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	<title>concimazione - Grano Italiano</title>
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	<description>Il giornale dei cerealicoltori</description>
	<lastBuildDate>Fri, 19 Jun 2026 15:56:46 +0000</lastBuildDate>
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	<title>concimazione - Grano Italiano</title>
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		<title>FRUMENTO DI QUALITA&#8217;: INFESTANTI E NUTRIZIONE DECISIVE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/frumento-di-qualita-infestanti-e-nutrizione-decisive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 22:10:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[infestanti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'esperienza dell'agricoltore piemontese Joel Faga evidenzia la necessità di adottare strategie agronomiche integrate per salvaguardare rese, contenuto proteico e redditività della coltura.</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/frumento-di-qualita-infestanti-e-nutrizione-decisive/">FRUMENTO DI QUALITA&#8217;: INFESTANTI E NUTRIZIONE DECISIVE</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Rese e qualità del frumento: la gestione agronomica resta centrale</h2>
<p>Produrre frumento di qualità significa affrontare una sfida che inizia molto prima della raccolta. La redditività della coltura dipende infatti da una serie di scelte agronomiche che accompagnano il cereale durante tutto il ciclo colturale: preparazione del terreno, semina, gestione delle infestanti, concimazione e difesa fitosanitaria.<br />
L&#8217;esperienza di Joel Faga, agricoltore piemontese attivo nel Canavese, offre uno spaccato concreto delle problematiche che molti cerealicoltori affrontano ogni anno e dimostra come le corrette pratiche agronomiche possano fare la differenza.</p>
<h2>L&#8217;esperienza in campo: tra terreni difficili e obiettivi di qualità</h2>
<p>L&#8217;azienda agricola di Joel Faga si trova a Borgomasino, in provincia di Torino, e si estende su circa 76 ettari. L&#8217;ordinamento colturale comprende mais, girasole, vigneto, pioppeto e cereali autunno-vernini.<br />
Per il frumento tenero la scelta ricade su varietà ormai consolidate.<br />
«Tra le varietà che coltivo scelgo Avenue e Astrolabe, due grani panificabili che garantiscono produzioni costanti nel tempo», spiega l&#8217;agricoltore.<br />
La scelta varietale rappresenta il primo tassello nella costruzione della qualità. Affidarsi a cultivar stabili e ben adattate all&#8217;ambiente di coltivazione consente infatti di limitare i rischi legati agli andamenti climatici e di mantenere una maggiore regolarità produttiva.<br />
Tuttavia, anche le migliori varietà devono confrontarsi con le condizioni ambientali.<br />
Le ultime due campagne cerealicole non hanno infatti consentito di esprimere il pieno potenziale produttivo aziendale.<br />
«Negli ultimi due anni non sono riuscito a superare i 50 quintali per ettaro. Nella nostra zona i terreni sono piuttosto pesanti e tendono a creare ristagni idrici. Per il grano questa situazione è particolarmente penalizzante».<br />
La presenza di suoli argillosi e poco drenanti rappresenta una criticità diffusa in molte aree cerealicole del Nord Italia. I ristagni idrici possono compromettere lo sviluppo radicale, limitare l&#8217;assorbimento dei nutrienti e favorire l&#8217;insorgenza di problematiche fitosanitarie. Nei periodi particolarmente piovosi, inoltre, aumentano i rischi di asfissia radicale e di riduzione dell&#8217;accestimento.<br />
Per la campagna 2025-2026, però, le aspettative risultano più favorevoli.<br />
«Mi aspetto una resa superiore ai 60 quintali per ettaro, ma preferisco attendere la trebbiatura prima di fare valutazioni definitive».<br />
Una prudenza comprensibile. Negli ultimi anni la crescente instabilità meteorologica ha reso sempre più difficile formulare previsioni attendibili fino alle fasi finali del ciclo colturale.</p>
<h2>Le infestanti restano una delle principali minacce</h2>
<p>Se il clima rappresenta una variabile non controllabile, il contenimento delle infestanti continua invece a essere uno degli aspetti sui quali l&#8217;agricoltore può intervenire direttamente.<br />
Le malerbe costituiscono ancora oggi una delle principali cause di perdita produttiva nel frumento. La loro presenza riduce la disponibilità di acqua, nutrienti e luce per la coltura, determinando effetti negativi sia sulle rese sia sulla qualità della granella.<br />
«Nella mia azienda il problema delle infestanti è sempre presente», racconta Faga.<br />
Una situazione che accomuna molte realtà cerealicole italiane. Gli inverni sempre più miti e la diffusione di sistemi colturali semplificati favoriscono infatti la sopravvivenza e la diffusione di numerose specie infestanti.<br />
Per contenere il problema, l&#8217;azienda piemontese adotta una strategia che combina lavorazioni del terreno e diserbo.<br />
«Faccio un&#8217;aratura prima della semina e successivamente intervengo con un trattamento erbicida in primavera».<br />
Si tratta di un approccio tradizionale che continua a offrire risultati soddisfacenti in molti contesti produttivi, soprattutto dove la pressione delle infestanti risulta elevata.</p>
<h2>Aratura o minima lavorazione? Un dibattito ancora aperto</h2>
<p>Le dichiarazioni dell&#8217;agricoltore riportano all&#8217;attenzione un tema molto discusso nella cerealicoltura moderna: il confronto tra lavorazioni tradizionali e agricoltura conservativa.<br />
«Molti colleghi praticano la minima lavorazione e fanno un diserbo in autunno seguito da uno in primavera. Nonostante questo, qualche infestante riesce sempre a sopravvivere. Personalmente continuo a preferire il caro e vecchio aratro».<br />
L&#8217;aratura consente di interrare parte del seme delle infestanti e può contribuire a ridurre la pressione di alcune specie particolarmente problematiche. Al tempo stesso, però, comporta costi energetici più elevati e un maggiore impatto sulla struttura del terreno.<br />
Le tecniche conservative, al contrario, permettono di ridurre il numero di passaggi, contenere i consumi di carburante e preservare la sostanza organica superficiale. Tuttavia richiedono una gestione molto più attenta delle infestanti e una programmazione accurata degli interventi erbicidi.<br />
Non esiste una soluzione valida per tutte le aziende. La scelta dipende dalle caratteristiche pedologiche, dalle infestanti presenti, dalla disponibilità di attrezzature e dagli obiettivi produttivi.</p>
<h2>Loietto e papavero: i nemici più difficili</h2>
<p>Tra le malerbe presenti nell&#8217;azienda torinese, due specie risultano particolarmente aggressive: loietto e papavero.<br />
Il loietto rappresenta oggi una delle infestanti più problematiche nei cereali autunno-vernini. La sua elevata capacità competitiva può determinare importanti perdite produttive già a densità relativamente basse.<br />
Quando la popolazione infestante diventa elevata, il loietto sottrae rapidamente azoto e acqua al frumento, limitandone l&#8217;accestimento e la crescita. Inoltre, in diverse aree italiane ed europee sono stati segnalati fenomeni di resistenza ad alcune famiglie di erbicidi, rendendo ancora più complessa la sua gestione.<br />
Anche il papavero continua a creare problemi in molte aziende cerealicole.<br />
Pur essendo spesso percepito come una presenza meno aggressiva, il papavero può raggiungere densità elevate e interferire significativamente con la coltura. La sua diffusione è favorita soprattutto nelle situazioni caratterizzate da rotazioni ridotte e da strategie di controllo poco diversificate.<br />
La presenza contemporanea di infestanti graminacee e dicotiledoni richiede quindi programmi di difesa accuratamente pianificati e basati sull&#8217;alternanza dei meccanismi di azione disponibili.</p>
<h2>Quando la rotazione diventa difficile</h2>
<p>Tra gli strumenti più efficaci per il contenimento delle infestanti vi è senza dubbio la rotazione colturale.<br />
Alternare colture con cicli biologici differenti consente infatti di interrompere il ciclo delle malerbe e ridurre progressivamente la banca semi presente nel terreno.<br />
Nella pratica, però, non sempre la rotazione è facilmente applicabile.<br />
«Nella mia azienda faccio poca rotazione. Nei terreni vicini alla Dora Baltea la fertilità è elevata, ma man mano che ci si avvicina al paese i terreni diventano più asciutti. Dove manca l&#8217;acqua irrigua è difficile coltivare alternative economicamente valide rispetto al grano».<br />
La testimonianza evidenzia una situazione diffusa in molte aree cerealicole italiane. In assenza di disponibilità irrigua, le opportunità di diversificazione si riducono e il frumento rimane spesso la coltura più affidabile dal punto di vista economico.<br />
Questo fenomeno comporta però una maggiore pressione delle infestanti e rende indispensabile rafforzare tutte le altre pratiche di prevenzione e contenimento.</p>
<h2>Perché le infestanti riducono anche la qualità del frumento</h2>
<p>Quando si parla di malerbe, l&#8217;attenzione si concentra spesso sulle perdite produttive. In realtà gli effetti negativi interessano anche la qualità commerciale e tecnologica della granella.<br />
La competizione esercitata dalle infestanti riduce l&#8217;efficienza di utilizzo dei nutrienti da parte della coltura e può compromettere la formazione delle proteine, parametro fondamentale per il frumento destinato alla panificazione.<br />
Inoltre, la presenza di semi estranei nelle partite raccolte può determinare declassamenti commerciali e maggiori costi di pulizia.<br />
Tra le principali conseguenze si segnalano:</p>
<ul>
<li>riduzione delle rese produttive</li>
<li>competizione per acqua e nutrienti</li>
<li>peggioramento del contenuto proteico</li>
<li>contaminazione delle partite raccolte</li>
<li>maggiore difficoltà durante la trebbiatura</li>
<li>incremento del rischio di malattie e parassiti</li>
</ul>
<p>Per questo motivo il controllo delle infestanti non deve essere considerato soltanto un intervento finalizzato alla produzione quantitativa, ma anche una leva strategica per migliorare la qualità finale del raccolto.</p>
<h2>Concimazione: il secondo pilastro della qualità</h2>
<p>Accanto alla gestione delle infestanti, la nutrizione del frumento svolge un ruolo decisivo.<br />
Un piano di concimazione equilibrato permette infatti di sostenere la crescita vegetativa, favorire l&#8217;accestimento e massimizzare il riempimento della granella.<br />
L&#8217;azoto rappresenta l&#8217;elemento nutritivo più importante. Una sua carenza limita il potenziale produttivo, mentre una distribuzione corretta consente di incrementare sia la resa sia il contenuto proteico.<br />
Nelle produzioni destinate alla panificazione, il frazionamento delle unità azotate durante il ciclo colturale assume un&#8217;importanza strategica. Gli apporti effettuati nelle fasi finali possono contribuire in modo significativo al raggiungimento degli standard qualitativi richiesti dall&#8217;industria molitoria.<br />
La disponibilità di nutrienti deve inoltre essere valutata in relazione alle condizioni del terreno. In presenza di ristagni idrici, come nel caso descritto dall&#8217;azienda piemontese, l&#8217;efficienza di assorbimento può ridursi sensibilmente, rendendo ancora più importante una gestione accurata della fertilizzazione.</p>
<h2>Gestione integrata per un frumento competitivo</h2>
<p>Le esperienze aziendali confermano che non esiste un singolo intervento capace di risolvere il problema delle infestanti o di garantire automaticamente produzioni di qualità.<br />
I risultati migliori si ottengono attraverso un approccio integrato che combini diverse tecniche agronomiche.<br />
Tra le pratiche più efficaci rientrano:</p>
<ul>
<li>rotazione colturale</li>
<li>falsa semina</li>
<li>utilizzo di sementi certificate</li>
<li>alternanza delle lavorazioni</li>
<li>corretta gestione dei residui colturali</li>
<li>monitoraggio costante delle infestanti</li>
<li>alternanza degli erbicidi con diversi meccanismi d&#8217;azione</li>
<li>concimazione bilanciata e frazionata</li>
</ul>
<p>La combinazione di questi strumenti permette di ridurre la pressione delle malerbe, limitare il rischio di resistenze e valorizzare il potenziale genetico delle varietà coltivate.<br />
