Una resa di qualità passa da un’ottima gestione delle infestanti, delle fitopatie e della nutrizione. Ne parliamo con Arnaldo Bovolenta, amministratore delegato di PSP – Produttori Sementi Polesani, che opera tra Veneto ed Emilia-Romagna a supporto delle aziende agricole impegnate nella produzione cerealicola.
«Sono originario della provincia di Rovigo, ma la mia attività spazia in tutto il Veneto fino all’Emilia-Romagna. Sono un professionista che lavora per una grande multinazionale, per cui il mio obiettivo è far produrre il più possibile le aziende agricole. Al tempo stesso devo aumentare la qualità delle farine prodotte, senza trascurare la sanità dei grani».
Il tema sanitario è oggi centrale, soprattutto alla luce dell’attenzione crescente verso le micotossine e i nuovi limiti per il DON. «In questo momento il problema del DON è rilevante: bisogna affrontarlo soprattutto in questa fase, quando potrebbero riscontrarsi problemi di Fusarium sulle spighe».
Rese buone, ma solo con tecnica corretta
Secondo Bovolenta, le aziende che hanno impostato correttamente la gestione agronomica possono guardare con fiducia alla campagna in corso.
«Le aziende che seguo, che hanno eseguito correttamente tutti gli interventi tecnici necessari, dalle lavorazioni alle concimazioni, e che non hanno problemi di ristagni idrici, possono pensare di ottenere una buona resa sia qualitativa sia quantitativa».
Accanto al frumento, nell’areale veneto-emiliano trova spazio anche l’orzo da birra, coltura interessante anche per la possibilità di inserire successivamente la soia in secondo raccolto. «Oltre al frumento si coltiva molto anche orzo da birra. Questo ci permette poi di seminare soia per un secondo raccolto. Ultimamente si seminano varietà di orzo che sono in grado di produrre come il grano o anche di più».
«Mediamente, in annate normali, si riescono a ottenere dai 70 ai 90 q/ha sia di orzo sia di grano» conclude Bovolenta.
Azoto liquido in fase di levata
La gestione della nutrizione resta uno degli aspetti più importanti per sostenere resa e qualità. Nelle aziende seguite da Bovolenta, le concimazioni azotate sono state completate.
«In questo periodo le mie aziende hanno terminato le concimazioni azotate. Usano molto azoto liquido, che entra con più facilità nella pianta rispetto ad altre soluzioni, riuscendo ad ottenere risultati migliori».
L’impiego dell’azoto liquido si concentra soprattutto in una fase delicata del ciclo del frumento: «utilizzano in particolare questa forma di azoto durante la fase di levata, nel periodo marzo-aprile».
Biostimolanti nel grano
Accanto alla nutrizione tradizionale, Bovolenta evidenzia anche il ruolo dei biostimolanti, utilizzati per sostenere la pianta nei momenti di maggiore stress. «Negli anni mi hanno permesso di ottenere ottimi risultati. Sono prodotti che favoriscono la radicazione e funzionano anche come acceleratori della fotosintesi clorofilliana».
Secondo Bovolenta, il loro contributo può essere utile anche quando le condizioni climatiche non sono ideali: «espletano la loro funzione anche in condizioni climatiche sfavorevoli, come scarsa luminosità e basse temperature».
Infestanti sempre più difficili
La gestione delle infestanti resta uno dei punti critici per la cerealicoltura dell’areale veneto-emiliano. Le problematiche riguardano sia le specie a foglia larga sia quelle a foglia stretta.
«Le specie più importanti, in grado di causare ingenti perdite, sono il Polygonum aviculare fra le infestanti a foglia larga. Fra quelle a foglia stretta, invece, Alopecurus spp.; negli ultimi anni, poi, abbiamo cominciato a intravedere fenomeni di resistenza agli erbicidi su Lolium spp.».
La resistenza agli erbicidi resta, quindi, un tema da monitorare con attenzione, perché può rendere più complessa la difesa del potenziale produttivo.
Insetti: attenzione a cimice asiatica e lema
Negli ultimi anni, oltre alle infestanti, si è rafforzata anche la pressione degli insetti. In particolare, Bovolenta richiama l’attenzione su due fitofagi: «una problematica molto sentita negli ultimi anni nell’areale veneto-emiliano è quella degli insetti. La cimice asiatica e il lema sono in grado di causare danni importanti alle produzioni».
Per questo motivo, la strategia di difesa viene impostata in anticipo, cercando di intervenire nella fase più opportuna: «anticipo l’intervento insetticida attorno alla metà di aprile, insieme al biostimolante».
Nella gestione del diserbo in post-emergenza, Bovolenta sottolinea anche l’utilità delle soluzioni tecniche più recenti: «il nuovo Zypar Trio ha dato ottimi risultati per il diserbo in post-emergenza».
Una filiera che non valorizza abbastanza
Se la tecnica agronomica è fondamentale per produrre bene, resta aperto il problema della valorizzazione commerciale. Secondo Bovolenta, i produttori italiani sono capaci di lavorare bene ma il sistema non sempre consente di vendere al meglio. «I produttori italiani lavorano molto bene, ma vendono male» ci dice.
Una delle criticità principali riguarda le strutture di stoccaggio, considerate non adeguate rispetto a quelle presenti in altri Paesi europei: «in Italia non abbiamo strutture adeguate per lo stoccaggio del cereale, come avviene in altri Paesi, per esempio in Francia. Paesi come quest’ultimo sono in grado di presentare sul mercato prodotti di qualità superiore».
Per competere meglio sui mercati internazionali, quindi, non basta produrre bene in campo: serve anche un salto di qualità nella fase successiva: «se vogliamo essere competitivi sul mercato internazionale dobbiamo fare un salto di qualità anche per quanto riguarda le strutture».
Più potere contrattuale agli agricoltori
Un altro nodo riguarda il rapporto tra produzione agricola e industria di trasformazione. Secondo Bovolenta «bisognerebbe aumentare e rafforzare il potere contrattuale degli agricoltori. Gli agricoltori sono tanti sul mercato, mentre le agroindustrie che comprano il prodotto sono sempre meno:hanno più potere per poter “tirare” sul prezzo».
La filiera con cui lavora Bovolenta riconosce un premio agli agricoltori, collegato anche a impegni ambientali. «la filiera con cui collaboro garantisce un premio che serve anche a salvaguardare l’ambiente, in quanto ogni contratto di semina stipulato obbliga l’agricoltore a seminare il 3% di essenze da fiore per favorire l’attività degli insetti impollinatori e, quindi, preservare la biodiversità».
Il punto, conclude Bovolenta, è che la sostenibilità non può essere scaricata interamente sulle imprese agricole: «in questo senso dovrebbe agire di più e meglio l’Unione europea. Misure come il Green Deal sono misure deboli: non può l’azienda agricola tutelare l’ambiente a proprie spese».
Autore: Alessandro Contini
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