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	<title>concimi - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Sat, 23 May 2026 10:11:43 +0000</lastBuildDate>
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	<title>concimi - Grano Italiano</title>
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		<title>FERTILIZZANTI, DAZI SOSPESI: NON BASTA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/dazi-sospesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 10:11:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[concimi]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
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		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’UE sospende per un anno i dazi su alcuni fertilizzanti azotati. Per le organizzazioni agricole è un segnale, ma resta aperto il nodo Cbam.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Consiglio dell’Unione Europea ha deciso di <strong>sospendere per un anno i dazi doganali</strong> su alcuni fertilizzanti azotati utilizzati in agricoltura, compresi input strategici come urea e ammoniaca. La misura entrerà in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’UE e, secondo le stime della Commissione europea, dovrebbe generare un risparmio di circa <strong>60 milioni di euro</strong> in dazi all’importazione per agricoltori e industria europea dei fertilizzanti.</p>
<p>La sospensione non riguarderà i prodotti provenienti da <strong>Russia e Bielorussia</strong>, esclusi per ragioni legate alla guerra in Ucraina e al sostegno bielorusso a Mosca. Bruxelles punta così a ridurre i costi, ma anche a diversificare gli approvvigionamenti, senza riaprire canali ritenuti politicamente critici.</p>
<h2>Una boccata d’ossigeno per le aziende</h2>
<p>Per le aziende agricole, il tema è centrale. I fertilizzanti, in particolare quelli azotati, restano una delle voci più pesanti nei costi colturali, soprattutto per cereali, mais e colture industriali. Il Consiglio UE ricorda che i prezzi sono aumentati in modo consistente dal 2021, contribuendo a mettere sotto pressione produzione agricola e sicurezza alimentare.</p>
<p>La misura arriva quindi in una fase in cui molte imprese stanno già rivedendo i piani di concimazione, cercando di contenere le spese senza compromettere rese e qualità. Per i cerealicoltori, il punto sarà capire se lo stop ai dazi si tradurrà davvero in <strong>prezzi più accessibili sul mercato interno</strong>.</p>
<h2>Le reazioni agricole</h2>
<p>Confagricoltura ha accolto con favore la decisione del Consiglio Ue, definendola positiva per alleggerire i costi, ma ha chiesto anche interventi più strutturali, a partire dalla tassazione che pesa sulla produzione e sull’importazione dei fertilizzanti.</p>
<p>Copagri parla di una <strong>boccata d’ossigeno</strong>, ricordando però che i prezzi dei fertilizzanti erano già aumentati del 60% a fine 2025 e poi di un ulteriore 40% ad aprile 2026. Per il presidente Tommaso Battista, il nodo resta anche il Cbam, che rischia di scaricare nuovi costi sulle aziende agricole.</p>
<p>Anche Coldiretti e Filiera Italia giudicano la sospensione insufficiente senza uno stop al Cbam: secondo l’organizzazione, la misura non basta a tutelare gli agricoltori dai rincari energetici e dalle tensioni sui mercati.</p>
<h2>Resta il nodo Cbam</h2>
<p>Cia Agricoltori Italiani aveva già giudicato insufficiente il Piano UE sui fertilizzanti, chiedendo azioni più forti e immediate per contenere i costi, segnalando anche l’aumento dell’urea in Italia tra aprile 2025 e aprile 2026.</p>
<p>Per il mondo agricolo, quindi, lo stop ai dazi è un passo avanti. Ma la partita dei fertilizzanti resta aperta: disponibilità, prezzi e Cbam continueranno a pesare sulle scelte colturali delle prossime campagne.</p>
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		<title>UREA APPESA AL FILO DI TEHERAN</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/urea-appesa-al-filo-di-teheran/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 14:32:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[concimi]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aumento di 50 euro in un giorno. Dove andremo a finire?</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando è stata colpita Cipro sono state sospese le quotazioni ma alla riapertura è arrivato il balzo: oggi il prezzo dei concimi azotati sul mercato internazionale è salito di 50 dollari a tonnellata ed è probabile che la corsa non si fermi. Quella che sembrava una stagione di rincari pilotati dall&#8217;Ue attraverso il Cbam, si trasforma in una nuova guerra economica a colpi di listini, con azotati e fosfatici nel mirino, anche se dei secondo si registra una domanda scarsa. Al porto di Ravenna l&#8217;urea egiziana nei giorni scorsi veniva quotata 520 euro a tonnellata, partenza già insaccata, e adesso punta a 565.</p>
<p>Nulla di ufficiale, si tratta contratto per contratto ma la tendenza è quella che descriviamo. Anche perché non è solo un tema di caro petrolio: i trasporti marittimi sono fermi e non solo quelli a lunga distanza. Anche l&#8217;Egitto e l&#8217;Algeria non lasciano più partire le navi, come la Turchia. Da Suez transitano pochissime navi. Il rincaro atteso sugli azotati &#8211; urea, nitrato amminico e solfato ammonico &#8211; è simile a quello del 2022 e potrebbe penalizzare la concimazione di fondo del grano, perché i cerealicoltori possono decidere di risparmiare in vista del sovra costo dell&#8217;urea. In queste condizioni sarebbe bello poter contare sulla produzione europea, ma pare che gli stabilimenti italiani siano fermi e che dal Nord Europa arrivi poco fertilizzante. Il destino della campagna è appeso al filo di Teheran.</p>
<p>Nella vignetta, ecco come AI interpreta (peraltro con un errore ortografico in &#8220;muiono&#8221; che dovrebbe essere &#8220;muoiono&#8221;) la situazione:</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-8244" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed.jpg" alt="" width="1024" height="1024" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed-300x300.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed-150x150.jpg 150w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed-768x768.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed-370x370.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed-270x270.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed-570x570.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/03/unnamed-740x740.jpg 740w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
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		<title>IL CBAM E IL CONVITATO DI PIETRA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/cbam-convitato-di-pietra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 10:42:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[CBAM]]></category>
		<category><![CDATA[concimi]]></category>
		<category><![CDATA[dazio]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[import]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nessuna sospensione per il dazio-tassa. Capiamo perché</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="yiv2666208422MsoNormal">A gennaio il ministro Lollobrigida ha annunciato trionfante che il Cbam sarebbe stato sospeso perché era stato raggiunto un accordo in tal senso. Ovviamente, la notizia è passata inosservata ai più: la gente non ha la minima idea di cosa sia il Cbam. Quindi nessuno si è insospettito per il silenzio che ne è seguito. A oltre un mese da quell&#8217;annuncio pare chiaro che non c&#8217;è nessuna sospensione in vista.</p>