Dalla gestione del campo passa il valore del raccolto<br />
L&#8217;esperienza di Joel Faga dimostra come la qualità del frumento nasca da una serie di scelte tecniche che accompagnano la coltura durante tutto il ciclo produttivo.<br />
Terreni difficili, disponibilità irrigua limitata e crescente pressione delle infestanti rappresentano sfide comuni a molte aziende cerealicole italiane. In questo scenario, il controllo delle malerbe e la corretta nutrizione diventano strumenti indispensabili per proteggere rese e qualità.<br />
Come sottolinea l&#8217;agricoltore piemontese, ogni campagna presenta caratteristiche differenti e richiede adattamenti continui. Tuttavia, una gestione agronomica attenta, supportata dall&#8217;esperienza e dall&#8217;innovazione tecnica, rimane la strada più efficace per ottenere un frumento competitivo e in grado di soddisfare le esigenze della filiera.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>FRUMENTO DI FORZA:NUTRIZIONE E QUALITA&#8217; IN CAMPO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/frumento-di-forza-nutrizione-e-qualita-in-campo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 22:10:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[azoto]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'esperienza di Michele Sola evidenzia l'importanza della nutrizione nella coltivazione del frumento di forza.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per i produttori di frumento tenero di forza, il contenuto proteico rappresenta uno degli indicatori più importanti. Da questo parametro dipende infatti la possibilità di soddisfare le richieste dell&#8217;industria molitoria e ottenere una migliore valorizzazione commerciale del raccolto.<br />
Quando si parla di concimazione del frumento di forza, l’esperienza di Michele Sola, agricoltore di Cavallerleone, in provincia di Cuneo, offre uno spunto interessante per comprendere come una strategia nutrizionale ben programmata possa contribuire a sostenere produttività e qualità in un contesto produttivo sempre più complesso.</p>
<h2>Un&#8217;azienda cerealicola nel cuore della pianura cuneese</h2>
<p>L&#8217;azienda agricola condotta da Michele Sola si estende su circa 15 ettari a 270 metri di altitudine. Pur svolgendo parallelamente un&#8217;altra attività lavorativa, l&#8217;agricoltore segue direttamente la gestione aziendale con il supporto della famiglia, dedicando particolare attenzione alle scelte tecniche che possono incidere sulla redditività delle coltivazioni.<br />
Nell&#8217;annata agraria 2025-2026 circa 9,5 ettari sono stati destinati alla coltivazione del frumento tenero di forza Rebelde, una varietà apprezzata per le caratteristiche qualitative richieste dalla filiera molitoria.<br />
«Il grano viene conferito a un centro di stoccaggio della zona che fornisce sia le sementi sia i concimi utilizzati durante il ciclo produttivo», spiega Sola.<br />
Si tratta di un modello diffuso in molte aree cerealicole italiane, dove il rapporto tra produttori e centri di stoccaggio consente di programmare le produzioni e orientare le tecniche agronomiche verso specifici obiettivi qualitativi.<br />
La semina è stata effettuata nella prima decade di novembre, in linea con il calendario adottato negli anni precedenti. Una scelta che ha consentito alla coltura di sfruttare adeguatamente le condizioni autunnali e di affrontare il periodo invernale con un buon sviluppo vegetativo.</p>
<h2>Una stagione che lascia ben sperare</h2>
<p>Con l&#8217;avvicinarsi della trebbiatura, le aspettative produttive appaiono positive.<br />
«I cereali autunno-vernini si presentano in buone condizioni sanitarie e fanno prevedere una buona produzione», osserva l&#8217;agricoltore.<br />
Le condizioni climatiche della campagna hanno favorito uno sviluppo regolare della coltura, limitando situazioni di forte stress che negli ultimi anni hanno spesso compromesso il potenziale produttivo dei cereali.<br />
L&#8217;aspetto sanitario assume oggi un&#8217;importanza crescente. Le elevate temperature, gli sbalzi termici e la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi possono infatti favorire l&#8217;insorgenza di patologie fungine e influire negativamente sia sulle rese sia sulla qualità della granella.<br />
Per questo motivo la gestione nutrizionale deve essere considerata parte integrante di una strategia agronomica complessiva, capace di mantenere la coltura in condizioni di equilibrio durante tutte le fasi del ciclo produttivo.</p>
<h2>La strategia del frazionamento dell&#8217;azoto</h2>
<p>Tra gli elementi tecnici più interessanti dell&#8217;esperienza aziendale emerge la gestione della concimazione azotata.<br />
Negli ultimi anni la ricerca agronomica ha evidenziato come l&#8217;efficienza dell&#8217;azoto dipenda non soltanto dalle quantità distribuite, ma anche dal momento e dalle modalità di applicazione. Una distribuzione frazionata permette infatti di sincronizzare la disponibilità dell&#8217;elemento con i fabbisogni della coltura, riducendo le perdite per volatilizzazione, dilavamento o immobilizzazione.<br />
Consapevole di questi aspetti, Michele Sola ha scelto di articolare il piano nutrizionale in più interventi.<br />
«Nella prima decade di marzo ho effettuato una concimazione con circa 240 chilogrammi per ettaro di nitrato ammonico», racconta.<br />
Si tratta di una fase particolarmente importante perché coincide con la ripresa vegetativa del frumento dopo il periodo invernale. In questo momento la coltura necessita di nutrienti prontamente disponibili per sostenere l&#8217;accestimento e favorire la formazione di un adeguato numero di culmi fertili.<br />
Il secondo intervento è stato effettuato poche settimane più tardi.<br />
«Nella terza decade di marzo ho distribuito 260 chilogrammi per ettaro di un concime a lenta cessione».<br />
L&#8217;impiego di formulati caratterizzati da una disponibilità più graduale dell&#8217;azoto consente di prolungare l&#8217;alimentazione della coltura durante le successive fasi di sviluppo, accompagnando la crescita senza eccessi nutrizionali.</p>
<h2>Perché l&#8217;efficienza dell&#8217;azoto è sempre più importante</h2>
<p>L&#8217;azoto rappresenta il principale fattore nutritivo in grado di influenzare sia la produttività sia la qualità del frumento. Tuttavia, è anche uno degli elementi più soggetti a dispersione nell&#8217;ambiente.<br />
L&#8217;aumento dei costi dei fertilizzanti e la crescente attenzione verso la sostenibilità hanno reso prioritario il miglioramento dell&#8217;efficienza d&#8217;uso dell&#8217;azoto.<br />
In questo contesto il frazionamento delle distribuzioni assume un ruolo strategico. L&#8217;obiettivo è fornire il nutriente quando la pianta è realmente in grado di assorbirlo e utilizzarlo, evitando apporti eccessivi nelle fasi meno favorevoli.<br />
Numerosi studi confermano come una gestione più precisa della fertilizzazione possa contribuire a mantenere elevate le produzioni riducendo al tempo stesso le perdite di nutrienti e l&#8217;impatto ambientale.</p>
<h2>Il crescente interesse per i biostimolanti</h2>
<p>Accanto alla concimazione tradizionale, l&#8217;azienda ha introdotto nel corso della primavera anche strumenti innovativi destinati a migliorare l&#8217;efficienza nutrizionale.<br />
«Nella seconda decade di aprile, su consiglio del tecnico, ho effettuato un trattamento con BlueN e Cellerate di Corteva», riferisce l&#8217;agricoltore.<br />
Negli ultimi anni i biostimolanti hanno conquistato uno spazio crescente anche nella cerealicoltura professionale. Non si tratta di fertilizzanti in senso stretto, ma di prodotti in grado di favorire specifici processi fisiologici della pianta.<br />
L&#8217;obiettivo principale consiste nell&#8217;ottimizzare l&#8217;assorbimento e l&#8217;utilizzo dei nutrienti, migliorando al contempo la capacità della coltura di reagire agli stress ambientali.<br />
Nel caso specifico, BlueN è stato utilizzato per sostenere lo sviluppo vegetativo della coltura, mentre Cellerate per favorire il metabolismo dell&#8217;azoto all&#8217;interno della pianta.<br />
Si tratta di soluzioni che stanno attirando l&#8217;attenzione dei tecnici perché possono contribuire ad aumentare l&#8217;efficienza complessiva dei programmi nutrizionali, soprattutto nelle annate caratterizzate da condizioni climatiche instabili.</p>
<h2>La qualità del frumento si costruisce durante il ciclo</h2>
<p>Quando si parla di frumento di forza, la qualità assume un valore economico spesso superiore alla sola resa produttiva.<br />
Il contenuto proteico, insieme ai principali parametri reologici, determina infatti l&#8217;idoneità della granella alle lavorazioni industriali e la sua collocazione commerciale.<br />
Per questo motivo la nutrizione azotata non deve essere considerata esclusivamente come uno strumento per aumentare la produzione. Una parte importante della sua funzione riguarda la costruzione della qualità finale.<br />
Le esigenze nutrizionali della coltura cambiano infatti durante il ciclo. Nelle prime fasi prevale la necessità di sostenere la formazione della biomassa vegetativa. Successivamente cresce l&#8217;importanza degli apporti finalizzati alla qualità della granella.</p>
<h2>La sfida del contenuto proteico</h2>
<p>Proprio sul fronte delle proteine Michele Sola ha deciso di effettuare una valutazione particolarmente interessante.<br />
Nella campagna precedente l&#8217;azienda aveva eseguito una concimazione ureica in fase di botticella, una delle epoche più utilizzate per incrementare il contenuto proteico del frumento.<br />
Quest&#8217;anno la strategia è stata differente.<br />
«L&#8217;anno scorso avevo effettuato un apporto ureico in fase di botticella e avevo ottenuto una produzione di circa 71 quintali per ettaro. Quest&#8217;anno non ho eseguito quell&#8217;intervento e sono curioso di verificare se il tenore proteico subirà variazioni significative».<br />
La fase di botticella rappresenta un momento chiave nella definizione delle caratteristiche qualitative della granella. Gli apporti azotati effettuati in questa fase possono favorire l&#8217;accumulo di proteine nel chicco e migliorare le proprietà tecnologiche richieste dall&#8217;industria molitoria.<br />
Naturalmente l&#8217;efficacia dell&#8217;intervento dipende da numerosi fattori, tra cui la disponibilità idrica, l&#8217;andamento climatico, il livello produttivo raggiunto e la capacità della coltura di assorbire il nutriente nelle settimane successive alla distribuzione.<br />
I risultati della raccolta permetteranno quindi di valutare concretamente l&#8217;effetto della scelta effettuata.</p>
<h2>Tecnica agronomica e redditività aziendale</h2>
<p>L&#8217;esperienza dell&#8217;azienda cuneese evidenzia un concetto sempre più centrale nella cerealicoltura moderna: la redditività non dipende da singoli interventi, ma dalla capacità di integrare correttamente tutte le pratiche agronomiche.<br />
La difesa dalle infestanti protegge il potenziale produttivo della coltura. La nutrizione sostiene lo sviluppo vegetativo e contribuisce alla formazione della resa. Le scelte effettuate nelle fasi finali del ciclo incidono invece sulla qualità della granella e sul suo valore commerciale.<br />
In un mercato sempre più orientato alla qualità, la differenza tra una produzione standard e una produzione premium può dipendere da dettagli tecnici apparentemente marginali.<br />
Per questo motivo cresce l&#8217;interesse verso strumenti che consentano una gestione sempre più precisa della fertilizzazione, dall&#8217;impiego di concimi a diversa velocità di rilascio fino all&#8217;utilizzo di biostimolanti e tecnologie per il monitoraggio nutrizionale.</p>
<h2>Guardare alla qualità per restare competitivi</h2>
<p>Le sfide che attendono i cerealicoltori nei prossimi anni saranno sempre più legate alla capacità di produrre qualità in modo efficiente e sostenibile.<br />
L&#8217;aumento dei costi di produzione, la volatilità dei mercati e la crescente variabilità climatica impongono infatti una gestione tecnica sempre più accurata.<br />
L&#8217;esperienza di Michele Sola dimostra come la programmazione della nutrizione possa rappresentare uno strumento concreto per migliorare le performance aziendali. Il frazionamento dell&#8217;azoto, l&#8217;attenzione alle diverse fasi fenologiche e l&#8217;integrazione di nuove soluzioni come i biostimolanti sono elementi che possono contribuire a valorizzare il potenziale della coltura.<br />
