Il frumento duro attraversa una delle stagioni più difficili degli ultimi anni, in particolare nelle regioni del Centro-Sud Italia. Prezzi instabili, concorrenza delle importazioni e condizioni meteo siccitose e irregolari hanno determinato una forte riduzione delle superfici seminate. In questo scenario, la concimazione da gennaio in avanti rappresenta una delle poche leve tecniche per sostenere accestimento, resa e tenore proteico, evitando ulteriori penalizzazioni economiche.
Meno semine e mercato condizionato dall’estero
Le semine si sono concluse quasi completamente prima di Natale ma, in molte aree, non sono nemmeno partite. «dalla Toscana in giù tanti hanno lasciato i terreni vuoti perché seminare non conveniva», ci racconta Diego Guarise di ICL Italy Milano. Le stime di riduzione delle superfici seminate non sono ancora diffuse ma si prevedono rilevanti. In molti hanno atteso le piogge per avviare i lavori di semina: le precipitazioni sono arrivate, però, a macchia di leopardo e non sono riuscite in tutti i casi a sciogliere l’incertezza dei cerealicoltori. Sul fronte dei prezzi, il mercato resta debole: «il prezzo del grano duro non si fa in Italia, ma in America, Spagna ed in Est Europa». Anche le filiere dedicate, pur offrendo premi legati alle proteine, faticano a compensare i maggiori costi produttivi sostenuti dagli agricoltori.
Concimare da gennaio per sostenere accestimento e produzione
Dal punto di vista tecnico, la gestione della concimazione del duro è molto simile a quella del tenero, seppur anticipata di circa un mese per la precocità dettata dalle condizioni climatiche. Già da gennaio è possibile intervenire con concimi azotati – tra cui urea e nitrato ammonico – con dosi orientative di 200-300 kg/ha nel Centro-Sud, per favorire l’accestimento. Una seconda concimazione in levata, tra fine marzo e aprile in funzione delle temperature, resta fondamentale per sostenere la produzione. Tuttavia, la carenza idrica resta un fattore critico tipico degli areali più vocati alla coltivazione di frumento duro: «molti cerealicoltori distribuiscono urea in copertura sperando nelle piogge che possano solubilizzare i granuli e attivare il lavoro del concime; non sempre, però, le finestre sono favorevoli dal punto di vista meteorologico».
Agromaster anche sul duro: più efficienza in condizioni difficili
In un contesto di investimenti ridotti e forte incertezza meteorologica, aumentare l’efficienza dell’azoto diventa strategico anche per il frumento duro. Le formulazioni Agromaster N40 e Agromaster N35,5, basate su urea rivestita e solfato ammonico, permettono una gestione più razionale della concimazione. «Sono prodotti che migliorano l’efficienza dell’azoto e aiutano anche dal punto di vista dell’impatto ambientale», evidenzia Diego Guarise.
La riduzione delle perdite e il rilascio più graduale dell’azoto consentono di sostenere resa e qualità proteica anche in annate difficili, limitando sprechi e ottimizzando i costi per ettaro.
Autore: Azzurra Giorgio
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