A Caltagirone il recupero del Fondo Sturzo passa anche dal grano duro. Dopo anni di attività agricola ridotta, nei terreni appartenuti alla famiglia di don Luigi Sturzo è ripartita la coltivazione dei seminativi, con una scelta precisa: puntare su varietà e produzioni legate al territorio e costruire progressivamente una filiera capace di arrivare fino al prodotto trasformato.
La prima campagna ha interessato quasi cinque ettari di Margherito, frumento duro storico siciliano. A raccontarlo è Santo Aparo, agronomo che segue il Fondo: «Abbiamo seminato quasi cinque ettari di Margherito e abbiamo avuto un buon risultato». Accanto al grano sono entrati nella rotazione anche i ceci, con la varietà Pascià, mentre per la prossima campagna sono previsti favino e ancora ceci.
La scelta del Margherito non è soltanto identitaria. La varietà è oggi iscritta nel Registro nazionale delle varietà da conservazione con la denominazione Bidì-Margherito; la Stazione Consorziale Sperimentale di Granicoltura per la Sicilia, che ha sede proprio a Caltagirone, conserva e valorizza un ampio patrimonio di frumenti locali siciliani.
Semina tardiva e meno interventi
La campagna 2025-26 è stata condizionata dalle piogge di dicembre. L’impossibilità di entrare tempestivamente nei campi ha spostato la semina fino alla fine di gennaio. Un ritardo importante ma che, in questo caso, non ha impedito alla coltura di completare il ciclo grazie alla disponibilità idrica accumulata nel terreno.
«Le piogge ci hanno permesso di portare a termine la coltura», spiega Aparo, che giudica nel complesso positivo il risultato produttivo, pur senza parlare di un’annata eccezionale sotto tutti gli aspetti qualitativi.
Anche la gestione tecnica è improntata alla riduzione degli input. La concimazione è stata effettuata con un prodotto organico granulare distribuito in fase di semina. Nell’ultima campagna, poi, non si è reso necessario il diserbo: la semina tardiva e il successivo sviluppo del frumento hanno consentito, nelle condizioni specifiche dell’annata, di contenere la pressione delle infestanti.
Non si tratta, quindi, di indicare la semina tardiva come una tecnica generalizzabile ma di adattare gli interventi alle condizioni del campo. «Nella nostra visione di agricoltura conservativa cerchiamo di ridurre al minimo gli input di sintesi», sottolinea Aparo.
Grano e leguminose nella stessa rotazione
Il passo successivo sarà consolidare l’avvicendamento. Dopo grano e cece, nella nuova campagna entrerà anche il favino. L’obiettivo è costruire una rotazione cereali-leguminose coerente con un’impostazione a bassi input e con il progressivo recupero della fertilità dei seminativi.
Su questo fronte il Fondo può contare anche sulla vicinanza della Stazione Sperimentale di Granicoltura, nata nel 1927 proprio con il compito di lavorare sui problemi della coltivazione di pieno campo negli ambienti caldo-aridi siciliani.
Dal Margherito alla pasta
L’attività agronomica ha un obiettivo commerciale concreto. Parte del Margherito raccolto è ancora stoccato: il progetto prevede la molitura presso una piccola struttura del territorio, ottenendo semola da destinare, poi, ad un partner per la produzione di pasta secca.
Parallelamente è in corso la realizzazione di un marchio proprio. «Faremo la semola e, poi, la conferiremo al partner che si occuperà della pastificazione», spiega Aparo.
Franco Nicolosi indica proprio frumento e olio come i primi prodotti sui quali concentrare la nuova fase del Fondo, con l’idea di aumentare nel tempo il controllo sulla trasformazione e sulla commercializzazione.
Il progetto produttivo si inserisce, infine, in una finalità più ampia. Dalla prossima campagna alcune attività dovrebbero coinvolgere persone in condizioni di fragilità, attraverso formazione e tutoraggio. L’agricoltura, in altre parole, dovrà produrre insieme reddito, competenze e possibilità di inserimento lavorativo in ottica di recupero e contributo alla sostenibilità economica e sociale del territorio.
Foto di Santo Aparo.
Autore: Azzurra Giorgio
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