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	<title>MASAF - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Apr 2026 10:37:46 +0000</lastBuildDate>
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	<title>MASAF - Grano Italiano</title>
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		<title>SIGNOR MINISTRO, MA LA CUN È LEGALE?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/signor-ministro-ma-la-cun-e-legale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 22:47:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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		<category><![CDATA[ministro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'associazione Granosalus pone in evidenza delle incongruità. Chiediamo chiarezza a chi può farla</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La notizia è clamorosa. A darla è <a href="https://www.granosalus.it/2026/03/31/cun-grano-duro-coldiretti-esulta-ma-il-decreto-viola-la-legge-granosalus-smonta-la-trasparenza-annunciata/" target="_blank" rel="noopener">Granosalus,</a> il sito dell&#8217;omonima associazione che difende la qualità del grano italiano. Secondo l&#8217;analisi pubblicata dall&#8217;associazione, la CUN del grano duro sarebbe illegittima, in quanto l&#8217;art. 6‑bis DL 51/2015, L. 91/2015, norma istitutiva delle commissione unica nazionale, al comma 4  recita: «Le commissioni uniche nazionali hanno sede presso una o più borsi merci , individuate secondo criteri che tengano conto della rilevanza economica della specifica filiera». Come tutti sappiamo, anziché avere come sede naturale la citta di FOGGIA, il luogo dove fino ad oggi ha avuto sede la borsa merci grano duro di riferimento per tutto il sud Italia , con la Capitanata che è il secondo produttore di grano duro italiano, dove sempre sullo stesso territorio , ovvero tra Bari ed Altamura è concentrata la trasformazione della massa critica di tutto il grano duro trasformato in Italia ivi compreso l import estero che approda presso i porti di Bari , Manfredonia , Taranto &#8230; a dispetto di tutto questo e della legge il Ministero nel decreto costitutivo all art.2 comma 2 ha scritto che«La sede della CUN grano duro è stabilita presso la borsa merci di Roma».</p>
<h2>NEANCHE UN CHICCO DI GRANO DURO</h2>
<p>Non risulta che la borsa merci di ROMA abbia mai avuto rilevanza mercuriali ai fini di scambi commerciali per il mercato del grano duro,<span class="Apple-converted-space"> </span> tanto meno risulta che la regione Lazio abbia una produzione di grano duro di rilevanza strategica tale da condizionare gli scambi commerciali nazionali, infine agli atti non risulta che sul territorio laziale vi siano attività industriali per tale materia prima uguale o superiore a quelle rilevate in Puglia. Alla luce dei fatti, è del tutto evidente che la Cun grano duro non risponda al dettato della legge istitutiva. Cosa comporterà questo &#8220;errore&#8221; inserito nel decreto? Ammesso che sia un errore, si potrebbe prefigurare la nullità dei listini? Non è un argomento di poco conto. Sicuramente, ci lascia basiti come le associazioni di categoria non ne parlino. Vien da pensare che tutti lo sappiano e tutti tacciano perché ci si aspetta una profonda revisione della Cun o la sua sospensione. Non abbiamo elementi per valutare, se non le voci circa un accordo tra sindacati (uno in particolare, giallo paglierino) e mugnai per rimettere ordine in una Commissione nata storta e che non convince nessun duricultore. I cerealicoltori meritano chiarezza su argomenti di questa delicatezza: non è possibile andare a dormire con le borse che si autosospendono perchè a Roma si è deciso che il grano duro lo quota solo la Cun e svegliarsi con una notizia di questa dirompente portata. Speriamo che il ministro dica qualcosa. Ma che lo faccia legge alla mano. Questa volta una dichiarazione roboante e generica alla festa di un sindacato non basta: stiamo parlando della materia prima più iconica del Made in Italy.</p>
<p><em>Autore: Domenico De Francesco, cerealicoltore di Atessa</em></p>
