Cosa dice del frumento l’Agricultural Outlook 2025-2035 dell’Unione Europa? Il documento, realizzato da DG AGRI e JRC, delinea una previsione sull’agricoltura europea per il prossimo decennio, e funge da strumento analitico a supporto delle politiche europee. Ebbene, secondo l’Outlook il frumento si conferma una coltura chiave per l’agricoltura europea nel decennio 2025-2035. Il suo futuro, però, sarà segnato più dall’evoluzione delle rese e dell’innovazione che dall’espansione delle superfici. Lo scenario, quindi, è di sostanziale stabilità produttiva in un contesto di forti pressioni climatiche, economiche e competitive.
Superfici in lieve calo, ma rese in recupero
Secondo l’Outlook (il cui testo integrale è raggiungibile a questo indirizzo), la superficie investita a frumento nell’UE è destinata a ridursi leggermente entro il 2035, soprattutto a causa dell’elevato costo dei fertilizzanti, della concorrenza di altre colture e delle crescenti difficoltà operative nelle aree più marginali. Questa contrazione sarà ampiamente compensata dal recupero delle rese, che dovrebbero tornare progressivamente verso i livelli del periodo 2013-2015, con un incremento medio stimato intorno allo 0,1% annuo.
Il miglioramento delle rese è attribuito a più fattori: innovazione varietale, tecniche agronomiche più efficienti, riduzione del gap produttivo tra Europa orientale e occidentale e diffusione di pratiche sostenibili supportate dalle politiche comunitarie.
Produzione stabile per frumento tenero e duro
Nel complesso, la produzione europea di frumento è attesa stabile al 2035. Il frumento tenero dovrebbe attestarsi intorno a 120,6 milioni di tonnellate, mentre il frumento duro è stimato a 7,5 milioni di tonnellate. Entrambi in lieve crescita rispetto al triennio 2023-2025 ma ancora al di sotto dei livelli del 2013-15. Questa stabilità produttiva riflette l’equilibrio tra minori superfici e migliori performance unitarie, in un contesto reso più incerto dalla frequenza crescente di eventi climatici estremi e dalla disponibilità degli input produttivi.
Export UE competitivo, ma più concentrato
L’Unione europea continuerà a essere un esportatore netto di frumento, con un ruolo rilevante sui mercati internazionali. Tuttavia, l’Outlook segnala una maggiore concentrazione geografica delle esportazioni, mentre si riducono i flussi verso alcune aree tradizionali dell’Asia, sempre più autosufficienti.
Sul fronte dei costi, restano centrali le incognite legate a fertilizzanti ed energia. Queste sono aggravate dall’introduzione del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) e dai dazi sui concimi azotati provenienti da Russia e Bielorussia, che potrebbero limitarne l’uso.
Il frumento europeo punta su qualità, efficienza e innovazione
Nel quadro delineato dall’Outlook, il futuro delle produzioni agricole europee passano non dall’aumento delle superfici, ma dalla capacità di migliorare rese, qualità e sostenibilità, mantenendo competitività sui mercati internazionali. Sono richieste scelte tecniche e politiche sempre più mirate, sostenute da un sistema in cui la ricerca applicata, il trasferimento tecnologico e le competenze delle persone sono centrali. La centralità dell’agricoltura nel sistema produttivo e sociale europeo è centrale, essendo anche una leva chiave per la sostenibilità ambientale e il benessere della popolazione. Le politiche agricole, quindi, sono politiche strategiche, chiavi per superare le logiche di redistribuzione e sostenere nuove generazioni di imprenditori agricoli consapevoli e forti.
La vera posta in gioco
Condividiamo, a questo riguardo, le riflessioni di Antonio Di Giulio, pubblicate su Georgofili INFO.
La vera posta in gioco per l’agricoltura europea nei prossimi dieci-quindici anni non è semplicemente “adattarsi” alle trasformazioni in corso, ma ridefinire il proprio ruolo strategico nel progetto politico ed economico dell’Unione. Il punto centrale non è quanto produrremo, bensì come, per chi e con quali effetti sistemici su ambiente, territori e coesione sociale.