<p class="yiv2666208422MsoNormal">Che la decisione sia importante lo sappiamo tutti, visto che impatta sui costi dei fertilizzanti, voce di spesa che incide tra il 15% e il 30% nel budget delle aziende agricole e che, come ha ammesso il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, il costo dei medesimi oggi è maggiore del 60% rispetto al 2020. L&#8217;unica cosa certa è che il 16 dicembre scorso la Commissione Europea ha votato il CBAM, ma non l’emendamento per regolarne eventuali sospensioni (il 27/2). Anche volendo sospendere il CBAM, oggi non esistono strumenti normativi per farlo. Qualora l’emendamento dovesse essere votato, andrebbe poi investigato e bisognerebbe capire se, in base alla normativa vigente, esistano i presupposti per una sospensione del CBAM: per eccessivo aumento dei prezzi? se sì, in base a quale riferimento? e in base a quale nesso con la normativa?</p>
<p class="yiv2666208422MsoNormal">Domande cui non è chiaro se sia possibile e soprattutto se si voglia dare una risposta&#8230; Giova ricordare che questa misura, nominalmente tesa a favorire l&#8217;evoluzione sostenibile della produzione chimica planetaria, impatta ferocemente sulle manifatture europee. Ossia, in un momento critico, con la globalizzazione a pezzi e alcune guerre ai nostri confini, noi europei imponiamo una tassa che è un dazio e un dazio che è una tassa perché vogliamo salvare il pianeta. E come conseguenza moltiplichiamo i costi della produzione europea che dipende proprio dalla importazioni di commodities tassate dal CBAM. Cosa succeda al settore dei fertilizzanti l&#8217;ha spiegato benissimo Mariano Alessio Vernì, vicepresidente di  SILC Fertilizzanti, <a href="https://granoitaliano.eu/inganno-del-cbam/" target="_blank" rel="noopener">in questo articolo</a>.</p>
<h2>Parla l&#8217;importatore</h2>
<p class="yiv2666208422MsoNormal">Facciamo un passo avanti sentendo Aldo Giglioli, uno dei maggiori importatori di urea e nutrienti, il quale ci spiega che «l&#8217;effetto del Cbam non è trasversale ma colpisce solo i prodotti d&#8217;importazione, gravandoli del costo della CO2 rilasciata nell&#8217;atmosfera durante il processo produttivo. Peraltro, c&#8217;è gran confusione sui valori assegnati a ogni prodotto e ad ogni Paese, due fattori che intervengono nel calcolo di questo balzello attraverso una formula complicata, poiché tali valori vengono stabiliti “per legge” sulla base di stime fatte dalla UE; tuttavia, qualora si cerchi di utilizzare i dati forniti dai produttori esteri, la legge prevede in molti casi (ad esempio per l’urea) un aggravio rispetto al dato di default del Paese d’origine, nonostante la produzione di CO2 fornita dal produttore estero sia inferiore rispetto a quella stimata dalla UE; più che complicato, perverso».</p>
<p class="yiv2666208422MsoNormal">In un ginepraio di regole e di formule che sembra pensato apposta per impedire qualsiasi sospensione, l’UE ha comunque messo balzelli sulla CO2 che graveranno anche sui suoi (pochi) produttori&#8230; e qui c&#8217;è una sorpresa. I grandi produttori europei di fertilizzanti sono favorendoli all’entrata a regime del meccanismo (che avverrà in modo completo nel 2034). La produzione interna all’Europa diviene così una specie di convitato di pietra in questa intricata vicenda: trarrebbe inizialmente beneficio da questa misura, subendone effetti concreti negativi solo a partire dai prossimi anni, ma avrebbe già preso le sue contromisure per evitare la sospensiva.</p>
<h2 class="yiv2666208422MsoNormal">Come funziona</h2>
<p class="yiv2666208422MsoNormal">Ma vediamo come funziona questo dazio-tassa sulle importazioni di fertilizzanti. Quello che segue è lo schema di applicazione all&#8217;urea.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-8018" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam.jpg" alt="" width="2425" height="1113" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam.jpg 2425w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam-300x138.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam-1024x470.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam-768x352.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam-1536x705.jpg 1536w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam-2048x940.jpg 2048w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam-370x170.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam-270x124.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam-570x262.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam-740x340.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam-1320x606.jpg 1320w" sizes="(max-width: 2425px) 100vw, 2425px" /></p>
<p class="yiv2666208422MsoNormal">Cercando di semplificare, il CBAM in termini di euro a tonnellata è pari al costo della CO2 (che oggi vale 85 euro a tonnellata) moltiplicato per valore di default fissato dall&#8217;Ue per singolo Stato e per singolo prodotto (che ad esempio per l’urea e per l’Egitto vale circa 1,4) che viene ridotto del benchmark europeo per quel prodotto (per l’urea pari a circa 0,9) a sua volta ridotto di un coefficiente che oggi vale (100%-2,5%) ovvero 97,5% e che a tendere si annullerà entro il 2034: per l’urea si parla di circa 44 euro a tonnellata che l’importatore dovrà versare l’anno prossimo nelle casse dell’UE (tramite i nostri riscossori locali) sulle importazioni di quest’anno. Dove si troveranno questi 44 euro a tonnellata?</p>
<p class="yiv2666208422MsoNormal">Logicamente nel prezzo dell’urea, a meno che i produttori europei di urea non siano in grado di mantenere prezzi bassi a sufficienza da mettere l’importazione in condizione di perdere (prelevando comunque il CBAM dalle proprie eventuali riserve).</p>
<p class="yiv2666208422MsoNormal">Comunque vada, per come il CBAM è stato scritto ed approvato, dal 2034, ad ogni tonnellata di urea importata andrà aggiunto il costo di tutta la CO2 associata alla propria produzione: in sostanza, dando per buoni i valori dei default europei, nel 2034 il CBAM andrebbe a valere 85&#215;1,4=120 eur/ton per l’urea egiziana; ma se parlassimo di urea cinese si andrebbe dagli odierni già proibitivi 85x(2,88-97,5%x0,9)=170 eur/ton agli 85&#215;2,88=245 eur/ton. E tutto questo senza considerare che anche il valore della CO2 non è un valore fermo, ma si muove col mercato (e tanto più una cosa è richiesta dal mercato, tanto più il suo valore è destinato ad aumentare).</p>
<h2>Non è finita qui</h2>
<p class="yiv2666208422MsoNormal">Il meccanismo del CBAM non finisce qui: se infatti si decide di utilizzare un valore di CO2 prodotta per unità di prodotto fornito direttamente dal produttore, (ad esempio 1,11, nel caso della Nigeria), la norma prevede di utilizzare come benchmark lo 0,053 di Column A, 17 volte inveriore allo 0,9 previsto da column B: questo rende svantaggioso utilizzare i valori reali forniti dalle fabbriche extra-europee, poiché il meccanismo in questo caso va ad eliminare gli effetti positivi di riduzione del CBAM grazie al BANCHMARK di Column B».</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-8019" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam-urea.jpg" alt="" width="1948" height="629" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam-urea.jpg 1948w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam-urea-300x97.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam-urea-1024x331.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam-urea-768x248.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam-urea-1536x496.jpg 1536w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam-urea-370x119.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam-urea-270x87.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam-urea-570x184.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam-urea-740x239.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/cbam-urea-1320x426.jpg 1320w" sizes="(max-width: 1948px) 100vw, 1948px" /></p>
