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RIPARTIRE DALLA MANUTENZIONE

Macchine per il diserbo, 9 problemi su 10 sono prevenibili con la semplice manutenzione ordinaria

Chiedete a chiunque abbia esperienza con le macchine agricole per il diserbo “Cosa posso fare per evitare problemi?”. La risposta che otterrete sarà una sola, e molto chiara: manutenzione ordinaria, corretta regolazione, e formazione. Tre parole che sembrano scontate, tre concetti che molti conoscono benissimo in teoria, ma che nella pratica quotidiana vengono troppo spesso trascurati, rimandati, o eseguiti in maniera superficiale. Eppure, proprio come nella cura della salute umana, è molto più semplice — ed economico — prevenire che curare. Noi lo abbiamo chiesto a tre esperti del settore: Marco Zini, Agronomo e ricercatore presso Innovatech Agro (https://www.innova-tech-agro.com), Emanuele Biscaldi, Precision Technology Business Manager di Agrimacchine, e Biagio Sellaro, meccanico riparatore specializzato di macchine agricole di AgriBi di Lamporo (Vercelli).

I problemi più frequenti che tutti loro vengono chiamati a risolvere sono di tre tipi: problemi legati all’usura delle componenti, problemi legati alla corretta regolazione del mezzo, e infine problemi legati alla mancanza di formazione dell’operatore. Quest’ultimo punto merita un’attenzione particolare: in un settore in cui la tecnologia avanza a ritmi sempre più sostenuti, l’operatore che si trova di fronte a macchinari sempre più complessi senza l’adeguata preparazione rischia di operarli in maniera errata, causando danni alla coltura, al campo, e alla macchina stessa. Ma procediamo con ordine.

Manutenzione: un obbligo di legge e uno strumento di lavoro

Parlando di manutenzione, la legge italiana impone revisione e manutenzione delle macchine agricole con cadenza biennale per i contoterzisti, e triennale per gli imprenditori agricoli. Si tratta di un obbligo normativo che punta a garantire la sicurezza degli operatori e la corretta funzionalità dei macchinari sul territorio nazionale. Tuttavia, tutti gli esperti che abbiamo intervistato concordano nel sostenere che la legge rappresenta solo un punto di partenza — il minimo indispensabile — e che nella realtà operativa di un’azienda agricola efficiente, affidarsi esclusivamente alla revisione biennale o triennale è del tutto insufficiente. «La macchina va curata, pulita, mantenuta, e correttamente rimessata ogni anno» sostengono all’unisono i tre professionisti.

La logica è semplice: anche una macchina utilizzata e regolata al meglio, nel corso di una stagione è soggetta ad usura, vibrazioni, polvere, intemperie, agenti chimici e stress meccanici che possono causarne malfunzionamenti e perdita di tarature. Ignorare questo ciclo naturale di deterioramento significa accumulare problemi invisibili che, inevitabilmente, emergeranno nel momento meno opportuno: in piena campagna, con le finestre di intervento che si chiudono.

Pensare alla manutenzione come a una voce di costo è un errore concettuale. È invece una forma di investimento: ogni ora dedicata alla revisione preventiva equivale a risparmiare ore — e talvolta giorni — di fermo macchina in stagione, con tutte le conseguenze agronomiche ed economiche che ne derivano. Un fermo macchina durante i giorni critici del trattamento erbicida in post-emergenza precoce può vanificare settimane di lavoro preparatorio e richiedere interventi di recupero molto più costosi, quando non è addirittura troppo tardi per intervenire efficacemente.

Problemi di usura

Ugelli, pompe, valvole di ritorno, cuscinetti, cardini, manometri. Questi sono i principali componenti soggetti a usura che portano a problemi in campo quando non vengono controllati e sostituiti con la dovuta regolarità. La difficoltà di questi guasti risiede nel fatto che i loro effetti spesso non sono immediatamente evidenti: la pompa che perde pressione in modo graduale, l’ugello che si consuma e modifica il profilo della nebulizzazione, la valvola che non garantisce più una tenuta perfetta. Tutti segnali impercettibili che, sommati tra loro, generano risultati insoddisfacenti in campo. Il problema di fondo è che ci si accorge di questi malfunzionamenti spesso solo una volta in campo, quando il danno è già fatto: applicazioni non uniformi, dosi errate, aree non trattate, colture bruciate, ambiente inquinato da sovradosaggi, e malerbe che si godono il terreno fertile e lavorato mentre la coltura arranca.

