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VIETARE L’UREA CI COSTERA’ CARO

Studio Nomisma presentato da Assofertilizzanti

Sostituire l’urea con le alternative proposte per la mitigazione dell’inquinamento nel bacino Padano comporterebbe un generale incremento dei costi della concimazione e sarebbe una mazzata ulteriore sui bilanci aziendali, dopo che in un anno il prezzo dell’urea è cresciuto dell’81%. Lo sostiene uno studio d’impatto Nomisma sulla fertilizzazione azotata e sull’uso dell’urea in Italia, presentato da Assofertilizzanti a Roma, dove oggi l’associazione di Federchimica, che rappresenta le imprese italiane attive nel settore dei fertilizzanti, ha organizzato una tavola rotonda dedicata allo stato e alle prospettive future dell’agricoltura italiana, con un focus sui fertilizzanti e soprattutto sull’urea, sulla quale incombe il veto del 2028. (Segue dopo la tabella)

Il divieto di usare l’urea riguarda Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto e discende dall’idea che in questo modo si possa mitigare l’inquinamento dell’aria. L’urea è però il principale fertilizzante in Italia e lo è per reperibilità e gestione operativa, ma anche per efficienza. Non tutte le alternative hanno queste caratteristiche. Se ne è parlato anche a Roma, analizzando urea con inibitori dell’ureasi,  fertilizzanti a lento rilascio, fertilizzanti a cessione controllata, fertilizzanti a base di urea modificata o stabilizzata, fertilizzanti a rilascio controllato, solfato di ammonio, nitrato di ammonio, concimi organici e organo-minerali, digestato agrozootecnico e agroindustriale, refluo zootecnico, biochar, ammendanti, fertilizzanti e altri prodotti innovativi. Ad oggi, i campi italiani ricevono azoto soprattutto dall’urea, che rappresenta l’84% del fertilizzante distribuito e apporta il 56% dell’azoto apportato dalla fertilizzazione del terreno.

Se si considera il bacino padano, l’urea standard è anche il fertilizzante più economico, considerando i costi delle misure di mitigazione disponibili al momento. Infatti, se si considera il prezzo per unità di azoto, quello dell’urea è 1,10 euro al chilo, quello del nitrato di ammonio 1,45 e quello del solfato di ammonio 1,63. Passare dall’urea al nitrato d’ammonio per il frumento significa un incremento del 13%. Se invece si passa al solfato d’ammonio i costi di fertilizzazione crescono del 20% nel frumento tenero e del 21% nel duro. Se poi si utilizzano le uree trattate, che consentono la mitigazione degli effetti inquinanti, non si risparmia affatto: rispetto all’urea standard NBPT costa il 20% in più e l’urea ricoperta addirittura il 65% in più. La scelta di passare a urea inibita NBPT comporterebbe pertanto un incremento dei costi di concimazione (considerando anche la distribuzione) del 6%. Si avrebbe un vantaggio solo utilizzando l’urea ricoperta che semplifica la distribuzione facendo registrare un risparmio del 2,4% nel frumento tenero e del 1,8 nel duro.

Lo sviluppo dell’agricoltura di precisione può portare dei risparmi, ma non decisivi: secondo Nomisma, attrezzarsi per concimare con rateo variabile porterebbe a un aggravio di costi del 10% nel caso di NBPT. Se poi optiamo per l’interramento il costo sale – rispetto alla tradizionale concimazione con urea – del 13%. I biostimolanti possono aiutare ma secondo Nomisma ci sono sensibili differenze tra i diversi prodotti.

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