<p class="yiv2666208422MsoNormal">Peraltro, questa discrepanza tra column A e column B non si ha dappertutto. Anzi, per l’ammoniaca ad esempio si hanno gli stessi valori tra column A e column B: questo sembra suggerire che, siccome l’ammoniaca è una materia prima anche per l’industria europea, e quel settore sa difendersi, il CBAM sia artificiosamente direzionato con approccio protezionistico, così da ridurre l’impatto sulle materie prime, massacrando invece i prodotti finiti, qualora si cerchi di utilizzare valori diversi dai default imposti dalla stima Ue».</p>
<p class="yiv2666208422MsoNormal">In questo momento, il CBAM incide non poco, ma in prospettiva potrebbe rendere proibitive le importazioni di fertilizzanti. «Se avessimo una produzione interna non deficitaria e realizzata da diversi player questa misura non comporterebbe necessariamente problema al sistema UE, ma, non essendo la produzione europea autosufficiente, si rischia non solo un aumento violento dei prezzi, ma anche una mancanza di prodotto per tutti con le conseguenze che ognuno può vedere sull&#8217;agricoltore» osserva Giglioli. Per il mercato dell&#8217;urea, che già oscilla intorno ai 600 euro a tonnellata c&#8217;è poco da star sereni.</p>
<p><em>Autore: Paolo Viana</em></p>
<figure id="attachment_8022" aria-describedby="caption-attachment-8022" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8022" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/unnamed.jpg" alt="" width="1024" height="1024" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/unnamed.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/unnamed-300x300.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/unnamed-150x150.jpg 150w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/unnamed-768x768.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/unnamed-370x370.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/unnamed-270x270.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/unnamed-570x570.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/02/unnamed-740x740.jpg 740w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-8022" class="wp-caption-text">Il caso Cbam visto dall&#8217;intelligenza artificiale</figcaption></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>TENERO AL NORD: NON MOLLARE!</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/non-mollare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 23:10:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[accestimento]]></category>
		<category><![CDATA[azoto]]></category>
		<category><![CDATA[concimi]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[ICL]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La concimazione in copertura resta fondamentale per salvare rese, qualità e reddito.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="549" data-end="1060">La campagna del frumento tenero nel Nord Italia entra nella fase cruciale delle concimazioni di fine inverno in un contesto economico particolarmente complesso. L’aumento dei costi dei mezzi tecnici, unito a prezzi del grano in calo, sta mettendo sotto pressione la redditività aziendale e ha già prodotto una contrazione delle superfici seminate. <strong>In questo scenario, la gestione della concimazione da gennaio in avanti assume un ruolo centrale per difendere rese, qualità e competitività del frumento italiano.</strong></p>
<h2 data-start="1062" data-end="1120"><strong data-start="1066" data-end="1120">Superfici in calo e crisi di fiducia nelle filiere</strong></h2>
<p data-start="1121" data-end="1804"><strong>Secondo le indicazioni di mercato, la superficie a frumento tenero nel Nord Italia risulta in diminuzione tra l’8 e il 10%. «Sono due anni che il frumento non dà reddito e nelle zone svantaggiate molti hanno scelto di non seminare»</strong>, osserva Diego Guarise di ICL Italy Milano. Le aziende strutturate si sono concentrate sulle aree più vocate di pianura, mentre collina e appezzamenti marginali sono stati abbandonati. <strong>Anche le filiere, pur ancora presenti, non riescono più a compensare i costi aggiuntivi: «Il differenziale di prezzo rispetto al listino di Milano ormai è minimo, mentre le regole di filiera costano sempre di più»</strong>. Questo ha generato disaffezione e riduzione dell’offerta nazionale.</p>
<h2 data-start="1806" data-end="1882"><strong data-start="1810" data-end="1882">Prima concimazione: azoto indispensabile, ma dosi sotto osservazione</strong></h2>
<p data-start="1883" data-end="2576">Dal punto di vista agronomico, <strong>le semine sono state regolari e i frumenti si presentano in buone condizioni. Tuttavia, la concimazione di fondo è stata spesso sacrificata</strong>. «In autunno non si è praticamente concimato e, da adesso,  si proseguirà solo con azotati», spiega Guarise. La prima concimazione in uscita dall’inverno, tra gennaio e fine accestimento, avverrà prevalentemente con nitrato ammonico o urea, con dosi orientative di 250-300 kg/ha, variabili in base a epoca di semina e condizioni pedoclimatiche. <strong>Il rischio, però, è una concimazione al ribasso: «se si risparmia troppo sull’azoto, calano rese e qualità e si rischia di perdere il premio dal mulino».</strong></p>
<h2 data-start="2578" data-end="2644"><strong data-start="2582" data-end="2644">Efficienza azotata e sostenibilità: il ruolo di Agromaster</strong></h2>
<p data-start="2645" data-end="3356">Anche nelle concimazioni successive, in levata e per i frumenti di forza anche in pre-botticella, diventa fondamentale massimizzare l’efficienza dell’azoto distribuito. In questo contesto si inseriscono le soluzioni di <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">ICL Italia</span></span> come <strong data-start="2901" data-end="2927"><a href="https://icl-growingsolutions.com/it-it/agriculture/products/agromaster-n-40/" target="_blank" rel="noopener">Agromaster N40</a> e <a href="https://icl-growingsolutions.com/it-it/agriculture/products/agromaster-n-355/" target="_blank" rel="noopener">Agromaster N35,5</a></strong>, formulazioni che combinano urea rivestita e solfato ammonico. «I vantaggi sono legati alla maggiore efficienza della concimazione azotata e a un minore impatto ambientale», sottolinea Guarise. <strong>La copertura dell’urea consente di ridurre le perdite per volatilizzazione e di rendere più efficace ogni unità di azoto, aspetto decisivo in un’annata in cui contenere i costi senza compromettere la qualità è una priorità assoluta.</strong></p>
<p class="ydp3ef8836cyiv3574906327MsoNormal"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>UREA NEL MIRINO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/urea-nel-mirino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 23:10:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[concimi]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzanti]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[gas serra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=7784</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Prof. Amedeo Reyneri ci spiega cosa prevede il bando dal 2028 e i possibili effetti per la cerealicoltura del Nord Italia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-192" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2023/12/Amedeo_reyneri_frumento_grano-italiano-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Il divieto di utilizzo dell’urea nel bacino padano, previsto dal Piano d’azione nazionale per la qualità dell’aria, apre una fase di forte incertezza per la cerealicoltura.</strong> A partire dal 1° gennaio 2028, il provvedimento potrebbe modificare radicalmente le strategie di concimazione del frumento e degli altri cereali. Ma cosa dice davvero la norma? E quali saranno gli effetti economici e ambientali reali? <strong>Ne abbiamo parlato con Amedeo Reyneri</strong>, Professore Ordinario di Agronomia e Coltivazioni erbacee presso il DISAFA dell’<strong>Università degli Studi di Torino </strong>(nella foto).</p>
