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RESE VERSO QUOTA 100, QUALITÀ IN CALO

Il Campo varietale della Fondazione Navarra si avvicina ai 100 quintali per ettaro di resa. La qualità, invece, non soddisfa.

La trebbiatura del campo dimostrativo della Fondazione per l’Agricoltura F.lli Navarra, a Malborghetto di Boara, consegna un risultato apparentemente contraddittorio: rese mediamente buone, ma qualità della granella non sempre all’altezza delle attese. Alfredo Bernard, vicepresidente della Fondazione, e Luca Davì, responsabile dell’area tecnico-agricola, evidenziano soprattutto il divario tra frumento tenero e frumento duro.

La raccolta, effettuata il 17 giugno con 7-10 giorni di anticipo rispetto ai tempi classici, era stata preceduta da una diffusa preoccupazione (alcune foto di seguito). Il rapido avanzamento della maturazione, sostenuto dalle alte temperature di maggio, faceva temere risultati modesti sia sul piano produttivo sia su quello qualitativo. Le prime valutazioni confermano soltanto in parte questi timori.

Il tenero supera 95 quintali

Nel frumento tenero la resa media delle parcelle ha superato i 95 quintali per ettaro. È un valore elevato, soprattutto considerando la rapidità con cui la coltura ha concluso il ciclo. Tra i materiali più produttivi si sono distinti i frumenti biscottieri e le varietà ibride.

Proprio gli ibridi rappresentano uno degli elementi da seguire con maggiore attenzione. Nel Campo Demo hanno mostrato, ancora una volta, un’elevata capacità produttiva, pur mantenendo una qualità della granella definita dai tecnici “non eccezionale”. Il loro comportamento conferma che, nella scelta varietale, il dato di resa deve essere letto insieme alla destinazione commerciale e ai parametri richiesti dall’acquirente.

«I frumenti teneri ibridi stanno performando molto bene, anche se mantengono una qualità non eccezionale», osservano Bernard e Davì. La resa elevata può diventare comunque un elemento decisivo per alcune aziende, soprattutto in una fase nella quale il mercato riconosce con difficoltà premi adeguati per caratteristiche qualitative superiori.

Duro oltre gli 85 quintali ma con meno proteine

Anche il frumento duro ha raggiunto una produzione media positiva, superiore agli 85 quintali per ettaro nelle parcelle. Il principale limite è emerso, però, sul contenuto proteico, risultato mediamente basso. I tecnici ricordano, però, che nelle condizioni del Ferrarese è difficile superare il 13% di proteine.

Il caso più evidente riguarda una varietà che ha ottenuto una resa elevata ma con un tenore proteico inferiore al 12%. Una produzione di questo tipo può apparire soddisfacente osservando soltanto i quintali raccolti ma non risponde alle esigenze dell’industria molitoria e rischia, quindi, di perdere valore nella fase di commercializzazione.

È questo il punto centrale emerso dalla prova: nel duro la produttività non può essere separata dalla qualità. Se la granella non raggiunge i parametri richiesti, una resa elevata non garantisce automaticamente un risultato economico adeguato.

Il caldo non ha azzerato le rese

L’anticipo della maturazione aveva alimentato il timore che il rapido disseccamento potesse compromettere anche il riempimento della granella. I dati medi del campo mostrano, invece, che il potenziale produttivo è stato in buona parte conservato. Le temperature elevate hanno inciso soprattutto sulla velocità con cui si è chiuso il ciclo e, nel duro, sulla difficoltà di raggiungere livelli proteici soddisfacenti.

L’annata ribadisce, però, quanto sia complesso prevedere il comportamento delle varietà. L’alternanza tra piogge e temperature elevate modifica rapidamente il quadro e rende rischioso trasferire automaticamente le valutazioni di una stagione alla successiva.

Scelte varietali e mercato

Secondo i tecnici della Fondazione Navarra, il frumento duro potrebbe essere messo ulteriormente alla prova. È una coltura più impegnativa e non sempre le aziende riescono a produrre granella conforme alle esigenze dell’industria. Se a questo si aggiunge un mercato che non riconosce adeguatamente la qualità, aumenta la possibilità che una parte degli agricoltori scelga il frumento tenero.

La decisione non può, comunque, basarsi su un solo anno o sul primato produttivo di una singola varietà. I risultati del Campo Demo invitano a valutare insieme resa, proteine, destinazione d’uso e stabilità nelle diverse condizioni climatiche.

Per il tenero, biscottieri e ibridi offrono indicazioni interessanti sul fronte della produttività. Per il duro, invece, la sfida resta quella di conciliare quintali e qualità tecnologica. La trebbiatura di Ferrara mostra che produrre molto è ancora possibile: trasformare quella produzione in valore, però, dipende sempre più dalla capacità di centrare i requisiti richiesti dal mercato.

Foto di Fondazione Navarra

Autore: Azzurra Giorgio

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