Il cambio non aiuta e la logistica nemmeno, il mercato è in tempesta ma l’Italia si trova dentro una bolla di immobilità di scambi dei cereali: si lavora poco sul pronto, ed è quasi impossibile lavorare sui futuri, commentano gli operatori. L’incertezza regna sovrana. Un nuovo calo dei prezzi sarebbe insopportabile per i nostri agricoltori, il cambio e la logistica potrebbero aiutarci, quanto meno nel campo del frumento tenero, a sostenere le quotazioni. Ma siamo comunque in terra straniera e non a caso, di grano non parlano più i sindacati e men che meno la politica…
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Sul piano mondiale, la logistica del Mar Nero è peggiorata: il 20% della capacità di carico regionale ha subito gravi danni bellici. Allo stesso tempo, fino all’80% della capacità russa potrebbe potenzialmente tornare operativa in tempi relativamente brevi se gli attacchi cessassero, rendendo il rischio geopolitico duplice, commentano gli analisti di Saskwheat: «la persistenza delle interruzioni è un fattore positivo, mentre un cessate il fuoco marittimo potrebbe consentire il ritorno di una quantità significativa di grano sui mercati mondiali in tempi relativamente brevi». La raccolta nel Canada occidentale ha fatto progressi ma la qualità dei campioni è peggiorata. Intanto, i prezzi delle esportazioni di grano duro canadese stanno iniziando a salire. «Le quotazioni per l’esportazione dal Canale di San Lorenzo hanno raggiunto i 335 dollari/tonnellata la scorsa settimana, rispetto ai circa 300 dollari/tonnellata di inizio settembre, il che suggerisce che gli utilizzatori finali potrebbero impegnarsi maggiormente per assicurarsi forniture anticipate di grano duro canadese di alta qualità» commentano. I mercati del grano negli Usa hanno iniziato la settimana in leggero rialzo: la siccità in alcune zone dell’Ue e nelle regioni degli Stati Uniti che producono grano invernale cominciano a farsi sentire. Scorte in calo.




