mosca gialla del grano
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LA MOSCA GIALLA DEL GRANO

Paolo Bonivento analizza la minaccia del frumento

Nelle distese cerealicole che disegnano il paesaggio rurale italiano, tra il verde intenso delle prime fasi vegetative e l’oro delle spighe mature, si consuma un’interazione biologica silenziosa e costante tra le coltivazioni di grano e un piccolo dittero autoctono. Si tratta del Chlorops pumilionis, comunemente noto come Mosca gialla del grano o Cloropo, un insetto che accompagna da sempre la storia dell’agricoltura nella penisola, la cui presenza è tanto diffusa quanto talvolta sottostimata fino alla comparsa dei primi sintomi. La sua esistenza e il suo impatto sulle colture rappresentano un esempio emblematico di come la fenologia degli insetti e quella delle piante si intreccino, determinando il successo o il fallimento di un’annata agraria.

Questo piccolo dittero, il cui adulto non supera i pochi millimetri di lunghezza e si distingue per una livrea gialla solcata da caratteristiche strisce nere sul torace, non è l’agente diretto del danno, bensì il vettore di una progenie vorace. Il ciclo vitale del Cloropo si articola generalmente in due generazioni annuali, sincronizzate con precisione quasi perfetta con le fasi di crescita del frumento. La prima generazione, quella primaverile, e la seconda, quella autunnale, costituiscono i due momenti critici in cui l’agricoltore deve prestare la massima attenzione, poiché è la larva, un piccolo organismo apodo di colore biancastro, a scavare gallerie nei tessuti vegetali, compromettendo la vitalità della pianta dall’interno.

I danni della mosca gialla

La narrazione del danno inizia spesso in autunno, quando le temperature miti favoriscono l’attività degli adulti della seconda generazione. In questa fase, le femmine depongono le uova sulle foglie delle giovani piantine di grano appena emerse. Una volta schiuso l’uovo, la larva compie un breve tragitto per penetrare all’interno del fusticino centrale, dirigendosi verso il cuore vegetativo. L’attività trofica della larva in questo stadio provoca un sintomo inequivocabile noto come “cuore morto”. La foglia centrale ingiallisce precocemente, dissecca e si stacca con estrema facilità se tirata, mentre le foglie più esterne rimangono paradossalmente verdi. La pianta, nel tentativo di sopravvivere a questa aggressione che ne ha compromesso l’asse principale, reagisce stimolando l’emissione di numerosi germogli laterali. Il risultato visivo è un campo che appare disordinato, con piante dall’aspetto cespuglioso, eccessivamente accestite ma deboli, incapaci di produrre spighe di valore.

Tuttavia, è con la generazione primaverile che si manifesta il danno economicamente più rilevante per la produzione finale di granella. Quando il grano si trova nella delicata fase di levata, ovvero quando il fusto si allunga per portare la spiga verso l’alto, le larve nate dalle uova deposte in primavera scendono lungo la guaina dell’ultima foglia. Qui, esse attaccano il peduncolo della spiga in formazione, scavando un solco longitudinale che agisce come una sorta di strozzatura. L’effetto sulla pianta è drammatico e visibile anche a distanza: la spiga fatica a fuoriuscire dalla guaina fogliare, rimanendo parzialmente o totalmente intrappolata. Questa condizione, spesso descritta come “gotta” del grano, porta alla formazione di spighe deformi, contorte e sterili. Anche qualora la spiga riesca a emergere, il flusso linfatico interrotto o limitato dall’azione della larva impedisce il corretto riempimento delle cariossidi, che risulteranno striminzite, leggere e di scarsa qualità molitoria.

La difesa dalla mosca gialla del grano

Di fronte a tale minaccia, la difesa delle coltivazioni non può basarsi su reazioni impulsive o sull’uso indiscriminato di insetticidi, bensì richiede una strategia ragionata che affonda le radici nella prevenzione agronomica. La lotta chimica diretta, infatti, presenta notevoli limiti operativi, poiché la larva, una volta penetrata nel culmo, è protetta dai tessuti vegetali e risulta difficilmente raggiungibile dai trattamenti. Inoltre, individuare l’esatta finestra temporale in cui colpire gli adulti prima dell’ovideposizione richiede un monitoraggio costante e complesso, spesso non sostenibile economicamente su grandi estensioni.

Di conseguenza, l’arma più efficace nelle mani dell’agricoltore risiede nella gestione delle pratiche colturali, mirate a spezzare la sincronia tra il ciclo dell’insetto e quello della pianta. La data di semina, in particolare per il grano autunnale, gioca un ruolo cruciale. Ritardare le semine, evitando di operare troppo precocemente nel mese di ottobre, permette alle piantine di emergere quando il volo degli adulti della seconda generazione è ormai terminato o in forte declino, riducendo drasticamente le probabilità di infestazione. Parallelamente, la gestione della fertilità del suolo assume un peso rilevante: eccessi di azoto, che stimolano una crescita vegetativa rigogliosa e rendono i tessuti teneri e acquosi, finiscono per attrarre maggiormente il parassita e facilitare la penetrazione delle larve. Una concimazione equilibrata contribuisce invece a indurire i tessuti, rendendo la pianta meccanicamente più resistente.

Non meno importante è la scelta varietale. Sebbene non esistano varietà totalmente immuni, l’esperienza in campo ha dimostrato che alcune cultivar, caratterizzate da una rapida levata o da particolari conformazioni delle guaine fogliari, subiscono danni minori rispetto ad altre. L’integrazione di queste scelte con una corretta rotazione delle colture, evitando di seminare grano su grano o su orzo per anni consecutivi, aiuta a contenere la popolazione del parassita residente nell’appezzamento, interrompendone il ciclo biologico e diluendo la pressione dell’attacco.

Non abbassare la guardia

In conclusione, la convivenza con il Chlorops pumilionis richiede un approccio olistico, dove l’osservazione attenta del campo e la conoscenza dei meccanismi biologici prevalgono sul semplice intervento curativo. La difesa del grano dalla Mosca gialla non è una battaglia che si vince con la forza bruta, ma con l’intelligenza agronomica, anticipando le mosse dell’insetto e creando un ambiente colturale sfavorevole al suo sviluppo, garantendo così la sanità e la produttività di una delle risorse più preziose dell’agricoltura italiana.

 

Autore: Paolo Bonivento (Trieste – Brescia – Roma – Napoli)

Il dr. Paolo Bonivento è un Perito Agrario impegnato in attività relative all’entomologia urbana ed agraaria. Effettua valutazioni d’impatto ambientale ed ecologico (terrestri, marine e aeree); si occupa della consulenza sull’impiego di strumenti scientifici e tecnici oltre all’identificazione ed al trattamento degli organismi infestanti nonché alla valutazione dei danni alle coltivazioni. La sua attività include anche ambiti forensi con stime generali riguardanti contenziosi ed analisi dei danni.

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