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CONCIMA MEGLIO, SALVA IL MARGINE

Alla tappa alessandrina di Filiera Connessa, biostimolanti, concimazione azotata e volatilità dei prezzi hanno mostrato quanto serva produrre frumento con più precisione.

La tappa di Filiera Connessa 2026 – Cooperiamo per il frumento alessandrino, organizzata da SATA il 13 maggio nell’areale di Alessandria, non è stata solo occasione per parlare di diserbo e resistenze. Un secondo asse tecnico della giornata ha riguardato la gestione della fertilità, l’uso dei biostimolanti e la necessità di ragionare sulla concimazione del frumento in modo più preciso, soprattutto in un contesto di margini ridotti e prezzi sempre più volatili.

Il tema è centrale per i cerealicoltori. Nei cereali autunno-vernini ogni unità di azoto, ogni passaggio e ogni scelta tecnica devono essere valutati in rapporto al risultato produttivo e qualitativo. Produrre frumento oggi non significa solo massimizzare le rese ma trovare un equilibrio tra costi, qualità, rischio agronomico e incertezza del mercato.

Biostimolanti e azoto: prove in campo

Durante la giornata sono state presentate diverse prove sui biologicals, con soluzioni orientate a migliorare l’efficienza della coltura e il rapporto tra nutrizione e risposta produttiva. Corteva ha portato in campo, tra le altre, le soluzioni BlueN, applicate a fine accestimento o in levata.

Il principio tecnico è l’impiego di un batterio azoto-fissatore che rimane attivo durante il ciclo colturale. L’obiettivo è catturare azoto e renderlo disponibile in forma organica, con un basso costo energetico per la pianta. In una fase in cui l’azoto è una delle voci più sensibili del bilancio colturale, strumenti di questo tipo vanno valutati non come sostituti automatici della concimazione ma come possibili alleati per migliorarne l’efficienza.

Sempre Corteva ha presentato anche Cellerate MoZn, soluzione pensata per sostenere la spinta vegetativa e radicale, favorendo anche la sintesi delle auxine. Alla spigatura, invece, è stato richiamato il ruolo di Harbest, con calcio e azoto, in funzione della qualità finale.

Il progetto Rigenera

Un passaggio rilevante della giornata è stato dedicato al progetto Rigenera, nell’ambito delle azioni dimostrative finanziate dalla misura SRH05 di Regione Piemonte, nel Complemento di Sviluppo Rurale della PAC.

Il progetto lavora sull’ottimizzazione della concimazione azotata, confrontando diverse tesi rispetto a una dose standard di 180 chilogrammi di azoto per ettaro. La valutazione integra l’osservazione visiva con indici vegetazionali, in particolare NDVI e NDRE, oltre a misurazioni con Spad alla foglia bandiera e alla spigatura.

Le tesi con riduzione dell’azoto prevedono l’applicazione di biostimolanti, con l’obiettivo di verificare se la coltura riesca a mantenere una risposta agronomica adeguata anche con apporti più contenuti. Secondo quanto osservato in campo, il distacco rispetto alla tesi non trattata è risultato evidente, un aspetto non scontato in terreni molto fertili come quelli dell’areale alessandrino.

Concia e biomassa: risultati da verificare

Tra gli elementi più interessanti rientrano anche gli interventi con biostimolanti alla concia. Le prime osservazioni indicano risultati positivi in termini di biomassa, ma il dato decisivo arriverà solo con la raccolta, quando sarà possibile valutare resa e qualità.

È un punto da sottolineare. Nel frumento, infatti, non basta osservare una maggiore vigoria nelle fasi intermedie del ciclo. La vera domanda è se quella risposta si traduca in granella, peso specifico, proteine e qualità commerciale. Per questo le prove dimostrative assumono valore quando arrivano fino alla valutazione finale, evitando conclusioni premature.

Mappare il suolo per ridurre gli sprechi

La razionalizzazione della concimazione passa anche dalla conoscenza della variabilità aziendale. In questa direzione è stato presentato Interrascan, sistema che analizza isotopi di azoto, fosforo e potassio, oltre alla tessitura del terreno. L’obiettivo è costruire mappe di variabilità, affiancando le letture strumentali ai campionamenti classici.

Queste informazioni consentono di impostare interventi a rateo variabile, distribuendo i concimi dove servono e riducendo gli sprechi dove la dotazione del terreno è già elevata. In un’azienda cerealicola questo approccio può fare la differenza, perché permette di collegare la tecnica agronomica al controllo dei costi.

Prezzi volatili, scelte più difficili

Il collegamento tra tecnica e mercato è emerso con forza nell’intervento di Mario Boggini, vicepresidente della Granaria di Milano. Boggini ha richiamato la crescente volatilità dei prezzi del frumento, ricordando come negli ultimi vent’anni il mercato sia diventato molto più instabile rispetto al passato.

Crisi finanziaria del 2008, pandemia, guerra in Ucraina, tensioni in Medio Oriente, logistica, dazi, cambi valutari, andamento meteorologico mondiale, stock, volumi e costi di produzione sono solo alcune delle variabili che incidono sulla formazione dei prezzi. La conseguenza, secondo Boggini, è che oggi anche gli operatori faticano a ragionare oltre un orizzonte di due o tre mesi.

Per gli agricoltori questo significa, nel concreto, che la marginalità del frumento non può più essere affidata solo alla speranza di un buon prezzo. Serve ridurre l’esposizione agli sprechi, migliorare l’efficienza degli input e costruire massa critica nella filiera. Boggini ha, infatti, richiamato la necessità, anche per il frumento alessandrino, di fare massa e presentarsi al mercato con maggiore forza collettiva.

Efficienza prima di tutto

Biostimolanti, concimazione di precisione, mappe di variabilità e prove dimostrative non sono strumenti miracolosi. Sono, però, tasselli di una strategia più ampia: produrre frumento con maggiore consapevolezza tecnica ed economica.

La lezione della tappa alessandrina è che l’innovazione deve servire a decidere meglio. Dove il terreno è fertile, è fondamentale gestire l’azoto con attenzione. Dove i costi crescono, ogni intervento deve avere una motivazione. Dove i prezzi sono instabili, l’efficienza agronomica diventa una forma di protezione del margine.

Per il frumento alessandrino, la sfida non è solo produrre di più. È produrre meglio, con meno incertezza tecnica e con una filiera più capace di trasformare le prove di campo in scelte aziendali concrete.

Alcune foto dell’evento in campo

Autore: Azzurra Giorgio

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