La cerealicoltura maremmana e dell’Italia centrale si trova ad affrontare sfide agronomiche, gestionali ed economiche sempre più complesse. L’andamento climatico degli ultimi anni, caratterizzato da estremi idrici sempre più frequenti, sommato alle forti oscillazioni dei prezzi di mercato dei cereali a paglia, impone una profonda riflessione sui modelli produttivi e sulle strategie di commercializzazione. In questo contesto, l’esperienza condotta nel comprensorio di Grosseto (tra la località La Trappola e la piana dell’Alberese) dall’agricoltore Lorenzo Bernardini offre un quadro tecnico e pratico di assoluto rilievo per tecnici, ricercatori e cerealicoltori.
La gestione aziendale si distingue per la capacità di far convivere ed equilibrare l’agricoltura biologica e quella convenzionale — la quale segue rigorosamente il disciplinare della lotta integrata su tutta la superficie — su superfici ampie (circa 260 ettari totali), adottando strategie avanzate di nutrizione della rizosfera, un rigido piano di rotazione colturale, l’impiego innovativo delle tecnologie digitali e una visione commerciale estremamente dinamica. Attraverso l’analisi della campagna agraria 2025/2026, il presente articolo esamina nel dettaglio le ragioni agronomiche che rendono il frumento tenero biologico una scelta vincente rispetto al frumento duro negli areali di pianura soggetti a ristagno, i vantaggi economici della semina su sodo, la funzione trainante del pomodoro da industria come coltura ad alto valore aggiunto e la gestione delle vendite tramite la cooperativa nel mercato libero.
Inquadramento aziendale e quadro delle superfici
L’Azienda Bernardini, che aderisce a Cia Toscana, opera prevalentemente nel comune di Grosseto, estendendo i propri campi nei terreni di medio impasto e alluvionali che caratterizzano la fascia pianeggiante tra La Trappola e il Parco dell’Alberese. La struttura produttiva si articola su due entità gestionali guidate in sinergia familiare, per un’estensione complessiva di circa 260 ettari. Tale dimensione colloca l’azienda tra le realtà di riferimento per la cerealicoltura e la coltivazione di industriali del litorale toscano.
L’azienda gestisce sia superfici in regime di agricoltura biologica sia in convenzionale condotto con la lotta integrata. Per la campagna agraria 2025/2026, il piano colturale prevede la seguente ripartizione delle superfici:
- Pomodoro da industria: 43 ettari in biologico e 17 ettari in convenzionale.
- Frumento tenero biologico: circa 50 ettari (a causa delle piogge insistenti da metà novembre in poi, non è stato possibile seminare tutta la superficie prevista, lasciando circa 60-70 ettari non seminati tra biologico e convenzionale).
- Girasole: circa 50 ettari in biologico e 60 ettari in convenzionale.
- Trifoglio alessandrino biologico: 25 ettari.
Intervista a Lorenzo Bernardini
D: “Lorenzo, come sta affrontando l’azienda questa complessa annata agraria 2026 tra mille difficoltà climatiche e ristagni idrici?”
R: “Sai, in agricoltura oggi non puoi permetterti di stare a guardare. Se siamo ancora qui a sopravvivere e a tenere i conti in sesto, è grazie al pomodoro da industria: è lui il vero motore economico e agronomico della nostra struttura.”
L’annata agraria 2025/2026 è stata segnata da un andamento pluviometrico eccezionale. Rispetto all’annata precedente (2024/2025), in cui nello stesso periodo di semina si erano registrati poco più di 300 mm di pioggia, quest’anno le precipitazioni hanno raggiunto quasi gli 800 mm (circa 500 mm in più).
Perché il Frumento Tenero supera il Duro nella Piana Grossetana
Il frumento duro manifesta una spiccata suscettibilità alla carenza di ossigeno nella rizosfera. I periodi prolungati di saturazione idrica ne riducono la capacità di assorbimento nutrizionale, provocando ingiallimenti precoci, deperimento dell’apparato radicale e una generale debolezza del culmo che favorisce l’allettamento. Il frumento tenero, al contrario, evidenzia una plasticità ed un’efficienza radicale superiori, capaci di superare le fasi di anossia temporanea senza subire arresti vegetativi irreversibili.
A parità di caratteristiche qualitative (come contenuto proteico e peso specifico), il frumento tenero biologico e il frumento duro biologico spuntano sul mercato praticamente lo stesso prezzo, ma il frumento tenero garantisce una produttività nettamente superiore, oltre a mostrare una maggiore resistenza alle fitopatie e alle piante infestanti (accestisce di più).
Produttività e ritorno economico a confronto
In termini di resa media, il frumento tenero biologico attesta produzioni vicine ai 55 qt/ha, contro i 45 qt/ha mediamente ottenibili dal frumento duro biologico nelle medesime condizioni di campo. Questo divario produttivo di circa 10 qt/ha si traduce in un margine netto a favore del tenero pari a circa 300–350 €/ha, una differenza economica sostanziale che incide fortemente sulla redditività finale dell’azienda.