<h2><strong>Una norma “quadro”, da chiarire</strong></h2>
<p>Il primo punto sottolineato dal prof. Reyneri riguarda la natura ancora incompleta del dispositivo normativo: «nella delibera del Consiglio dei Ministri del 20 giugno scorso, relativa al piano d’azione nazionale sulla qualità dell’aria, si parla di divieto di utilizzo dell’urea nel Bacino Padano a partire dal 1° gennaio 2028, letteralmente. <strong>Non si specifica, quindi, quale sia la forma di urea intesa in questo divieto</strong>». Si tratta di un aspetto tutt’altro che secondario, perché l’urea non è un prodotto unico: <strong>«distinguiamo almeno tre grandi tipologie di urea: quella cosiddetta solida non protetta, convenzionale, poi quella solida protetta e quella liquida»</strong>.</p>
<p>Secondo Reyneri, l’attuale delibera va, quindi, letta come un atto di indirizzo: «Si tratta, quindi, di una delibera quadro, nell&#8217;ambito della quale bisognerà andare a dettagliare quali sono le condizioni in cui il divieto verrà applicato». Le norme attuative, attese nei prossimi mesi, saranno decisive per comprendere la reale portata del provvedimento.</p>
<h2><strong>Costi in aumento per i cerealicoltori</strong></h2>
<p><strong>Se il bando dovesse colpire l’urea solida non protetta – o, nello scenario più restrittivo, tutte le forme di urea – l’impatto economico sarebbe rilevante. </strong><strong>«L’aumento dei costi andrà dal 10 al 30-40%, a seconda del concime sostitutivo impiegato</strong>; +10% nel caso di urea inibita, intorno al +30% per il nitrato ammonico, intorno al +50% per il solfato ammonico».</p>
<p>Un aggravio che pesa su una voce già centrale nei bilanci aziendali: «possiamo dire che la concimazione azotata pesa per un 30-40% dei costi variabili delle aziende cerealicole: si tratta della maggiore voce di spesa». L’impatto, sottolinea Reyneri, non riguarderebbe solo il frumento, ma sarebbe ancora più severo su mais e riso, specie nelle Zone Vulnerabili ai Nitrati, dove il limite dei 170 kg di azoto da effluenti zootecnici restringe ulteriormente le alternative.</p>
<h2><strong>Effetti ambientali: misura utile, ma non risolutiva</strong></h2>
<p>Alla base del provvedimento c’è la necessità di ridurre le emissioni di ammoniaca, responsabili della formazione di PM2.5. Tuttavia, <strong>i numeri invitano alla cautela: </strong>«I dati dell’ISPRA ci dicono che l’emissione di ammoniaca legata alla produzione di particolato, specialmente 2.5, vede l’agricoltura contare per oltre il 90% ma, di questo, ben 3/ 4 deriva dalle attività di allevamento».</p>
<p>E l’urea? «Del quarto rimanente, l’urea conta per circa la metà. <strong>Quindi, proibire l’urea avrebbe certamente un riflesso generale ma non si può affermare che sia il fattore principale dell’emissione di ammoniaca»</strong>. Il rischio, secondo Reyneri, è di intervenire su una leva importante ma non decisiva: «i limiti tecnologici che abbiamo per le emissioni sono evidenti: un problema grave, ad esempio, è lo spandimento dei reflui zootecnici che è più problematico da controllare».</p>
<h2><strong>Un equilibrio ancora da costruire</strong></h2>
<p><strong>Per Reyneri, un bando generalizzato sarebbe difficilmente sostenibile</strong>: «ritengo che non si possa parlare di bando generalizzato su tutte le forme, in quanto si tratterebbe di un impatto sull’agricoltura troppo pesante per essere sostenuto e tecnicamente non giustificabile».<br />
La sfida sarà trovare un equilibrio tra tutela ambientale e sostenibilità economica delle imprese cerealicole, evitando scorciatoie normative destinate a generare nuove criticità.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>L&#8217;INGANNO DEL CBAM</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/inganno-del-cbam/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 15:19:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[CBAM]]></category>
		<category><![CDATA[concimi]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzanti]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutti annunciano "è sospeso" ma l'Europa non ha deciso nulla...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Prima l’ombra del Cbam, poi le rassicurazioni del Ministro Lollobrigida – l’Europa sospenderà questo balzello – infine il silenzio e adesso una pioggia di comunicati stampa che annunciano lo scampato pericolo, senza fornire alcuna prova. L’ultimo è della Confagricoltura, secondo cui «la Commissione Europea è orientata a sospendere temporaneamente i dazi su ammoniaca e urea e a introdurre una deroga all’applicazione del CBAM, il cosiddetto meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere. Un’apertura che Confagricoltura considera un passaggio cruciale nel capitolo fertilizzanti, voce di spesa che incide tra il 15% e il 30% nel budget globale delle aziende agricole».</p>
<p>Ok, essere orientati a sospendere non significa aver deliberato di sospendere: il fatto che il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, abbia ammesso che il costo dei fertilizzanti oggi è superiore del 60% rispetto al 2020 non significa che l’esecutivo abbia deciso di accogliere le richieste di sospensiva. Come ricorda il sindacato, «il 16 dicembre scorso la Commissione Europea ha presentato una proposta legislativa di modifica del regolamento CBAM, con l’introduzione di un nuovo articolo, il 27 bis, che consente di prevedere un’eventuale sospensione temporanea per determinate merci soggette al Meccanismo». Questa proposta non soddisfa del tutto Confagricoltura – che lo scrive – perché si vorrebbero togliere i fertilizzanti dal meccanismo; ma soprattutto nulla è ancora deciso.</p>
<h2>Il parere di un esperto</h2>
<p>Chi ne sa di più è Mariano Alessio Vernì, vicepresidente di  SILC Fertilizzanti che su Linkedin ha parlato di “grande inganno Ue/Italia”. Ecco cosa sostiene: «Sono ormai diverse settimane che regna una totale disinformazione sulle politiche UE relative ai concimi. Il 2026 era iniziato dando per scontato (Italia e Francia complici) che ci fosse una sospensione del CBAM. Poi si sono iniziate a confondere le acque citando i dazi quasi come se il loro peso economico fosse pari a quello del Cbam. Nella conferenza stampa il Commissario Šefčovič ha spiegato che non ci sarebbe stata alcuna sospensione e che si sarebbe impegnato ad accelerare l’iter legislativo di modifica del Cbam per introdurre l’art. 27a che prevederà di sospendere la misura. Ci ha anche detto che tra il 2020 ed il 2025 i costi dei fertilizzanti erano aumentati del 60% e che i prezzi delle produzioni agricole erano rimasti invariati.</p>
<p>In relazione ai dazi su ammoniaca ed urea forse le autorità non sanno che la maggior parte dei fornitori europei godono di tariffe preferenziali. Relativamente all’Italia gli arrivi annui di ammoniaca si aggirano intorno le 90mila tonnellate e solo l’1-2% è gravato dal dazio del 5,5%; per l’urea, si tratta di poco meno di un milione di tonnellate e meno del 2% paga il dazio del 6,5%. Quindi il 98% dell’urea che arriva in Italia non paga dazio mentre la maggiorazione prezzo legata alle emissioni sarà 50-70 €/tonnellata. Il quadro del nitrato ammonico è anche peggiore: uno dei maggiori fornitori extra-UE dell’Italia è la Georgia che non paga dazi a fronte di circa 150 €/t di maggiorazione Cbam.</p>