È evidente che gli impatti sono concreti e si traducono in riduzione, anche significativa, di quantità e qualità della resa, spreco di prodotti fitosanitari e ore di lavoro, e aumento dei costi di gestione sia nella stagione corrente che in quelle successive — ad esempio quando popolazioni di malerbe non correttamente controllate diventano più difficili da gestire nelle annate a venire. Eppure per prevenire la grande maggioranza di questi problemi bastano due semplici attenzioni: eseguire la manutenzione annuale delle macchine, e prepararle adeguatamente per il rimessaggio a fine stagione. Operazioni che richiedono tempo e una certa disciplina organizzativa, ma che si ripagano abbondantemente nel corso della stagione successiva.

Problemi di regolazione

I problemi di regolazione, proprio come quelli di usura, portano a danni seri alla coltura, al campo, all’ambiente, e al portafoglio dell’agricoltore. Ciò che rende questi problemi particolarmente insidiosi è la loro natura tecnica: spesso non basta voler fare bene, bisogna sapere come farlo bene. In particolare, è fondamentale regolare accuratamente l’altezza della barra in funzione degli ugelli montati, e regolare correttamente la pompa e gli organi di miscelazione per garantire un mix omogeneo in botte e una pressione uniforme agli ugelli. Per fare questo è necessario aver eseguito prima un controllo durante la revisione, e aver verificato che i manometri siano correttamente tarati. Una catena di verifiche interdipendenti: se viene meno un anello, l’intera catena perde efficacia.

Un errore comune che spesso si osserva sul campo è quello di dare per scontato che le regolazioni effettuate nella stagione precedente siano ancora valide. Nel corso di mesi di utilizzo, di rimessaggio, e di eventuali interventi di riparazione, molte tarature possono essere alterate. Riprendere la stagione verificando da zero tutte le impostazioni è una buona pratica che può fare la differenza tra una campagna trattamenti efficace e una caratterizzata da risultati incerti e costosi.

Regolazione dell’altezza della barra

Torniamo a parlare di regolazione delle irroratrici con Marco Zini: «La distanza da tenere dall’obiettivo da raggiungere dipende dall’angolo di proiezione dell’ugello. L’ugello deve operare a 50 cm di distanza dall’obiettivo se ha un’angolazione di lavoro di 110°, mentre deve essere di 80 cm in caso di angolazione di 80°. Questo parametro si trova facilmente sopra l’ugello stesso ed è la prima parte del codice di riconoscimento.

Altezze troppo basse portano a sovrapposizioni mancanti che creano zone dove il prodotto arriva meno concentrato; altezze troppo elevate portano a maggiore deriva e quindi a una riduzione dell’efficacia del trattamento». Una regolazione errata dell’altezza della barra non è semplicemente una questione di inefficienza: nei casi più gravi può determinare la differenza tra un trattamento efficace e uno che, in pratica, non ha alcun risultato sul controllo delle malerbe. A questo si aggiunge il rischio di deriva, con prodotto fitosanitario che raggiunge zone non bersaglio, con potenziali implicazioni ambientali e di rispetto dei buffer di sicurezza previsti dalla normativa sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari.

Regolazione della pressione: pompe, manometri e valvole

Malfunzionamenti al manometro, erronea calibrazione delle valvole di ritorno delle singole sezioni, e mancata verifica della pressione corretta della membrana stabilizzante all’interno della pompa dell’irroratrice: tutti questi elementi portano a una distribuzione irregolare in termini di portata fra gli ugelli e di dimensioni delle gocce erogate. Il risultato è una possibile riduzione dell’efficacia del prodotto anche “a macchia d’olio” all’interno del campo, con zone meglio trattate e zone di fatto non protette. Le valvole dei cosiddetti “ritorni” mal regolate portano a cambiamenti nella pressione e nelle portate quando si va ad attivare o disattivare le sezioni nei punti irregolari del campo, con rischi di portate molto basse o eccessive che incidono sulla concentrazione del prodotto distribuito.

