L’impiego del glifosate nella coltivazione del frumento è, da anni, al centro del dibattito sulle importazioni di grano, soprattutto quelle dal Canada. La questione riguarda le differenti regole di utilizzo dell’erbicida ma anche un presunto vantaggio qualitativo: tra gli agricoltori italiani circolano, di tanto in tanto, voci secondo cui il trattamento in pre-raccolta contribuirebbe ad aumentare il tenore proteico della granella nordamericana, rendendola più competitiva rispetto a quella nazionale.
Un tema che si inserisce nelle polemiche sulle importazioni di grano ma sul quale è necessario distinguere le convinzioni dalle evidenze scientifiche.
Abbiamo chiesto ad Aldo Ferrero, professore dell’Università di Torino ed esperto di malerbologia, di chiarire gli aspetti agronomici della questione, confrontando gli impieghi del glifosate in Italia, Europa e Nord America.
Come agisce il glifosate e perché si utilizza
Il glifosate è un erbicida sistemico non selettivo, assorbito principalmente attraverso le parti verdi delle piante e traslocato nei tessuti vegetali. Agisce inibendo l’enzima EPSPS, coinvolto nella via metabolica dell’acido shikimico, essenziale per la sintesi degli amminoacidi aromatici fenilalanina, tirosina e triptofano.
L’interruzione di questo processo compromette la crescita e determina progressivamente il disseccamento della vegetazione trattata. Per questo il glifosate viene impiegato per controllare infestanti graminacee e dicotiledoni, comprese numerose specie perennanti.
«In Italia il glifosate è utilizzato principalmente per il controllo delle infestanti prima della semina (nell’intercoltura) o prima dell’emergenza della coltura. Non è, invece, consentito l’impiego sul frumento in pre-raccolta per accelerare l’essiccazione della coltura o anticipare la mietitura e favorire la raccolta», spiega Ferrero.
L’importanza agronomica del trattamento in presemina emerge soprattutto nelle annate piovose, quando le lavorazioni meccaniche possono risultare difficili.
Le regole europee e il caso britannico
Il quadro normativo europeo è cambiato con il Regolamento UE 2023/2660 che ha rinnovato l’approvazione del glifosate fino al dicembre 2033, introducendo condizioni e limitazioni già analizzate da Grano Italiano nel 2024.
Il regolamento esclude espressamente gli impieghi come disseccante finalizzati a controllare il momento della raccolta o a ottimizzare la trebbiatura, lasciando, invece, possibili alcuni trattamenti pre-raccolta per il controllo delle infestanti, soggetti alle autorizzazioni nazionali.
«La situazione europea è, oggi, sostanzialmente analoga a quella italiana», osserva Ferrero, ricordando che diversi Paesi, tra cui la Francia, hanno adottato un approccio particolarmente restrittivo.
Diverso il caso della Gran Bretagna, non più soggetta al sistema autorizzativo europeo: qui il glifosate continua a essere impiegato in pre-raccolta, secondo le condizioni previste dalle etichette, dopo il raggiungimento della maturità fisiologica del frumento, quando l’umidità della granella è inferiore al 30%, spiega Ferrero.
Canada e USA: perché si tratta prima della raccolta
Anche in Canada e in alcune aree settentrionali degli Stati Uniti il glifosate viene utilizzato in prossimità della raccolta.
«Lo scopo principale è controllare le infestanti tardive, uniformare la maturazione e facilitare la raccolta, soprattutto in aree caratterizzate da estati brevi e condizioni più umide rispetto all’Europa mediterranea», chiarisce Ferrero.
Il passaggio fondamentale è quello della maturità fisiologica. Quando la granella raggiunge questo stadio, il riempimento è concluso: l’accumulo di sostanza secca è terminato, mentre deve ancora proseguire la perdita di umidità necessaria per la mietitura.
Il trattamento può, quindi, favorire il disseccamento della vegetazione ancora verde e rendere più uniformi le condizioni del campo, senza anticipare il completamento fisiologico del riempimento delle cariossidi.
È una distinzione importante anche sotto il profilo tecnico e normativo. Il glifosate in pre-raccolta è registrato per il controllo delle infestanti, non propriamente come disseccante. Ricordiamo, infatti, che le applicazioni anticipate rispetto alla maturità fisiologica possono compromettere la qualità della granella e comportare problemi di residui i cui limiti devono essere sempre rispettati.
Il glifosate aumenta le proteine del grano?
È probabilmente questo il punto più controverso. I frumenti nordamericani presentano frequentemente caratteristiche qualitative apprezzate dall’industria molitoria e pastaria, tra cui elevati tenori proteici. Ma esiste una relazione tra questi risultati e l’utilizzo del glifosate?
«A mia conoscenza, le evidenze scientifiche disponibili non supportano questa ipotesi. Gli studi mostrano che, quando il prodotto viene applicato correttamente alla maturità fisiologica, il contenuto proteico non aumenta. Al contrario, applicazioni troppo precoci possono addirittura ridurre il contenuto proteico e compromettere la qualità della granella».
Applicazioni anticipate allo stadio di maturazione cerosa, quindi, rischierebbero di determinare riduzioni significative del contenuto proteico, del glutine umido e del peso delle cariossidi.
«Pertanto i maggiori tenori proteici spesso osservati nei frumenti nordamericani potrebbero essere ricondotti soprattutto a varietà, clima e strategie di fertilizzazione azotata, non all’uso del glifosate», sottolinea Ferrero.
I vantaggi competitivi sono soprattutto agronomici
L’assenza di un effetto positivo sulle proteine non significa, però, che il trattamento sia privo di vantaggi per i cerealicoltori nordamericani.
«L’impiego in pre-raccolta può rendere più uniforme la coltura, facilitare la mietitura, contenere le infestanti e ridurre il rischio di ritardi dovuti alle condizioni meteorologiche».
Sono benefici particolarmente importanti nelle grandi aziende cerealicole canadesi e statunitensi, dove le superfici da raccogliere sono estese e le finestre meteorologiche favorevoli possono essere limitate.
Il vantaggio competitivo, dunque, riguarda soprattutto l’organizzazione delle operazioni colturali e la riduzione dei rischi legati alla raccolta, piuttosto che un incremento diretto delle rese o della qualità proteica.
E se fosse autorizzato anche in Italia?
Resta, infine, una domanda provocatoria: se anche i cerealicoltori italiani potessero utilizzare il glifosate per agevolare la raccolta, quali benefici ne deriverebbero?
«A mio avviso, probabilmente meno di quanto si immagini. In alcune annate potrebbe semplificare la gestione della raccolta e il controllo delle infestanti, ma non vi sono evidenze che aumenterebbe la resa o il contenuto proteico del grano».
Anche dal punto di vista regolatorio, le prospettive appaiono limitate.