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		<title>CHI VUOLE LA CUN GRANO DURO?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/chi-vuole-la-cun/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 08:45:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[CUN]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[MASAF]]></category>
		<category><![CDATA[Ministero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Ministero convoca le associazioni di categoria per i lavori sulla CUN: cosa è successo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il tavolo ministeriale della CUN Grano Duro si è riunito a Roma il 15 dicembre, alla presenza dei rappresentanti delle associazioni di categoria di venditori e acquirenti di frumento duro. Dopo le dichiarazioni istituzionali che hanno accelerato i lavori per la costituzione della CUN Grano Duro in vista del 2026, <strong>la Commissione Nazionale Sperimentale già attiva ha visto i lavori &#8220;impallarsi&#8221; con una serie di prezzi non rilevati, vista l&#8217;assenza di una parte.</strong> Il tavolo ministeriale, quindi, tenta di ricomporre i desiderata delle diverse parti: <strong>ad emergere è una blanda volontà di procedere oltre oltre rispetto all&#8217;attuale situazione delle quotazioni di camere di commercio locali. La testimonianza a Grano Italiano è di Mimmo Viscanti, Presidente di LiberiAgricoltori Puglia e Responsabile Nazionale Grano Duro</strong>, presente al tavolo in rappresentanza dell&#8217;associazione.</p>
<h2>Gli aquirenti vogliono davvero la CUN?</h2>
<p><strong>Secondo quanto ci racconta Viscanti, le richieste della parte acquirente al tavolo ministeriale sono di mantenere, accanto alla CUN Grano Duro, anche le attuali quotazioni da parte delle Camere di Commercio locali.</strong> Si tratta di una condizione che non trova riscontro nella regolamentazione e del funzionamento delle CUN già attive, però (si vedano, ad esempio, le CUN per i conigli o i suini). Le richieste di Italmopa, però, non finiscono qui: gli acquirenti chiedono che si attivi un tavolo politico prima dell&#8217;emissione dell&#8217;atto ministeriale e che non ci sia una sede di riferimento, ma che le riunioni della CUN si svolgano in videoconferenza online.</p>
<p>Mimmo Viscanti conclude il racconto dichiarandoci che, in chiusura, il Capo Dipartimento del Ministero ha richiesto alle parti presenti di inviare le proprie osservazioni entro il 22 Dicembre 2025. Vedremo quale sarà la sintesi delle richieste e come queste possano essere ricomposte entro l&#8217;inizio del prossimo anno.</p>
<h2>Le richieste di LiberiAgricoltori per la CUN Grano Duro</h2>
<p>Mimmo Viscanti ha presentato al tavolo ministeriale per la CUN Grano Duro alcune osservazioni per il funzionamento della futura Commissione Unica, tra cui una relativa alla sede delle riunioni. Ecco cosa ha dichiarato a Grano Italiano:«<strong>abbiamo richiesto che la sede della CUN Grano Duro venga istituzionalmente individuata a Foggia, primo bacino di coltivazione del grano duro italiano. Inoltre, per evitare che ci sia una reiterata assenza da parte di alcuni commissari della CUN che possa causare un immobilismo del funzionamento della stessa, abbiamo richiesto che il regolamento fissi un limite massimo di assenze consecutive</strong>».</p>
<p>Infine, la richiesta di LiberiAgricoltori è di inserire in regolamento un meccanismo di rilevazione che mostri la correlazione tra l&#8217;andamento dei prezzi del grano duro italiano e quello dei prezzi della pasta prodotta con il 100% di grano duro italiano. Questo avrebbe l&#8217;obiettivo di mostrare un quadro del valore della granella di frumento duro e del primo prodotto di trasformazione.</p>
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		<title>TUTTI A ROMA PER GRANAIO ITALIA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/roma-granaio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jul 2025 22:03:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[granaio italia]]></category>
		<category><![CDATA[MASAF]]></category>
