Torniamo a fare il punto sulle semine di frumento della stagione 2024-25, questa volta con l’aiuto di Emanuele Occhi, Responsabile del Settore Grandi Colture di Coldiretti (nella foto), che ha risposto alle domande di Grano italiano, offrendoci un quadro completo e approfondito sulle stime delle superfici destinate a frumento del nostro paese. La situazione che ci presenta è quella di una possibile ritirata del grano duro, con stime di un calo del 6-7%, con regioni come la Puglia e la Sicilia a guidare questa tendenza. I motivi, ovviamente, risiedono nei gravi danni subiti per le bassissime rese registrate in particolare in Sicilia con il raccolto 2024 ma anche nella complessa situazione dei mercati e nell’aumento dei costi di produzione.
I cerealicoltori italiani, infatti, sono bloccati in una morsa tra la Turchia e il Canada, con il risultato che i prezzi non sono remunerativi per lo sforzo profuso nei campi e la qualità offerta. I contratti di filiera, secondo Emanuele Occhi, sono l’unico strumento che possa sostenere le produzioni nazionali di frumento nel prossimo futuro.
Emanuele Occhi, quali sono le vostre stime sulle superfici seminate a frumento per la stagione 2024-25?
«Ad oggi sul frumento duro stimiamo un calo della superficie seminata rispetto alla scorsa campagna, in cui si erano registrati 1,177 mln di ettari: pensiamo ad un calo medio del 6-7%, con punte anche del 10% fra Puglia e Sicilia, dove si concentra la maggiore produzione di grano nazionale. Sono le aree in cui, soprattutto per la Sicilia, si è pagato molto di più a causa della siccità della scorsa stagione. Per quanto riguarda il tenero, invece, stimiamo una superficie stabile rispetto alla scorsa campagna in cui si erano registrati 520mila ettari. Anche chi ha abbandonato il duro al Nord riteniamo si sia spostato sulla coltivazione di tenero».
Quali le motivazioni principali dietro questa ritirata del duro?
«In generale, è vero che c’è una certa disaffezione verso il frumento duro. Inoltre, lo scorso anno le difficili condizioni meteo hanno determinato cali produttivi molto rilevanti, ma non è tutto. Sempre nella campagna 2023-24 c’è stato un intervento delle importazioni dalla Turchia che il mercato interno non si aspettava e che hanno, di fatto, penalizzato la remunerazione ad ettaro dal punto di vista dei prezzi.
In effetti, ad oggi, il nostro grano duro è preso in una morsa tra il Canada, che è sempre stato il nostro fornitore principale, e la Turchia. Nella campagna 2023-24 il Canada ha avuto problemi di siccità e ha esportato poco verso l’Europa: la Turchia è stata in grado di anticipare il mercato e ha invaso i territori nazionali con la sua granella. Ad oggi l’export turco ha rallentato, non solo per il ritorno del Canada, ma anche perchè il TMO (organo interno turco che gestisce le materie prime agricole, Ndr), ha fissato un prezzo minimo, di fatto bloccando il valore del grano duro intorno ai 330€/ ton».
Torna, quindi, il grano duro canadese…
«L’ultimo aggiornamento arrivato dalla DG Agri ci dice che da luglio 2024 a gennaio 2025 abbiamo importato 480.000 ton di frumento duro dal Canada; alla stessa data dell’anno precedente le quantità erano 280.000 ton. Mentre, quindi, la scorsa campagna si è chiusa con mezzo milione di ton importate, questa potrebbe finire con il superare 1 mln di ton. Il Canada, quindi, si sta riprendendo la quota che la scorsa annata è stata presa dalla Turchia: è chiaro che in questo contesto i prezzi sono depressi, con i listini che ci danno ancora valori in calo. Utile ricordare che dal Canada arriva grano coltivato con tecniche da noi vietate in pre raccolta (uso del Glifosate) e, quindi, come sempre la nostra produzione viene messa sotto scacco dalla mancanza di reciprocità.
A questa situazione di mercato si aggiungono gli aumenti dei costi di produzione, a partire dal prezzo del gas che si trascina dietro i rincari di tutti i mezzi tecnici: quando, poi, l’agricoltore va a fare i conti, si finisce ben sotto i costi di produzione».
Autore: Azzurra Giorgio
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