La verifica finale arriverà con la trebbiatura e con l&#8217;analisi della granella. Sarà allora possibile misurare non soltanto i quintali prodotti, ma anche la qualità ottenuta. Un aspetto che, oggi più che mai, rappresenta la vera chiave della competitività nella filiera del frumento.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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			</item>
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		<title>CONCIMA MEGLIO, SALVA IL MARGINE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/concima-meglio-salva-il-margine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 22:10:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[biostimolanti]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[nutrizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla tappa alessandrina di Filiera Connessa, biostimolanti, concimazione azotata e volatilità dei prezzi hanno mostrato quanto serva produrre frumento con più precisione.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="6166" data-end="6613">La tappa di <strong data-start="6178" data-end="6245">Filiera Connessa 2026 – Cooperiamo per il frumento alessandrino</strong>, organizzata da SATA il 13 maggio nell’areale di Alessandria, non è stata solo occasione per parlare di diserbo e resistenze. Un secondo asse tecnico della giornata ha riguardato la gestione della fertilità, l’uso dei biostimolanti e la necessità di ragionare sulla concimazione del frumento in modo più preciso, soprattutto in un contesto di margini ridotti e prezzi sempre più volatili.</p>
<p data-start="6615" data-end="6969">Il tema è centrale per i cerealicoltori. Nei cereali autunno-vernini ogni unità di azoto, ogni passaggio e ogni scelta tecnica devono essere valutati in rapporto al risultato produttivo e qualitativo. Produrre frumento oggi non significa solo massimizzare le rese ma trovare un equilibrio tra costi, qualità, rischio agronomico e incertezza del mercato.</p>
<h2 data-section-id="1bcllm2" data-start="6971" data-end="7011">Biostimolanti e azoto: prove in campo</h2>
<p data-start="7013" data-end="7323">Durante la giornata sono state presentate diverse prove sui <em>biologicals</em>, con soluzioni orientate a migliorare l’efficienza della coltura e il rapporto tra nutrizione e risposta produttiva. Corteva ha portato in campo, tra le altre, le soluzioni <a href="https://www.corteva.com/it/prodotti-e-soluzioni/biologicals/BlueN.html" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="7258" data-end="7279">BlueN</strong></a>, applicate a fine accestimento o in levata.</p>
<p data-start="7325" data-end="7779">Il principio tecnico è l’impiego di un batterio azoto-fissatore che rimane attivo durante il ciclo colturale. L’obiettivo è catturare azoto e renderlo disponibile in forma organica, con un basso costo energetico per la pianta. In una fase in cui l’azoto è una delle voci più sensibili del bilancio colturale, strumenti di questo tipo vanno valutati non come sostituti automatici della concimazione ma come possibili alleati per migliorarne l’efficienza.</p>
<p data-start="7781" data-end="8062">Sempre Corteva ha presentato anche <a href="https://www.corteva.com/it/prodotti-e-soluzioni/biologicals/Cellerate_MoZn.html" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="7816" data-end="7833">Cellerate MoZn</strong></a>, soluzione pensata per sostenere la spinta vegetativa e radicale, favorendo anche la sintesi delle auxine. Alla spigatura, invece, è stato richiamato il ruolo di <a href="https://www.corteva.com/it/prodotti-e-soluzioni/biologicals/Harbest.html" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="7996" data-end="8007">Harbest</strong></a>, con calcio e azoto, in funzione della qualità finale.</p>
<h2 data-section-id="1sotvc1" data-start="8064" data-end="8087">Il progetto Rigenera</h2>
<p data-start="8089" data-end="8334">Un passaggio rilevante della giornata è stato dedicato al <strong data-start="8147" data-end="8168"><a href="https://www.progettorigenerasata.it/" target="_blank" rel="noopener">progetto Rigenera</a>,</strong> nell’ambito delle azioni dimostrative finanziate dalla misura SRH05 di Regione Piemonte, nel Complemento di Sviluppo Rurale della PAC.</p>
<p data-start="8336" data-end="8700">Il progetto lavora sull’ottimizzazione della concimazione azotata, confrontando diverse tesi rispetto a una dose standard di 180 chilogrammi di azoto per ettaro. La valutazione integra l’osservazione visiva con indici vegetazionali, in particolare <strong data-start="8616" data-end="8631">NDVI e NDRE</strong>, oltre a misurazioni con Spad alla foglia bandiera e alla spigatura.</p>
<p data-start="8702" data-end="9094">Le tesi con riduzione dell’azoto prevedono l’applicazione di biostimolanti, con l’obiettivo di verificare se la coltura riesca a mantenere una risposta agronomica adeguata anche con apporti più contenuti. Secondo quanto osservato in campo, il distacco rispetto alla tesi non trattata è risultato evidente, un aspetto non scontato in terreni molto fertili come quelli dell’areale alessandrino.</p>
<h2 data-section-id="te2llg" data-start="9096" data-end="9141">Concia e biomassa: risultati da verificare</h2>
<p data-start="9143" data-end="9410">Tra gli elementi più interessanti rientrano anche gli <strong>interventi con biostimolanti alla concia</strong>. Le prime osservazioni indicano risultati positivi in termini di biomassa, ma il dato decisivo arriverà solo con la raccolta, quando sarà possibile valutare resa e qualità.</p>
<p data-start="9412" data-end="9772">È un punto da sottolineare. Nel frumento, infatti, non basta osservare una maggiore vigoria nelle fasi intermedie del ciclo. La vera domanda è se quella risposta si traduca in granella, peso specifico, proteine e qualità commerciale. Per questo le prove dimostrative assumono valore quando arrivano fino alla valutazione finale, evitando conclusioni premature.</p>
<h2 data-section-id="12dhka4" data-start="9774" data-end="9817">Mappare il suolo per ridurre gli sprechi</h2>
<p data-start="9819" data-end="10173">La razionalizzazione della concimazione passa anche dalla conoscenza della variabilità aziendale. In questa direzione è stato presentato <strong data-start="9956" data-end="9971">Interrascan</strong>, sistema che analizza isotopi di azoto, fosforo e potassio, oltre alla tessitura del terreno. L’obiettivo è costruire mappe di variabilità, affiancando le letture strumentali ai campionamenti classici.</p>
<p data-start="10175" data-end="10495">Queste informazioni consentono di impostare interventi a rateo variabile, distribuendo i concimi dove servono e riducendo gli sprechi dove la dotazione del terreno è già elevata. In un’azienda cerealicola questo approccio può fare la differenza, perché permette di collegare la tecnica agronomica al controllo dei costi.</p>
<h2 data-section-id="19k66h4" data-start="10793" data-end="10833">Prezzi volatili, scelte più difficili</h2>
<p data-start="10835" data-end="11142">Il collegamento tra tecnica e mercato è emerso con forza nell’intervento di Mario Boggini, vicepresidente della Granaria di Milano.<strong> Boggini ha richiamato la crescente volatilità dei prezzi del frumento</strong>, ricordando come negli ultimi vent’anni il mercato sia diventato molto più instabile rispetto al passato.</p>
<p data-start="11144" data-end="11528">Crisi finanziaria del 2008, pandemia, guerra in Ucraina, tensioni in Medio Oriente, logistica, dazi, cambi valutari, andamento meteorologico mondiale, stock, volumi e costi di produzione sono solo alcune delle variabili che incidono sulla formazione dei prezzi. La conseguenza, secondo Boggini, è che oggi anche gli operatori faticano a ragionare oltre un orizzonte di due o tre mesi.</p>
<p data-start="11530" data-end="11948">Per gli agricoltori questo significa, nel concreto, che la marginalità del frumento non può più essere affidata solo alla speranza di un buon prezzo. <strong>Serve ridurre l’esposizione agli sprechi, migliorare l’efficienza degli input e costruire massa critica nella filiera</strong>. Boggini ha, infatti, richiamato la necessità, anche per il frumento alessandrino, di fare massa e presentarsi al mercato con maggiore forza collettiva.</p>
<h2 data-section-id="1hade53" data-start="11950" data-end="11978">Efficienza prima di tutto</h2>
<p data-start="11980" data-end="12210">Biostimolanti, concimazione di precisione, mappe di variabilità e prove dimostrative non sono strumenti miracolosi. Sono, però, tasselli di una strategia più ampia:<strong> produrre frumento con maggiore consapevolezza tecnica ed economica</strong>.</p>
<p data-start="12212" data-end="12527">La lezione della tappa alessandrina è che l’innovazione deve servire a decidere meglio. Dove il terreno è fertile, è fondamentale gestire l’azoto con attenzione. Dove i costi crescono, ogni intervento deve avere una motivazione. Dove i prezzi sono instabili, l’efficienza agronomica diventa una forma di protezione del margine.</p>
<p data-start="12529" data-end="12734">Per il frumento alessandrino, la sfida non è solo produrre di più. È produrre meglio, con meno incertezza tecnica e con una filiera più capace di trasformare le prove di campo in scelte aziendali concrete.</p>
<p data-start="12529" data-end="12734"><em>Alcune foto dell&#8217;evento in campo</em></p>

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<p data-start="12529" data-end="12734"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
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		<title>PIOGGE AMMAZZA RESA</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/piogge-ammazza-resa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 12:24:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[semine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cerealicoltura lucana affronta una fase complessa tra cambiamenti climatici, aumento dei costi produttivi e volatilità dei mercati. Intervista con Domenico Natuzzi</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Grano duro lucano: il clima pesa sui costi. Parla Natuzzi</p>
<p>La cerealicoltura lucana continua a fare i conti con un clima sempre più instabile e con costi di produzione che incidono in maniera crescente sulla redditività aziendale. In Basilicata il grano duro rappresenta ancora una coltura strategica, sia dal punto di vista economico sia per il presidio del territorio rurale. Tuttavia, negli ultimi anni gli agricoltori devono affrontare stagioni caratterizzate da piogge intense, lunghi periodi siccitosi e una forte volatilità dei mercati agricoli.<br />
A fotografare la situazione è Domenico Natuzzi, presidente del Consorzio Appulo-Lucano, realtà che riunisce oltre 60 aziende cerealicole distribuite tra Basilicata e Puglia. “Il Consorzio Appulo-Lucano conta oltre 60 aziende per circa 5.000 ettari coltivati soprattutto a grano duro”, spiega Natuzzi. “Parliamo di un areale molto ampio che va dai confini con la Calabria fino alla Murgia barese”.<br />
Le difficoltà climatiche stanno modificando le strategie agronomiche e organizzative delle aziende. “La coltivazione del grano duro avviene quasi esclusivamente in asciutta”, sottolinea Natuzzi. “L’irrigazione è poco conveniente dal punto di vista economico e viene utilizzata solo nelle annate estremamente siccitose”. Una scelta obbligata per molte aziende cerealicole del Sud Italia, dove la disponibilità idrica e i costi energetici limitano l’impiego dell’acqua.</p>
<h2>Piogge estreme e campi in difficoltà</h2>
<p>La campagna cerealicola 2024-2025 si è distinta soprattutto per l’eccesso di precipitazioni. Un fenomeno che ha creato non pochi problemi alle aziende agricole lucane, mettendo in evidenza quanto il cambiamento climatico stia incidendo sulla gestione del frumento duro.<br />
“L’inverno è stato molto generoso dal punto di vista delle precipitazioni, forse anche troppo”, racconta Natuzzi. “Tra il 19 e il 21 ottobre nella mia azienda sono caduti circa 240 millimetri di pioggia”. Un dato impressionante se si considera che la piovosità media annua dell’area oscilla tra 450 e 600 millimetri.<br />
