La tendenza ribassista descritta nell’analisi precedente (LEGGI) per la merce di origine estera arriva a colpire anche il prodotto nazionale nelle sedute di borsa dell’ultima settimana. I cali interessano sia il frumento tenero che il duro, in seguito al diffondersi in ogni mercato dell’incertezza per il prossimo futuro.
L’INCERTEZZA DIFFONDE I CALI NELLE QUOTAZIONI DEL TENERO
Le quotazioni relative al tenero nazionale a Milano registrano cali di 3 €/t per il panificabile superiore e 5 €/t per il biscottiero. Le origini estere sono in calo per il comunitario panificabile e per il prodotto canadese e statunitense di 5 €/t. A Bologna calo omogeneo di 2 €/t per tutte le voci relative al tenero nazionale, ad eccezione del sempre maggiormente disponibile di forza che perde 4 €/t. Per il prodotto estero, – 5 €/t per la merce nordamericana e – 4 €/t per il comunitario. Tali variazioni sono effetto dell’incertezza sui mercati derivata dalla guerra tariffaria innescata dall’amministrazione Usa. Per il momento non vi sono limitazioni dirette, in seguito al rinvio dei dazi per il grano da parte del presidente Trump, ma due dinamiche innescate dall’attuale contesto di mercato influiscono negativamente sulle quotazioni.
Uno è il calo dei mercati a termine, come spiegato la scorsa settimana, l’altro è la svalutazione del dollaro. Entrambe le tendenze sono proseguite negli ultimi sette giorni. Dapprima si è verificata ad una riduzione dei prezzi espressi in € per il prodotto nordamericano per poi colpire anche le quotazioni del prodotto comunitario e nazionale. Ciò in quanto si tratta di mercati strettamente interconnessi, ancor di più nell’ultimo anno per il grano tenero. Secondo il report redatto da Anacer (VEDI), infatti, nel 2024 le importazioni di grano tenero nella nostra penisola sono cresciute di +1,19 mln di tonnellate rispetto al 2023, un incremento percentuale del +22%.
DURO IN CALO, COLDIRETTI PREOCCUPATA
Per il grano duro si registra un calo di 3 €/t per tutte le voci presenti nel listino bolognese. Tale variazione arriva per effetto del calo del valore del dollaro e di un surplus di offerta dal Canada, uno dei principali esportatori verso l’Italia. Una crescita nella propensione alla vendita che scaturisce dalla preoccupazione dei produttori canadesi per la possibile introduzione di dazi verso gli Usa, per il momento rimandata, a cui potrebbero seguire ulteriori barriere tariffarie da altri Paesi o dall’Ue stessa.
La possibilità di una chiusura degli States verso il Paese dell’acero, preoccupa anche in prospettiva i produttori nostrani come denunciato di recente da Coldiretti. Il sindacato giallo verde riporta che già nella campagna in corso un aumento del 68% delle importazioni di grano duro canadese ha fatto crollare i prezzi agli agricoltori italiani. Ciò nonostante la riduzione delle scorte nell’UE e le difficoltà produttive nazionali dovute alla siccità. Questo incremento potrebbe proseguire nel prossimo futuro se i canadesi dovessero vedere ridotto uno sbocco commerciale importante come gli Usa. L’associazione ricorda come la scarsa remunerazione del mercato in corso ha portato ad una riduzione delle superfici coltivate stimata attorno al 6-7%, con punte del 10% in Puglia e Sicilia. Nelle dichiarazioni viene sottolineato anche che il grano importato è spesso trattato con glifosato, vietato in Italia, sollevando preoccupazioni sulla sicurezza alimentare. L’associazione chiede regole di reciprocità e trasparenza nel commercio internazionale.