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LE MANI SULLA NOSTRA TERRA

Perchè il voto sul Mercosur sarà bypassato

Nel 2019, Putin dichiarò al Financial Times che l’ideologia liberale ha “oltrepassato il suo scopo”. Lo disse in un’intervista in cui parlò di tante cose, ma il concetto non passò inosservato, perché, nel marasma della post-globalizzazione non era l’annuncio di qualcosa che doveva avvenire ma che stava già avvenendo. Si disse che era un manifesto del sovranismo. In realtà se il sovranismo fosse veramente un movimento di riconquista della sovranità nazionale non avrebbe alcun bisogno di abbattere la democrazia liberale, fatta di diritti e di procedure che il sovranismo bolla come inefficienti e superate.

Sei anni dopo, è chiaro che l’assalto alla democrazia liberale e lo smantellamento del pluralismo non è una strategia sovranista: ieri sera, al termine del Consiglio europeo che doveva decidere cosa fare dopo lo stop imposto dall’Europarlamento al patto col Mercosur, il presidente Antonio Costa (socialista, quindi non sovranista) ha liquidato la questione così: «Il Consiglio ha già deciso la settimana scorsa non solo di autorizzare la Commissione a firmare l’accordo con Mercosur ma anche di procedere all’applicazione provvisoria dell’accordo. Questa è la posizione del Consiglio. Invito quindi la Commissione ad avvalersi di questa decisione e ad attuare l’accordo provvisorio». Il voto del Parlamento europeo? Carta straccia.

Il voto del Parlamento

Uno dei dati più spaventosi della vicenda del Mercosur non è l’impatto sulle importazioni agricole e neanche la rabbia con cui Confindustria abbia definito “inadeguata” un’Europa che non fa quello che vogliono gli industriali – bravi ad esportare il made in Italy che producono con materie prime non italiane – ma la disinvoltura con cui i governi di tutti i colori e la stessa Commissione vogliano bypassare il voto del Parlamento europeo solo perché contrario alle loro strategie e come se l’assemblea elettiva non rappresentasse il popolo molto più di quanto lo rappresentino governi eletti solo da una maggioranza e solo per applicare le decisioni di quel Parlamento che rappresenta il popolo.

In tutto questo, il punto debole degli agricoltori è che nessuno di loro, come nessun cittadino, si sente “popolo” e nessuno di loro crede che la parola “democrazia” sia un valore. Queste stesse frasi sono lette con disincanto, delusione e forse fastidio anche da te che le leggi… eppure tutti questi “poteri” hanno un’unica fonte legale, che è il voto popolare. Bisognerebbe interrogarsi se invece di un sempre minor controllo dell’elettorato (che ha la colpa di non votare) sugli apparati non servano al contrario controlli più stringenti. Più diritti, non meno. Il mainstream obietterà che questo danneggerebbe l’efficienza del sistema: ma a cosa serve l’efficienza di un sistema che impoverisce chi lo vota?

La politica (anti)agricola

A queste dinamiche si sovrappone la politica (anti)agricola europea, sempre meno agricola. Dopo una fase improntata a sussidiare gli agricoltori perché garantissero la sicurezza alimentare e una seconda, di cui siamo all’epilogo, in cui vengono sussidiati per custodire l’ambiente come se fossero guardie forestali a casa loro, si è deciso in stanze inaccessibili agli elettori che la produzione agricola interna è sacrificabile, con buona pace della sicurezza alimentare. Per questo, da anni, è scattata una manovra a tenaglia. Da una parte la riduzione del budget e la deregulation dei dazi  e dall’altra un dumping inverso: veti ambientali che impediscano agli agricoltori europei, che pure hanno capacità e tradizione, di essere competitivi.

La conseguenza di questo assedio, camuffato da proclami sui patrimoni dell’Unesco è la vendita delle aziende agricole a chi non è interessato a produrre cibo ma a investire capitali nella proprietà fondiaria di aree una volta rurali e oggi fortemente urbanizzate, piuttosto che in zone marginali ma vocate alla produzione energetica. Una riforma agraria al contrario. Sotto il cappello di un sovranismo in cui chi vota e produce non è più sovrano da un pezzo. (Nella vignetta, l’intelligenza artificiale reinterpreta la teoria medievale dei due soli, Papato e Impero, impersonati oggi dalle grandi autarchie.

Autore: Paolo Viana

La teoria medievale dei due soli rivisitata dall’intelligenza artificiale

 

 

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