I mercati globali potrebbero andare incontro a una fase rialzista, trascinati dal mais, che è determinata sostanzialmente dall’aumento dei costi di produzione. Ma in Italia la Cun grano duro fa registrare nuovi ribassi e anche sul fronte del tenero non ci sono movimenti che fanno sperare in una ripresa della domanda. Va forte quella dei mangimifici, ma si sa.
Il grano duro perde terreno ( leggi listino cun grano duro 4 maggio 2026)e non solo nelle tipologie che fanno mercato: ad arretrare sono anche le quotazioni degli alto proteici che in queste settimane erano stati “protetti” dal deprezzamento. E’ come se una forza misteriosa trascinasse giù le quotazioni, sempre più lontano dai costi Ismea, che dovevano diventare il punto di riferimento. I mulini non ci sentono a concedere, anche perché se il duro piange il tenero non ride. Pare che i soci Italmopa in quel segmento abbiano i magazzini pieni e quindi non ci si può aspettare un incremento. Si vedrà cosa succede domani pomeriggio alla Granaria di Milano.
Sul mercato internazionale, i futures del grano a Chicago fanno registrare aumenti dello 0,7% Del resto, già nei giorni scorsi, i mercati dei cereali – in testa mais e soia – avevano registrato un significativo slancio al rialzo, alimentato dal prezzo del petrolio greggio e dagli sviluppi geopolitici. I future sul grano, spinti dalle preoccupazioni per la siccità, riportando i prezzi ai livelli di ottobre, con i volumi di luglio raddoppiati a 125.000 contratti. Nonostante la forza intraday dell’intero settore agricolo, i mercati hanno subito una flessione dopo aver raggiunto nuovi massimi, suggerendo una potenziale condizione di ipercomprato, poiché la volatilità implicita è rimasta elevata per tutti i prodotti cerealicoli.