		<category><![CDATA[Registro cereali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Ministero convoca i rappresentanti dei soggetti interessati da Granaio Italia il 29 luglio</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Che fine ha fatto Granaio Italia? Abbiamo provato a fare il punto della situazione con alcuni CAA, rappresentanti di organizzazioni di agricoltori e stoccatori per capire se l&#8217;impalcatura del registro sia già utilizzabile, considerando che il primo trimestre valido per le registrazioni è partito il 1° luglio 2025. Inoltre, è obbligatorio  eseguire le registrazioni entro il 20 ottobre 2025, pena sanzioni i cui importi sono già stati resi noti. L&#8217;ultimo intervento del legislatore, nuovamente giunto a modificare e chiarire, è il decreto del MASAF n. 0247318 del 3 giugno 2025: quest&#8217;ultimo riporta dettagli tecnici come codici di operazione e codici di prodotto, nonchè una tabella esemplificativa per la registrazione.</p>
<h2>Situazione confusa sul territorio</h2>
<p>I CAA e le associazioni di agricoltori che Grano italiano ha interpellato, però, ci parlano di una situazione confusa. Non è chiaro se i tecnici possano già accedere al sistema di registrazione sul SIAN. In ogni caso, non sarebbero state emanate circolari operative di dettaglio destinate agli uffici locali che dovrebbero supportare gli agricoltori tenuti alle comunicazioni sul registro. Mancherebbero ancora linee guida o istruzioni operative sul funzionamento del sistema, su come si debbano compilare e su chi sia tenuto concretamente a compilare le comunicazioni. Queste sono le lamentele che arrivano dai tecnici sul territorio.</p>
<h2>Tutti convocati a Roma il 29 luglio</h2>
<p>La buona notizia che ci giunge dal territorio è che <strong>il Ministero ha convocato a Roma per il 29 luglio 2025 i rappresentanti delle associazioni di agricoltori e degli altri soggetti economici interessati.</strong> L&#8217;obiettivo sarebbe condividere chiarimenti su Granaio Italia. Attendiamo, quindi, cosa verrà fuori da questo incontro, dove agricoltori e stoccatori porteranno numerose domande sullo svolgimento delle registrazioni.</p>
<p>A quanto ci viene riportato da uno stoccatore e un agricoltore, uno dei dubbi riguarderebbe l&#8217;obbligo di comunicazione su partite in uscita dalle aziende e in entrata presso gli stoccatori. In particolare, su chi sia tenuto ad eseguire la registrazione. Una delle disposizioni che mettono in disaccordo gli operatori sarebbe quella per cui l&#8217;obbligo di comunicazione al registro non si applica alle quantità trasferite in strutture private o associative alla trebbiatura. L&#8217;obbligo sarebbe in capo ai soggetti che gestiscono queste strutture.</p>
<h2>Timori degli agricoltori</h2>
<p>Molti agricoltori si lamentano della scarsa trasparenza che sottosta la soglia dei 30 e 40 tonnellate gestite in un anno da un soggetto (rispettivamente per grano duro e tenero). Sotto questi valori, infatti, non vi è obbligo di registrazione: come verranno gestite queste quantità? Verranno poi recuperate nel sistema di tracciamento in modo corretto? Vedremo cosa verrà fuori la prossima settimana e proveremo a tenervi aggiornati sugli sviluppi sulle nostre pagine.</p>
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		<item>
		<title>BISOGNA FARE PRESTO!</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/fare-presto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Feb 2025 23:03:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[decreto]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[MASAF]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il parere delle associazioni di agricoltori sul Decreto Siccità: Confagricoltura in Sicilia non è soddisfatta</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Torniamo a parlare del decreto del 23.12.2024, cosiddetto &#8220;Decreto Siccità&#8221;. Questo contiene le modalità di esecuzione del regolamento (UE) 2024/2675, allo scopo di fornire un sostegno finanziario di emergenza per le aziende agricole danneggiate da eventi climatici avversi. Pubblicato nel mese di gennaio, prevede l&#8217;erogazione di ristori ad aziende collocate in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia. L&#8217;obiettivo è compensare i danni subiti nel primo semestre nel 2024 a causa dell&#8217;eccezionale siccità. La nostra inchiesta sui pareri delle associazioni di agricoltori prosegue in Sicilia Qui abbiamo ascoltato le parole di Salvatore Massimino, produttore di grani autoctoni siciliani e presidente della sezione<em> Agricoltura Biologica</em> di Confagricoltura Catania. Il suo messaggio, oltre ai dubbi sull&#8217;entità dei sostegni e sui comuni ricompresi, è di fare presto, per consentire alle aziende siciliane di riprendersi il prima possibile.</p>
