Si tratta di un campione limitato, ma che richiama l’attenzione su un punto sostanziale: il contenuto reale dell’inibitore deve corrispondere a quanto dichiarato, perché da questo dipendono anche efficienza dell’azoto, costi per l’agricoltore e, non ultimo, l’impatto sull’ambiente.
I controlli europei sulla conformità dei prodotti riguardano anche i mezzi tecnici utilizzati in agricoltura. Lo dimostrano i risultati di una campagna condotta nell’ambito di JACOP 2025 – Joint Actions on Compliance of Products, iniziativa europea di vigilanza del mercato che mette in rete le autorità dei Paesi UE ed EFTA per verificare sicurezza e conformità di numerose categorie di prodotti. Il progetto è gestito da EISMEA per conto della DG GROW della Commissione europea.
Nel caso dei fertilizzanti, le autorità di Austria, Belgio, Germania, Irlanda, Polonia e Slovenia hanno sottoposto ad analisi 21 prodotti commercializzati sui rispettivi mercati. In 14 casi, pari al 67% del campione, sono state rilevate informazioni obbligatorie mancanti in etichetta oppure una quantità di inibitori della nitrificazione o dell’ureasi non indicata con precisione.
Il dato va letto con cautela: 21 prodotti non costituiscono un campione rappresentativo dell’intero mercato europeo e l’Italia non figura tra i sei Paesi coinvolti in questa specifica campagna. Il risultato segnala, però, un problema sul quale i controlli possono avere un impatto diretto anche per le aziende agricole.
Non solo una questione di etichetta
Gli inibitori vengono utilizzati per rallentare alcuni processi di trasformazione dell’azoto nel terreno e, nel caso degli inibitori dell’ureasi, per limitare le perdite di ammoniaca. L’obiettivo è aumentare la quota di azoto effettivamente disponibile per la coltura e ridurre le dispersioni nell’ambiente.
Per questo la corrispondenza tra la dose dichiarata e quella presente nel fertilizzante non rappresenta un dettaglio formale. Se il tenore reale dell’inibitore è significativamente inferiore a quello riportato, l’agricoltore può acquistare e distribuire un prodotto aspettandosi un’efficacia che in campo potrebbe non essere raggiunta.
La normativa europea è piuttosto dettagliata. Il Regolamento (UE) 2019/1009, applicabile dal luglio 2022 ai prodotti fertilizzanti UE, stabilisce specifici obblighi di etichettatura anche per i prodotti contenenti inibitori.Per concentrazioni dichiarate fino al 2%, ad esempio, la tolleranza prevista sul contenuto degli inibitori è pari a ±20% del valore dichiarato.
È, quindi, utile distinguere tra una carenza puramente documentale o grafica e uno scostamento rilevante della composizione effettiva: entrambi possono determinare una non conformità ma il secondo assume un significato molto più concreto dal punto di vista agronomico ed economico.
In Italia 1.684 controlli sui fertilizzanti
Anche in Italia i fertilizzanti sono oggetto dell’attività ordinaria dell’ICQRF, l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi del Masaf.
Nel 2025 l’Ispettorato ha effettuato 1.684 controlli nel settore dei fertilizzanti, di cui 892 analitici, interessando 697 operatori e 1.048 prodotti. Il 2,7% dei prodotti controllati è risultato irregolare, mentre gli esiti analitici irregolari sono stati il 12,1%. Sono state, inoltre, registrate 93 contestazioni amministrative e nove sequestri, per un valore superiore a 1,5 milioni di euro.
Sottolineiamo che questi dati che riguardano l’intero comparto dei fertilizzanti e non specificamente gli inibitori, quindi non direttamente confrontabili con il 67% rilevato dalla campagna JACOP.
La Commissione sta, intanto, portando avanti il percorso di armonizzazione tecnica previsto dal Regolamento 2019/1009, insieme all’aggiornamento delle indicazioni sull’etichettatura dei prodotti fertilizzanti. L’obiettivo dei controlli resta duplice: dare agli utilizzatori informazioni affidabili su ciò che acquistano e garantire condizioni di concorrenza corrette tra gli operatori che immettono fertilizzanti sul mercato europeo.
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