Quando è stata colpita Cipro sono state sospese le quotazioni ma alla riapertura è arrivato il balzo: oggi il prezzo dei concimi azotati sul mercato internazionale è salito di 50 dollari a tonnellata ed è probabile che la corsa non si fermi. Quella che sembrava una stagione di rincari pilotati dall’Ue attraverso il Cbam, si trasforma in una nuova guerra economica a colpi di listini, con azotati e fosfatici nel mirino, anche se dei secondo si registra una domanda scarsa. Al porto di Ravenna l’urea egiziana nei giorni scorsi veniva quotata 520 euro a tonnellata, partenza già insaccata, e adesso punta a 565. Nulla di ufficiale, si tratta contratto per contratto ma la tendenza è quella che descriviamo. Anche perché non è solo un tema di caro petrolio: i trasporti marittimi sono fermi e non solo quelli a lunga distanza. Anche l’Egitto e l’Algeria non lasciano più partire le navi, come la Turchia. Da Suez transitano pochissime navi. Il rincaro atteso sugli azotati – urea, nitrato amminico e solfato ammonico – è simile a quello del 2022 e potrebbe penalizzare la concimazione di fondo del grano, perché i cerealicoltori possono decidere di risparmiare in vista del sovra costo dell’urea. In queste condizioni sarebbe bello poter contare sulla produzione europea, ma pare che gli stabilimenti italiani siano fermi e che dal Nord Europa arrivi poco fertilizzante. Il destino della campagna è appeso al filo di Teheran.
Nella vignetta, ecco come AI interpreta (peraltro con un errore ortografico in “muiono” che dovrebbe essere “muoiono”) la situazione:





