Le Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA) stanno emergendo come uno degli strumenti più promettenti per affrontare le grandi sfide dell’agricoltura contemporanea. Il tema è stato al centro dell’incontro “Utilizzazione di varietà ottenute mediante TEA (Tecnologie di Evoluzione Assistita)”, organizzato nell’ambito dei Venerdì culturali FIDAF–ARDAF e tenutosi a Roma il 6 marzo 2026.
Protagonisti del confronto sono stati Mario Pezzotti, professore ordinario di Genetica agraria all’Università di Verona e delegato al trasferimento tecnologico dell’ateneo, e Annalisa Polverari, professore associato di Patologia vegetale presso lo stesso ateneo.
Nel corso del convegno i relatori hanno ricostruito l’evoluzione scientifica e normativa delle TEA, evidenziando il loro potenziale per migliorare colture fondamentali per l’agricoltura europea, tra cui frumento e orzo, due pilastri dei cereali vernini. Le TEA rappresentano, infatti, una nuova fase del miglioramento genetico: un’evoluzione tecnologica che consente di intervenire in modo preciso sul DNA delle piante.
Le sfide dell’agricoltura moderna
Il punto di partenza riguarda il contesto in cui si muove oggi la produzione agricola: l’agricoltura deve affrontare cambiamenti climatici sempre più intensi, riduzione della fertilità dei suoli e crescente pressione di patogeni e parassiti.
Le tecniche agronomiche tradizionali – rotazioni, fertilizzazione, gestione dell’acqua – restano fondamentali per mettere le colture nelle condizioni di produrre al meglio. Tuttavia, come ricordato da Pezzotti, non sono più sufficienti da sole. Accanto alle tecniche agronomiche – è stato spiegato – il miglioramento genetico resta uno degli strumenti più potenti per aumentare la resilienza delle colture.
Nel tempo questo miglioramento si è evoluto: dalla selezione massale, praticata fin dalle origini dell’agricoltura, attraverso l’ibridazione, arrivando poi alla genetica molecolare. Oggi il passo successivo è rappresentato dal genome editing, tecnologia che consente interventi mirati sul patrimonio genetico delle piante.
Genome editing: come funzionano le “forbici molecolari”
Le TEA si basano su strumenti di genome editing, tecnologie che permettono di modificare il DNA in modo mirato e preciso. Queste tecnologie consentono modificazioni dirette e precise del DNA delle piante coltivate», è stato ricordato durante il convegno. In sostanza, riproducono gli stessi processi che avvengono naturalmente nell’evoluzione biologica, come le mutazioni del DNA o lo scambio di geni tra individui compatibili.
Il meccanismo più noto è quello basato sul sistema CRISPR-Cas9, premiato con il Nobel per la Chimica nel 2020 a Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna.
Questo sistema agisce come una vera e propria “forbice molecolare”: una proteina (Cas9) individua una sequenza specifica del DNA, la sequenza viene tagliata con grande precisione, il sistema cellulare di riparazione “ricuce” il DNA. Durante questo processo possono verificarsi piccole modifiche genetiche, che portano a mutazioni mirate. Non si tratta solo di disattivare geni, è stato spiegato, ma anche di modularne l’attività o attivarli in specifiche condizioni.
La precisione di queste tecniche è possibile perché oggi sono stati sequenziati i genomi di molte specie coltivate – tra cui, in Italia, frumento, pomodoro, vite, zucchina e albicocco – consentendo di individuare con precisione i punti in cui intervenire.
TEA, OGM e nuove tecniche di miglioramento genetico
Uno dei punti centrali del dibattito riguarda la distinzione tra TEA e organismi geneticamente modificati (OGM). Gli OGM tradizionali prevedono l’introduzione di DNA “esogeno”, cioè proveniente da specie diverse. Le tecnologie di genome editing, invece, non introducono necessariamente DNA estraneo alla specie.
Per questo motivo vengono definite New Breeding Techniques (NBT) o New Genomic Techniques (NGT). In Italia il termine più utilizzato è TEA, proposto dalla Società Italiana di Genetica Agraria (SIGA).
La differenza principale rispetto al miglioramento genetico convenzionale è la velocità. Con l’incrocio tradizionale possono essere necessari molti cicli di selezione per ottenere una caratteristica desiderata; con il genome editing il risultato può essere raggiunto in tempi molto più brevi. In altre parole, le TEA accelerano processi evolutivi che in natura potrebbero comunque avvenire spontaneamente.
