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GRANI DI FORZA? I MOTIVI PER RIPROVARCI

La stagione 24-25 ha messo alla prova i frumenti di forza: le tattiche per riprovarci guardando anche all’estero

L’annata 2024-25, in base ai primi risultati sulle analisi qualitative e alle prime impressioni dei cerealicoltori che abbiamo raccolto sulle pagine di Grano italiano, non è stata particolarmente clemente con alcune categorie qualitative dei nostri frumenti teneri. Sono i grani di forza, in particolare, ad avere sofferto un po’ ovunque, mentre i biscottieri sembrano procedere verso il gradino più alto del podio per produttività e caratteristiche qualitative. L’andamento stagionale complesso e, a tratti, bizzarro, ha premiato quelle varietà che sono più in grado di adattarsi a semine tardive, come lo sono state per la maggior parte al Nord Italia nell’autunno-inverno passato. Allo stesso modo ha avvantaggiato caratteristiche qualitative non particolarmente esigenti, come quelle del frumento biscottiero, appunto.

Non rinunciamo ai grani di forza

Ma ai grani di forza non possiamo rinunciare, anche in considerazione delle eccellenze dell’industria di trasformazione del nostro paese che merita di approvvigionarsi dai produttori italiani. Un supporto a garantire la qualità di queste varietà viene sicuramente dalla pratiche agronomiche e dalla pianificazione attenta di queste ultime, in modo da non trovarsi spiazzati se si dovessero verificare fenomeni meteorologici avversi, capaci di mettere a rischio il raggiungimento degli obiettivi di qualità. Anche la ricerca varietale aiuta i cerealicoltori, offrendo prodotti dai potenziali di resa e di qualità elevata, ma anche in grado di adattarsi a condizioni ambientali complesse e a tollerare fitopatie difficili da prevedere e controllare.

Austria leader nei grani di forza

L’Austria è un paese che ha sviluppato genetiche interessanti e che sta assumendo un peso rilevante anche nelle importazioni di frumento tenero nel nostro paese. Nel periodo 2023-24, infatti, le importazioni dall’Austria hanno rappresentato l’11% del totale, seconde solo a quelle dall’Ungheria: si parla di volumi importanti, considerando che nello stesso periodo il nostro paese ha importato un volume di frumento tenero pari al 50% del suo fabbisogno, corrispondente a circa 5 mln di tonnellate. All’interno dei volumi importati dall’Austria, si registra una prevalenza di frumenti di forza, tanto che il paese è il maggior fornitore per i molini del Nord Italia. Presso la Borsa Merci di Bologna, infatti, è presente la voce  “frumento tenero di produzione estera, nazionalizzata – frumento austriaco di qualità”.

I vantaggi delle varietà di forza

Ma quali sono le caratteristiche dei frumenti di forza austriaci che possono ingolosire i cerealicoltori italiani? Queste varietà, infatti, si adattano anche ai nostri contesti territoriali e sono distribuite da operatori nazionali. Ne abbiamo parlato con un operatore che da anni lavora in questo settore, Alberto Braghin, che ci ha raccontato come queste varietà possano raggiungere produzioni molto elevate e stabili, grazie a piante vigorose e rustiche che si adattano a condizioni di terreni poco fertili e seccagni.

Un esempio che ci porta è il frumento di varietà Aurelius, una pianta sana e rustica che raggiunge i 90-100 cm con una buona resistenza all’allettamento. Ha una spigatura medio-precoce e un ciclo medio-tardivo, garantendo rese con alto W, basso P/L e buon contenuto proteico: le prove condotte da Agricola 2000 in campo nel 2024 hanno riportato una resa di 4,4 ton/ettaro al 13% di umidità e 76,4 di peso ettolitrico. In termini di investimento, la densità di semina richiede di considerare 400-450 semi germinabili/ mq a seconda della data di semina. Infine, la pianta riesce ad avere una ottima tolleranza a malattie come ruggini, oidio e septoriosi.

Autore: Azzurra Giorgio

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