<h2>«Non c&#8217;è soddisfazione»</h2>
<p>Salvatore Massimino ci dichiara che gli agricoltori siciliani che rappresenta non possono ritenersi soddisfatti rispetto a quanto previsto nel decreto: «da parte nostra non c&#8217;è soddisfazione. La situazione in Sicilia è molto critica: si pensi che dai calcoli fatti dalla Regione Siciliana per i ristori previsti a livello regionale per la siccità che ha colpito le aziende cerealicole nella stagione 2023-2024, si erano identificati ben 390 comuni colpiti, dei quali il 60% con un calo di produzione dal 70 al 100%. Questo dato la dice lunga sulla gravità della situazione. Analizzando, però, le percentuali di danno evidenziate dall’ultimo decreto del Masaf ma soprattutto la lista dei comuni ivi inserita non riteniamo che sia stata data adeguata evidenza del problema che vivono le aziende siciliane».</p>
<h2>Bisogna fare presto</h2>
<p>Un rischio concreto che Massimino ci ricorda, poi, è che i contributi arrivino quando ormai le aziende non siano più attive: dopo un triennio molto difficile ed una stagione, l’ultima, disastrosa a causa della siccità, infatti, le aziende cerealicole siciliane sono al collasso. Con grandi difficoltà alcune aziende sono riuscite a sostenere le spese per l&#8217;avvio della stagione 24-25, altre hanno dovuto prendere la triste decisione di non seminare. Ci dichiara: «mi preme sottolineare che questi ristori dovrebbero arrivare con una certa tempestività, dal momento che le aziende colpite stanno fronteggiando le spese della nuova campagna sotto il peso degli ammanchi di quella precedente. Tanti hanno addirittura deciso di non seminare, anche perchè le condizioni meteorologiche, in alcune zone dell’areale catanese ad esempio, non sono state favorevoli almeno fino a dicembre, con precipitazioni poco significative».</p>
<p>E conclude: «ad ottobre 2024 sono state presentate le domande per i ristori previsti dalla Regione Siciliana con l’avviso pubblico del 30.09.2024, ristori da 66 a 132 euro/ ettaro per i produttori cerealicoli, in base al danno di produzione subito. Questi importi, che non sono ancora stati elargiti, se cumulati con i ristori del Decreto Siccità rappresenterebbero un sollievo per le aziende che hanno subito i maggiori danni, consentendo, infatti, di coprire quantomeno le spese vive della scorsa campagna».</p>
<h2>Mancano tanti comuni danneggiati</h2>
<p>Infine, un problema da chiarire celermente e prioritariamente è quello della lista dei comuni colpiti dalla siccità e, quindi, per i quali è prevista l&#8217;erogazione del sostegno stabilito dal Ministero. Salvatore Massimino ha verificato la selezione dei comuni, confrontandola con quelli indicati dalla Regione Siciliana con l’avviso prot 176526 del 30.09.2024 e ci dichiara: «ho verificato l’elenco dei comuni e ne mancano davvero tanti per la Regione Sicilia. Alcuni comuni considerati in lista rossa (ovvero che hanno subito un danno del 100%) nell’avviso pubblico della Regione Siciliana, non sono ricompresi nel decreto del 23-12-2024 prot. 675528 del Ministero.</p>
<p>Per fare un po’ di numeri, i comuni inseriti nell’avviso per la siccità della Regione Siciliana, ammontano ad un totale di 390. Di contro, invece, il decreto del Masaf 0675528 del 23.12.2024, che attinge dalla riserva di crisi della PAC, ha previsto appena 204 comuni siciliani. Circa 190 comuni non ricompresi e per i quali chiediamo urgenti ricalcoli in merito».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><a href="https://granoitaliano.eu/siccità-intesa/" target="_blank" rel="noopener">Leggi le dichiarazioni di un&#8217;altra associazione di agricoltori sul Decreto Siccità</a>.</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>D.M. SICCITA&#8217;: MA QUALE INTESA?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/siccita-intesa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jan 2025 23:03:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[basilicata]]></category>
