzi. “Nelle annate favorevoli si arriva anche a 50 quintali”.<br />
La variabilità produttiva dipende non solo dalla fertilità dei terreni ma anche dalla capacità di trattenere acqua e nutrienti. I suoli argillosi, ad esempio, soffrono maggiormente i ristagni idrici, mentre quelli più sciolti risultano vulnerabili durante le fasi siccitose.<br />
Le varietà di grano duro più diffuse tra i soci del Consorzio sono Antalis, Marco Aurelio, Farah e President. “Sono varietà che garantiscono buone performance produttive e qualitative”, osserva Natuzzi. La scelta varietale resta infatti uno dei fattori chiave per affrontare gli stress climatici e mantenere elevato il livello proteico delle produzioni.</p>
<h2>Semine sempre più condizionate dal meteo</h2>
<p>Le operazioni di semina stanno diventando sempre più dipendenti dall’andamento meteorologico. L’instabilità climatica costringe gli agricoltori a modificare continuamente il calendario delle lavorazioni.<br />
“Le semine iniziano normalmente ai primi di novembre con avena e orzo”, spiega Natuzzi. “Successivamente si passa al grano duro tra metà e fine novembre”. Tuttavia, negli ultimi anni le piogge autunnali hanno spesso complicato l’accesso ai campi.<br />
“In rari casi le semine vengono anticipate a fine ottobre”, precisa Natuzzi. “Ma le precipitazioni intense rendono rischiosa l’emergenza delle giovani piantine”. Una nascita irregolare può infatti compromettere l’accestimento e ridurre il potenziale produttivo della coltura.<br />
Nel territorio del Consorzio trovano spazio anche colture alternative e cereali minori. “Avena, orzo e farro richiedono meno input produttivi rispetto al grano”, sottolinea Natuzzi. “Consentono quindi di ridurre costi e operazioni colturali”.<br />
L’interesse verso colture meno esigenti deriva soprattutto dall’aumento dei costi di fertilizzanti, carburanti e agrofarmaci. In molte aziende la diversificazione colturale rappresenta una strategia per migliorare la sostenibilità economica e ambientale.<br />
“Alcuni soci coltivano anche grani antichi come il Senatore Cappelli”, racconta Natuzzi. “Ma si tratta ancora di un mercato di nicchia”. Le produzioni sono limitate sia dalla domanda contenuta sia dalle rese inferiori rispetto alle varietà moderne.</p>
<h2>Trebbiatura anticipata nelle aree costiere</h2>
<p>Anche la raccolta del grano duro risente delle differenze climatiche presenti nel territorio lucano. Le aree costiere anticipano la maturazione rispetto alle zone interne e montane.<br />
“La trebbiatura inizia ai primi di giugno nella Piana di Metaponto”, spiega Natuzzi. “Qui le temperature aumentano prima rispetto all’entroterra”. Le operazioni di raccolta proseguono poi gradualmente verso le aree interne.<br />
“Entro metà giugno si trebbia quasi ovunque”, aggiunge Natuzzi. “Nelle zone montane invece si inizia intorno al 20 giugno”. Questo andamento scalare permette di distribuire meglio il lavoro delle imprese agromeccaniche ma richiede un’attenta organizzazione logistica.<br />
Le alte temperature di giugno possono incidere in maniera significativa sulla qualità finale della granella. Stress termici e vento caldo accelerano infatti la maturazione, riducendo in alcuni casi peso specifico e contenuto proteico.<br />
Per questo motivo molte aziende monitorano attentamente l’evoluzione climatica durante la fase finale del ciclo colturale. L’obiettivo è individuare il momento ottimale per la raccolta ed evitare perdite qualitative.</p>
<h2>Rotazioni fondamentali contro la stanchezza del terreno</h2>
<p>Le rotazioni colturali rappresentano oggi uno strumento indispensabile sia dal punto di vista agronomico sia per rispettare le indicazioni comunitarie legate alla PAC.<br />
