Proseguono le proteste degli agricoltori contro le scelte della politica europea e nazionale nel settore agricolo, i troppi vincoli e la burocrazia e la tirannia dei mercati (ne abbiamo parlato qui https://www.risoitaliano.eu/protesta-in-risaia/). Gruppi spontanei di agricoltori hanno proseguito a organizzare raduni e cortei da Torino a Pescara, da Venezia ad Avellino, con grossi disagi anche in autostrada, dove sabato 27 gennaio il casello dell’A1 di Orte è stato chiuso.
Intanto, in Europa, grossi disagi in Belgio e in Francia, dove la protesta è stata molto più dura e gli agricoltori minacciano di paralizzare Parigi con 600 trattori. Nel nostro paese i gruppi promotori della protesta restano nella legalità: sono sorti in maniera spontanea in tante province e diffondono le comunicazioni attraverso messaggi e post sui social. Per ora i sindacati si mostrano cauti rispetto alle mobilitazioni.
Questa settimana sono ancora attivi i presidi partiti nei giorni scorsi e nuovi raduni sono convocati: Riscatto Agricolo, ad esempio, ha mobilitato per il 30 gennaio gli agricoltori lombardi, toscani, umbri e sardi in numerose province. Poi, altre iniziative locali ci saranno a Novara e Roma.
Settimana di protesta ad Alessandria
Abbiamo parlato con Roberto Gavio, agricoltore di Alessandria, che ci ha raccontato della protesta che sabato 27 gennaio ha portato 250 trattori in zona Orti, un raduno promosso dal Coordinamento Agricoltori Autonomi di Alessandria e Asti e programmato fino al prossimo 3 febbraio. «Sono presenti anche rappresentanti provenienti da Torino, Novara e Vercelli e tanti cittadini si dimostrano interessati alle nostre istanze» ci dice e prosegue: «mercoledì 31 è previsto un sit in e un corteo che attraverserà la città di Alessandria e passerà davanti alla prefettura, con un possibile incontro con le istituzioni».
Le motivazioni della protesta
Roberto Gavio ci ricorda che le motivazioni sono innanzitutto legate al problema della «redditività delle aziende agricole che ormai non esiste più: si lavora in perdita, o si fallisce o si chiude. In tutti i settori, non solo nel grano, i prezzi pagati agli agricoltori sono tanto distanti da quelli che pagano i consumatori, questo a fronte di costi in aumento da anni. Noi agricoltori non decidiamo mai sui prezzi, né nell’acquisto dei mezzi tecnici né nella vendita dei nostri prodotti». E prosegue: «un altro punto dolente sono le importazioni incontrollate e senza criterio: le nostre porte sono aperte a prodotti da ogni parte del mondo a prezzi bassissimi, cosa che ci abbatte i redditi e su cui si inserisce la speculazione». Roberto Gavio conclude: «poi c’è la burocrazia e la politica europea che non comprende la nostra realtà, impone vincoli che aumentano i costi e non hanno una razionalità. E’ importante riequilibrare la catena del valore per la sopravvivenza del settore, il rischio è diventare sempre più dipendenti dall’estero con tutti i problemi che ne conseguono per l’economia del paese».
Un po’ di considerazione
Anche i nostri lettori ci contattano per far sentire la loro voce. Giuseppe Baldini, allevatore di bovine da latte di Reggio Emilia per la produzione di Parmigiano Reggiano, ci scrive: «l’agitazione degli agricoltori a mio avviso non ha solo radici economiche, noi siamo una categoria che è consapevole che non si arricchirà, facciamo un lavoro e una vita per passione: ci basta vivere dignitosamente per noi e per le nostre famiglie cercando eventuali opportunità per le generazioni future. È sulla dignità che mi soffermo, troppo spesso siamo accusati di essere inquinatori e di maltrattare i nostri animali, di erodere risorse naturali e questo mi crea una sensazione di profonda ingiustizia. Lavoriamo e viviamo con la natura e con i nostri animali tutti i giorni per una vita intera, convinti di essere importanti per la collettività e l’unica cosa che chiediamo, a parte il giusto compenso, è un po’ di considerazione».
Autore: Azzurra Giorgio
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