Le conseguenze non si sono fatte attendere. “In alcune aree ci sono stati veri e propri disastri dovuti all’eccessiva caduta di acqua in pochi giorni”, evidenzia il presidente del Consorzio. La Regione Basilicata ha infatti richiesto lo stato di calamità naturale per gli eventi meteorologici che hanno colpito il territorio.<br />
Dal punto di vista agronomico, precipitazioni così abbondanti possono provocare ristagni idrici, asfissia radicale e difficoltà nelle operazioni di semina. Inoltre, l’elevata umidità favorisce lo sviluppo di patologie fungine, soprattutto nelle prime fasi di crescita della coltura.<br />
“La quantità di pioggia caduta da ottobre a marzo ha superato abbondantemente quella che normalmente si registra in un anno”, aggiunge Natuzzi. Questo scenario rende sempre più complessa la pianificazione agronomica e obbliga le aziende a investire in monitoraggio climatico e gestione del rischio.</p>
<h2>Terreni differenti e produzioni variabili</h2>
<p>Uno degli aspetti che caratterizza il territorio del Consorzio Appulo-Lucano è la forte variabilità pedologica. Le rese produttive cambiano sensibilmente in funzione delle caratteristiche del suolo e dell’andamento climatico stagionale.<br />
“I terreni del nostro territorio sono molto diversi tra loro”, spiega Natuzzi. “Nel Materano prevalgono suoli collinari di medio impasto tendenti all’argilloso”. In queste aree le rese medie si attestano intorno ai 30-35 quintali per ettaro.<br />
Situazione differente invece nelle zone più fertili e pianeggianti. “Nella valle del Bradano o nei territori di Spinazzola e Genzano di Lucania si possono raggiungere tranquillamente i 40 quintali per ettaro”, precisa Natuzzi. “Nelle annate favorevoli si arriva anche a 50 quintali”.<br />
La variabilità produttiva dipende non solo dalla fertilità dei terreni ma anche dalla capacità di trattenere acqua e nutrienti. I suoli argillosi, ad esempio, soffrono maggiormente i ristagni idrici, mentre quelli più sciolti risultano vulnerabili durante le fasi siccitose.<br />
Le varietà di grano duro più diffuse tra i soci del Consorzio sono Antalis, Marco Aurelio, Farah e President. “Sono varietà che garantiscono buone performance produttive e qualitative”, osserva Natuzzi. La scelta varietale resta infatti uno dei fattori chiave per affrontare gli stress climatici e mantenere elevato il livello proteico delle produzioni.</p>
<h2>Semine sempre più condizionate dal meteo</h2>
<p>Le operazioni di semina stanno diventando sempre più dipendenti dall’andamento meteorologico. L’instabilità climatica costringe gli agricoltori a modificare continuamente il calendario delle lavorazioni.<br />
“Le semine iniziano normalmente ai primi di novembre con avena e orzo”, spiega Natuzzi. “Successivamente si passa al grano duro tra metà e fine novembre”. Tuttavia, negli ultimi anni le piogge autunnali hanno spesso complicato l’accesso ai campi.<br />
“In rari casi le semine vengono anticipate a fine ottobre”, precisa Natuzzi. “Ma le precipitazioni intense rendono rischiosa l’emergenza delle giovani piantine”. Una nascita irregolare può infatti compromettere l’accestimento e ridurre il potenziale produttivo della coltura.<br />
Nel territorio del Consorzio trovano spazio anche colture alternative e cereali minori. “Avena, orzo e farro richiedono meno input produttivi rispetto al grano”, sottolinea Natuzzi. “Consentono quindi di ridurre costi e operazioni colturali”.<br />
L’interesse verso colture meno esigenti deriva soprattutto dall’aumento dei costi di fertilizzanti, carburanti e agrofarmaci. In molte aziende la diversificazione colturale rappresenta una strategia per migliorare la sostenibilità economica e ambientale.<br />
“Alcuni soci coltivano anche grani antichi come il Senatore Cappelli”, racconta Natuzzi. “Ma si tratta ancora di un mercato di nicchia”. Le produzioni sono limitate sia dalla domanda contenuta sia dalle rese inferiori rispetto alle varietà moderne.</p>
<h2>Trebbiatura anticipata nelle aree costiere</h2>
<p>Anche la raccolta del grano duro risente delle differenze climatiche presenti nel territorio lucano. Le aree costiere anticipano la maturazione rispetto alle zone interne e montane.<br />
“La trebbiatura inizia ai primi di giugno nella Piana di Metaponto”, spiega Natuzzi. “Qui le temperature aumentano prima rispetto all’entroterra”. Le operazioni di raccolta proseguono poi gradualmente verso le aree interne.<br />
“Entro metà giugno si trebbia quasi ovunque”, aggiunge Natuzzi. “Nelle zone montane invece si inizia intorno al 20 giugno”. Questo andamento scalare permette di distribuire meglio il lavoro delle imprese agromeccaniche ma richiede un’attenta organizzazione logistica.<br />
Le alte temperature di giugno possono incidere in maniera significativa sulla qualità finale della granella. Stress termici e vento caldo accelerano infatti la maturazione, riducendo in alcuni casi peso specifico e contenuto proteico.<br />
Per questo motivo molte aziende monitorano attentamente l’evoluzione climatica durante la fase finale del ciclo colturale. L’obiettivo è individuare il momento ottimale per la raccolta ed evitare perdite qualitative.</p>
<h2>Rotazioni fondamentali contro la stanchezza del terreno</h2>
<p>Le rotazioni colturali rappresentano oggi uno strumento indispensabile sia dal punto di vista agronomico sia per rispettare le indicazioni comunitarie legate alla PAC.<br />
“Nel territorio del Consorzio si pratica la rotazione tra grano duro e leguminose”, afferma Natuzzi. “In particolare lenticchia, pisello e favino”. Alcune aziende inseriscono anche lino o colza.<br />
La monocoltura cerealicola continua infatti a mostrare numerosi limiti. “La coltivazione continua di grano impoverisce il terreno”, sottolinea Natuzzi. “Aumenta inoltre la suscettibilità alle malattie fungine”.<br />
Tra le principali problematiche vi è il Fusarium, patologia favorita dalla ripetizione della coltura e dalle elevate condizioni di umidità. La rotazione aiuta invece a interrompere i cicli biologici dei patogeni e a migliorare la fertilità del terreno.<br />
“Le leguminose hanno un ruolo importante perché fissano naturalmente l’azoto atmosferico”, evidenzia Natuzzi. Questo consente di ridurre in parte il fabbisogno di fertilizzanti minerali, con benefici sia economici sia ambientali.<br />
Dal punto di vista della sostenibilità, le rotazioni permettono anche di limitare l’utilizzo di fitofarmaci e migliorare la struttura del suolo. Un aspetto sempre più rilevante in un contesto caratterizzato da eventi climatici estremi.</p>
<h2>Concimazione mirata per qualità e redditività</h2>
<p>L’aumento dei costi dei fertilizzanti ha modificato profondamente le strategie nutrizionali adottate dalle aziende cerealicole. Oggi l’obiettivo è massimizzare l’efficienza degli apporti senza compromettere rese e qualità.<br />
“La concimazione avviene generalmente in tre fasi”, spiega Natuzzi. “Una in presemina, una durante l’accestimento e una prima della foglia bandiera”. Alcuni agricoltori effettuano anche un quarto intervento.<br />
La gestione della nutrizione azotata è particolarmente delicata nel grano duro, dove il contenuto proteico rappresenta un parametro fondamentale per la valorizzazione commerciale della produzione.<br />
“Io personalmente integro con un concime fogliare all’inizio della spigatura”, racconta Natuzzi. “Lo faccio insieme al trattamento fungicida”. Una tecnica che permette di ottimizzare i passaggi in campo e migliorare l’efficienza operativa.<br />
Negli ultimi anni cresce inoltre l’interesse verso fertilizzanti localizzati e microgranulari. “Alcuni soci stanno sperimentando concimi microgranulari localizzati alla semina”, spiega Natuzzi. Queste tecnologie consentono di migliorare l’assorbimento dei nutrienti riducendo le perdite.<br />
Le scelte nutrizionali dipendono sempre più dall’andamento dei mercati internazionali. “I mercati sono molto volatili”, conclude Natuzzi. “Bisogna sostenere la coltura ma allo stesso tempo contenere i costi di produzione”.</p>
<h2>Redditività sotto pressione per il grano duro</h2>
<p>Il quadro che emerge dal territorio appulo-lucano evidenzia una cerealicoltura sempre più tecnica e complessa. Gli agricoltori devono affrontare contemporaneamente cambiamenti climatici, aumento dei costi e volatilità dei prezzi.<br />
“Ogni scelta produttiva deve essere fatta in modo oculato”, ribadisce Natuzzi. “Bisogna trovare il giusto equilibrio tra produttività e sostenibilità economica”. Una sfida che interessa ormai gran parte delle aree cerealicole italiane.<br />
L’adozione di rotazioni, monitoraggio climatico, concimazioni mirate e diversificazione colturale rappresenta oggi una strada obbligata per mantenere competitiva la coltivazione del frumento duro.<br />
Nonostante le difficoltà, il comparto continua però a investire in innovazione e qualità. La cerealicoltura lucana conserva infatti un ruolo strategico per l’economia agricola del Mezzogiorno e per la produzione nazionale di pasta.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<title>CIELO AMICO DEL GRANO VENETO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/cielo-amico-del-grano-veneto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 12:39:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[veneto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si prospetta una stagione favorevole per il grano in Veneto. Intervista con Chiara Dossi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="313" data-end="580">Per la stagione in corso si prospettano <strong data-start="353" data-end="390">buone rese per il grano in Veneto</strong>, anche se i prossimi mesi saranno decisivi per confermare le aspettative produttive. Ne parliamo con <strong data-start="492" data-end="508">Chiara Dossi</strong>, presidente della sezione cereali alimentari di Confagricoltura Veneto.</p>
<p data-start="582" data-end="771">L&#8217;imprenditrice  è titolare di un’azienda cerealicola ad Adria, in provincia di Rovigo, alle porte del Delta del Po. L’azienda ha una superficie di circa 150 ettari, di cui 144 destinati a seminativi.</p>
<p data-start="773" data-end="1185">«Nella mia azienda, su terreni alluvionali, semino grano tenero, grano duro, mais e soia. Coltivo frumento tenero e duro per la moltiplicazione della semente su circa 20 ettari, con la varietà Sy Liam. Quest’anno, pur riducendo drasticamente le superfici rispetto agli anni scorsi, ho deciso di investire 6 ettari a grano duro, sempre per la filiera da seme, seminando la varietà Rocaillou, di origine francese».</p>
<p data-start="1187" data-end="1341">Accanto alla moltiplicazione delle sementi, una parte importante della superficie aziendale è destinata alla produzione per l’industria di trasformazione. «Su circa 30 ettari coltivo varietà di tenero come Astrolabe, Coyote e Sonatine, destinate alla trasformazione da parte di una multinazionale».</p>
<h2 data-section-id="zjp7hy" data-start="1488" data-end="1528">Rovigo guida la cerealicoltura veneta</h2>
<p data-start="1530" data-end="1721">Nel quadro regionale, la provincia di Rovigo mantiene un ruolo centrale nella coltivazione del frumento. Seguono altre aree vocate, in particolare Venezia e la parte meridionale del Padovano.</p>
<p data-start="1723" data-end="1991">«La mia provincia è quella preponderante per la coltivazione del grano nella regione Veneto. Altre province dove la coltivazione del grano è importante sono Venezia e la parte meridionale della provincia di Padova. Meno Vicenza, dove prevale la coltivazione del mais».</p>
<p data-start="1993" data-end="2148">La stagione è partita in modo più regolare rispetto all’anno precedente. Il punto di partenza, secondo Chiara Dossi, è stato soprattutto l’andamento dell’autunno: «per quanto riguarda grano tenero e orzo, le semine sono state effettuate per tempo. Questo perché, a differenza dell’autunno 2024, quando le semine avevano subito ritardi e complicazioni a causa delle continue precipitazioni, l’autunno 2025 è stato poco piovoso».</p>
<h2 data-section-id="158289d" data-start="2416" data-end="2454">Semine regolari e buon accestimento</h2>
<p data-start="2456" data-end="2650">Dopo un autunno favorevole, le piogge sono arrivate nella prima parte dell’inverno, anche in modo abbondante, senza che si verificasse eventi tali da compromettere l’avvio della coltura. «Le piogge sono arrivate anche abbondanti nella prima parte dell’inverno. Tuttavia, non si sono verificati fenomeni estremi che avrebbero causato asfissia radicale sulle giovani piantine. Le colture hanno superato la stagione invernale senza troppe criticità, con un buon indice di accestimento».</p>