<p>Le variazioni prezzo sia delle produzioni agricole sia dei concimi sono molto ampie, analizzando l’andamento del prezzo dei concimi 2022/25, scopriamo che sono tutti diminuiti: urea del 275%, 18/46 di circa il 200% ed il cloruro di potassio del 245% (base 100=2020). L&#8217;indice (base 100=2010) Ismea delle Coltivazioni è oscillato tra 120 (fine 2020) e oltre 210 (2024).</p>
<h2>Il peso del Cbam</h2>
<p>Questi numeri servono per far capire che il “peso” del Cbam nella maggior parte dei casi è destinato a restare in quelle che sono le normali dinamiche del mercato internazionale dei concimi e che sarà molto difficile dimostrare che gli aumenti legati alle sole emissioni rechino “un grave pregiudizio al mercato interno dell&#8217;Unione a causa di circostanze gravi e imprevedibili connesse all&#8217;impatto sui prezzi dei beni” (tratto dal futuro art. 27a).</p>
<p>Temiamo quindi che non accadrà nulla e che gli agricoltori “assorbiranno” le normali oscillazioni dei prezzi dei concimi come è sempre accaduto da quando non esistono più i prezzi stabiliti per legge dal CIP (quelli con i capelli bianchi come me lo ricorderanno). Di là dai facili proclami e dal tuonare contro Dazi e Cbam, come mai il Ministro dell’Agricoltura non ha pensato di eliminare il contributo per la sicurezza alimentare del 2% che grava proprio sui concimi da sintesi maggiormente interessati dal Cbam? Sarebbe stata una misura immediata, rivolta al solo mercato nazionale ed attuabile con un semplice decreto. Ma questa è un’altra storia».</p>
<h2>Nulla è deciso</h2>
<p>Al momento, dunque, nulla è deciso sul Cbam e qualsiasi decisione potrebbe produrre effetti visibili meno importanti di quelli invisibili. Sul mercato interno gravano ancora, e contemporaneamente, CBAM, dazi e contributo per la sicurezza alimentare. Quand&#8217;anche vi fosse un ripensamento, coi tempi dell’Unione Europea che procede per trimestri, non sarà nel breve periodo: ma la stagione è cominciata e gli approvvigionamenti di concime per il grano dovranno essere effettuati da qui ai prossimi due mesi, ai prezzi correnti.</p>
<p>I tecnici ci fanno notare inoltre che il valore della CO2, sulla base del quale si pagherà il CBAM, non è un valore fermo, ma è un valore di mercato che da prima di Natale a oggi è passato dagli 80 euro/ton agli attuali 90 (ha toccato i 92). Non è difficile che superi i 100 euro/ton già entro la fine di questo trimestre e se ciò avverrà il CBAM dell’urea potrà passare dai 40 di inizio anno ad oltre 50 euro a tonnellata&#8230;</p>
<p class="ydp3ef8836cyiv3574906327MsoNormal"><em>(Vignetta creata con l&#8217;aiuto dell&#8217;intelligenza artificiale).</em></p>
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		<title>LE PROTEINE COSTANO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/le-proteine-costano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jan 2026 23:10:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[concimi]]></category>
		<category><![CDATA[costi]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzanti]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[nutrizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'esperienza di un agricoltore molisano alle prese con il caro concimi</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Torniamo a parlare degli agricoltori che seguono la linea dell&#8217;associazione Altragricoltura (leggi anche <a href="https://granoitaliano.eu/redditi-bassi-se-vuoi-grano-naturale/" target="_blank" rel="noopener">Redditi bassi se vuoi grano naturale</a>). Tra loro c&#8217;è Mario Vena, titolare di un&#8217; azienda agricola sita nel comune di Jelsi (CB) della dimensione di 300 Ha: possiede terreni che variano come altitudine dai 350 ai 700 m slm. Nella sua azienda attua una rotazione con girasole, coriandolo, colza per l&#8217;estrazione di olio; non coltiva erbai in quanto afferma che la zootecnia nel distretto produttivo molisano è quasi del tutto scomparsa e quindi il fieno non ha mercato. Coltiva grano duro delle varietà President, Claudio, Marco Aurelio, Santograal varietà dall&#8217;elevato tenore proteico che sono quelle richieste maggiormente dal mercato.</p>
<p>Tuttavia, aggiunge Vena, per poter ottenere grani dall&#8217;elevato contenuto proteico occorre spingere molto con la concimazione azotata, con il costo dei concimi azotati sempre più elevato diventa sempre più difficile sostenere la produzione.  Per ottenere una buona resa di granella sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo (soprattutto il tenore proteico) occorre programmare con cura la concimazione.</p>
<h2 class="ydp6dd754c3yiv8720991213elementToProof">La concimazione del grano</h2>
<div class="ydp6dd754c3yiv8720991213elementToProof">La scelta dell&#8217;epoca di concimazione del grano duro e il calcolo della quantità di concimi da apportare &#8211; ci spiega l&#8217;imprenditore &#8211; deve tenere conto di diversi fattori quali:</div>
<ul>
<li>
<div class="ydp6dd754c3yiv8720991213elementToProof">Proprietà chimico – fisiche e biologiche del suolo (tessitura, struttura, pH ecc)</div>
</li>
<li>
<div class="ydp6dd754c3yiv8720991213elementToProof">Ordinamento colturale (leguminose in successione a grano apportano azoto al terreno)</div>
</li>
<li>
<div class="ydp6dd754c3yiv8720991213elementToProof">Varietà di grano coltivate ( in varietà a taglia alta più soggette ad allettamento la concimazione azotata va moderata)</div>
</li>
<li>
<div class="ydp6dd754c3yiv8720991213elementToProof">L&#8217;andamento climatico stagionale (piogge abbondanti dilavano via i concimi nitrici al contrario siccità prolungata non rende disponibili quelli somministrati).</div>
</li>
</ul>
<div class="ydp6dd754c3yiv8720991213elementToProof">Per quanto riguarda invece l&#8217;epoca di concimazione si può procedere come segue:</div>
<ul>
<li>
<div class="ydp6dd754c3yiv8720991213elementToProof">Concimazione a base di fosforo in presemina. Il fosforo sostiene lo sviluppo dell&#8217;apparato radicale e rende le piante più resistenti alle malattie. Alla concimazione in presemina si può aggiungere una quota di azoto utilizzando un concime binario tra quelli che esistono in commercio.</div>
</li>
<li>
<div class="ydp6dd754c3yiv8720991213elementToProof">Prima concimazione azotata “in copertura” alla fase fenologica dell&#8217;accestimento quando la pianta ha il picco di assorbimento dell&#8217;azoto</div>
</li>
<li>
<div class="ydp6dd754c3yiv8720991213elementToProof">Seconda concimazione azotata “in copertura” alla fase fenologica della levata.</div>
</li>
</ul>
<h2 class="ydp6dd754c3yiv8720991213elementToProof">Siamo sicuri di quello che mangiamo?</h2>
<p class="ydp6dd754c3yiv8720991213elementToProof">Un&#8217; altra questione sottolineata da Vena è quella della qualità del grano duro prodotto. «Con i cambiamenti climatici in atto il grano duro viene prodotto in diverse parti del mondo e il grano importato non sempre possiede la qualità del grano italiano. L&#8217;utilizzo di principi attivi di sintesi che siano essi diserbanti o prodotti fitosanitari che nell&#8217;UE sono stati messi al bando da diversi anni ormai ma che in paesi extra UE vengono impiegati normalmente rappresenta un grosso problema per la granicoltura.</p>
