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IL FUTURO DELLA MINIMA

Esperienze e prospettive future per la lavorazione minima nel frumento

Dopo aver analizzato i vantaggi operativi e le rese produttive (leggi l’ultimo articolo), è il momento di trarre delle conclusioni sulle prospettive future della minima lavorazione nel frumento. Nella puntata precedente abbiamo visto come le condizioni del terreno e il clima influenzino le rese. Ora esploreremo le strategie future e le possibili soluzioni per migliorare l’efficacia di questa tecnica, soprattutto nel controllo delle infestanti e nella gestione della resa.

Innovazioni tecniche e meccanizzazione

La meccanizzazione gioca un ruolo chiave nel successo della minima lavorazione. Secondo Fausto Nodari, agricoltore attivo a Brescia, l’evoluzione delle macchine agricole ha reso questa tecnica sempre più praticabile: “Oggi ci sono macchine congeniali con queste scelte agronomiche che non fanno rimpiangere l’aratura”. Questa affermazione sottolinea come le tecnologie moderne stiano colmando il divario tra le tecniche tradizionali e quelle più sostenibili, permettendo agli agricoltori di ottimizzare il processo senza compromettere la produttività. Il rovescio della medaglia è il costo di queste apparecchiature di ultima generazione. “Le hanno solo i contoterzisti, e siccome tutti raccogliamo o seminiamo negli stessi periodi, non ci sono abbastanza macchine di questo tipo”, per servire tutti gli agricoltori allo stesso tempo in Lombardia.

Il problema delle resistenze alle infestanti

Come già visto, uno dei maggiori problemi che molti agricoltori segnalano è l’aumento delle resistenze alle infestanti. Nodari evidenzia una sfida significativa: “L’infestante nelle colture, se non riesci a controllarla, diventa una mannaia per le produzioni”.

Persino l’utilizzo centellinato richiesto oggi per il glifosate “sta creando resistenze, e se ne dovrà usare di più”, secondo Nodari, per ottenere un effetto. Questo fenomeno pone una grande sfida per il futuro della minima lavorazione, poiché l’abuso di erbicidi non solo aumenta i costi, ma ha anche conseguenze ambientali negative.

Conclusioni e prospettive

La minima lavorazione si presenta come una tecnica promettente, soprattutto per la sua capacità di ridurre i costi e il tempo di lavorazione. Tuttavia, come sottolineato dagli agricoltori intervistati, rimangono delle sfide agronomiche da affrontare, in particolare legate al controllo delle infestanti e alla gestione della resa in terreni difficili.

Sebbene non tutti abbiano ottenuto gli stessi risultati, l’adozione di tecniche moderne, come la semina su sodo, e un uso più oculato degli erbicidi, potrebbero rappresentare la chiave per il futuro successo di questa pratica agricola. In generale, come dice lo stesso Informatore Agrario alla fine della sua recente analisi sulla lavorazione minima e la semina su sodo: “la minima lavorazione appare quasi sempre una scelta di ottimo compromesso”.

Autore: Ivan Torneo

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