<p data-start="2950" data-end="3124">Come ci spiega Chiara Dossi, nella regione resta prevalente il frumento tenero. Anche l&#8217;orzo mantiene una sua stabilità agronomica ed economica.</p>
<p data-start="3126" data-end="3436">«Nella regione Veneto prevalgono nettamente le coltivazioni di grano tenero, con un numero di ettari investiti rimasto pressoché stabile negli ultimi anni. Il grano duro, invece, è quasi del tutto scomparso. Le superfici destinate alla coltivazione di orzo sono stabili o addirittura in crescita in alcune aree».</p>
<p data-start="3438" data-end="3531">La ragione, spiega Dossi, è legata anche alla possibilità di organizzare meglio la rotazione: «ciò avviene perché c’è la possibilità di effettuare un secondo raccolto di una coltura a ciclo estivo dopo la trebbiatura».</p>
<h2 data-section-id="1utco6a" data-start="3659" data-end="3692">Rese attese fino a 80 quintali</h2>
<p data-start="3694" data-end="3883">Dal punto di vista agronomico e sanitario, la situazione appare positiva. Le temperature e l’andamento climatico hanno permesso di eseguire in modo tempestivo gli interventi più importanti. «A questo punto della stagione posso affermare che la situazione dei grani, dal punto di vista sia agronomico sia sanitario, è abbastanza buona. Le temperature e il clima hanno permesso di svolgere tempestivamente i diserbi e le concimazioni».</p>
<p data-start="4130" data-end="4229">Resta, però, una finestra delicata: quella che accompagna il frumento verso la fase finale del ciclo. «Abbiamo ancora davanti un paio di mesi di stagione, che sono quelli più delicati per poter ottenere ottime rese sia qualitative sia quantitative. Tuttavia, al momento mi sento di essere ottimista. L’aspettativa è quella di raggiungere gli 80 q/ha o anche di più».</p>
<p data-start="4497" data-end="4626">L’ottimismo è, quindi, prudente. Come spesso accade per il grano, il mese di maggio può cambiare sensibilmente il risultato finale. «Purtroppo non sono produzioni che si riescono a raggiungere tutti gli anni, perché tutto dipende dal clima del mese di maggio. Quando arrivano quelle settimane piovose e fredde, ovviamente c’è un calo drastico delle rese».</p>
<h2 data-section-id="1hq2biv" data-start="4853" data-end="4892">Concimi e gasolio pesano sui bilanci</h2>
<p data-start="4894" data-end="5055">Il nodo principale resta quello dei costi. In particolare, l’aumento dei concimi azotati e del gasolio continua a comprimere i margini delle aziende cerealicole.</p>
<p data-start="5057" data-end="5366">«I costi elevati dei concimi, in particolare quelli azotati, e del gasolio stanno causando nelle aziende, soprattutto quelle di piccole dimensioni, una riduzione delle concimazioni azotate, nonostante le condizioni atmosferiche favorevoli che avrebbero consentito di svolgere tempestivamente tali operazioni».</p>
<p data-start="5368" data-end="5489">Una riduzione degli apporti azotati può avere effetti diretti sulle rese e, quindi, sulla tenuta economica della coltura. «Questo ha ripercussioni sulla produzione. Con una produzione media di 60-65 q/ha si riesce a stento a pareggiare le spese. Ogni azienda deve fare i conti con il proprio bilancio. Ce ne sono alcune strutturate, altre particolarmente esposte dal punto di vista economico» dichiara Chiara Dossi.</p>
<p data-start="5764" data-end="5954">Rispetto alla fase più acuta della crisi energetica, la differenza è che oggi i prezzi dei mezzi tecnici restano elevati, mentre i valori delle produzioni non compensano in modo sufficiente.</p>
<p data-start="5956" data-end="6280">«A differenza di quattro anni fa, con la crisi seguita allo scoppio del conflitto russo-ucraino, non stiamo registrando un aumento dei valori delle nostre produzioni. Per questo oggi la maggior parte delle aziende produce “in perdita”. Speriamo di no, ma per alcune aziende questo potrebbe essere l’ultimo anno di attività».</p>
<h2 data-section-id="9sz2vx" data-start="6282" data-end="6313">La sostenibilità ha un costo</h2>
<p data-start="6315" data-end="6510">Nell’azienda di Chiara Dossi, le scelte agronomiche sono condizionate anche dalla collocazione: «il territorio dove è ubicata la mia azienda ricade nella zona di vulnerabilità ai nitrati, per cui abbiamo delle limitazioni sulla concimazione azotata» ci dice.</p>
<p data-start="6668" data-end="6841">La sostenibilità viene, quindi, perseguita attraverso un insieme di pratiche agronomiche: cover crop, biostimolanti, concimazioni organiche, minime lavorazioni e aree fiorite.</p>
<p data-start="6843" data-end="7224">«Nella mia azienda sto adottando tutta una serie di pratiche che sostengono la sostenibilità ambientale, per rendere il terreno più produttivo possibile, senza stressarlo. Alcuni esempi sono la semina di cover crop, l’utilizzo di biostimolanti, le concimazioni organiche, le minime lavorazioni e, da ultimo, l’utilizzo di aree fiorite per favorire l’attività degli insetti impollinatori».</p>
<p data-start="7226" data-end="7351">Sono pratiche utili ma non prive di costi. E proprio qui emerge una delle questioni più delicate per le aziende cerealicole: «tutto questo ha un costo per l’azienda. Se c’è un margine di guadagno soddisfacente sono anche disposta ad aumentarle, perché è un beneficio per tutti. Così, diventa una sfida che temo di perdere».</p>
<h2 data-section-id="mk0odt" data-start="7552" data-end="7589">Cover crop: la scelta della senape</h2>
<p data-start="7591" data-end="7755">Tra le pratiche adottate, Chiara Dossi cita in particolare l’utilizzo della senape come coltura di copertura. Una scelta legata alle caratteristiche dei terreni aziendali.</p>
<p data-start="7757" data-end="8034">«Da anni utilizzo la senape perché ho in azienda terreni molto forti. Ho visto che è la specie che mi consente di ottimizzare i tempi per le lavorazioni. Riesco ad ottenere una certa quantità di biomassa ma, quando si tratta di lavorare il terreno, non crea molte difficoltà».</p>
<p data-start="8036" data-end="8178">Per i prossimi anni, l’azienda sta valutando anche l’introduzione di miscugli, da adattare però alle caratteristiche dei diversi appezzamenti.</p>
<p data-start="8036" data-end="8178">«Negli anni prossimi sto valutando di fare dei miscugli che vanno un po’ testati, perché possono avere comportamenti diversi da terreno a terreno. Quindi va valutata bene l’efficacia».</p>
<h2 data-section-id="1l5ba7g" data-start="8366" data-end="8392">Cosa sono le cover crop</h2>
<p data-start="8394" data-end="8805">Le <strong data-start="8397" data-end="8411">cover crop</strong> sono colture di copertura inserite nella successione colturale tra una coltura principale e la successiva. Possono offrire diversi benefici agronomici e ambientali, tra cui il miglioramento delle proprietà fisiche, chimiche e biologiche del suolo, l’incremento della sostanza organica, l’aumento della disponibilità di azoto e altri elementi nutritivi e una migliore gestione delle infestanti.</p>
<p data-start="8807" data-end="9033">L’utilizzo delle cover crop può portare anche benefici economici, perché il miglioramento della struttura del suolo e l’apporto di sostanza organica possono contribuire a ridurre le lavorazioni e il ricorso ai concimi chimici.</p>
<p data-start="9035" data-end="9338" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Tra le specie appartenenti alla famiglia delle Brassicaceae, una delle più diffuse è la <strong data-start="9123" data-end="9140">senape bianca</strong>, caratterizzata da rapido sviluppo iniziale ed elevata produzione di biomassa aerea. Alcune brassicacee sono inoltre impiegate per la loro azione biocida nei confronti di alcune specie di nematodi.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<title>USIAMO BENE LA LEVA DELL&#8217;AZOTO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/usiamo-bene-la-leva-dellazoto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[paolo.viana]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 22:10:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[azoto]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giampaolo Oliviero spiega come i sistemi di supporto alle decisioni basati su modelli di processo riducono costi, emissioni di N₂O e rendono credibile il carbon farming</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/usiamo-bene-la-leva-dellazoto/">USIAMO BENE LA LEVA DELL&#8217;AZOTO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La crisi energetica innescata dai conflitti in Medio Oriente ha fatto esplodere il prezzo dell’urea. Il rialzo è legato al gas naturale, materia prima per la sintesi dell’ammoniaca, e si scarica direttamente sui costi di produzione agricola. In parallelo, l’entrata in vigore definitiva del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) dal 1° gennaio 2026 aggiunge un ulteriore livello di costo. <a href="https://www.avvenire.it/economia/economia-civile/su-fertilizzanti-ed-emissioni-di-co2-abbiamo-un-pasticcio-chiamato-cbam_107439" target="_blank" rel="noopener">L’articolo pubblicato su <em>Avvenire</em> il 22 aprile 2026</a> e richiamato da <a href="https://granoitaliano.eu/avvenire-analizza-il-cbam/" target="_blank" rel="noopener">Granoitaliano.eu</a> descrive efficacemente il cortocircuito: l’Europa tassa le importazioni per evitare il <em>carbon leakage</em>, ma non dispone ancora di alternative industriali verdi a costi competitivi per produrre fertilizzanti in casa; nel frattempo, gli agricoltori subiscono rincari su rincari. Le richieste di Italia e Francia di sospendere il CBAM per i fertilizzanti sono state respinte dalla Commissione, che propone invece di reinvestire i proventi per stabilizzare i prezzi.</p>
<p>Le critiche a ETS e CBAM sono in parte fondate: complessità burocratica, valori teorici di emissione per i paesi fornitori, assenza di alternative verdi immediatamente disponibili. Tuttavia, il principio di internalizzare il costo ambientale dei gas serra resta scientificamente e strategicamente corretto: senza un segnale di prezzo, la transizione non avverrà. Ciò che gli agricoltori possono e devono fare, da subito, è agire sulla variabile che controllano direttamente: l’efficienza d’uso dell’azoto.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> La risposta strategica a ETS e CBAM non è solo protestare, ma efficientare: chi usa meno N per unità di prodotto è già più competitivo.</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-8915" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/numeri.jpg" alt="" width="1297" height="341" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/numeri.jpg 1297w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/numeri-300x79.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/numeri-1024x269.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/numeri-768x202.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/numeri-370x97.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/numeri-270x71.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/numeri-570x150.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/numeri-740x195.jpg 740w" sizes="auto, (max-width: 1297px) 100vw, 1297px" /></p>
<h2><strong>Il problema: troppo azoto nel posto sbagliato</strong></h2>
<p>La ricerca condotta dal gruppo di Bruno Basso alla Michigan State University ha dimostrato, attraverso l’analisi di milioni di ettari nel Midwest statunitense, che circa il 26% della superficie coltivata a mais ricade in zone a resa stabilmente bassa, dove la NUE (Nitrogen Use Efficiency) precipita al 48%: quasi metà dell’azoto distribuito non entra nella granella ma si disperde in atmosfera e nelle acque. Ogni chilogrammo di azoto non assorbito è un chilogrammo potenzialmente trasformato in protossido d’azoto (N₂O), un gas con potere climalterante 298 volte superiore alla CO₂.</p>
<p>Lo studio di Tadiello et al. (2026) sulla Pianura Padana quantifica in modo dettagliato l’impatto: nella gestione convenzionale (business-as-usual) del mais in Emilia-Romagna, l’impronta climatica media è di 5.594 kg CO₂-eq ha⁻¹ anno⁻¹, di cui il 47% deriva dalla perdita di carbonio organico del suolo e il 21% dalle emissioni legate ai fertilizzanti azotati. Queste cifre mostrano che la gestione convenzionale non è solo costosa in termini economici, ma anche in termini climatici.</p>
