PAC tra poco si cambia
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PAC ’28-’34, TRA POCO SI CAMBIA

La PAC cambia struttura: niente più titoli e distinzione tra primo e secondo pilastro. Angelo Frascarelli spiega cosa aspettarsi.

La PAC 2028-2034 cambierà profondamente nella struttura ma, per gli agricoltori, l’impatto potrebbe essere meno radicale di quanto inizialmente prospettato. Soprattutto sul fronte delle risorse. A fare il punto è Angelo Frascarelli, docente dell’Università degli Studi di Perugia, intervenuto a margine di un convegno dedicato alla futura Politica Agricola Comune all’Accademia dei Georgofili.

PAC, recuperato il taglio delle risorse

La proposta presentata dalla Commissione europea il 16 luglio 2025 conteneva, come spiega Angelo Frascarelli, due elementi particolarmente critici: la riduzione delle risorse destinate alla PAC e l’inserimento della Politica Agricola all’interno di un fondo unico.

Sul primo punto lo scenario sarebbe, però, cambiato.

«Il taglio delle risorse, quando è uscita la proposta, era di circa il 23%. Questo taglio l’abbiamo recuperato», spiega Frascarelli, attribuendo il risultato soprattutto alla pressione esercitata dalle organizzazioni agricole, dai ministri dell’Agricoltura e dai parlamentari europei. La prospettiva è, quindi, quella di poter contare su risorse sostanzialmente analoghe a quelle dell’attuale programmazione.

Resta il fondo unico

Diversa la situazione per il secondo grande nodo della riforma. La Commissione non avrebbe, infatti, fatto marcia indietro sull’inserimento della PAC nel fondo unico, insieme ad altre politiche europee.

È una soluzione che ha suscitato perplessità nel mondo agricolo e nelle istituzioni nazionali e regionali ma sulla quale, sottolinea Angelo Frascarelli, si va avanti.

Per gli agricoltori questo significa innanzitutto prepararsi a una PAC organizzata in maniera diversa da quella conosciuta negli ultimi decenni: non ci sarà più l’attuale distinzione tra primo e secondo pilastro e scompariranno i titoli all’aiuto.

Via i titoli, ma resta il sostegno a ettaro

La scomparsa dei titoli rappresenterà una novità importante dal punto di vista amministrativo, ma non significa la fine del sostegno diretto alle aziende.

Nella sostanza il sostegno rimarrà e, secondo lo scenario illustrato, corrisponderà ad un pagamento a ettaro nell’ordine dei 200 euro, al quale potranno aggiungersi il sostegno accoppiato e gli interventi agroambientali.

In determinate condizioni, ad esempio in una situazione come quella del territorio della Regione Toscana, il sostegno complessivo potrebbe partire da circa 300 euro per ettaro e salire, con gli interventi agroambientali, fino a 400, 500 o 600 euro/ ettaro.

Il cambiamento della PAC, quindi, sarebbe soprattutto nella sua architettura: «cambia più per le istituzioni e per la governance che non per gli agricoltori».

Geopolitica, tecnologia e clima peseranno più della PAC

Ma il messaggio forse più interessante per le aziende riguarda proprio ciò che accade al di fuori della PAC.

Secondo Frascarelli, infatti, nei prossimi anni le scelte e la redditività delle imprese agricole saranno influenzate soprattutto da quattro grandi variabili: geopolitica, tecnologia, clima e consumi. Fattori che, nel loro insieme, potranno incidere sull’agricoltura molto più delle politiche di sostegno.

La geopolitica può modificare rapidamente i prezzi delle materie prime e dei prodotti agricoli, mentre tecnologia e clima stanno cambiando il modo stesso di produrre. Diventa, quindi, sempre più difficile prevedere con precisione quale sarà lo scenario nel quale dovranno operare le aziende.

Una certezza, secondo Frascarelli, rimane: l’agricoltura continuerà a produrre cibo e ambiente, ma crescerà anche il ruolo dei servizi. Dal turismo rurale e dall’agriturismo, fino alla produzione di energia rinnovabile, saranno sempre più numerose le attività che potranno affiancare la produzione agricola tradizionale.

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