La politica agricola smette così di essere una politica settoriale e diventa una leva strutturale di sviluppo.
Dati chiave per il futuro agricolo
Secondo il rapporto, il valore nominale della produzione agricola europea è destinato a raggiungere circa 605 miliardi di euro nel 2035, con una crescita media annua dello 0,8 %. I costi intermedi, tra cui energia, fertilizzanti e mangimi, cresceranno dello 0,7 % all’anno, con i mangimi che rappresenteranno circa il 38 % del totale. L’occupazione agricola continua a diminuire, passando dagli 8 milioni di unità di lavoro attuali a circa 6,9 milioni nel 2035, mentre la produttività del lavoro crescerà a un ritmo moderato dell’1 % annuo.
Questi numeri non sono semplici proiezioni, ma segnali chiari della necessità di politiche lungimiranti e strutturali.
Il primo snodo riguarda il passaggio da una logica di sostegno a una logica di investimento. La PAC, nella sua architettura attuale, tende ancora a compensare fragilità più che a costruire capacità. La traiettoria di medio periodo dovrebbe invece puntare a trasformare l’agricoltura in un’infrastruttura produttiva avanzata: meno dipendente da input esterni, più autonoma sul piano energetico, più capace di generare valore lungo le filiere. Questo implica spostare il baricentro delle politiche verso ricerca applicata, trasferimento tecnologico e capitale umano, con particolare attenzione ai giovani agricoltori e alle nuove forme di imprenditorialità rurale.
Il secondo asse strategico è la resilienza, che non può essere ridotta a una gestione assicurativa del rischio. Resilienza significa capacità di adattamento strutturale: sistemi produttivi più diversificati, filiere meno fragili, maggiore integrazione tra agricoltura, bioeconomia ed economia circolare. A medio termine ciò richiede una revisione delle specializzazioni territoriali troppo rigide; a lungo termine implica ripensare il rapporto tra produzione alimentare, servizi ecosistemici e pianificazione dello spazio rurale.
Il terzo nodo è il superamento della falsa dicotomia tra sostenibilità ambientale e competitività. La questione non è se l’agricoltura europea possa permettersi la transizione ecologica, ma se possa permettersi di non farla. L’innovazione ambientale non è un costo, ma un investimento strategico. Chi governa gli standard produttivi sostenibili governa anche l’accesso ai mercati di qualità. La politica pubblica deve quindi passare dalla regolazione difensiva alla promozione attiva di modelli produttivi ad alto valore ambientale.
Un quarto elemento cruciale riguarda la sovranità alimentare in senso moderno. Non si tratta di autarchia, ma di capacità europea di controllare le proprie dipendenze strategiche: fertilizzanti, mangimi, energia, acqua. L’agricoltura entra così nel campo della sicurezza economica e geopolitica dell’Unione, e deve dialogare in modo strutturale con le politiche industriali, energetiche e commerciali.
Sul piano temporale si delineano due orizzonti distinti.
>Nel medio periodo (5-7 anni) la priorità è costruire coerenza tra strumenti: PAC, politiche ambientali, politiche industriali e politiche della ricerca devono convergere su obiettivi comuni e misurabili.
Nel lungo periodo (10-20 anni) la sfida è istituzionale: dotare l’Unione di una governance agricola capace di pensare in termini sistemici, non solo redistributivi. L’agricoltura diventa uno dei pilastri della trasformazione economica europea, al pari dell’energia e del digitale.
Infine, il ruolo del mondo accademico è decisivo. Non si tratta solo di valutare le politiche, ma di contribuire alla loro progettazione. La politica agricola europea ha bisogno di modelli analitici capaci di integrare economia, ecologia, dinamiche sociali e territoriali. Senza questo salto di qualità, il rischio è di continuare a governare il futuro con strumenti concettuali del passato.
In questa prospettiva, l’agricoltura europea non è più un settore da proteggere, ma una piattaforma strategica da sviluppare. È qui che si gioca una parte essenziale della credibilità dell’Unione come progetto di sviluppo sostenibile e di autonomia economica.
Fonte: www.georgofili.info




