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FERTILIZZANTI, AIUTI INCERTI

Bruxelles apre a sostegni fino all’80% dei maggiori costi, Lollobrigida promette il triplo. E il digestato?

Il Parlamento europeo ha approvato nuove misure per sostenere gli agricoltori colpiti dall’aumento dei fertilizzanti. Il provvedimento offre una risposta immediata a un problema che sta già influenzando le decisioni per le prossime semine ma non modifica le cause strutturali della volatilità: dipendenza dalle importazioni, energia, tensioni geopolitiche e concentrazione dell’offerta mondiale.

Il testo adottato il 7 luglio prevede la possibilità di riconoscere agli agricoltori un sostegno di liquidità fino all’80% dei costi aggiuntivi sostenuti per i fertilizzanti. Gli Stati membri potranno, inoltre, aumentare dal 70 al 75% gli anticipi sui pagamenti diretti e corrisponderli, dopo la richiesta, senza attendere il 16 ottobre. La norma deve, però, essere ancora formalmente adottata dal Consiglio prima dell’entrata in vigore.

Il Ministro dell’Agricoltura, Francesco, Lollobrigida, in un punto a margine del Consiglio Agrifish del 13 luglio ha dichiarato di star “attuando immediatamente le procedure attraverso il Mef per arrivare a una cifra tre volte superiore” rispetto a quanto proposto da Bruxelles per l’Italia in termini di aumento delle risorse della riserva di crisi Pac. Si parla di una cifra di circa 45 milioni.

Un sostegno da rendere operativo

L’obiettivo dichiarato è evitare che i maggiori costi inducano gli agricoltori a ridurre ulteriormente la fertilizzazione, con possibili conseguenze su quantità, qualità e prezzi alimentari. Secondo il Parlamento europeo, i fertilizzanti possono rappresentare fino al 16% dei costi di produzione, in un contesto nel quale l’Unione dipende dalle importazioni per il 30% dei concimi azotati e per il 70% di quelli fosfatici.

Ricordiamo che in Italia è stato introdotto un credito d’imposta fino al 30% della spesa sostenuta per l’acquisto di fertilizzanti nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026, al netto dell’Iva. Il limite di spesa è pari a 40 milioni di euro: un tetto che non si è certi possa soddisfare adeguatamente le esigenze delle campagne primaverili.

Per Diego Guarise, Area Sales Manager Nord Italia e Sardegna di ICL Italy, l’utilità concreta delle misure dipenderà dalla rapidità e dalla semplicità con cui potranno essere applicate.

«Qualsiasi contributo è preferibile all’assenza di interventi ma per ora non è ancora chiaro come gli agricoltori potranno accedere alle risorse europee. Si tratta di un tamponamento temporaneo: può alleggerire una parte dei maggiori costi, ma non rappresenta una risposta strutturale alla perdita di redditività delle aziende agricole».

Fosforo sotto pressione

Le previsioni per la prossima campagna rimangono complesse. Guarise segnala, in particolare, un progressivo rincaro dei prodotti fosfatici: sul mercato francese il fosfato biammonico 18-46 avrebbe già superato, in alcune contrattazioni, i 100 euro al quintale, e ci sono aspettative di ulteriori aumenti verso l’autunno.

A pesare, secondo il tecnico, sono la ridotta disponibilità internazionale di fosfati, le scelte commerciali della Cina (collegate anche alla produzione di batterie) e l’aumento delle materie impiegate nella lavorazione della roccia fosfatica come lo zolfo. L’urea ha invece mostrato temporanei arretramenti seguendo gas e petrolio, ma resta esposta alle tensioni internazionali e alla confermata applicazione del CBAM, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere.

La sospensione di un dazio doganale, peraltro, non comporta automaticamente l’esenzione dal CBAM: le indicazioni della Commissione precisano che il meccanismo continua ad applicarsi alle merci interessate importate nell’Unione dal 2026.

Digestato, soluzione da organizzare

In questo scenario cresce l’interesse verso il digestato. Un progetto coordinato dal CREA Zootecnia e Acquacoltura sta verificando la possibilità di sostituire una parte dei fertilizzanti azotati di sintesi senza ridurre le rese. I primi risultati, come comunicato dal CREA di recente, attribuiscono le migliori prestazioni alla frazione liquida, soprattutto quando viene impiegata mediante fertirrigazione o interramento e, in alcuni casi, insieme a inibitori della nitrificazione.

Nel 2026 è stata avviata una rete di cinque siti sperimentali, nei quali vengono monitorate efficienza dell’azoto, perdite, emissioni e risposta produttiva delle colture.

Il potenziale agronomico, tuttavia, non elimina i limiti economici. Il digestato liquido contiene una quota elevata di acqua e richiede stoccaggio, trasporto, mezzi di distribuzione e disponibilità di personale. La convenienza cambia, quindi, radicalmente in funzione della distanza tra impianto e terreno.

«Il digestato può essere una risorsa importante, ma non è automaticamente più economico dell’urea», osserva Guarise. «Un cantiere completo per movimentarlo e distribuirlo può richiedere investimenti dell’ordine dei 100mila euro e almeno tre operatori. Quando le distanze aumentano, si finisce soprattutto per trasportare acqua».

La prospettiva più realistica non è, dunque, la sostituzione totale dei concimi minerali ma l’integrazione tra matrici organiche disponibili localmente, fertilizzanti ad alta efficienza, frazionamento degli apporti e tecniche di distribuzione precise. Gli aiuti possono sostenere gli acquisti della prossima campagna ma, per ridurre realmente la vulnerabilità delle aziende, servono programmazione, infrastrutture territoriali e una politica dei nutrienti capace di guardare oltre l’emergenza.

Autore: Azzurra Giorgio

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