<p>Il contesto padano, con suoli pedologicamente disomogenei, problemi di ristagno idrico o siccità estiva, rende la distribuzione uniforme dell’azoto particolarmente inefficiente. Sovradosaggi in alcune porzioni di campo e sottodosaggi in altre sono la norma, con impatti diretti sui margini economici e sugli obiettivi ambientali fissati dalla UE.</p>
<p><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Conoscere la variabilità intra-campo è il primo passo per smettere di sprecare azoto e denaro.</strong></p>
<h2><strong>Le mappe di stabilità: dal dato satellitare all’azione agronomica</strong></h2>
<p>Le Yield Stability Maps (mappe di stabilità della resa), sviluppate e validate dal Basso Lab su milioni di ettari tramite immagini satellitari e mappe di produzione, classificano ogni porzione di campo in zone ad alta resa stabile (HS), bassa resa stabile (LS) e zone instabili (UN). Lo studio di VanAgen et al. (2026) su 10 aziende commerciali del Michigan dimostra che queste mappe non sono statiche: dopo 9–10 anni di pratiche rigenerative (no-till + cover crop), la proporzione di zone ad alta resa stabile è aumentata del 28%, con il 21% di questa espansione proveniente dalla conversione di aree precedentemente instabili. Dal punto di vista pratico, questo significa che le mappe di stabilità offrono una base oggettiva per modulare la dose di azoto: mantenere o incrementare l’N dove il suolo risponde (zone HS), ridurlo drasticamente dove non produce risultati (zone LS), e adottare strategie flessibili nelle aree variabili.</p>
<p>Nelle aziende padane queste mappe possono essere costruite utilizzando serie storiche di indici vegetativi satellitari — 10–20 anni di dati Sentinel e Landsat, accessibili gratuitamente — integrate con eventuali mappe di resa e dati pedologici. Riducendo la dose di N nelle zone stabilmente basse fino ad allinearla all’effettivo assorbimento della coltura, si è stimato un risparmio medio di 60–80 kg N/ha.</p>
<p><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> La tecnologia per creare mappe di stabilità è già accessibile a costo quasi zero: servono dati satellitari e competenza agronomica.</strong></p>
<h2><strong>NUE e N₂O: la chiave per un carbon farming credibile</strong></h2>
<p>Il legame tra efficienza azotata e credibilità del carbon farming è diretto e inscindibile. Lo studio multi-modello di Basso et al. (2025), che ha impiegato otto modelli di simulazione colturale su 46 milioni di ettari del Midwest, dimostra che la combinazione di no-till e cover crop aumenta lo stock di carbonio organico del suolo di 0,36±0,12 Mg C ha⁻¹ anno⁻¹ rispetto alla baseline convenzionale, con un beneficio climatico netto medio di 1,2 Mg CO₂-eq ha⁻¹ anno⁻¹. Ma questo beneficio esiste solo quando le emissioni di N₂O sono tenute sotto controllo. Il punto cruciale è che nessuna pratica rigenerativa, presa singolarmente, riesce a compensare completamente le emissioni di N₂O in tutti i contesti pedo-climatici.</p>
<p>Il potenziale di mitigazione aumenta lungo un gradiente gestionale — dalla lavorazione convenzionale senza cover crop al no-till con cover crop — evidenziando i benefici cumulativi dell’adozione combinata di più pratiche. Ma se l’azoto in eccesso continua a essere distribuito indiscriminatamente, il surplus genera emissioni di N₂O che possono neutralizzare o persino superare i guadagni di carbonio nel suolo. Lo studio italiano di Tadiello et al. (2026) conferma questa dinamica nel contesto padano: lo scenario rigenerativo più efficace (no-till, rotazione mais-soia con cover crop di segale, riduzione del 25% della dose di N) ha ridotto l’intensità dell’impronta climatica dell’87% rispetto al convenzionale, portandola vicino allo zero (0,08 kg CO₂-eq per kg di prodotto). Il guadagno di SOC è stato di 0,38 Mg C ha⁻¹ anno⁻¹, le emissioni di N₂O si sono ridotte del 35%, e le rese sono rimaste stabili.</p>
<p><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Ridurre le emissioni di N₂O non è solo un obbligo ambientale: è la condizione per rendere credibile e remunerativo il carbon farming.</strong></p>
<h2><strong>Modelli di processo: il sistema sotto controllo</strong></h2>
<p>Gestire l’azoto in modo efficiente non significa semplicemente ridurre la dose: significa gestire l’intero sistema colturale. È qui che i modelli di processo diventano indispensabili. SALUS (System Approach for Land Use Sustainability), sviluppato alla Michigan State University, simula, in automatico, giorno per giorno le interazioni tra suolo, clima, genetica della coltura e gestione agronomica, prevedendo resa, dinamiche del carbonio organico, bilancio idrico e ciclo dell’azoto.</p>
<p>Per applicazioni che richiedono grande accuratezza negli output, ad esempio per la quantificazione delle variazioni di SOC (carbonio organico nel suolo), l’approccio multi-modello (MME) descritto da Basso et al. (2025) — che combina otto modelli diversi tra cui SALUS, APSIM, DayCent, DSSAT, EPIC e altri — dimostra che l’ensemble produce stime più accurate e con minore incertezza rispetto a qualsiasi modello singolo. Per l’agricoltore, utilizzare un DSS (Decision Support System) basato su modelli di processo significa poter simulare scenari <em>what-if</em> prima di agire, dando risposte a domande tipo: anticipando la semina di dieci giorni, quale densità di piante massimizza la produzione con la dose X di azoto? Se riduco l’N del 25% e introduco una cover crop, quale sarà l’impatto su resa, SOC e N₂O nei prossimi 10 anni? Questi strumenti esistono già come servizi online negli USA; il trasferimento all’agricoltura europea è questione di volontà e investimento.</p>
<p>Un elemento fondamentale introdotto dall’approccio modellistico è il concetto di <em>baseline dinamica</em>: invece di confrontare la situazione attuale con uno scenario statico di riferimento, il modello simula anche lo scenario controfattuale — cosa sarebbe successo senza il cambiamento di gestione, anno per anno, in funzione del clima e del suolo reali. Questo è essenziale per i mercati del carbonio, dove la quantificazione credibile dell’addizionalità determina il valore dei crediti generati.</p>
<p>Un aspetto spesso trascurato nel dibattito sui fertilizzanti è la componente di N₂O derivante dalla mineralizzazione della sostanza organica del suolo e dai residui colturali. Lo studio di Tadiello et al. (2026) stima che nel contesto padano la mineralizzazione della sostanza organica rilascia in media 100 kg N ha⁻¹ anno⁻¹, circa due terzi dell’azoto applicato con i fertilizzanti sintetici. Questa fonte, raramente contabilizzata nelle analisi LCA convenzionali, contribuisce per oltre un terzo di tonnellata di CO₂-eq ha⁻¹ anno⁻¹ all’impronta climatica complessiva. I modelli di processo, a differenza dei fattori di emissione statici, sono in grado di catturare queste dinamiche e di quantificare il contributo relativo di ogni fonte azotata nel tempo e nello spazio.</p>
<p><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Gestire il Sistema, non solo spingere su una variabile senza avere chiaro il comportamento di tutte le altre.</strong></p>
<h2><strong>Stabilità della resa e resilienza climatica</strong></h2>
<p>L’adozione di pratiche rigenerative non solo riduce l’impronta climatica ma rende le aziende più resilienti. Lo studio di VanAgen et al. (2026) documenta che la combinazione di no-till e cover crop ha ridotto significativamente la variabilità interannuale delle rese: il coefficiente di variazione è sceso dal 27% al 17%. Le rese medie di mais e soia non sono diminuite, ma la loro prevedibilità è aumentata — un fattore decisivo per la pianificazione aziendale e la gestione del rischio.</p>
<p>Questo risultato ha implicazioni dirette per l’ottimizzazione dell’azoto: un campo con zone più stabili è un campo dove la risposta al fertilizzante è più prevedibile, e quindi dove la dose può essere calibrata con maggiore precisione. La conversione delle zone instabili in zone stabili riduce il rischio di perdite di input e migliora l’affidabilità dei ricavi.</p>
<p><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Più stabilità = più precisione nella gestione dell’N = meno sprechi = più margine.</strong></p>
<h2><strong>Conclusione: un circolo virtuoso già a portata di mano</strong></h2>
<p>In un contesto di fertilizzanti alle stelle, normative stringenti e mercati del carbonio in crescita, l’ottimizzazione dell’azoto attraverso mappe di stabilità e modelli di processo rappresenta la strategia a più alto rendimento e a più basso rischio per le aziende cerealicole. Non richiede rivoluzioni, ma metodo: dati satellitari gratuiti, modelli di simulazione validati, competenza agronomica e volontà di abbandonare la dose uniforme.</p>
<p>Il risultato è un circolo virtuoso: più margine economico (risparmio di fertilizzante), meno emissioni di N₂O (condizione necessaria per il carbon farming), aumento del carbonio organico nel suolo (migliore fertilità e resilienza), più credibilità nei programmi di certificazione ambientale. Un’azienda che adotta questo approccio è già più competitiva oggi e meglio posizionata per l’evoluzione delle politiche europee.</p>
<p>La scienza e la tecnologia sono mature. Manca la volontà politica di costruire un quadro europeo standardizzato per la quantificazione delle emissioni agricole che colleghi gli agricoltori ai mercati del carbonio e valorizzi le pratiche rigenerative. Come sottolineato dalla ricerca sulla Pianura Padana, un framework ibrido che integri modellazione di processo, fattori di emissione disaggregati e analisi del ciclo di vita rappresenta l’approccio più robusto e replicabile per valutare e scalare le pratiche rigenerative a livello regionale.</p>
<p>Il passaggio dalla protesta alla proattività è la sfida di oggi. Le aziende cerealicole che investono in conoscenza del proprio territorio, in mappe di stabilità e in strumenti decisionali basati su modelli validati non stanno solo rispondendo a un vincolo normativo: stanno costruendo un vantaggio competitivo strutturale che le renderà resilienti all’evoluzione dei prezzi dell’energia e delle politiche europee.</p>
<figure id="attachment_8928" aria-describedby="caption-attachment-8928" style="width: 1888px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8928 size-full" src="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/oliviero1.jpg" alt="Ottimizzazione della concimazione azotata su frumento:a. Mappa delle zone di stabilità produttiva ottenuta dall’analisi dei dati storici.b. Risposta all’azoto di ogni zona a diverso potenziale produttivo (elaborazione SALUS).c. Ottimizzazione sub-#eld della dose di azoto in funzione della massimizzazione del risultato economico del campo (elaborazione SALUS).Basso et al., 2026. Scalable sub#eld nitrogen management reduces losses and increases pro#tability across the US Corn Belt. Nature Communications." width="1888" height="991" srcset="https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/oliviero1.jpg 1888w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/oliviero1-300x157.jpg 300w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/oliviero1-1024x537.jpg 1024w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/oliviero1-768x403.jpg 768w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/oliviero1-1536x806.jpg 1536w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/oliviero1-370x194.jpg 370w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/oliviero1-270x142.jpg 270w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/oliviero1-570x299.jpg 570w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/oliviero1-740x388.jpg 740w, https://granoitaliano.eu/wp-content/uploads/2026/04/oliviero1-1320x693.jpg 1320w" sizes="auto, (max-width: 1888px) 100vw, 1888px" /><figcaption id="caption-attachment-8928" class="wp-caption-text">Ottimizzazione della concimazione azotata su frumento:a. Mappa delle zone di stabilità produttiva ottenuta dall’analisi dei dati storici.b. Risposta all’azoto di ogni zona a diverso potenziale produttivo (elaborazione SALUS).c. Ottimizzazione sub-#eld della dose di azoto in funzione della massimizzazione del risultato economico del campo (elaborazione SALUS).Basso et al., 2026. Scalable sub#eld nitrogen management reduces losses and increases pro#tability across the US Corn Belt. Nature Communications.</figcaption></figure>