<p class="ydp6dd754c3yiv8720991213elementToProof">Un&#8217;altra criticità riscontrata da Vena riguarda la pratica in alcuni paesi come il Canada dove non ci sono le condizioni climatiche ottimali per l&#8217;essicazione del grano; viene usata la cosiddetta tecnica del &#8220;Preharvest&#8221;: consiste nel trattare la coltura in pieno campo per far seccare le piante per poter avere meno umidità possibile in fase di trebbiatura: per fare tutto ciò viene largamente utilizzato il principio attivo “Glifosate” per l&#8217;essiccazione del grano. Questa tecnica non è utilizzata in Italia dove normalmente la semina avviene in autunno e la trebbiatura in estate ma è largamente utilizzata in Canada dove la presenza di basse temperature invernali obbliga gli agricoltori a seminare nel periodo primaverile e a raccogliere poi a fine estate, per scongiurare l&#8217;arrivo del freddo viene essiccato circa 2 settimane prima della raccolta così facendo questa tecnica porta ad avere valori qualitativi più alti (soprattutto proteine)» racconta.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<item>
		<title>LA GRANDE SPECULAZIONE SULL&#8217;UREA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/speculazione-urea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 22:03:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[azoto]]></category>
		<category><![CDATA[concimi]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzanti]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[nitrati]]></category>
		<category><![CDATA[pianura padana]]></category>
		<category><![CDATA[urea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=5929</guid>

					<description><![CDATA[<p>Vi spieghiamo perché i conti non tornano sul divieto</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p >La guerra all’urea è una speculazione politica ed economica. Vediamo perché. L’Unione Europea preme da tempo perché si vieti l&#8217;uso di fertilizzanti ad alto impatto ambientale e il governo italiano si sarebbe fatto convincere a sacrificare l&#8217;urea, vietandolo soprattutto in Pianura Padana, per abbassare il livello di polveri sottili. Questa misura, ancora in fase di discussione, danneggerebbe i cerealicoltori italiani, che fanno largo uso di questo fertilizzante, uno dei più utilizzati per il suo elevato contenuto di azoto (46%) e, fino a ieri, quello con il costo unità fertilizzate più basso tra gli azotati.</p>
<h2 >Le accuse all&#8217;urea</h2>
<p >Si accusa l’urea di generare elevate perdite di azoto sotto forma di ammoniaca e protossido di azoto: il primo contribuisce alla formazione di particolato atmosferico, il secondo è un gas serra (oltre 300 volte più potente della CO₂). In verità ci sono molti dubbi che l&#8217;inquinamento dipenda dall&#8217;attività agricola. Nel 2020, quando il mondo è stato costretto a fermarsi, il particolato atmosferico è sceso vistosamente: eppure, si continuava a utilizzare l’urea nei campi. Anzi, se ne usava di più, perché il blocco dei commerci imponeva di intensificare la produzione agricola e zootecnica. Evidentemente, sono altre le fonti di inquinamento, che l’Europa però non vuole toccare, perché è più comodo prendersela con un mondo agricolo diviso e politicamente schierato, quindi con scarsa capacità negoziale.</p>
<p >In caso di divieto all’uso dell’urea, i cerealicoltori sarebbero costretti a sostituire questa sostanza con altre soluzioni fertilizzanti di tipo organo-minerale, con soluzioni di tipo organico come letami e compost o con digestati. Questi hanno costi di distribuzione molto alti e un titolo in elementi nutritivi molto basso, necessitano di grandi volumi ad ettaro per avere le stesse unità fertilizzanti dei concimi di sintesi. La Germania obbliga l’uso urea addizionata con l’inibitore NBPT, come vorrebbe l&#8217;Europa, ma questa formulazione aggiunge un 10 % circa al costo dell’urea, mentre una sostituzione totale con nitrato ammonico potrebbe aumentare il costo di 30‑40 %.</p>
<h2 >La speculazione sui mercati</h2>
<p >In parallelo, l’urea è diventata nuovamente oggetto di speculazione, dopo essere schizzata alle stelle in passato, per effetto della crisi energetica. A metà giugno, il prezzo ha raggiunto 381,50 USD/tonnellata a livello internazionale, crescendo del 22 % al di sopra dei livelli storici recenti. Sul mercato italiano i prezzi all’ingrosso della Urea 46% nelle ultime 10 settimane hanno oscillato tra 330 – 380 €/t bulck partenza porto.</p>
<p >La speculazione è orchestrata dagli importatori che ad ogni movimento di Yara, il maggior produttore di urea di qualità in Europa e in Italia (il cui prodotto è passato da 395 a 418 euro a tonnellata f.co partenza sito produttivo), aggiornano al rialzo i propri listini, spesso muovendosi all’unisono, come se fossero un cartello. Il prodotto che arriva dall’Africa non è certamente dei migliori, ma in tempi di guerre commerciali – e di oscillazioni del prezzo dell’energia, da cui dipendono i costi dell’industria dei fertilizzanti &#8211; è benzina sul fuoco della speculazione.</p>
<h2 >Si aggiunge la guerra</h2>
<p >Aggiungiamoci il capitolo bellico. L’introduzione di dazi europei su fertilizzanti russi e bielorussi (da 40 a 43 €/t entro il 2028) in realtà già in vigore dal 1 luglio 2025 e via via progressivi, deliberata come sanzione, potrebbe far lievitare ulteriormente i prezzi. Con un paradosso. I russi controllano finanziariamente, attraverso società acquistate in Europa e Nord Africa, e anche siti produttivi lituani di urea e prodotti fosfatici, possono aggirare in questo modo le sanzioni, speculando a loro volta sui rialzi provocati proprio da quelle sanzioni che dovrebbero colpirli. Urea, NP 18-46 e cloruro di potassio cambiano codice di origine produzione –  non appena lasciati certi porti: in questo momento, ci sarebbero sui mercati inspiegabili volumi di fertilizzante proveniente dalla Turchia. Un risiko che paga chi coltiva grano.</p>
<p ><em>Autore: Paolo Viana</em></p>
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		<title>GLI EFFETTI DELL&#8217;AZOTO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/effetti-azoto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Mar 2025 23:03:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[azoto]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[concimi]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[nutrienti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I risultati che si ottengono nutrendo il grano: attenzione ai rischi di dosi eccessive</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;annata in corso è complessa per il quadro delle concimazioni, con tanti che hanno dovuto saltare la concimazione di fondo per ridurre le spese per l&#8217;andamento meteorologico. D&#8217;altra parte, la crescita dei prezzi dei concimi da dicembre 2024 ha lasciato spiazzati coloro che pensavano di poter recuperare con la concimazione in uscita dall&#8217;inverno. Quest&#8217;ultima resta fondamentale, soprattutto nei casi in cui non si sia concimato in presemina o le condizioni meteo fredde e umide abbiano causato la nascita di piantine stentate e fragili.</p>
<p>Con l&#8217;aiuto di alcuni esperti tra tecnici e operatori del settore offriamo ai lettori un focus sulla concimazione azotata, a partire dal grano tenero, per finire con i rischi associati alla distribuzione di dosi eccessive per la pianta e il consumatore finale. Ci aiutano Diego Guarise di ICL Italy Srl Milano, oltre a Pasqualino Simeoni (Vice Presidente del Collegio dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati di Rovigo) e Stefano Tagliavini, (Professore dell’Università di Modena e Reggio Emilia  e Presidente del Gruppo Fertilizzanti Specialistici di Assofertilizzanti) &#8211; questi ultimi con i contenuti affrontati in un webinar dello scorso febbraio.</p>
<h2>Concimare il grano tenero</h2>
