Settimana all’insegna dei ribassi per il frumento tenero nazionale, come avvenuto nella precedente rilevazione (LEGGI). Cali più marcati a Bologna, dove le quotazioni arretrano di 2-4 €/t, e più contenuti a Milano, con flessioni nell’ordine di 1-2 €/t. Sul fronte delle origini estere, il capoluogo lombardo si mantiene pressoché invariato, mentre Bologna registra perdite fino a 7 €/t sul prodotto comunitario e lievi rialzi su quello nordamericano. Sostanzialmente stabile, invece, il mercato del grano duro: Milano segna qualche lieve calo ma conserva valori superiori rispetto a Bologna, con Foggia che si conferma anche questa settimana la piazza più quotata.
TENERO: RIBASSI SUL FISICO, FUTURES IN RECUPERO
Il grano tenero continua a muoversi in territorio negativo sul mercato fisico italiano, con cali diffusi su tutte le classi qualitative, anche dei gradi superiori. La pressione ribassista deriva dalla combinazione tra un’offerta locale abbondante e la disponibilità di rimpiazzi comunitari ed esteri a condizioni competitive. Gli acquirenti sono presenti ma operano senza urgenza, potendo contare su un’ampia scelta sia di volumi sia di origini. Anche il nuovo raccolto non preoccupa, con le colture che si mantengono in buone condizioni generali su scala europea. Sul mercato fisico di Parigi il prodotto spot resta pressoché invariato, dissociandosi dal movimento dei futures, che invece mostrano una dinamica più vivace.
Il frumento tenero sui futures internazionali è risalito sopra quota 5,7 dollari per bushel, toccando i massimi degli ultimi otto mesi. A guidare il recupero sono le rinnovate preoccupazioni meteo nell’area del Mar Nero. Inoltre, i rischi di gelate tardive in alcune zone di Russia e Ucraina che hanno reintrodotto un premio al rischio nelle valutazioni degli operatori. A fare da contrappeso restano i fondamentali ampi a livello globale, con le stime produttive russe riviste al rialzo, le esportazioni indiane autorizzate e un raccolto argentino vicino ai massimi storici. Ulteriore sostegno arriva dal rafforzamento del dollaro e dalla tenuta della domanda di esportazione statunitense.
DURO: MERCATO IN CERCA DI EQUILIBRIO
Il mercato del grano duro attraversa una fase di sostanziale stabilità, con le quotazioni italiane che si mantengono pressoché invariate da Nord a Sud. Ciò in attesa che si chiariscano le dinamiche legate all’avvio della Commissione unica nazionale e all’evoluzione dell’offerta internazionale fino al nuovo raccolto europeo. Domanda e offerta continuano a scambiarsi solo i volumi strettamente necessari alla copertura dei fabbisogni immediati, senza particolare interesse a spingersi oltre il breve termine. A sostenere questo equilibrio contribuisce l’andamento positivo dei raccolti 2026 nel bacino del Mediterraneo, Italia e Nord Africa in testa, mentre restano sullo sfondo le incognite legate al cambio euro/dollaro e alle scelte commerciali globali. Sul fronte internazionale, il Canada mostra una tendenza al ribasso. Gli Stati Uniti registrano un lieve recupero legato al rafforzamento del dollaro. In Europa le condizioni colturali appaiono mediamente buone, con la Spagna che resta sotto osservazione per alcune criticità legate all’eccesso idrico.
SCHIAVONE: «SENZA ALTERNATIVE, SI SEMINA PER TRADIZIONE»
A fare il punto sulla situazione del grano duro dal punto di vista degli agricoltori è Filippo Schiavone, presidente di Confagricoltura Foggia, vicepresidente dell’Organizzazione di Produttori Cerealicoli COCECA e componente della Giunta della Camera di commercio di Foggia. «I prezzi attuali sono ampiamente al di sotto della remuneratività. Non mi aspetto miracoli dalla CUN. La Commissione unica nazionale non farà altro che rilevare quello che già facevano le borse merci: un valore di mercato. Ci auguriamo tutti che sia il più alto possibile, ma resterà comunque un valore di mercato. Uno rischio da scongiurare in relazione a questo tema è la soppressione delle borse merci. Le borse merci sono un presidio territoriale dove gli agricoltori hanno comunque una voce in capitolo. Trasferire tutto lontano dai luoghi di produzione riduce ulteriormente la partecipazione. La fase sperimentale della CUN andava prolungata prima di passare a quella definitiva».
Sul fronte semine, il presidente di Confagricoltura Foggia invita a non sopravvalutare le variazioni annuali: «Storicamente le superfici a grano duro in Italia si discostano di pochissimo da un anno all’altro. A Foggia si continua a seminare grano duro più per tradizione e per assenza di alternative colturali che per vera convinzione economica. Certi territori non hanno altre opzioni: si fa grano duro perché non si può fare altro, non perché i conti tornino».
La vera soluzione, secondo Schiavone, passa per una filiera più strutturata: «Il rapporto con l’industria deve essere governato attraverso contratti di coltivazione, con il sistema cooperativistico come intermediario tra agricoltore e industria. Non può essere un rapporto diretto e scoordinato: ci vuole una regia che garantisca approvvigionamento costante e qualità nel tempo. L’industria è disposta a riconoscere un prezzo migliore quando ha la certezza della fornitura. Il problema è che troppo spesso tutti si presentano sul mercato nello stesso momento, facendo crollare i prezzi, oppure trattengono il prodotto tutti insieme, creando tensioni inutili. La cooperazione può e deve svolgere questo ruolo di equilibrio».