Il quadro normativo europeo e italiano
La questione normativa resta uno degli elementi più delicati. L’attuale legislazione europea è ancora basata sulla Direttiva 2001/18/CE, che definisce OGM tutti gli organismi ottenuti con DNA modificato, anche quando non viene introdotto materiale genetico esterno. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha confermato questa interpretazione, includendo anche le tecniche di genome editing nel quadro normativo sugli OGM.
Negli ultimi anni, però, la Commissione Europea ha avviato una revisione del sistema. Dopo uno studio condotto con EFSA e il Joint Research Centre, è emerso che le nuove tecniche genomiche non erano previste dalla normativa del 2001 e che l’attuale legislazione risulta inadeguata.
Nel 2022 è stata avviata una consultazione pubblica. I risultati hanno mostrato una forte domanda di aggiornamento: il 79% degli intervistati ritiene che la normativa attuale non sia adeguata.
Nel 2023 la Commissione ha, quindi, presentato una proposta legislativa, che distingue tra due categorie: NGT1, con meno di 20 modificazioni genetiche e considerate equivalenti alle piante ottenute con breeding convenzionale; NGT2, soggette a un regime più simile a quello degli OGM.
Per le NGT1 non sarebbe prevista l’etichettatura del prodotto finale, ma solo quella dei semi, con la creazione di un database pubblico delle varietà.
Il percorso legislativo è ancora in corso, con le seguenti tappe:
-
28 gennaio 2026: prima bozza approvata dalla commissione ENVI del Parlamento europeo;
-
20 marzo 2026: chiusura della prima lettura nel Consiglio Agrifish;
-
aprile 2026: seconda lettura della commissione ENVI;
-
fine aprile: possibile voto in plenaria.
Anche l’Italia si è mossa su questo fronte. Nel maggio 2023 un emendamento ha consentito la sperimentazione in campo delle TEA, aprendo la strada ai primi progetti sperimentali autorizzati dal MASAF.
Applicazioni su cereali vernini: frumento e orzo
Le TEA sono già oggetto di ricerca su numerose colture: riso, mais, soia, patata, colza, pomodoro e cereali come frumento e orzo. Cina e Stati Uniti guidano la ricerca, mentre l’Unione Europea sta progressivamente recuperando terreno.
Tra gli obiettivi più importanti ci sono miglioramento della produttività, resistenza a stress biotici e abiotici, qualità alimentare, efficienza nell’uso delle risorse.
Un ambito particolarmente promettente riguarda la resistenza alle malattie. Tradizionalmente, i programmi di miglioramento genetico introducono geni di resistenza provenienti da altre varietà o specie compatibili. Le TEA permettono, invece, di intervenire su un altro fronte: la suscettibilità della pianta ai patogeni.
Il patogeno sfrutta alcune caratteristiche della pianta per penetrare nei tessuti, è stato spiegato durante l’incontro. Se si disattivano questi “bersagli”, il patogeno non riesce più a colonizzare la pianta.
Un esempio classico riguarda l’oidio, fungo che penetra nelle cellule vegetali. Alcuni studi sull’orzo hanno individuato mutazioni naturali nel gene MLO, che quando è inattivo conferisce resistenza alla malattia. Grazie alle TEA è possibile riprodurre artificialmente queste mutazioni naturali, ottenendo piante resistenti senza introdurre geni esterni.
Anche nel frumento sono in corso ricerche su resistenze specifiche, come quella alla ruggine gialla (Puccinia striiformis f. sp. tritici). In questo caso l’obiettivo è modificare i geni che rappresentano il bersaglio degli effettori del patogeno.
Un nuovo orizzonte per il miglioramento genetico
Il dibattito sulle TEA è destinato a crescere nei prossimi anni, anche alla luce delle sfide che attendono l’agricoltura europea. Le Tecnologie di Evoluzione Assistita rappresentano un punto di incontro tra innovazione scientifica ed esigenze produttive, con il potenziale di accelerare lo sviluppo di varietà più resilienti, efficienti e sostenibili.
Per colture strategiche come frumento e orzo, l’applicazione di queste tecniche potrebbe contribuire a migliorare la resistenza alle malattie, ridurre l’uso di agrofarmaci e garantire maggiore stabilità produttiva. Molto dipenderà dalle scelte normative dell’Unione Europea nei prossimi mesi. Ma una cosa appare ormai chiara: il miglioramento genetico sta entrando in una nuova fase, in cui la conoscenza dei genomi e le tecnologie di editing aprono prospettive inedite per l’agricoltura del futuro.




