Nel frumento duro e tenero, il controllo delle graminacee continua a essere una delle sfide più complesse del diserbo di post-emergenza. Non si tratta soltanto di contenere la competizione nelle prime fasi della coltura, ma di affrontare infestanti che, in diversi areali italiani, mostrano ormai livelli di difficoltà crescenti e, talvolta, veri segnali di resistenza.
Il lavoro presentato alle Giornate Fitopatologiche 2026 su una soluzione a base di pinoxaden e mesosulfuron methyl affronta proprio questo nodo tecnico. L’obiettivo della sperimentazione era verificare il controllo selettivo delle infestanti graminacee del frumento tenero e duro, mettendo alla prova una miscela di post-emergenza pensata per le situazioni più difficili.
Due meccanismi d’azione per un controllo più robusto
Dal punto di vista dei principi attivi, la soluzione abbina pinoxaden e mesosulfuron methyl. Il pinoxaden appartiene alla famiglia delle fenilpirazoline ed è un inibitore ACCasi, mentre il mesosulfuron methyl rientra fra gli ALS-inibitori. La combinazione di questi due meccanismi d’azione nasce con una finalità precisa: rafforzare il controllo delle graminacee difficili e, allo stesso tempo, rendere più complessa l’evoluzione di popolazioni multi-resistenti.
Il protocollo di prova in tre aree italiane
La sperimentazione è stata condotta nel biennio 2023-2024 in ambienti diversificati di Emilia-Romagna, Puglia e Sicilia, con il coinvolgimento di centri di saggio come Consorzi agrari d’Italia, Agroservice e Agrigeos. Il disegno sperimentale era a blocchi randomizzati con tre o quattro ripetizioni, su grano duro di diverse cultivar.
La nuova soluzione è stata confrontata con altri formulati comunemente impiegati. Le infestanti prese in considerazione variavano in funzione dei siti: Lolium multiflorum e Avena spp. in Sicilia e Puglia, Avena spp. in Emilia-Romagna. I rilievi di efficacia sulle infestanti e di tossicità sulla coltura sono stati effettuati con scala visiva 0-100%.
I risultati in Sicilia e Puglia
I dati emersi mostrano una buona consistenza del comportamento della miscela. In Sicilia, nel sito di Assoro, l’efficacia contro Lolium multiflorum e Avena spp. ha raggiunto il 100%. Nel sito di Alimena l’efficacia per entrambe le infestanti è stata del 95%, risultando superiore a una delle due alternative erbicide poste a confronto.
Anche in Puglia il quadro è rimasto positivo. A Cerignola i valori di efficacia sono stati pari all’86% e al 91% rispettivamente sulle infestanti osservate, con prestazioni nettamente superiori a una delle due alternative erbicide utilizzate come confronto. A Gravina di Puglia, dove è stato testato solo Lolium multiflorum, la miscela ha ottenuto un buon 88%, sostanzialmente in linea con gli altri due prodotti comparati.
Il dato emiliano e la selettività della coltura
Ad Argelato, in provincia di Bologna, su Avena spp. la soluzione ha raggiunto il 99% di efficacia, superando due dei tre erbicidi alternativi presenti nel confronto. È un risultato che conferma l’interesse della miscela anche negli areali del Nord, dove l’avena può diventare una presenza particolarmente competitiva.
Sul fronte della selettività, la presentazione segnala la comparsa di leggere necrosi nelle prime due-quattro settimane successive al trattamento, poi completamente scomparse. Si tratta di un elemento importante per la lettura tecnica della prova: qualche sintomo iniziale può comparire, ma senza compromettere la tenuta complessiva della coltura.
Il significato agronomico della miscela
Nelle conclusioni del lavoro viene evidenziato che l’efficacia erbicida della miscela risulta simile o superiore a quella delle alternative testate. Ma il punto più interessante è la riflessione strategica: la combinazione di ACCasi e ALS può contribuire a contrastare i fenomeni di resistenza e a ostacolare un’evoluzione floristica multi-resistente.
Per il cerealicoltore, questo significa avere a disposizione una soluzione che può trovare spazio soprattutto dove il diserbo delle graminacee non può più essere affrontato con logiche ripetitive. La miscela, però, esprime il suo massimo valore se inserita in una difesa integrata vera, fatta di rotazioni, corretta gestione delle emergenze, alternanza dei meccanismi d’azione e attenzione alle epoche di intervento. In questo senso, il lavoro conferma che l’innovazione erbicida è utile quando diventa parte di una strategia agronomica più ampia e non un semplice intervento isolato.
Fonte: Presentazione “Difesa dalle piante infestanti”, Giornate Fitopatologiche 2026
Autore: Azzurra Giorgio
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