<p>Focalizzandoci sul grano tenero, infatti, Diego Guarise (ICL Italy Srl Milano) ci conferma: «con i frumenti panificabili sono necessari almeno 2 interventi di concimazione, ovvero in fase di accestimento e di levata. Sui frumenti di forza, invece, è bene effettuare almeno 3 concimazioni suddivise, aggiungendo a quelle di accestimento e levata anche quella in pre-botticella che si effettua normalmente a maggio». Solo queste scelte possono garantire che i parametri di qualità siano rispettati. E conclude: «per il cerealicoltore che ha investito in superfici destinate ai grani di forza, l’intervento di concimazione azotata aggiuntivo si recupera con certezza: l&#8217;impiego di una dose di circa 100 kg/ha in più di concime distribuito si ripaga anche con solo circa 100-150 kg di granella prodotta in più ad ettaro».</p>
<p>Abbiamo chiesto a Diego Guarise (ICL Italy Srl Milano) anche quali possano essere i rischi più concreti per la stagione in corso, considerando l&#8217;avvio difficile delle semine e delle lavorazioni preparatorie. Per coloro che hanno dovuto saltare la concimazione di fondo, infatti, le carenze di azoto sono dietro l&#8217;angolo. Guarise avverte: «non avendo distribuito fosforo e potassio in presemina, gli apparati radicali sono sicuramente più fragili; negli areali del Nord Italia, poi, le continue piogge hanno determinato dilavamento dell&#8217;azoto e fenomeni di compattamento ed asfissia. Il risultato è che, ad oggi, le piantine sono esili e poco vigorose».</p>
<p>Quindi, suggerisce come agire, con un occhio fondamentale all&#8217;obiettivo commerciale che abbiamo per la nostra granella di frumento dopo il raccolto: «non appena si riesce ad entrare in campo, è bene intervenire soprattutto sui grani più debilitati, sia con concimi a pronto effetto (nitrato e solfato ammonico, miscele di azoto a pronto effetto), sia con prodotti a lenta cessione per ridurre dilavamenti e perdite».</p>
<h2>Eccessi di azoto</h2>
<p>Sono deleteri anche livelli di azoto troppo elevati, danneggiando la coltura e la resa del raccolto ma anche determinando rischi nel consumo del prodotto finale. Tra gli effetti di dosi eccessive di azoto distribuite in campo, possiamo annoverare uno sviluppo più spinto della parte aerea a discapito degli apparati radicali, il fenomeno dell&#8217;allettamento nei cereali a paglia, la suscettibilità a malattie fungine e parassitarie, la minor resistenza alle avversità climatiche, l&#8217;incremento dei consumi idrici, l&#8217;accumulo di nitrati nella pianta, un generale ingentilimento dei tessuti e una ridotta lignificazione.</p>
<p>Le nostre piante di frumento, quindi, hanno bisogno di azoto in una dose ben specifica, in base all&#8217;obiettivo che vogliamo ottenere, e in una fase fenologica ben determinata. Definire dose e momento ottimale di distribuzione ha effetto sull&#8217;ottimizzazione delle spese e sulla massimizzazione del risultato produttivo per il cerealicoltore. Distribuire i nutrienti nel momento in cui essi sono maggiormente assorbiti consente una sinergia ideale e massimizza gli sforzi messi in campo nella gestione colturale. La curva mostrata di seguito è, infatti, di fondamentale importanza per la concimazione ottimale delle nostre piante di frumento.</p>
<figure id="attachment_4797" aria-describedby="caption-attachment-4797" style="width: 616px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-4797" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/curva_assorbimento_azoto_frumento.png" alt="" width="616" height="293" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/curva_assorbimento_azoto_frumento.png 623w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/curva_assorbimento_azoto_frumento-300x143.png 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/curva_assorbimento_azoto_frumento-370x176.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/curva_assorbimento_azoto_frumento-270x128.png 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/curva_assorbimento_azoto_frumento-570x271.png 570w" sizes="auto, (max-width: 616px) 100vw, 616px" /><figcaption id="caption-attachment-4797" class="wp-caption-text">Fonte: Agrites e Stefano Tagliavini</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Rischi di tossicità</h2>
<p>Ricordiamo anche che superare la dose entro cui la pianta risponde all&#8217;apporto di nutrienti vuole dire portarla in consumo di lusso e, poi, in condizioni di tossicità, con effetti deleteri per la pianta stessa e per l&#8217;ambiente. La curva mostrata di seguito, infatti, offre una chiara idea di come la pianta utilizzi gli elementi nutritivi: fino ad un certo livello di disponibilità di nutrienti si rileva una effettiva risposta produttiva, oltre un determinato limite essa non è più evidente e si registrano effetti negativi. La curva di risposta è molto meno estesa per i microelementi, ben più ampia per azoto, fosforo e potassio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_4795" aria-describedby="caption-attachment-4795" style="width: 616px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-4795 " src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/curva_risposta_nutrienti.png" alt="" width="616" height="371" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/curva_risposta_nutrienti.png 450w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/curva_risposta_nutrienti-300x181.png 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/curva_risposta_nutrienti-370x223.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/curva_risposta_nutrienti-270x163.png 270w" sizes="auto, (max-width: 616px) 100vw, 616px" /><figcaption id="caption-attachment-4795" class="wp-caption-text">Fonte: Stefano Tagliavini</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>NON DIMENTICHIAMOCI DI CONCIMARE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/concimare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2025 23:03:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[azoto]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[concimi]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzanti]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[nutrienti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un excursus sull'importanza della concimazione in una annata complicata per i nutrienti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il quadro della concimazione del frumento in questa annata agraria è particolarmente difficile: tanti agricoltori hanno dovuto saltare la concimazione di fondo, molti per ridurre le spese in un momento di grave difficoltà finanziaria, altri perchè impossibilitati dall&#8217;andamento meteorologico e messi alle strette dalla necessità di seminare. D&#8217;altra parte, da dicembre 2024 i prezzi dei concimi hanno visto una crescita rapida e consistente, lasciando spiazzati coloro che pensavano di poter recuperare con la concimazione in uscita dall&#8217;inverno. Questa, infatti, risulta fondamentale, sia nei casi in cui non si sia concimato in presemina, sia laddove le temperature basse e le condizioni non ideali del terreno in fase di germinazione abbiano causato la nascita di piantine stentate e fragili.</p>
<p>In questo articolo approfondiamo il tema della concimazione, focalizzandoci su quella azotata, con l&#8217;aiuto di alcuni esperti tra tecnici e operatori del settore. Lo facciamo per sottolineare l&#8217;importanza di una adeguata nutrizione dei nostri cereali, per poter offrire quantità e qualità che siano sostenibili per l&#8217;azienda agricola e per le richiese della filiera. Ci aiutano Pasqualino Simeoni (Vice Presidente del Collegio dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati di Rovigo) e Stefano Tagliavini, (Professore dell’Università di Modena e Reggio Emilia  e Presidente del Gruppo Fertilizzanti Specialistici di Assofertilizzanti) con i contenuti affrontati in un webinar dello scorso febbraio.</p>