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<h2><strong>Riferimenti bibliografici</strong></h2>
<p><em>Basso B. et al.</em> (2025). A multi model ensemble reveals net climate benefits from regenerative practices in US Midwest croplands. <em>Scientific Reports</em>, 15, 24881.</p>
<p><em>VanAgen B. et al.</em> (2026). Regenerative practices increase crop yield stability in the Upper US Midwest. <em>Agronomy Journal</em>, 118, e70365.</p>
<p><em>Tadiello T. et al.</em> (2026). Regenerative practices reduce global warming impact and intensity of maize systems in north-central Italy. <em>Agricultural Systems</em>, 233, 104587.</p>
<p><em>Autore: <span style="font-size: 18px; font-weight: 600;">Giampaolo Oliviero &#8211; </span><span style="font-size: 18px;">gpoliviero@gmail.com</span></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/usiamo-bene-la-leva-dellazoto/">USIAMO BENE LA LEVA DELL&#8217;AZOTO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
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		<item>
		<title>BUONE RESE PER IL DURO SICILIANO</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/buone-rese-per-il-duro-siciliano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 22:10:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si prevedono buone rese per il grano siciliano: intervista con Salvatore Amato</p>
<p>L'articolo <a href="https://granoitaliano.eu/buone-rese-per-il-duro-siciliano/">BUONE RESE PER IL DURO SICILIANO</a> proviene da <a href="https://granoitaliano.eu">Grano Italiano</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le condizioni climatiche che si stanno registrando in quest&#8217;annata fanno prevedere un&#8217;ottima resa finale.</p>
<p>Ne parliamo con Salvatore Amato, agricoltore iscritto a Confagricoltura Caltanissetta.</p>
<p>Salvatore Amato agricoltore iscritto a Confagricoltura Caltanissetta e titolare di un&#8217;azienda agricola della dimensione di circa 100 Ha nella piana di Gela, sul litorale sud dell&#8217;isola a circa 10 Km dal mare, è ottimista: « In Sicilia la maggior parte del grano coltivato è grano duro. Ci sono poche eccezioni di coltivazione di grano tenero. Io nella mia azienda coltivo le varietà Iride e Furio Camillo. Esse presentano un buon tenore proteico e una buona dose di semola. Qui da noi non si riesce mai ad ottenere rese altissime come in altri areali, come ad esempio, la pianura Padana. Infatti rimaniamo sempre fra i 30 e i 50 q/Ha. Tuttavia dipende dalle annate. L&#8217;annata in corso è una buona annata, si prevedono delle buone rese. Le piogge sono state ben distribuite in tutto l&#8217;arco della stagione. Questo ha permesso di effettuare la semina nei tempi congrui.</p>
<p>Entro il mese di dicembre nel mio areale tutte le semine sono state completate. Allo stato attuale siamo in fase di fioritura e gli appezzamenti si presentano con le spighe ben formate. Verso fine maggio si procede alla trebbiatura che dura circa 20 giorni. Siamo una delle aree più precoci d&#8217;Italia » spiega Amato</p>
<h2>La concimazione resta importante</h2>
<p>La concimazione è fondamentale per ottenere delle buone rese e Amato ci dice: «io nella mia azienda la concimazione la faccio in 2 passaggi, uno insieme alla semina con concimi granulari intervenendo con un concime binario azoto-fosfatico e uno in copertura utilizzando concimi nitrici e urea in miscela da effettuarsi entro la prima metà di gennaio. Facendo così io sono sempre riuscito ad ottenere rese buone e di qualità in considerazione delle peculiarità climatiche del territorio siciliano» spiega. L&#8217; apporto di azoto influenza la produzione del frumento in diversi modi, correlati fra loro. Un&#8217;abbondante disponibilità dell&#8217;elemento ritarda la senescenza dell&#8217;apparato fogliare, determinando una maggiore durata dell&#8217;assimilazione.</p>
<p>L&#8217;azoto poi ha un effetto diretto sull&#8217;espansione fogliare (maggior rapporto fra massa e area delle foglie), con conseguente aumento della superficie fotosintetizzante. L&#8217;azoto infine ha effetti sia diretti che indiretti sulle componenti della produzione.</p>
<p>Disponibilità ottimali di questo elemento causano infatti maggior accestimento, minor mortalità dei culmi e migliore fertilità delle spighe. Invece, carenza di azoto nella fase di viraggio, sono particolarmente dannose per quest&#8217;ultimo carattere.</p>
<p>Eccessi di azoto sono dannosi per il frumento. Il danno è sostanzialmente riconducibile a due serie di motivi: diminuzione della resistenza meccanica dei tessuti ed aumento della superficie traspirante.</p>
<p>Nel primo caso, gli inconvenienti più noti dell&#8217;eccesso di azoto sono collegati all&#8217;aumento del fenomeno dell&#8217;allettamento. La minore resistenza meccanica è comunque anche responsabile della maggiore suscettibilità a determinate malattie. Nel secondo caso, le colture ben concimate hanno migliore sviluppo fogliare; in condizioni di aridità questo può comportare una più intensa traspirazione e l&#8217;insorgere di più forti condizioni di stress idrico. Inoltre si può verificare una più intensa traspirazione ed anche un anticipato esaurimento della risorsa idrica del terreno. Questo avviene a danno delle esigenze colturali nelle fasi finali del ciclo. A questo effetto si combina, a volte, la maggiore tardività indotta dall&#8217;abbondanza di azoto. Ciò accentua la sensibilità della coltura alla stretta.</p>
<p>La concentrazione di fosforo nei tessuti vegetali è diversa nelle diverse parti della pianta. Essa varia anche in funzione dell&#8217;età della pianta, risultando maggiore nelle piante giovani. La concentrazione massima dell&#8217;elemento si raggiunge nel periodo antecedente la levata per poi diminuire progressivamente. La percentuale di fosforo nella sostanza secca dipende, inoltre, dalla quantità di elemento contenuto nel terreno sotto forma assimilabile, dalle condizioni climatiche e in particolare la temperatura. La carenza di fosforo si manifesta con un minore accrescimento e accestimento delle piante e con pigmentazione antocianica delle foglie a cominciare da quelle poste più in alto. A differenza di quanto accade con l&#8217;azoto, un eventuale eccesso dell&#8217;elemento nel terreno non ha conseguenze dirette sulla resa finale del prodotto.</p>
<h2>La stretta da caldo</h2>
<p>« In annate che non sono particolarmente piovose soprattutto nella stagione primaverile alcune varieta&#8217; possono andare incontro al cosiddetto fenomeno della “stretta da caldo” con la produzione di cariossidi striminzite, con ridotto peso specifico e con conseguente forte diminuzione della resa produttiva.</p>
<p>Tra le varietà che semino io ho notato che essendo varietà precoci, si adattano al clima. La maturazione rispetto ad altre varietà tardive è anticipata di circa 15-20 giorni. Per cui riescono a sfuggire alla “stretta”.</p>
<p>Le varietà da me coltivate nella mia azienda essendo a taglia bassa non risentono quasi mai del fenomeno dell&#8217; ”allettamento” a differenza dei grani antichi ancora coltivati da qualche produttore su superfici ridotte. Questi grani presentano un portamento elevato. Quindi sono molto più soggetti all&#8217;allettamento soprattutto nei terreni più pianeggianti e in presenza di eccessi nella concimazione azotata.</p>
<p>In alcune annate piuttosto piovose con molta umidità nel periodo primaverile come questa in corso si possono riscontrare problemi di ruggini. Tuttavia normalmente questa problematica così come altre crittogame non danno problemi a causa del clima caldo e secco che non permette di avere le condizioni ideali per lo sviluppo delle malattie» ci dice Amato.</p>
<h2>La filiera non valorizza abbastanza</h2>
<p>« In Sicilia abbiamo il problema della bassa remunerazione dei prezzi del cereale, in quanto la granella viene conferita in centri di stoccaggio in provincia per poi essere trasferita nei centri di stoccaggio più grandi in Puglia e in Campania. In queste regioni è concentrata la maggior parte dell&#8217;industria molitoria; per queste ragioni il prezzo finale del prodotto che ci viene corrisposto risente dei costi di trasporto fuori regione.</p>
<p>Noi in Sicilia siamo la regione dove viene pagato di meno in tutta Italia il grano duro. Diversi anni fa ho provato a coltivare dei grani antichi locali ma ho riscontrato una certa difficoltà nella commercializzazione in quanto siamo in presenza di un mercato di nicchia che richiede poche quantità.</p>
<p>Solo pochi mulini sono interessati all&#8217;acquisto di questi grani per cui non ho una convenienza economica nell&#8217;alimentare questa filiera e sono stato costretto a tornare a coltivare le varietà tradizionali» spiega infine Amato.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<title>SEMINE DEL GRANO: ALLA RICERCA DELLA QUANTITA&#8217;</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/semine-del-grano-alla-ricerca-della-quantita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 23:10:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varietà]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=8254</guid>

					<description><![CDATA[<p>Semine del grano tenero: intervista ad Edoardo Gibelli</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il distretto cerealicolo mantovano punta sulla quantità di granella prodotta visto che le filiere non premiano la qualità. Parleremo di semine di grano tenero con Edoardo Gibelli presidente Federazione Regionale di Prodotto Proteoleaginose e iscritto a Confagricoltura Mantova.</p>
<p>Edoardo Gibelli agricoltore titolare di un&#8217;azienda agricola ubicata a Canedole frazione del comune di Roverbella in provincia di Mantova delle dimensioni di circa 100 Ha ci dice « io nella mia azienda mi sono specializzato per la filiera del frumento tenero da seme in particolare coltivo la varietà KWS Lazuli varietà a granella rossa perchè ho notato che le filiere non premiano la qualità per cui cerco di massimizzare al quantità di granella prodotta arrivando ad ottenere fino a 8,5 – 9,5 t/Ha rispetto ad una media di 7 – 8 t/Ha tipica di altre aziende della zona».</p>
<h2>La tecnica colturale è influenzata dagli alti costi di produzione</h2>
<p>«Sia per una questione di una riduzione di costi sia per una maggiore tempestività io nella mia azienda attuo la minima lavorazione nella parte di superficie aziendale dedicata ai cereali, mantenendo le lavorazioni tradizionali aratura ed erpicatura solo nei campi che hanno ospitato orticole in particolare zucca e pomodoro in quanto i residui colturali possono interferire con le lavorazioni successive. Nel frumento semino con una seminatrice a dischi il prima possibile da metà ottobre in poi tenendo conto sempre delle condizioni meteorologiche, tendo sempre a non esagerare con la dose di seme rispettando la dose di seme indicata dal costitutore della varietà» conclude Gibelli.</p>
<h2>La concimazione rispetta la tradizione</h2>
<p>Per quanto riguarda la concimazione Gibelli ci dice: « dopo aver provato dei concimi a lenta cessione sono ritornato ad effettuare 3 concimazioni con urea o nitrato ammonico, in pre-semina invece distribuisco del digestato che è disponibile grazie ad una convenzione stipulata con degli allevatori della zona, lo stesso non viene interrato eccessivamente in quanto pratico minima lavorazione e ho notato che la coltura ne trae beneficio». conclude Gibelli.</p>
<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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		<title>ANNATA INCERTA, GESTIONE FLESSIBILE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/annata-incerta-gestione-flessibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 23:10:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[frumento duro]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<category><![CDATA[prove varietali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=8075</guid>

