Aumentano i quantitativi di frumento che arrivano dall’estero ma diminuisce la spesa sostenuta per acquistarli. È la fotografia che emerge dai nuovi dati provvisori Istat elaborati da Anacer, relativi ai primi sei mesi del 2026.
Tra gennaio e giugno l’Italia ha importato complessivamente 12,99 milioni di tonnellate di cereali, semi oleosi e farine proteiche, l’1,3% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il valore degli acquisti invece, è sceso del 5,9%, passando da 4,48 a 4,22 miliardi di euro.
A trainare l’aumento dei volumi è soprattutto il frumento.
Il tenero accelera ancora
Le importazioni di grano tenero hanno raggiunto 3,337 milioni di tonnellate, contro 3,108 milioni del primo semestre 2025: quasi 229 mila tonnellate in più, pari a un incremento del 7,4%.
È un’accelerazione rispetto alla fotografia pubblicata da Grano Italiano a fine agosto, relativa ai primi cinque mesi dell’anno: allora la crescita del tenero era del 3,9%, con 2,796 milioni di tonnellate importate. (Leggi l’articolo)
Il dato forse più significativo per leggere il mercato è però quello economico. Nonostante l’aumento dei quantitativi, il controvalore delle importazioni di tenero è sceso del 3,3%, passando da 777,4 a 752,1 milioni di euro.
Rapportando valore e quantità, il valore medio implicito delle importazioni passa da circa 250 a 225 euro per tonnellata, quasi il 10% in meno. Non si tratta di una quotazione di mercato ma il dato rende bene la combinazione che ha caratterizzato la prima metà dell’anno: più prodotto acquistato all’estero a fronte di un minore esborso unitario medio.
Cambia il quadro anche per il duro
Ancora più evidente è il cambiamento per il grano duro. Nel precedente aggiornamento, fermo a maggio, le importazioni risultavano inferiori del 4,1% rispetto al 2025. (Leggi l’articolo)
Con il dato di giugno il segno diventa invece positivo: nei sei mesi sono state importate 1,532 milioni di tonnellate, 56 mila in più rispetto all’anno precedente, pari al +3,8%.
Anche qui il valore segue però la direzione opposta. La spesa scende da 475,1 a 425,2 milioni di euro, con una contrazione del 10,5%. Il valore medio implicito passa così da circa 322 a 278 euro per tonnellata.
Tenero, intanto i prezzi sono in crescita
I numeri dell’import vanno naturalmente letti con cautela rispetto all’andamento più recente delle quotazioni. I dati Anacer si fermano infatti a giugno. Successivamente, BMTI ha rilevato a luglio un rialzo dell’1,3% dei prezzi del grano tenero sulle principali Borse Merci italiane, proseguito nelle prime sedute di agosto, in un contesto sostenuto anche dalle nuove tensioni nell’area del Mar Nero.
Il quadro commerciale della prima metà dell’anno racconta dunque un’Italia che continua ad aumentare gli approvvigionamenti di frumento dall’estero, mentre il loro valore complessivo diminuisce. Una dinamica particolarmente evidente sul tenero e che, con il dato di giugno, torna a interessare anche il duro.
Anacer ricorda infine che i dati sono elaborati sull’anno solare: per una lettura completa dei flussi cerealicoli occorre fare riferimento alla campagna di commercializzazione dal 1° luglio al 30 giugno.
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