		<category><![CDATA[decreto]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[MASAF]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il parere delle associazioni di agricoltori sul Decreto Siccità 2024</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il MASAF (Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste) ha pubblicato il decreto del 23.12.2024 che contiene le modalità di esecuzione del regolamento (UE) 2024/2675, allo scopo di fornire un sostegno finanziario di emergenza per le aziende agricole danneggiate da eventi climatici avversi. Parliamo del cosiddetto &#8220;Decreto Siccità&#8221; che, in base all&#8217;ultima intesa, prevede l&#8217;erogazione di ristori ad aziende collocate in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia per compensare i danni subiti nel primo semestre nel 2024 a causa dell&#8217;eccezionale siccità.</p>
<p>L&#8217;importo complessivo dei ristori è di 112,2 milioni di euro, a disposizione di quelle aziende che hanno subito un danno superiore al 30% in termini di perdita di produzione. Il livello di riferimento è quello degli standard di produttività, rispetto al quale ogni azienda si potrà collocare nella fascia di calo produttivo tra il 30 e il 50%, tra il 50 e il 70% e oltre il 70%. Ad ogni fascia si applicherà un diverso coefficiente per calcolare il valore del ristoro; le superfici considerate sono quelle investite a seminativo e presenti nel fascicolo aziendale alla data del 15 maggio 2024. Il Ministero ha affidato agli organismi pagatori il compito di occuparsi dell&#8217;istruttoria, con procedure amministrative ridotte e pagamenti automatici: questi ultimi dovranno essere effettuati entro il 30 aprile 2025.</p>
<p>Il Ministero ha pubblicato l&#8217;elenco dei comuni che sono stati individuati all&#8217;interno delle aree colpite, entro cui dovranno rientrare le aziende che potranno ricevere il sostegno.</p>
<p>Ma cosa ne pensano le associazioni di agricoltori? Abbiamo chiesto il parere ai sindacati locali di alcune regioni identificate nel decreto: abbiamo raccolto numerosi dubbi e tanta incertezza, oltre allo sconcerto derivante dalla mancanza, nella lista dei comuni, di aree effettivamente colpite da elevati danni per siccità.</p>
<h2>Decreto siccità: ma quale intesa?</h2>
<p><strong>Emilio Vesia, Presidente Regionale Basilicata LiberiAgricoltori</strong>, ci tiene a sottolineare che la sua associazione ha denunciato, prima in assoluto, la gravità del problema siccità già nel marzo 2024,  chiedendo alle istituzioni immediate azioni per impedire il peggio. Emilio Vesia ci racconta: «avevamo aziende in zone interne dove i semi non erano nemmeno germinati per la assoluta secchezza e aridità del terreno. C’erano allevamenti allo stato brado, che avevano difficoltà di pascolamento. Gli allevatori alle stalle non se la passavano certo meglio, con l&#8217;aumento dei costi del fieno e della paglia. Avevamo visto lungo, ma avevamo paura che quello fosse solo l&#8217;inizio. Sempre abbiamo chiesto il confronto e il supporto delle Istituzioni ma, a livello regionale, non abbiamo avuto una risposta celere e fattiva come ci aspettavamo».</p>
<p>Il commento del Presidente Regionale Basilicata LiberiAgricoltori sul decreto non è positivo: «Noi agricoltori lucani ci chiediamo quando sia stata effettivamente raggiunta l&#8217;intesa di cui parla il  DM e come mai le Regioni abbiano accettato il contenuto. Infatti, è palese il trattamento discriminante che si è creato a livello territoriale, con comuni che nulla hanno avuto a che fare con la calamità ma con una semplice cattiva annata e che sono rientrati nel decreto, mentre altri comuni che hanno subito pesantemente gli effetti calamitosi ne sono rimasti fuori. Ad esempio, un comune lucano è rientrato con il 70% del danno, mentre a quelli limitrofi non è riconosciuto un calo produttivo di nemmeno il 30%».</p>