In un regime di conduzione biologica, la varietà di frumento tenero Bologna garantisce una stabilità produttiva elevata. L’elevata umidità relativa durante la fioritura espone il frumento duro a severi attacchi di Fusarium con conseguente accumulo di micotossine (DON), crollo della resa e deprezzamento commerciale, mentre il frumento tenero biologico dimostra una tolleranza di campo superiore, mantenendo la granella sana e idonea alla trasformazione molitoria.
Commercializzazione e contratti di filiera
D: “Parliamo di mercati e contratti: come gestite il conferimento del grano e le vendite?”
R: “Sui contratti di filiera per il grano tenero occorre fare una chiarezza: non vi abbiamo aderito perché non c’è molta scelta per questa specifica coltivazione, vi sono limiti massimi di conferimento e il prezzo fisso anticipato è spesso inferiore al prezzo di mercato. Decidiamo quindi di conferire tutto il prodotto alla cooperativa Terre dell’Etruria, che a sua volta lo rivende ai vari molini applicando il prezzo medio dell’annata della Borsa di Bologna, così da evitare oscillazioni di mercato estreme e garantire un pagamento costante. Questo ci tengo a precisarlo: il prodotto lo conferiamo in cooperativa, non direttamente all’industria! Va comunque sottolineato che i contratti di filiera restano uno strumento importantissimo da sostenere e fortificare, poiché per le aziende più piccole rappresentano una vera e propria ‘ancora di salvataggio’ che permette di conoscere il prezzo prima della semina.”
La centralità del Pomodoro da Industria e la Rotazione Colturale
La posizione geografica dell’Azienda Bernardini, situata nei terreni pianeggianti e irrigui della Maremma grossetana, rappresenta un elemento strategico fondamentale. La disponibilità di pianura e di risorse idriche consente di inserire in avvicendamento il pomodoro da industria (43 ettari in biologico e 17 ettari in convenzionale), coltura che svolge il ruolo di vero e proprio motore economico e agronomico dell’intera struttura aziendale.
Il pomodoro è una coltura ad alto valore aggiunto che garantisce i flussi di cassa e la redditività necessari per sostenere gli investimenti aziendali, compreso l’acquisto di macchinari all’avanguardia. Tuttavia, per essere coltivato con successo in regime biologico, il pomodoro richiede una gestione del terreno rigorosa basata su rotazioni ampie per prevenire la stanchezza del suolo e la proliferazione di patogeni terricoli.
Quando l’azienda acquisisce nuovi terreni in affitto, Lorenzo Bernardini applica una strategia precisa: predilige appezzamenti in cui il pomodoro non sia stato coltivato da almeno 6-7 anni o più. In questo modo si sfruttano terreni “riposati” sotto il profilo fitosanitario per la coltura del pomodoro, preservando al contempo i terreni di proprietà da uno sfruttamento intensivo. Il frumento tenero inserito subito dopo il pomodoro beneficia dell’elevata fertilità residua, delle lavorazioni profonde effettuate per la rinnovo e della ridotta presenza di flora avventizia, raggiungendo elevate rese con apporti di fertilizzanti contenuti.
Innovazione tecnologica e prospettive per la Semina su Sodo e Droni
D: “Guardando al futuro e alle lavorazioni del terreno, quali sono le vostre valutazioni sulla semina su sodo e sull’uso dei droni?”
R: “Bisogna fare distinzione tra la semina su sodo e l’uso delle nuove tecnologie in condizioni di bagnato. La semina su sodo impiega macchine molto grandi e pesanti che non vanno d’accordo con i terreni bagnati e con le semine tardive a fine dicembre. Per operare sul terreno bagnato è invece utile introdurre droni più grandi che permettono di effettuare sia concimazioni sia semine dall’alto senza calpestare né compattare il suolo. La semina su sodo trova invece la sua vera utilità nella riduzione drastica delle lavorazioni: si effettua un solo passaggio anziché 3-4, riducendo a 1/4 le ore di lavoro complessive e abbattendo sensibilmente i costi aziendali. Questo permette di velocizzare enormemente le operazioni e di anticipare i periodi di pioggia intensa.”
Conclusione
L’esperienza condotta dall’Azienda Bernardini nella piana grossetana dimostra come la cerealicoltura biologica moderna richieda una sintesi perfetta tra efficienza agronomica, innovazione tecnologica e dinamismo commerciale. L’annata 2025/2026 ha confermato che il frumento tenero biologico rappresenta una scelta agronomica più stabile ed economicamente vantaggiosa rispetto al duro negli areali soggetti a precipitazioni intense e ristagni, garantendo circa 10 qt/ha in più e un vantaggio economico di 300-350 €/ha. Il successo dell’azienda risiede nella capacità di coordinare diversi fattori chiave: la presenza del pomodoro da industria come motore economico, il conferimento strategico alla cooperativa Terre dell’Etruria basato sui prezzi medi di Borsa, l’integrazione della lotta integrata sul convenzionale e l’ottimizzazione dei tempi di lavoro tramite la semina su sodo e l’impiego avanzato dei droni per le semine su terreno bagnato.
Autore: Alessandra Bruni, Dottore in Scienze Agrarie




