Grano Italiano ha visitato la sede del CREA Cerealicoltura e Colture Industriali di Foggia, accolto da Pasquale De Vita e dal personale che ogni giorno lavora su genetica, agronomia, qualità e trasferimento tecnologico lungo tutta la filiera del frumento duro. Ne emerge il ritratto di una struttura che non è solo un presidio scientifico del Mezzogiorno, ma un nodo nazionale della ricerca cerealicola italiana: una sede con radici profonde, nata per diffondere il grano duro moderno e, oggi, proiettata verso genomica, digitalizzazione, qualità della granella e innovazione di filiera. La sede foggiana è infatti la sede amministrativa del Centro CREA-CI, diffuso in Italia con le sue sette sedi specializzate in diverse colture.
Dalla Stazione Fitotecnica per le Puglie al CREA di oggi
La storia della sede di Foggia si intreccia con quella del miglioramento genetico del frumento duro in Italia. Come racconta Pasquale De Vita, questa realtà affonda le sue radici nella Stazione Fitotecnica per le Puglie, istituita nel 1919 per volontà di Nazareno Strampelli, nello stesso anno in cui a Roma nasceva l’Istituto nazionale di genetica per la cerealicoltura. In quel contesto vennero definite due sedi operative complementari: Rieti e Foggia. Se Rieti rappresentava il cuore costitutore, Foggia aveva inizialmente la funzione di moltiplicare e diffondere le varietà selezionate, soprattutto negli ambienti aridi del Sud.
“A Foggia, il lavoro di Strampelli, sollecitato dal senatore Raffaele Cappelli, trovò uno dei suoi terreni più fertili” sottolinea De Vita. Qui prese forma un progetto preciso: selezionare materiali capaci di adattarsi alle condizioni siccitose del Tavoliere e, allo stesso tempo, migliorare la produttività delle aree meridionali. Da questa traiettoria sarebbe poi emersa la varietà Cappelli, destinata a segnare profondamente la cerealicoltura italiana e a ridefinire il ruolo del frumento duro nel Mezzogiorno. È anche da qui che si consolida la vocazione di Foggia come centro di riferimento per l’intera filiera, dal campo alla trasformazione.
Il ruolo storico del Cappelli e la modernizzazione del duro
De Vita ricorda che il Cappelli si diffuse rapidamente per le sue rese stabili, per la buona qualità della semola e per una frattura più vitrea, particolarmente adatta alla trasformazione. Era una varietà capace di mettere d’accordo agricoltori e trasformatori. In pochi anni cambiò il paesaggio varietale del Mezzogiorno, fino a diventare dominante su centinaia di migliaia di ettari.
Da allora Foggia non ha mai smesso di essere un osservatorio privilegiato del duro italiano. Nel tempo, la sede ha attraversato le principali riorganizzazioni del sistema pubblico della ricerca agraria: dall’IRSA (Istituto per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura), istituito nel 1967, al CRA (Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura), fino all’attuale CREA, nato nel 2017 dalla riorganizzazione degli enti vigilati dal Ministero dell’Agricoltura. Oggi Foggia ospita la sede amministrativa del CREA Cerealicoltura e Colture Industriali, mentre le altre sedi del Centro presidiano diverse filiere e specializzazioni territoriali.
Una sede “dal seme alla pasta”
Il tratto distintivo della sede foggiana è la copertura dell’intera filiera. Non solo breeding, dunque, ma un insieme di competenze che vanno dalla selezione del seme alla granella, fino alla trasformazione. «Le competenze del nostro centro si distribuiscono lungo tutta la filiera, dal genetista all’agronomo, dal chimico al tecnologo alimentare. Insomma, dal seme alla pasta», spiega De Vita.
Questa impostazione riflette pienamente la missione del CREA-CI, che integra miglioramento genetico, gestione sostenibile dei sistemi colturali e trasferimento tecnologico verso la filiera e gli stakeholder. Il Centro sviluppa attività multidisciplinari su cereali e colture industriali con un obiettivo preciso: trasformare la conoscenza scientifica in strumenti concreti per la competitività agroindustriale.
I laboratori: genomica, metabolomica, qualità e trasformazione
La forza della sede si misura, oggi, anche nelle sue infrastrutture scientifiche. Tra i laboratori più rilevanti c’è quello di genomica applicata (galleria foto seguente), dotato di stazioni robotiche per estrazione del DNA e allestimento delle reazioni, analizzatore di frammenti di DNA, Real-Time PCR, sequenziatore NGS Illumina MiSeq e laboratorio per colture in vitro e trasformazione genetica. Si tratta di una piattaforma avanzata che consente di studiare le basi genetiche dei caratteri agronomici e di rendere più efficiente il miglioramento varietale.
Accanto a questo opera il Laboratorio di metabolomica, con strumentazioni di spettrometria di massa per l’analisi dei metaboliti primari e secondari. Qui la ricerca si concentra sulla qualità e sul valore nutrizionale della granella, con attività che spaziano dall’analisi dei carotenoidi e antociani alla biofortificazione per l’accumulo di ferro e zinco, fino alla valutazione del profilo aromatico della pasta.
Dalla semola alla pasta, fino alla qualità finale
Un altro pilastro della sede è il Laboratorio di tecnologie alimentari e qualità, dedicato alla valutazione delle materie prime e dei trasformati. Sono presenti alveografo, farinografo, sistemi per la valutazione del glutine e dell’amido, molini sperimentali a pietra e a cilindri, oltre a impianti pilota per micropastificazione e panificazione. In questo modo, il CREA di Foggia non si limita allo studio e alla selezione delle varietà di frumento, ma segue l’intero percorso produttivo, dalla molitura alla trasformazione finale.
A completare la dotazione ci sono camere di crescita, camere di conservazione del germoplasma, ed una serie di apparecchiature per la caratterizzazione rapida e a basso costo della granella oltre a una flotta droni, dotati di sensori di vario tipo per la fenotipizzazione in pieno campo. Tutto questo riflette il doppio asse strategico del CREA richiamato da De Vita: controllo genetico e digitalizzazione della gestione agronomica. (Si veda la galleria foto seguente).
Un presidio nazionale per il futuro del duro
La sede di Foggia, forte della sua storia, vive un ruolo nazionale pienamente attivo. Con una cinquantina di dipendenti, oltre ad un folto gruppo di giovani ricercatori e dottorandi, lavora su breeding, qualità, sistemi colturali, agricoltura di precisione, reti varietali e supporto alla filiera. In un contesto segnato da cambiamento climatico, pressione fitosanitaria, nuove richieste qualitative e crescente attenzione alla sostenibilità economica, il frumento duro è chiamato a evolvere rapidamente. Ed è proprio a Foggia che molte di queste traiettorie prendono forma concreta.
Come sintetizza De Vita, il filo conduttore con la storia non si è mai interrotto: cambiano gli strumenti, cambiano i modelli organizzativi, ma resta la vocazione originaria di questa sede, nata per il grano duro e, ancora oggi, centrale per comprenderne, orientarne e accompagnarne l’evoluzione.
Foto in alto di Pasquale De Vita, CREA Foggia.
Autore: Azzurra Giorgio
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