In ultimo, una dimenticanza comune è la mancata verifica della pressione della membrana, che ha il compito di stabilizzare la pressione durante la distribuzione e garantire una erogazione costante e uniforme su tutta la barra. «Un errore comune che vedo — dice Emanuele — è quello di partire con la stagione dei trattamenti senza prima eseguire una prova a vuoto con sola acqua. Il costo della prova è praticamente nullo, ma può evitare danni importanti in campo dovuti a malfunzionamenti dei sistemi». Un consiglio apparentemente banale, ma che nella pratica viene troppo spesso saltato nella fretta di iniziare la stagione.

Problemi di formazione

“Ho sempre fatto così, e ha sempre funzionato.” Questa frase, nelle sue infinite varianti, è probabilmente la più pericolosa che un operatore agricolo possa pronunciare in un’epoca in cui la tecnologia, anche quella relativa alla genetica vegetale e alla protezione delle colture, fa passi da gigante. Fossilizzarsi su determinate strategie produttive senza aggiornarsi può essere non solo controproducente, ma in alcuni casi dannoso — per la propria azienda e per l’intero sistema agricolo. Macchine complesse richiedono operatori esperti al fine di funzionare correttamente ed evitare danni non solo al proprio raccolto e alla propria macchina, ma anche per scongiurare l’insorgenza di resistenze causate da applicazioni errate, un fenomeno sempre più diffuso e preoccupante a livello globale.

Ce ne parla Emanuele Biscaldi: «Le problematiche più frequenti che riscontro sono sicuramente legate alla formazione: dal punto di vista tecnico, le botti stanno diventando sempre più complesse, sia da manutenere, ma anche e soprattutto da gestire affinché lavorino in modo ottimale. La prima impostazione è fondamentale: dosaggio per ettaro, dimensione delle gocce, pressione di esercizio, per non parlare di macchinari ISOBUS. Tutto ciò soltanto per quanto riguarda la mera impostazione della macchina; dall’altra parte, c’è anche tutto il discorso della corretta epoca di applicazione, le condizioni meteorologiche ottimali, la scelta degli ugelli in funzione delle condizioni di campo e delle specifiche del prodotto da distribuire».

La complessità tecnica dei moderni sistemi di distribuzione è cresciuta in modo esponenziale nell’ultimo decennio. Sistemi di controllo della portata in funzione della velocità, regolazione automatica delle sezioni, gestione delle mappe di prescrizione: tutto questo richiede una competenza operativa che non si acquisisce semplicemente leggendo un manuale, ma attraverso formazione specifica, pratica guidata, e aggiornamento continuo. Due su tre degli intervistati — Biagio Sellaro ed Emanuele Biscaldi — hanno menzionato l’avvento dei droni per lo scouting sui campi, l’individuazione delle malerbe, la produzione di mappe di prescrizione e, in futuro, anche di trattamenti “spot” eseguiti da droni applicatori.

Queste tecnologie permettono di aumentare drasticamente l’efficienza dei trattamenti, con risparmi di agrofarmaci fino al 90% secondo dati CREA, ma aggiungono un ulteriore elemento di difficoltà gestionale e richiedono una formazione specialistica per gli operatori che intendano integrarle efficacemente nella propria filiera produttiva. Non basta acquistare il drone: bisogna sapere come usarlo, come interpretarne i dati, come trasformare le mappe di prescrizione in trattamenti efficaci e corretti.

Macchine per il diserbo meccanico

Fanno eccezione le macchine per il diserbo meccanico: essendo in generale più semplici dal punto di vista costruttivo e operativo, si riscontrano molti meno problemi sia dal punto di vista della regolazione che della manutenzione ordinaria. Non c’è la variabile degli agrofarmaci, non ci sono sistemi di pressione e miscelazione da controllare, non ci sono ugelli da verificare. È tuttavia fondamentale il tempismo e la corretta esecuzione dell’intervento. Velocità di avanzamento, profondità di lavoro, allineamento delle passate, ma soprattutto il tempismo sono elementi critici per il successo del diserbo meccanico: l’obiettivo è colpire le malerbe quando sono ancora ai primissimi stadi di sviluppo e vulnerabili, mentre la coltura ha già un sistema radicale sufficientemente sviluppato e adeguato a tollerare il disturbo meccanico senza riportare danni significativi. Una finestra spesso molto stretta, che richiede una buona pianificazione e la disponibilità operativa di macchine efficienti e ben mantenute.