<h2>Gli elementi nutritivi</h2>
<p>Gli elementi nutritivi per gli organismi vegetali sono classificati secondo numerosi criteri; il principale e più comune è quello che distingue macronutrienti, ovvero quelli presenti in quantità superiore allo 0,01% in peso, e micronutrienti, ovvero quelli presenti nella pianta in concentrazione fino allo 0,01% in peso. I principali macroelementi sono quelli più assorbiti ma anche maggiormente limitanti le rese: azoto, fosforo e potassio. I macroelementi secondari, poi, sono in genere presenti nel terreno in quantità non limitante: parliamo di calcio, zolfo e magnesio. Infine, i microelementi o oligoelementi agiscono in quantià ridottissime e vanno a comporre gli enzimi: si tratta di boro, zinco, manganese, molibdeno, rame e ferro. Altri elementi come il silicio, il sodio, l&#8217;alluminio e il cobalto vengono assorbiti dalle piante in piccolissime quantità.</p>
<h2>Quale concimazione?</h2>
<p>A seconda del livello rilevato dell&#8217;elemento nel nostro sistema colturale e dell&#8217;obiettivo che ci si vuole porre, si distinguono tre i tipi di concimazione:</p>
<ul>
<li><em>Di arricchimento</em>: in questo caso l&#8217;elemento oggetto di attenzione è presente in scarsa quantità e con la concimazione se ne aggiunge una quota, affinchè il livello diventi ottimale. Si sopperisce alle perdite e alla riduzione del livello dovuta al consumo dell&#8217;elemento. E&#8217; il caso tipico della sostanza organica.</li>
<li><em>Di mantenimento</em>: in questo caso l&#8217;elemento oggetto di attenzione è presente in sufficiente quantità e l&#8217;obiettivo della concimazione è apportare la dose necessaria a bilanciare le perdite previste, ad esempio per dilavamento o fissazione nel suolo.</li>
<li><em>Di sfruttamento delle riserve</em>: in questo caso l&#8217;elemento è ad un livello elevato in termini di quantità ed è possibile non apportarlo, se non in dosi molto ridotte, con la concimazione.</li>
</ul>
<h2>Concimare: il ruolo dell&#8217;azoto</h2>
<p>Tra i macroelementi, l&#8217;azoto svolge innumerevoli funzioni negli organismi vegetali: quella principale è il rappresentare il componente di base degli aminoacidi e delle proteine. Si tratta di uno degli elementi che costituiscono il materiale genetico (Dna) e che svolge nelle piante un ruolo fondamentale in processi biochimici importantissimi come la fotosintesi clorofilliana. Ciò significa che, in caso di carenza di azoto, le cellule fanno fatica a moltiplicarsi e la pianta stenta a crescere. Per questo motivo è considerato l&#8217;elemento plastico per eccellenza: esso, infatti, ha un ruolo determinante nello sviluppo della vegetazione ed è, quindi, essenziale durante tutte le fasi di crescita delle colture.</p>
<h2>La disponibilità dell&#8217;azoto</h2>
<p>Sebbene l’elemento sia abbondante in atmosfera, affinché venga assorbito dalle piante deve subire un processo di trasformazione da parte dei microrganismi del suolo che rendono l’elemento assimilabile dalle radici. Solo le leguminose fanno eccezione, dal momento che sono aiutate dai batteri radicali azoto-fissatori che, nell&#8217;ambito di un processo simbiontico, mettono a disposizione l&#8217;elemento in cambio di altre forme di nutrimento a loro gradite.</p>
<p>Nel suolo l&#8217;azoto entra a far parte di un lungo e complesso processo di modificazione chimica: gli ioni NO3- (nitrico) e NH4+ (ammoniacale), sono il primo molto solubile in acqua e il secondo molto volatile in atmosfera: lasciano, quindi, il suolo rapidamente, per lisciviazione o per gassificazione. Questi due fenomeni sono alla base dell&#8217;impoverimento dei contenuti di azoto nei suoli, insieme ovviamente alle asportazioni colturali. Essi, però, rappresentano una minaccia rilevante per la qualità delle nostre acque e dell&#8217;aria, essendo oggetto di normative ormai consolidate che tanti limiti pongono all&#8217;attività agricola affinché essa sia eseguita nel rispetto degli ambienti naturali e della salute umana.</p>
<p>Più nello specifico, è la forma nitrica ad essere direttamente utilizzabile dalle piante; essa è anche quella meno adsorbita dai colloidi del terreno, caratteristica questa che la rende facilmente dilavabile. La forma ureica, invece, si assorbe facilmente a livello fogliare mentre nel suolo deve attraversare un processo di nitrificazione perché sia disponibile per la pianta. Questo processo è strettamente legato alla temperatura, motivo per cui è più veloce nella stagione calda e più lento in quella invernale.</p>
<h2>Sintomi di carenza</h2>
<p>Nel frumento l&#8217;azoto si accumula nelle parti verdi, fino alla foglia bandiera; da questo punto in avanti va a mobilizzarsi verso gli organi riproduttivi, quindi nella cariosside. Uno dei sintomi principali della carenza di azoto si manifesta come una crescita ridotta dei germogli e delle radici, con l&#8217;effetto di avere una pianta che appare spoglia e stentata. Le foglie restano più piccole del normale e, soprattutto se sono giovani, acquisiscono una colorazione giallastra. Nel caso delle foglie adulte, invece, si nota un colore giallo aranciato e, poi, una necrosi lungo i bordi. Poichè l&#8217;azoto è un elemento molto mobile, l&#8217;andamento della sintomatologia è dal basso verso l&#8217;alto, ovvero acropeto, spostandosi l&#8217;elemento con la crescita.</p>
<p>Nelle foto di seguito (mostrata da Stefano Tagliavini) si vedono sulla sinistra i classici segni di carenza di azoto in frumento, rispetto a piante con dotazione ottimale sulla destra: si nota come il terreno ancora in parte visibile, ci sia un ridotto accestimento, con culmi stentati, una colorazione giallastra &#8211; soprattutto alla base, una colorazione verde più tenue ed un numero ridotto di spighe per metro quadro.</p>
<figure id="attachment_4799" aria-describedby="caption-attachment-4799" style="width: 636px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-4799" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/carenza_azoto-1024x574.png" alt="" width="636" height="357" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/carenza_azoto-1024x574.png 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/carenza_azoto-300x168.png 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/carenza_azoto-768x431.png 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/carenza_azoto-370x208.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/carenza_azoto-270x151.png 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/carenza_azoto-570x320.png 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/carenza_azoto-740x415.png 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2025/02/carenza_azoto.png 1280w" sizes="auto, (max-width: 636px) 100vw, 636px" /><figcaption id="caption-attachment-4799" class="wp-caption-text">Foto di Stefano Tagliavini</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel frumento la carenza d’azoto ha un effetto determinante anche sul livello qualitativo delle produzioni, riducendo la formazione del glutine e delle proteine. Assieme alla genetica e alla sanità della granella, infatti, la nutrizione azotata ha un impatto fondamentale sulle qualità molitorie e deve essere oggetto di gestione attenta in base agli obiettivi di mercato che vogliamo dare al nostro grano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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