“Nel territorio del Consorzio si pratica la rotazione tra grano duro e leguminose”, afferma Natuzzi. “In particolare lenticchia, pisello e favino”. Alcune aziende inseriscono anche lino o colza.<br />
La monocoltura cerealicola continua infatti a mostrare numerosi limiti. “La coltivazione continua di grano impoverisce il terreno”, sottolinea Natuzzi. “Aumenta inoltre la suscettibilità alle malattie fungine”.<br />
Tra le principali problematiche vi è il Fusarium, patologia favorita dalla ripetizione della coltura e dalle elevate condizioni di umidità. La rotazione aiuta invece a interrompere i cicli biologici dei patogeni e a migliorare la fertilità del terreno.<br />
“Le leguminose hanno un ruolo importante perché fissano naturalmente l’azoto atmosferico”, evidenzia Natuzzi. Questo consente di ridurre in parte il fabbisogno di fertilizzanti minerali, con benefici sia economici sia ambientali.<br />
Dal punto di vista della sostenibilità, le rotazioni permettono anche di limitare l’utilizzo di fitofarmaci e migliorare la struttura del suolo. Un aspetto sempre più rilevante in un contesto caratterizzato da eventi climatici estremi.</p>
<h2>Concimazione mirata per qualità e redditività</h2>
<p>L’aumento dei costi dei fertilizzanti ha modificato profondamente le strategie nutrizionali adottate dalle aziende cerealicole. Oggi l’obiettivo è massimizzare l’efficienza degli apporti senza compromettere rese e qualità.<br />
“La concimazione avviene generalmente in tre fasi”, spiega Natuzzi. “Una in presemina, una durante l’accestimento e una prima della foglia bandiera”. Alcuni agricoltori effettuano anche un quarto intervento.<br />
La gestione della nutrizione azotata è particolarmente delicata nel grano duro, dove il contenuto proteico rappresenta un parametro fondamentale per la valorizzazione commerciale della produzione.<br />
“Io personalmente integro con un concime fogliare all’inizio della spigatura”, racconta Natuzzi. “Lo faccio insieme al trattamento fungicida”. Una tecnica che permette di ottimizzare i passaggi in campo e migliorare l’efficienza operativa.<br />
Negli ultimi anni cresce inoltre l’interesse verso fertilizzanti localizzati e microgranulari. “Alcuni soci stanno sperimentando concimi microgranulari localizzati alla semina”, spiega Natuzzi. Queste tecnologie consentono di migliorare l’assorbimento dei nutrienti riducendo le perdite.<br />
Le scelte nutrizionali dipendono sempre più dall’andamento dei mercati internazionali. “I mercati sono molto volatili”, conclude Natuzzi. “Bisogna sostenere la coltura ma allo stesso tempo contenere i costi di produzione”.</p>
<h2>Redditività sotto pressione per il grano duro</h2>
<p>Il quadro che emerge dal territorio appulo-lucano evidenzia una cerealicoltura sempre più tecnica e complessa. Gli agricoltori devono affrontare contemporaneamente cambiamenti climatici, aumento dei costi e volatilità dei prezzi.<br />
“Ogni scelta produttiva deve essere fatta in modo oculato”, ribadisce Natuzzi. “Bisogna trovare il giusto equilibrio tra produttività e sostenibilità economica”. Una sfida che interessa ormai gran parte delle aree cerealicole italiane.<br />
L’adozione di rotazioni, monitoraggio climatico, concimazioni mirate e diversificazione colturale rappresenta oggi una strada obbligata per mantenere competitiva la coltivazione del frumento duro.<br />
Nonostante le difficoltà, il comparto continua però a investire in innovazione e qualità. La cerealicoltura lucana conserva infatti un ruolo strategico per l’economia agricola del Mezzogiorno e per la produzione nazionale di pasta.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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