i chiama frana di Petacciato in Molise, una delle più estese d’Europa, il “fil rouge” con la memoria troppo corta di un Paese, dove basta un assaggio d’estate a far subito dimenticare i rischi legati alla fragilità del territorio ed alla crisi climatica che, in questi primi 3 mesi del 2026, sembra essersi accanita sulla nostra Penisola. Sprazzi d’inverno rigido, che si alternano ad estati anticipate; conclamate crisi idriche, interrotte solo da pesanti alluvioni; laghi rimasti semi-asciutti per anni, ma che in poco tempo si riempiono, costringendo a sversare decine di milioni di metri cubi d’acqua in mare; edifici ed infrastrutture danneggiate, economia agricola compromessa, incolumità delle persone messa continuamente a rischio: non c’è regione italiana, che nello scorso quinquennio non abbia subito le conseguenze dell’accentuarsi della crisi climatica.
Adattare il territorio
«Dovrebbero bastare questi dati a convincerci sull’urgente necessità di adattare il territorio alle nuove condizioni climatiche ad iniziare da infrastrutture idrauliche, che furono pensate e realizzate, quando le alluvioni erano un fenomeno sporadico, le estati non duravano 5 mesi e le temperature non segnavano, anno dopo anno, nuovi record storici, impensabili allora alle nostre latitudini» commenta Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI). I pericoli maggiori arrivano sempre dal mare, dove le temperature delle acque continuano a crescere, mantenendosi, a livello globale, su valori di poco inferiori all’anno dei record 2024 (attualmente siamo a +0,48°C rispetto alla media, mentre due anni fa l’anomalia era +0,54°C e l’anno scorso +0,39°C; fonte: Copernicus).
Da domenica prossima è annunciata una nuova perturbazione, che colpirà soprattutto il Nord-Ovest, con accumuli di pioggia che potrebbero superare i 100 millimetri (fonte: ECMWF), la costa tirrenica e la Sardegna (sono previsti circa mm. 50 in 24 ore sul Cilento e sull’isola, dove nel frattempo sono attese temperature intorno ai 30 gradi nelle zone interne centro-settentrionali).
La situazione dei laghi alpini
Il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche indica la decrescita dei livelli idrometrici dei grandi laghi nel Nord Italia: Verbano, Lario e Benaco. Sale, invece, il livello dello specchio lacustre d’Iseo, mantenendosi però sotto la media del periodo. In Valle d’Aosta aumentano i flussi negli alvei di Dora Baltea e torrente Lys. In Piemonte, il mese di marzo è stato più piovoso del consueto (+51%) e la neve è caduta abbondante in quota, registrando un surplus nell’indice SWE (Snow Water Equivalent) in tutti i bacini fluviali, fatta eccezione per quelli di Ticino (-50%) e Toce (-2%); su Piemonte Meridionale ed Occidentale, la risorsa idrica nivale registra rispettivamente +135% e +88%.
Tornano però a decrescere, in modo vistoso, i livelli dei fiumi Tanaro (ora a -47%), Stura di Demonte e Toce. Ancora deficitario è lo stato delle riserve idriche in Lombardia (-25,3%), soprattutto a causa della scarsità di neve al suolo (-40%). Se il versante occidentale delle Alpi sta attraversando un periodo idricamente favorevole, molto diversa è la condizione, in cui versa il Veneto, dove anche il mese di marzo 2026 si è contraddistinto per scarsità di precipitazioni sia pluviali che nivali: dall’ inizio dell’ anno idrologico (1 Ottobre), gli afflussi sono stati superiori alla media a Gennaio e Febbraio, mentre negli altri mesi il deficit pluviometrico è sempre stato ampio (Marzo: -21%), così come l’apporto nivale (nel mese scorso, precipitazioni nevose fino a -28% sulle Dolomiti e -35% sulle Prealpi).