<h2>Discriminazione nelle colture ammesse</h2>
<p>Oltre a ritenere alquanto anomale le scelte territoriali presenti nel decreto, Emilio Vesia ci dichiara che l&#8217;associazione LiberiAgricoltori si sarebbe aspettata di poter almeno ricevere una prima visione della bozza, per analizzarla con gli occhi di chi vive i campi e conosce il territorio. E aggiunge: «abbiamo anche portato all&#8217;attenzione degli Assessorati un&#8217;altra importante discriminazione, questa volta sulle colture: alcune sono inspiegabilmente escluse, altre ammesse, e non capiamo secondo quale ratio il Ministero le abbia individuate. È il caso, ad esempio, del favino e del trifoglio, colture molto vocate e molto estesamente coltivate nell&#8217;areale meridionale anche per via delle rotazioni imposteci dalla UE».</p>
<p>L&#8217;associazione LiberiAgricoltori, per voce del Presidente lucano Emilio Vesia, chiede chiarezza e ha sollecitato una risposta istituzionale, ottenendo di incontrare l&#8217;Onorevole La Pietra per discuterne nel dettaglio. In particolare, tanti dubbi sono anche riferiti alla possibilità di cumulo di questi ristori con i sostegni previsti da altre misure, ad esempio Agricat. L&#8217;associazione chiede, dunque, una revisione puntuale, nonostante i tempi strettissimi richiesti dalla rendicontazione alle UE.</p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<item>
		<title>QUALE ECOSCHEMA &#8220;S&#8217;HA DA FARE&#8221;?</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/semplificazione-ecoschema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Nov 2024 23:03:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[ecoschema 4]]></category>
		<category><![CDATA[ecoschema 5]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
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		<category><![CDATA[MASAF]]></category>
		<category><![CDATA[PAC]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli Ecoschemi 4 e 5 dopo la semplificazione di Bruxelles </p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/semplificazione-ecoschema/">QUALE ECOSCHEMA &#8220;S&#8217;HA DA FARE&#8221;?</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="entry-content">
<p>In due articoli abbiamo illustrato le novità apportate dalla semplificazione delle norme di condizionalità (<a href="https://granoitaliano.eu/condizionalita-piu-semplice/" target="_blank" rel="noopener">leggi l&#8217;articolo su BCAA6 e 7</a> e <a href="https://granoitaliano.eu/bcaa-8-cambia-tutto/" target="_blank" rel="noopener">quello su BCAA 8</a>). I contenuti sono stati affrontati in un webinar organizzato dalla FIDAF (Federazione Italiana dei Dottori in Agraria e Forestali) che ha visto la partecipazione del Dott. Agr. Antonio Frattarelli, funzionario del Ministero (MASAF) coinvolto nei processi di negoziazione con l’Europa sulla semplificazione della PAC.</p>
<p>In questo articolo ci focalizziamo, in particolare sugli Ecoschemi che coinvolgono i cerealicoltori. Parliamo dell&#8217;Eco-4, &#8220;Sistemi foraggeri estensivi con avvicendamento&#8221;, e dell&#8217;Eco-5, &#8220;Misure specifiche per gli impollinatori&#8221;. Lo facciamo con l&#8217;aiuto dei documenti divulgativi redatti dal MASAF.</p>
</div>
<h2>Poco cambia sull&#8217;Ecoschema 4</h2>
<p>Sull&#8217;Ecoschema 4 non vi sono variazioni, restando un regime volontario che si avvicina ad una misura agro-ambientale pagata, però, con i soldi del Primo Pilastro. Inizialmente era relativo ad un obbligo di avvicendamento almeno biennale attuato inserendo nel ciclo di rotazione, per la medesima superficie, almeno una coltura leguminosa o almeno una coltura da rinnovo. In seguito a numerose richieste da parte dei produttori, però, è lo stesso Antonio Frattarelli ad affermare che si è andato trasformando in una norma &#8220;ommibus&#8221;.</p>
<p>Questo anhce perè i medesimi benefici ottenuti con la rotazione possono essere raggiunti con altre pratiche, ad esempio con la coltivazione di erbai da foraggio come l&#8217;erba medica. L&#8217;estensione del campo di applicazione dell&#8217;Eco-4 ha portato a distribuire il medesimo budget iniziale su un pubblico ben più ampio rispetto a quanto previsto, addirittura del 270%.  Il risultato è aver raggiunto pagamenti di poco inferiori a 50 euro/ ettaro, cifre davvero ridicole rispetto a quanto previsto. Anche un intervento aggiuntivo di 2.5 mln di euro ha consentito di superare di poco i 60 euro, non di più</p>
