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A FOGGIA POCHE ALTERNATIVE

Il calo delle superfici seminate sembra più lieve del previsto: il motivo è strutturale

La campagna delle semine di frumento duro in Puglia, in particolare in Capitanata, si inserisce in uno scenario tutt’altro che semplice. Come spiega Michele De Santis, del DAFNE dell’Università degli Studi di Foggia, «il frumento, in particolare il duro destinato per la produzione di pasta, è la principale coltura a livello nazionale, in particolare nel Centro Sud». Negli ultimi anni però «la coltivazione è stata spesso resa difficile da una congiuntura meteorologica ed economica», con deficit idrici ricorrenti e costi di produzione in aumento. A questo si aggiunge «un netto calo delle quotazioni di mercato del frumento, attualmente sotto i 300 €/t», che mette sotto pressione la sostenibilità economica delle aziende.

Superfici seminate: poche alternative

Secondo Michele De Santis esiste «un documentato gradiente geografico per cui, man mano che ci si muove verso sud, diminuisce la produzione reale». In Capitanata «la produzione media si attesta intorno alle 3 t/ha, in molti casi insufficienti a coprire i costi (stimati da Ismea in oltre 1000 €/ha)». Nonostante queste premesse, pur in assenza di dati ufficiali, «le osservazioni preliminari indicano che questo calo non si è registrato in modo così drastico». In provincia di Foggia, primo areale produttivo nazionale, «il calo delle semine sembra più lieve del previsto».

La spiegazione è in larga parte agronomica e strutturale: «l’assenza di reali alternative agronomiche» pesa molto, dato che «la maggior parte delle aziende agricole sono coltivate in asciutta» e organizzate storicamente sul frumento duro. Anche colture alternative come l’orzo, pur più produttive, «non presentano livelli di produzione lorda vendibile superiori al frumento duro, date le basse quotazioni».

Semine chiuse a dicembre

Sul piano operativo, «nonostante un’incertezza iniziale dovuta al basso livello di precipitazioni tra ottobre e gli inizi di novembre, le semine si sono per lo più completate nel mese di dicembre». Le piogge tra fine novembre e inizio dicembre e il «bel tempo fino a Natale» hanno consentito di recuperare i ritardi.

Si tratta di un segnale di resilienza di un territorio che continua a puntare sul frumento, pur in un equilibrio sempre più fragile tra costi, rese e mercato. De Santis conclude: «sono sempre più necessari interventi anche sul fronte della ricerca per migliorare l’adattabilità e la sostenibilità della coltivazione del frumento in uno scenario sempre più complesso per la cerealicoltura italiana».

Autore: Azzurra Giorgio

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