					<description><![CDATA[<p>Concimazione e difesa nel frumento: i prossimi interventi nei campi varietali della Fondazione Navarra tra azoto, diserbo e protezione della spiga</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="4174" data-end="4607">Se lo stato vegetativo dei frumenti nei campi varietali della Fondazione Navarra appare positivo, le prossime settimane saranno decisive dal punto di vista tecnico. La gestione della <strong data-start="4357" data-end="4381">concimazione azotata</strong> e della <strong data-start="4390" data-end="4414">difesa fitosanitaria</strong> rappresenterà il vero snodo agronomico della stagione. <strong>Alfredo Bernard, Vice Presidente della Fondazione, e Luca Davì, responsabile dell’area tecnico-agricola,  illustrano la strategia impostata, nel rispetto dei vincoli normativi e con un approccio di difesa integrata.</strong></p>
<h2 data-start="4609" data-end="4682">Priorità azoto, non appena possibile</h2>
<p data-start="4684" data-end="4904">Dalla semina ad oggi non è stato possibile effettuare interventi di concimazione. La prima operazione prevista sarà, quindi, la distribuzione di azoto, considerata urgente per sostenere la fase successiva all’accestimento.</p>
<p data-start="4906" data-end="5185">La scelta tecnica ricadrà su <strong data-start="4935" data-end="4985">nitrato ammonico oppure azoto a lenta cessione</strong>, in funzione delle condizioni operative e delle strategie di efficienza nutrizionale. L’obiettivo è garantire disponibilità graduale dell’elemento, riducendo le perdite e ottimizzando l’assorbimento.</p>
<p data-start="5187" data-end="5238">Il piano nutrizionale prevede tre momenti distinti:</p>
<ul data-start="5239" data-end="5380">
<li data-start="5239" data-end="5281">
<p data-start="5241" data-end="5281">una prima concimazione appena possibile;</p>
</li>
<li data-start="5239" data-end="5281">
<p data-start="5241" data-end="5281">un secondo apporto in fase di levata;</p>
</li>
<li data-start="5322" data-end="5380">
<p data-start="5324" data-end="5380">un’integrazione finale in prossimità dell’ultima foglia.</p>
</li>
</ul>
<p data-start="5382" data-end="5502">Il tutto nel rispetto dei limiti imposti dalla Direttiva Nitrati: 180 unità per il grano tenero e 190 per il grano duro.</p>
<h2 data-start="5504" data-end="5565">Preoccupano stato nutrizionale e infestanti</h2>
<p data-start="5567" data-end="5753">Al momento non si evidenziano particolari carenze nutrizionali, ma secondo i tecnici sarà fondamentale sostenere la coltura nelle prossime settimane con un’adeguata integrazione azotata.</p>
<p data-start="5755" data-end="6007">Dal punto di vista fitosanitario, non emergono problematiche rilevanti né differenze tra varietà. L’unica criticità attuale è rappresentata dalla <strong data-start="5901" data-end="5927">presenza di infestanti</strong>, favorita dall’andamento meteorologico con qualche precipitazione e temperature medio-alte. Per questo motivo, entro metà marzo è previsto un intervento di diserbo, elemento chiave per evitare competizione nelle fasi di levata.</p>
<h2 data-start="6146" data-end="6209">Prevenzione contro patologie fungine e insetti</h2>
<p data-start="6211" data-end="6388">Contestualmente al diserbo verrà applicato un fungicida per la protezione da Septoria e ruggini, patologie che possono compromettere la capacità fotosintetica. In fase di fioritura è già programmato un trattamento mirato alla protezione della spiga contro la fusariosi e altre malattie fungine, con l’obiettivo di tutelare resa e qualità sanitaria della granella.</p>
<p data-start="6595" data-end="6753">Qualora il monitoraggio evidenziasse la presenza di insetti come lema, cimice o afidi, l’intervento in fioritura verrà integrato con un insetticida specifico.</p>
<h2 data-start="6755" data-end="6810">Annata incerta, gestione flessibile</h2>
<p data-start="6812" data-end="6958">La strategia impostata dalla Fondazione Navarra evidenzia un approccio basato su <strong data-start="6893" data-end="6957">tempestività, monitoraggio e rispetto dei vincoli ambientali</strong>. In un’annata iniziata con scarse precipitazioni e con operazioni rallentate dalle condizioni dei terreni, la capacità di intervenire nel momento corretto farà la differenza.</p>
<p data-start="7135" data-end="7392">E&#8217; sempre più evidente come le prove varietali non rappresentano, ad oggi, soltanto un confronto genetico ma anche un laboratorio di gestione agronomica, dove concimazione e difesa vengono calibrate per massimizzare l’efficienza e ridurre i rischi, in un contesto ambientale sempre più variabile.</p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Autore: Azzurra Giorgio</em></p>
<p data-start="3483" data-end="4087"><em>Foto di Fondazione Navarra</em></p>
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		<item>
		<title>TENERO STABILE NEL PAVESE</title>
		<link>https://granoitaliano.eu/tenero-stabile-nel-pavese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Contini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 23:10:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[azoto]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[concimazione]]></category>
		<category><![CDATA[frumento tenero]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://granoitaliano.eu/?p=8122</guid>

					<description><![CDATA[<p>Produzione e sostenibilità: intervista a Carlo Murelli</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span data-olk-copy-source="MessageBody">Intervistiamo un cerealicoltore dell&#8217;Oltrepò: il nodo dei costi</span></p>
<div data-olk-copy-source="MessageBody">La cerealicoltura dell’Oltrepò e della Lomellina resiste ai cambiamenti economici e climatici. Gli agricoltori puntano sulla qualità, ma il caro concimi mette a rischio rese e proteine. Ne parliamo con Carlo Murelli agricoltore del distretto cerealicolo dell&#8217; Oltrepò Pavese iscritto a CIA Pavia.</div>
<div>«Negli ultimi anni il grano tenero ha mantenuto una posizione stabile nel panorama agricolo della provincia di Pavia. In un periodo segnato da forti cambiamenti economici e climatici, le superfici coltivate non hanno subito variazioni significative, confermando la centralità di questa coltura per molte aziende agricole del territorio» Questo è quello che ci dice Murelli.</div>
<div>Nel distretto cerealicolo dell’Oltrepò pavese, area che un tempo era conosciuta soprattutto come bacino bieticolo, il frumento continua a rappresentare una scelta produttiva solida.</div>
<div>Il mantenimento delle superfici non è casuale. Il grano tenero garantisce infatti una buona integrazione nelle rotazioni colturali e permette di gestire meglio la fertilità del suolo rispetto ad una coltivazione più intensiva. Inoltre, la domanda del mercato continua a sostenere la produzione, soprattutto per le varietà di qualità superiore.</div>
<div></div>
<h2><b>Terreni diversi, produzioni diverse</b></h2>
<div>«Uno degli elementi che maggiormente caratterizza la cerealicoltura pavese è la forte differenza tra le varie aree agricole della provincia. Nell’Oltrepò pavese prevalgono terreni argillosi, particolarmente adatti alla coltivazione di grani di forza e panificabili superiori. Queste varietà, molto richieste dall’industria molitoria, consentono di ottenere produzioni di alto livello qualitativo e rese che possono raggiungere anche i 75 quintali per ettaro nelle annate favorevoli.</div>
<div>Situazione differente in Lomellina, dove i suoli più sabbiosi indirizzano le scelte produttive verso frumenti panificabili o biscottieri. Qui la qualità tecnologica risulta generalmente inferiore, ma la coltivazione resta comunque conveniente grazie alla maggiore adattabilità delle varietà alle condizioni pedologiche locali.</div>
<div>La diversità dei terreni dimostra come la cerealicoltura non possa essere standardizzata: ogni area richiede strategie specifiche, dalla scelta varietale fino alla gestione agronomica». Conclude Murelli.</div>
<div></div>
<h2><b>Tecniche tradizionali ancora protagoniste</b></h2>
<div>«Nonostante l’innovazione tecnologica abbia trasformato molte pratiche agricole, la coltivazione del grano tenero nel Pavese rimane fortemente legata alla tradizione. In numerose aziende si continua a ricorrere all’aratura classica per preparare il letto di semina, soprattutto quando il frumento è preceduto dal mais.</div>
<div>Questa lavorazione viene considerata ancora affidabile per garantire una buona struttura del terreno e una corretta gestione dei residui colturali. Tuttavia, qualcosa sta cambiando. Negli ultimi anni alcune aziende dove il grano è preceduto da sorgo hanno iniziato a sperimentare la semina su sodo, una tecnica conservativa che riduce le lavorazioni e limita il consumo di carburante.</div>
<div>La scelta della semina diretta diventa particolarmente utile quando le condizioni climatiche complicano le operazioni in campo, come accade negli autunni piovosi che ritardano le semine. Ridurre i passaggi meccanici permette infatti di intervenire più rapidamente e preservare la struttura del suolo». Conclude Murelli.</div>
<div></div>
<h2><b>Il nodo della concimazione</b></h2>
<div>Se la gestione del terreno resta importante, è soprattutto la fertilizzazione a determinare il successo della coltura. Murelli ci racconta: «Gli agricoltori seguono generalmente uno schema consolidato: fosforo e potassio distribuiti in presemina, seguiti da due interventi azotati, uno durante l’accestimento e uno nella fase iniziale della spigatura».</div>
<div>L’azoto è considerato il vero motore produttivo del frumento. Una disponibilità adeguata prolunga l’attività vegetativa della pianta, aumenta la superficie fotosintetizzante e favorisce lo sviluppo delle spighe. Il risultato è duplice: maggiore resa e incremento del contenuto proteico della granella, parametro decisivo per la classificazione commerciale.</div>
<div>«Negli ultimi anni, però, l’impennata dei prezzi dei fertilizzanti ha costretto molte aziende a ridurre gli apporti nutritivi. Una scelta quasi obbligata per contenere i costi di produzione, ma che comporta conseguenze evidenti sulla qualità finale del raccolto.</div>
<div>La diminuzione dell’azoto, infatti, si traduce spesso in un calo del tenore proteico, rendendo più difficile raggiungere gli standard richiesti dal mercato. Un problema che rischia di penalizzare soprattutto le produzioni di alta qualità». Conclude Murelli.</div>
<div></div>
<h2><b>Quando troppo azoto diventa un rischio</b></h2>
<div>Se la carenza rappresenta un problema, anche l’eccesso può causare danni. Una fertilizzazione azotata eccessiva rende i culmi più fragili e aumenta il rischio di allettamento, fenomeno che può compromettere seriamente la raccolta. Inoltre, livelli elevati di azoto favoriscono la diffusione di alcune malattie fungine, aumentando la necessità di trattamenti fitosanitari.</div>
<div>La gestione nutrizionale diventa quindi un esercizio di equilibrio: fornire alla pianta ciò di cui ha bisogno senza superare livelli critici. Una sfida tecnica che richiede esperienza e conoscenza approfondita del terreno.</div>
<div></div>
<h2><b>Tra sostenibilità e futuro</b></h2>
<div>La cerealicoltura pavese si trova oggi davanti a una fase di transizione. Da un lato restano solide le pratiche tradizionali, frutto di decenni di esperienza; dall’altro emergono nuove esigenze legate alla sostenibilità ambientale e alla riduzione dei costi.</div>
<div>I cambiamenti climatici, con stagioni sempre più imprevedibili, impongono maggiore flessibilità nelle lavorazioni e nelle scelte varietali. Allo stesso tempo, l’aumento dei prezzi dei mezzi tecnici obbliga le aziende a ottimizzare ogni intervento.</div>
<div>Nonostante le difficoltà, il grano tenero continua a rappresentare una coltura strategica per il territorio. La stabilità delle superfici coltivate dimostra che gli agricoltori credono ancora nel suo valore economico e agronomico.</div>
<div>Il futuro della cerealicoltura pavese passerà probabilmente attraverso un equilibrio tra innovazione e tradizione: tecniche conservative, gestione più precisa della fertilizzazione e varietà sempre più adattate ai cambiamenti climatici. Un percorso complesso, ma necessario per mantenere competitiva una produzione che da generazioni caratterizza il paesaggio agricolo della provincia.</div>
<div>In un contesto agricolo in continua evoluzione, il grano tenero resta dunque non solo una coltura, ma un simbolo della capacità degli agricoltori di adattarsi senza perdere il legame con la propria storia.</div>
<div>
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<p><em>Autore: Alessandro Contini</em></p>
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