oltre 4 milioni di tonnellate raccolte
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DURO: OLTRE 4 MILIONI DI TONNELLATE RACCOLTE

Italmopa stima una produzione nazionale di 4,1 mln di t: volumi inferiori al 2025, ma superiori alla media dell’ultimo quinquennio.

La produzione italiana di frumento duro dovrebbe superare anche nel 2026 la soglia dei 4 milioni di tonnellate. Secondo le prime stime diffuse da Italmopa-Associazione Industriali Mugnai d’Italia, il raccolto nazionale si attesterebbe intorno a 4,1 milioni di tonnellate, con una flessione del 6% rispetto ai 4,365 milioni del 2025, ma con un risultato superiore del 5,5% alla media degli ultimi cinque raccolti.

Il dato restituisce quindi un quadro nel complesso positivo, pur con differenze rilevanti tra gli areali. La riduzione rispetto allo scorso anno sarebbe infatti legata sia a una contrazione delle superfici coltivate in alcune aree del Sud, sia a rese medie per ettaro meno elevate in alcune zone del Centro-Nord.

Puglia primo bacino produttivo

La Puglia si conferma la principale regione italiana per la produzione di grano duro. Italmopa stima un raccolto superiore a un milione di tonnellate, il livello più elevato registrato nella regione negli ultimi dieci anni.

Seguono la Sicilia, con circa 680 mila tonnellate, le Marche con 580 mila tonnellate e l’Emilia-Romagna con 420 mila tonnellate. Le quattro regioni rappresentano una parte consistente dell’offerta nazionale e mostrano, allo stesso tempo, quanto il risultato complessivo sia formato da situazioni produttive territoriali molto diverse.

Una stagione favorevole alle colture

Sul risultato ha inciso favorevolmente l’andamento termopluviometrico della stagione, soprattutto nel confronto con il 2024, quando la forte siccità aveva compromesso la produzione in molte aree meridionali, e con il 2025, durante il quale alcune criticità idriche erano proseguite.

«L’andamento climatico complessivamente favorevole constatato nel 2026, dopo la durissima siccità che aveva compromesso la produzione nel 2024 e in parte nel 2025, ha certamente influito positivamente sull’esito del raccolto», osserva Vincenzo Martinelli, presidente di Italmopa.

Dal punto di vista agronomico, una disponibilità idrica più regolare nelle fasi vegetative e riproduttive può sostenere l’accestimento, la fertilità della spiga e il successivo riempimento della granella. L’assenza di stress idrici prolungati limita inoltre le forti penalizzazioni produttive osservate nelle annate siccitose. Il beneficio non va tuttavia letto in modo uniforme. Quantità e distribuzione delle precipitazioni, caratteristiche dei suoli, temperature nelle ultime settimane del ciclo e gestione agronomica continuano a determinare differenze significative tra territori e singole aziende.

Buoni peso specifico e sanità

Le prime indicazioni qualitative risultano favorevoli per quanto riguarda la sanità della granella e i principali parametri merceologici. Italmopa segnala in particolare buoni pesi specifici, un elemento importante per l’industria molitoria perché collegato alla resa ottenibile durante la macinazione.

Meno positivo è invece il dato relativo alla qualità tecnologica: il contenuto proteico medio risulterebbe inferiore a quello del raccolto 2025. Il comunicato non fornisce ancora valori puntuali, ma evidenzia una tendenza che dovrà essere verificata attraverso le analisi delle partite conferite.

La flessione delle proteine non è necessariamente in contraddizione con il buon andamento produttivo. Nel frumento duro esiste spesso una relazione inversa tra resa e concentrazione proteica: quando la pianta produce e riempie una maggiore quantità di granella, le proteine possono risultare più diluite se la disponibilità e l’assorbimento di azoto non aumentano in misura proporzionale. Il tenore proteico, in ogni caso, è fortemente influenzato dall’interazione tra ambiente, precipitazioni, varietà e tecnica di concimazione.

Per valutare realmente il raccolto sarà, quindi, importante non fermarsi a un solo parametro ma considerare insieme proteine, qualità del glutine, peso specifico, resa in semola e stato sanitario.

Il fabbisogno dell’industria molitoria

Italmopa ricorda che l’industria molitoria italiana trasforma ogni anno oltre 6 milioni di tonnellate di frumento duro, destinate soprattutto alla produzione di semole per la pasta, oltre che al pane, agli usi domestici e alle esportazioni.

La produzione nazionale stimata per il 2026, pur superiore alla media recente, resta, quindi, inferiore al fabbisogno complessivo della trasformazione. L’approvvigionamento dell’industria continua a basarsi su grani di diversa provenienza, selezionati e miscelati per ottenere semole conformi alle richieste dei pastifici e agli standard qualitativi dei prodotti finali.

Sul mercato internazionale, l’associazione segnala prospettive produttive complessivamente favorevoli e una possibile ricostituzione delle scorte mondiali. Rimangono però le incognite legate alle tensioni geopolitiche, ai flussi commerciali e all’andamento dei costi energetici e logistici, fattori che potranno continuare a incidere sulla filiera anche in presenza di una buona disponibilità fisica di materia prima.

 

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