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RETE DURO APERTA AGLI UTENTI

Le prove varietali del frumento duro 2025-26: verso una piattaforma online

Grano Italiano ha visitato la sede del CREA-CI di Foggia, dove Pasquale De Vita coordina uno dei servizi tecnici più importanti per i cerealicoltori italiani: la Rete nazionale di prove di confronto varietale di frumento duro. La visita ha permesso di capire non solo il valore storico di questa attività ma anche il salto che si sta tentando oggi: trasformare un enorme patrimonio di dati agronomici in una piattaforma digitale fruibile online, utile agli agricoltori tutto l’anno e, al tempo stesso, prezioso per la comunità scientifica e per il breeding. Una direzione coerente con quanto Grano Italiano ha già raccontato sulla Rete 2024-25, che ha coinvolto 41 varietà in 31 campi sperimentali distribuiti in 14 regioni.

Una rete che orienta davvero le scelte varietali

La Rete nazionale non è una semplice raccolta dati ma uno strumento di orientamento varietale. Serve a mettere a disposizione degli agricoltori informazioni affidabili sul comportamento produttivo e qualitativo delle principali cultivar nei diversi ambienti italiani. È, in altre parole, la base tecnica per scegliere la varietà giusta nel posto giusto.

De Vita la definisce chiaramente: «la Rete che coordiniamo qui a Foggia ha l’obiettivo di aiutare gli agricoltori a scegliere la varietà più adatta alla condizioni pedoclimatiche della propria azienda». Si tratta di una funzione essenziale in una cerealicoltura nazionale molto diversificata, dove il comportamento varietale cambia con clima, suolo, pressione delle malattie, gestione agronomica e destinazione di filiera.

Un patrimonio costruito con una rete di collaboratori

La forza della Rete sta nella sua dimensione nazionale e cooperativa. Le prove vengono realizzate grazie a una pluralità di partner pubblici e privati, coordinati dal CREA-CI di Foggia. La stagione 2024-25, come riportato da Grano Italiano, ha coperto i principali areali cerealicoli italiani con 31 località di prova e una distinzione tra macro-areale Centro-Nord e Sud-Isole.

Nel 2025-26 questo impianto resta il cuore del sistema, ma con un focus più marcato sulle implementazioni digitali e sull’arricchimento del dataset. L’obiettivo non è solo pubblicare una fotografia annuale, ma costruire una piattaforma capace di restituire valore continuo a una storicità di dati accumulata in decenni di sperimentazione.

Dal dato annuale all’archivio interrogabile

Il salto vero è passare dal report al database. De Vita lo spiega bene: storicamente esisteva già una base informativa, anche con strumenti di consultazione online, ma oggi il CREA punta a rendere tutto molto più accessibile e sistematico. «Vorremmo rendere questo strumento più fruibile, costruire un database consultabile anche come strumento di lavoro per chi fa selezione», afferma.

Questo passaggio è decisivo. Per l’agricoltore significa poter confrontare varietà e ambienti in modo più semplice e immediato. Per chi fa ricerca, significa valorizzare le serie storiche per analizzare stabilità, adattamento e risposta alle diverse condizioni di coltivazione.

La rete 2025-26: più dati, più connessioni, più utilità

La nuova fase della Rete punta a connettere le prove varietali con altre fonti informative. De Vita segnala che si sta lavorando alla correlazione dei risultati con dati climatici e dati di suolo, proprio per rendere il database più utile anche nello sviluppo di nuove varietà. È un passaggio molto importante. Non si tratta più solo di capire quale varietà produce di più, ma in quali condizioni lo fa e perché.

È anche in questa chiave che va interpretato il progetto RETICER, finanziato dal MASAF, che coinvolge le reti nazionali cerealicole e mira a creare una piattaforma web a servizio sia degli agricoltori sia della comunità scientifica. «Stiamo strutturando una piattaforma web per gli agricoltori e per tutta la comunità scientifica», dice De Vita. La Rete non è più solo una sperimentazione annuale, ma sta diventando una vera infrastruttura digitale di conoscenza.

Non solo rese: qualità sanitaria e micotossine

Un altro aspetto molto interessante della Rete 2025-26 riguarda l’ampliamento dei parametri osservati. Oltre a rese e caratteristiche qualitative classiche, il CREA sta rafforzando la raccolta di informazioni sullo stato sanitario della granella e sulla presenza di micotossine, in particolare il DON. Si tratta di un’evoluzione molto rilevante, perché integra le scelte varietali con aspetti di sicurezza e salubrità sempre più decisivi per la filiera.

De Vita spiega che sono già disponibili prime informazioni retrospettive a partire dalla granella raccolta nelle annate precedenti e che il sistema è in fase di messa a punto. In prospettiva, questa estensione può aumentare enormemente il valore della Rete: non soltanto quale varietà produce di più, ma quale lo fa con migliore profilo sanitario in specifici contesti ambientali.

Una funzione pubblica da difendere

Dietro la Rete c’è anche una questione di politica della ricerca. De Vita lo dice con franchezza: il finanziamento ministeriale di questo programma è stato nel tempo discontinuo, ma l’attività non è mai stata abbandonata. Ed è comprensibile, perché proprio la continuità è ciò che rende prezioso l’archivio. Senza serie storiche, una rete varietale perde gran parte del suo valore tecnico.

La Rete nazionale del frumento duro è, quindi, anche un presidio pubblico: un servizio che permette di mettere ordine in un mercato varietale molto dinamico, spesso aggressivo sul piano commerciale, nel quale l’agricoltore ha bisogno di riferimenti indipendenti, comparabili e territorializzati.

La vera innovazione è rendere il dato usabile

La direzione intrapresa dal CREA di Foggia è chiara: non basta generare dati, bisogna renderli utilizzabili. È questo il cuore della Rete 2025-26. Mantenere l’ampiezza nazionale delle prove, arricchirle con dati climatici, sanitari e di suolo, e trasformare tutto in una piattaforma consultabile significa alzare il livello del servizio reso alla cerealicoltura italiana.

Per il frumento duro, coltura sempre più legata alla capacità di adattarsi ai contesti e alle esigenze della filiera, uno strumento digitale di questo tipo può fare la differenza. Non sarà solo un archivio, ma una vera bussola tecnica per scegliere, valutare e innovare.

È proprio nella capacità di collegare ricerca, dati e decisioni che si gioca oggi il futuro del frumento duro. E ancora una volta, è da Foggia che questa integrazione sta prendendo forma.

Foto di Pasquale De Vita, CREA Foggia.

Autore: Azzurra Giorgio

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