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DIECI SECONDI PER SALVARE IL GRANO

Un agricoltore avanza una proposta semplice ed efficace

Dieci secondi… sembra il titolo di un film, eppure è esattamente il tempo che noi produttori di grano duro chiediamo ai consumatori.

Dieci secondi è il tempo che un consumatore impiega per trovare il riquadro sulla confezione di pasta ove è riportata l’origine del grano duro con cui è fatta quella pasta. Dieci secondi è il tempo per verificare se la pasta che si sta acquistando è fatta con grano duro 100% italiano o di altra provenienza e, dopo aver appurato ciò, decidere se acquistarla o no.

Il comparto del grano duro vive una profonda crisi reddituale. Quella che è la regina delle nostre tavole rischia di scomparire come prodotto autoctono, sostituita da paste realizzate con grani importati. Il Made in Italy per eccellenza rischia di diventare un cimelio da esibire nelle grandi occasioni, un prodotto solo per pochi, con gravi conseguenze per gli agricoltori italiani. I bassi valori di mercato rischiano di far scomparire una cultivar – quella del grano duro – un’eccellenza mediterranea, regina della dieta mediterranea, e di mettere sul lastrico migliaia di aziende agricole, decretandone la chiusura per sempre con la perdita di un patrimonio secolare fatto di eccellenze.

Noi agricoltori non staremo qui a cantare le lodi del nostro grano: tutti sanno quanto esso sia di qualità superiore, di come maturi naturalmente sotto il sole cocente di giugno, di come noi agricoltori rispettiamo tutti i disciplinari di coltivazione assicurando qualità e sicurezza alimentare. Tutta la logistica italiana, dai campi fino ai centri di stoccaggio, garantisce salubrità e sicurezza alimentare: insomma, una materia prima tracciata dal campo fino alla tavola che dà lavoro a migliaia di famiglie e tiene in piedi interi territori, soprattutto quelli del Sud Italia.

La produzione italiana, oltre i 35.000.000 di quintali, soddisfa pienamente la domanda interna, eppure subisce la concorrenza dei grani esteri che ne deprezzano il valore e lo rendono poco remunerativo per i produttori italiani. In seguito a ciò, noi produttori ci rivolgiamo direttamente al consumatore.

Sugli scaffali troviamo pasta fatta con grani di varie origini, più a buon mercato rispetto al nostro, e questo crea concorrenza mettendo in difficoltà l’intero settore. Allora noi chiediamo al consumatore italiano di donarci 10 secondi del suo prezioso tempo. Solo 10 secondi: mentre acquistate la pasta, cercate il riquadro sulla confezione ove è riportata l’origine del grano con cui è fatta e, se la dicitura non è “100% ITALIANO”, lasciatela sullo scaffale e cercate una pasta che porti la dicitura “100% ITALIANO”.

Facendo così darete forza alle nostre aziende. Le vostre scelte sono determinanti per l’operato degli industriali: se gli italiani lasciano sullo scaffale la pasta senza dicitura 100% Italiano, i grani esteri non potranno più farci concorrenza al ribasso, le nostre aziende avranno un ritorno economico più remunerativo e potremo continuare a operare anche negli anni a venire. Diversamente, saremo condannati a morire e, volendo o no, voi tutti sarete correi della nostra dipartita.

10 secondi per salvare il grano italiano.

Lo stesso appello lo rivolgiamo alle associazioni di categoria, in particolar modo alla Coldiretti, l’associazione di categoria più grande d’Europa. Chiediamo loro di utilizzare i mass media proprio per promuovere la pasta 100% grano italiano e invitare i consumatori a lasciare sullo scaffale quella fatta con grani non italiani. La difesa della cerealicoltura italiana passa attraverso un’assunzione di responsabilità da parte di tutti: dalle associazioni di categoria passando per il consumatore, visto che politica ed industriali, a torto o a ragione, operano a difesa del libero mercato. Quel libero mercato che porta sulle nostre tavole una confezione su tre di pasta fatta con grani esteri, a scapito del Made in Italy e a danno delle imprese agricole italiane.

Autore: Domenico De Francesco, cerealicoltore di Atessa

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