Lazio alle prese con il Fusarium
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LAZIO ALLE PRESE CON IL FUSARIUM

Come gestire le malattie del grano nel Lazio: intervista con Antonio Parenti

L’esperienza dei cerealicoltori del centro Italia.

Come abbiamo visto nel precedente articolo (Il Lazio si affida alle rotazioni), l’aumento dei costi di produzione ha un forte impatto anche sulla lotta alle infestanti e alle fitopatie. Perciò è importante una gestione virtuosa delle risorse. Ne parliamo con Antonio Parenti presidente Confagricoltura Lazio.

Antonio Parenti presidente di Confagricoltura Lazio e titolare di un’azienda multidisciplinare con annesso agriturismo nel comune di Montalto di Castro (VT) delle dimensioni di circa 160 Ha ci dice: « Nella regione Lazio il grano viene coltivato soprattutto nella fascia tirrenica e in alcune zone interne nella parte centro-nord della regione. Ciò avviene in presenza di zone a giacitura collinare nelle province di Rieti e Viterbo. Inoltre, questa coltivazione interessa naturalmente anche la provincia di Roma.

Nella mia zona le malerbe che danno più problemi sono quelle a foglia stretta che sono più veloci nella crescita. Tendono ad “affogare” il grano nella fase di botticella prima della spigatura. Io così come tutti i miei colleghi del viterbese negli ultimi anni siamo diventati molto più ”virtuosi” e tendiamo ad utilizzare pochissimo concime e quando possibile eliminiamo i diserbi. Queste due voci di costo sono infatti molto impattanti sulla coltivazione.

Perciò si tende a seminare un po’ più tardi, facciamo una lavorazione in più del terreno. Inoltre, utilizziamo sovesci con leguminose che apportano azoto in maniera naturale ai terreni. Il tutto per poter contenere i costi e cercare di rendere sostenibile la coltivazione del grano». spiega Parenti
Tra le malerbe a foglia stretta che danno problemi alla coltivazione del grano ci sono quelle appartenenti alla famiglia delle graminacee classe monocotiledoni.

Tra queste sicuramente quella che riveste più importanza è il loietto (Lolium spp) per i danni economici che può causare. Tra le altre infestanti graminacee meritevoli di considerazione si possono citare le specie appartenenti ai generi Avena, Phalaris, e Poa.

IL CAMBIAMENTO CLIMATICO IMPATTA SULLO SVILUPPO SULLE FITOPATIE

«la fascia tirrenica a parte gli ultimi anni è sempre stata caratterizzata da un clima abbastanza arido. Questo tipo di clima non permette di avere le condizioni climatiche ideali per lo sviluppo di malattie. Allo stesso tempo la scarsità di precipitazioni non consente di ottenere rese molto elevate. Rispetto ad altri territori qui si raggiungono rese di 35 q/Ha» osserva l’agricoltore laziale. Che ci racconta problematiche analoghe a quelle che abbiamo incontrato in Sardegna
(Come combatto le infestanti)
Un altro problema temibile per i cerealicoltori laziali è quello del fusarium: abbiamo studiato il problema l’anno scorso a Piacenza. In quell’occasione, abbiamo partecipato ai campi prova organizzati da Agricola 2000 (Fusarium  in agguato)
«In quest’annata caratterizzata da una piovosità elevata con un alto tasso di umidità presente nell’aria sicuramente avremo problemi di malattie fungine. In particolare, si prevedono problematiche di fusarium, mal del piede e oidio. Un aspetto importante da considerare è l’assenza da qualche anno a questa parte del vento freddo di Tramontana che caratterizzava il periodo delle semine. Quest’ultimo è stato sostituito da un vento proveniente da sud che porta umidità. Ciò favorisce l’insorgenza di fitopatie. Afidi e altri parassiti terricoli invece non hanno mai storicamente causato danni rilevanti nella zona» spiega Parenti.

UNA FILIERA NON OPPORTUNAMENTE VALORIZZATA: UN ULTERIORE PROBLEMA

«Oltre ai problemi derivanti dagli elevati costi di produzione e dalla bassa remunerazione del cereale, nella regione Lazio abbiamo il grosso problema della mancanza di una filiera produttiva in grado di valorizzare a livello nazionale il grano prodotto nella regione: non abbiamo centri di stoccaggio del cereale idonei, ci sono solo commercianti con piccoli centri di stoccaggio che poi vendono il prodotto ad aziende di trasformazione quali molini o pastifici fuori regione, in altre regioni come la Puglia la presenza di strutture adeguate che sono in grado di valorizzare la filiera fa si che queste ultime riescono a vendere il loro grano a prezzi decisamente superiori rispetto a quello laziale a parità di qualità visto che possono permettersi di contenere i costi di produzione avendo una capillare rete di trasformazione molini e pastifici diffusa sul territorio» conclude Parenti.

Autore: Alessandro Contini

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Alessandro Contini

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