<p>Motivo per cui le associazioni hanno chiesto ad Agea e al Ministero di consentire alle aziende di &#8220;uscire&#8221; dall&#8217;Eco-4, se richiesto. Cosa che è stata, effettivamente concessa.</p>
<h2>Ecoschema 5: semplificazione a due livelli</h2>
<p>Diverso è il caso dell&#8217;Ecoschema 5 che non cambia il suo titolo descrittivo ma si vede suddiviso in due livelli.</p>
<p><strong>Il livello 1 richiama il primo requisito della BCAA 8</strong> che, secondo quando stabilito dall&#8217;Europa, può essere dirottato sull&#8217;Ecoschema 5, prevedendo la destinazione del 4% dei seminativi aziendali a superfici improduttive, compresi i terreni lasciati a riposo. Questo, mantenendo maggiorazioni del livello di pagamento (+20%) in Zone Vulnerabili da Nitrati e Natura 2000.</p>
<p><strong>Il livello 2, cosiddetto Ecoschema 5.2,</strong> corrisponde alla versione precedente, ovvero all&#8217;impegno a mantenere per i primi 9 mesi dell&#8217;anno (fino al 30.09) una parte della superficie destinata ad almeno 2 specie per impollinatori. Sono concesse anche specie la cui fisiologia prevede che il ciclo si avvii successivamente ai primi mesi dell&#8217;anno, ad esempio nel mese di marzo.</p>
<p>La novità del 2025, però, è che queste specie dovranno essere seminate con semente certificata: questo per la tendenza di molti agricoltori aderenti a lasciare incolti i terreni destinati all&#8217;Eco-5 nei primi anni di applicazione, rendendo difficile la verifica della preponderanza delle specie mellifere.</p>
<p>E&#8217; importante sottolineare che prima del 30.09 non è possibile rimuovere la vegetazione nelle zone dedicate anche se è completamente secca, questo perchè è dimostrato che l&#8217;attività dei pronubi si esplica anche in queste condizioni. Diversamente, se è necessario per ordinanze comunali creare fasce antincendio, è possibile intaccare le superfici. Queste sono problematiche particolarmente sentite in ambienti particolarmente aridi in periodo estivo, come negli areali cerealicoli del Sud Italia e delle Isole.<img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-3881" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/eco5_2-1024x578.png" alt="" width="770" height="435" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/eco5_2-1024x578.png 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/eco5_2-300x169.png 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/eco5_2-768x434.png 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/eco5_2-370x209.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/eco5_2-270x152.png 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/eco5_2-570x322.png 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/eco5_2-740x418.png 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/eco5_2.png 1121w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /> <img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-3882" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/eco5_1-1024x575.png" alt="" width="770" height="432" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/eco5_1-1024x575.png 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/eco5_1-300x169.png 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/eco5_1-768x431.png 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/eco5_1-370x208.png 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/eco5_1-270x152.png 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/eco5_1-570x320.png 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/eco5_1-740x416.png 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2024/10/eco5_1.png 1118w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></p>
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<p><em>Fonte immagini: FIDAF, MASAF.<br />
</em></p>
<p><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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