Conseguenza diretta di tale situazione è la scarsità delle portate nei principali fiumi veneti: Brenta, -57%; Adige, -55%; Bacchiglione, -52%; Livenza, -48%; Piave, -39%! Anche in Emilia-Romagna aumenta il numero dei fiumi, le cui portate risultano al di sotto dei minimi storici: ai ricorrenti Santerno ed Enza si aggiunge ora la Secchia; il deficit idrico registrato dal Reno si attesta questa settimana al 60%, mentre quello del Taro è a -69%! Nel Piacentino, i due invasi di Molato e Mignano trattengono rispettivamente mln. mc.7,71 (96,9% di riempimento) e mln. mc.6,99 d’acqua (70,7%). In calo, lungo tutta l’asta, è la portata del fiume Po, che si mantiene nettamente al di sotto dei valori medi di riferimento (a Pontelagoscuro: -47%). In Liguria sono in calo le altezze idrometriche dei fiumi Entella, Vara ed Argentina.
Il Centro-Sud
In Toscana decrescono visibilmente le portate dei fiumi Serchio (ora al 41% della media nel recente ventennio), Arno (al 51%), Ombrone (al 39%). Nelle Marche sono in calo i livelli idrometrici dei fiumi Potenza, Esino e Sentino; mentre cresce il Tronto, sul cui bacino si sono concentrate le precipitazioni più consistenti della scorsa settimana, andandosi ad aggiungere agli afflussi derivati dalla fusione nivale, causata dal repentino aumento delle temperature. I bacini artificiali trattengono attualmente l’84% dell’acqua invasabile.
In Umbria, il mese di marzo è risultato meno piovoso rispetto allo scorso biennio (nel 2026: mm.61,2 di pioggia sulla regione). Nella scorsa settimana si è inoltre ridotta notevolmente l’altezza idrometrica del lago Trasimeno: -cm. 7 (a Polvese); rispetto allo scorso anno, il livello del lago naturale si è abbassato di 30 centimetri, mentre il deficit è di cm. 105 (oltre un metro!) sui valori medi storici. In riduzione è l’altezza del fiume Paglia, mentre stabili sono Chiascio e Topino.
Nel Lazio, decrescenti sono i livelli idrometrici dei laghi “romani” Albano e Nemi (entrambi -cm. 2). Anche questa settimana, il fiume Tevere registra un incremento di portata, mentre ancora troppo scarso è il flusso nel Velino (ora a mc/s 25,15 contro una media negli ultimi 6 anni pari a mc/s 34,81). L’Abruzzo cerca di tornare alla normalità dopo i danni causati dai nubifragi della scorsa settimana; nel Sud della regione, lungo la costa, le cumulate pluviali di Marzo sono state superiori fino al 400% rispetto alla media (ad Ortona sono caduti quasi 300 millimetri di pioggia), mentre in particolare sull’Aquilano e sul Fucino si sono registrati accumuli di pioggia anche di soli 20 millimetri (ad esempio, su Avezzano).
In Campania continuano ad alzarsi i livelli idrometrici dei fiumi Sele e Volturno, mentre stabili rimangono i flussi nel Garigliano; c’è preoccupazione per la nuova perturbazione annunciata sul settore meridionale della regione, perché gli invasi del Velia sono già al colmo. Infine la Puglia, dove i bacini della Capitanata sono pressoché pieni (mln. mc.291,35 su un volume utile autorizzato di mln. mc. 331,9); in soli 7 giorni, al netto degli inevitabili rilasci, i volumi raccolti sono aumentati di mln. mc.138,73.
«L’Italia è un’alunna ripetente alle lezioni del clima, che ormai da anni ripropone scenari di insufficienza idrica, alternati tra Sud e Nord del Paese; di fronte a questo quadro, una rete idraulica inadeguata all’estremizzazione meteorologica e l’insufficiente numero di invasi obbliga a rilasciare ingenti quantità d’acqua, che sarebbe utile invece trattenere sul territorio, perché fondamentali per i momenti di bisogno. Sperando di essere concretamente ascoltati, martedì 14 Aprile presenteremo a Roma le progettualità dei Consorzi di bonifica ed irrigazione per il Piano Idrico Nazionale: un ulteriore contributo a servizio del Paese» conclude Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI.
Autore: Anbi
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