Rimessaggio: una fase spesso sottovalutata

Una volta terminato di utilizzare un macchinario, soprattutto per quelli sensibili come le irroratrici, è fondamentale procedere con un rimessaggio corretto. Si tratta di pochi passaggi, ma che fanno una grande differenza tra un inizio stagione liscio e uno costellato di problemi e fermi macchina che possono compromettere l’intera campagna trattamenti. La procedura corretta prevede: prima di tutto, svuotare completamente il serbatoio e le tubature, eliminando qualsiasi residuo di prodotto fitosanitario che potrebbe cristallizzarsi, polimerizzarsi o degradarsi durante i mesi di inattività danneggiando guarnizioni, membrane e ugelli. Residui dimenticati in botte sono tra le cause più comuni di problemi riscontrati all’avvio della stagione successiva.</p>

In secondo luogo, effettuare un ciclo di pulizia con prodotti lava-botte specifici, seguendo esattamente le indicazioni riportate in etichetta in termini di concentrazione, temperatura e tempi di contatto. Terzo passaggio: ingrassare giunti e cuscinetti ove necessario — un’operazione spesso trascurata anche su macchine nuove o quasi nuove, dove i grassi originali tendono a degradarsi rapidamente con l’utilizzo e le variazioni termiche. Infine, rimessare la macchina al coperto, in un luogo protetto dal sole e dalle intemperie: i raggi UV degradano le tubazioni in gomma e plastica, e il gelo può danneggiare pompe e valvole non completamente svuotate. Opzionalmente, soprattutto nelle aree geografiche soggette a inverni rigidi, si può valutare di inserire dei prodotti antigelo in botte come ulteriore misura preventiva.

Un rimessaggio fatto bene è, in sostanza, il primo atto di manutenzione della stagione successiva. È il modo migliore per iniziare l’anno con una macchina in condizioni ottimali, pronta a lavorare al primo utilizzo senza sorprese.

In conclusione

Tenendo conto che le finestre di intervento sono sempre più ristrette — complice il cambiamento climatico, la variabilità meteorologica crescente e la necessità di rispettare specifici stadi fenologici delle colture — la manutenzione programmata è sicuramente la soluzione più efficace per evitare fermi macchina durante la stagione. Fermi che possono comportare l’insorgenza incontrollata di malerbe e la conseguente inefficacia dei trattamenti se eseguiti al di fuori della fase fenologica ottimale, o in condizioni di macchina non perfettamente funzionante.

Per manutenzione si intende ovviamente anche la revisione periodica obbligatoria delle irroratrici, sia semoventi che non, necessaria a valutarne il completo e perfetto funzionamento in tutte le sue parti. Un documento che certifica non solo il rispetto della normativa, ma anche — e soprattutto — la qualità del lavoro che quella macchina è in grado di svolgere. Con macchine sempre più complesse e costose tra le mani, finestre di intervento sempre più strette, e popolazioni di malerbe resistenti sempre più diffuse su tutto il territorio nazionale, ogni guasto è sempre più costoso da riparare e le conseguenze agronomiche sempre più difficili da gestire nel breve e nel medio periodo. Un errore oggi può significare non solo una stagione compromessa, ma una situazione di partenza peggiore anche per gli anni a venire, con infestanti non controllate che si moltiplicano e si consolidano nel terreno. Per citare Benjamin Frankl

in: “Un grammo di prevenzione vale un chilo di cura.”

Parafrasando, ogni euro investito in manutenzione ordinaria ne previene potenzialmente mille in problematiche che, con la giusta attenzione e organizzazione, sarebbero state facilmente evitabili. Non è solo una questione di risparmio economico: è una questione di professionalità, di rispetto per il proprio lavoro, e di responsabilità verso un sistema produttivo agricolo che non può permettersi sprechi. La manutenzione, in definitiva, non è un costo aggiuntivo da minimizzare: è parte integrante del ciclo produttivo di ogni azienda agricola che voglia operare in modo efficiente e sostenibile. Pianificarla, programmarla con anticipo, eseguirla con metodo e documentarla accuratamente sono le quattro leve che permettono di trasformarla da incombenza fastidiosa a vantaggio competitivo reale. Chi lo capisce — e lo mette in pratica — lavora meglio, spende meno, e ottiene risultati più costanti nel tempo. Una lezione semplice, ma che vale quanto tutta la tecnologia del mondo.

Autore: Lorenzo Pozzi
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