Frumento di qualità: infestanti e concimazioni decisive
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FRUMENTO DI QUALITA’: INFESTANTI E NUTRIZIONE DECISIVE

L’esperienza dell’agricoltore piemontese Joel Faga evidenzia la necessità di adottare strategie agronomiche integrate per salvaguardare rese, contenuto proteico e redditività della coltura.

Rese e qualità del frumento: la gestione agronomica resta centrale

Produrre frumento di qualità significa affrontare una sfida che inizia molto prima della raccolta. La redditività della coltura dipende infatti da una serie di scelte agronomiche che accompagnano il cereale durante tutto il ciclo colturale: preparazione del terreno, semina, gestione delle infestanti, concimazione e difesa fitosanitaria.
L’esperienza di Joel Faga, agricoltore piemontese attivo nel Canavese, offre uno spaccato concreto delle problematiche che molti cerealicoltori affrontano ogni anno e dimostra come le corrette pratiche agronomiche possano fare la differenza.

L’esperienza in campo: tra terreni difficili e obiettivi di qualità

L’azienda agricola di Joel Faga si trova a Borgomasino, in provincia di Torino, e si estende su circa 76 ettari. L’ordinamento colturale comprende mais, girasole, vigneto, pioppeto e cereali autunno-vernini.
Per il frumento tenero la scelta ricade su varietà ormai consolidate.
«Tra le varietà che coltivo scelgo Avenue e Astrolabe, due grani panificabili che garantiscono produzioni costanti nel tempo», spiega l’agricoltore.
La scelta varietale rappresenta il primo tassello nella costruzione della qualità. Affidarsi a cultivar stabili e ben adattate all’ambiente di coltivazione consente infatti di limitare i rischi legati agli andamenti climatici e di mantenere una maggiore regolarità produttiva.
Tuttavia, anche le migliori varietà devono confrontarsi con le condizioni ambientali.
Le ultime due campagne cerealicole non hanno infatti consentito di esprimere il pieno potenziale produttivo aziendale.
«Negli ultimi due anni non sono riuscito a superare i 50 quintali per ettaro. Nella nostra zona i terreni sono piuttosto pesanti e tendono a creare ristagni idrici. Per il grano questa situazione è particolarmente penalizzante».
La presenza di suoli argillosi e poco drenanti rappresenta una criticità diffusa in molte aree cerealicole del Nord Italia. I ristagni idrici possono compromettere lo sviluppo radicale, limitare l’assorbimento dei nutrienti e favorire l’insorgenza di problematiche fitosanitarie. Nei periodi particolarmente piovosi, inoltre, aumentano i rischi di asfissia radicale e di riduzione dell’accestimento.
Per la campagna 2025-2026, però, le aspettative risultano più favorevoli.
«Mi aspetto una resa superiore ai 60 quintali per ettaro, ma preferisco attendere la trebbiatura prima di fare valutazioni definitive».
Una prudenza comprensibile. Negli ultimi anni la crescente instabilità meteorologica ha reso sempre più difficile formulare previsioni attendibili fino alle fasi finali del ciclo colturale.

Le infestanti restano una delle principali minacce

Se il clima rappresenta una variabile non controllabile, il contenimento delle infestanti continua invece a essere uno degli aspetti sui quali l’agricoltore può intervenire direttamente.
Le malerbe costituiscono ancora oggi una delle principali cause di perdita produttiva nel frumento. La loro presenza riduce la disponibilità di acqua, nutrienti e luce per la coltura, determinando effetti negativi sia sulle rese sia sulla qualità della granella.
«Nella mia azienda il problema delle infestanti è sempre presente», racconta Faga.
Una situazione che accomuna molte realtà cerealicole italiane. Gli inverni sempre più miti e la diffusione di sistemi colturali semplificati favoriscono infatti la sopravvivenza e la diffusione di numerose specie infestanti.
Per contenere il problema, l’azienda piemontese adotta una strategia che combina lavorazioni del terreno e diserbo.
«Faccio un’aratura prima della semina e successivamente intervengo con un trattamento erbicida in primavera».
Si tratta di un approccio tradizionale che continua a offrire risultati soddisfacenti in molti contesti produttivi, soprattutto dove la pressione delle infestanti risulta elevata.

Aratura o minima lavorazione? Un dibattito ancora aperto

Le dichiarazioni dell’agricoltore riportano all’attenzione un tema molto discusso nella cerealicoltura moderna: il confronto tra lavorazioni tradizionali e agricoltura conservativa.
«Molti colleghi praticano la minima lavorazione e fanno un diserbo in autunno seguito da uno in primavera. Nonostante questo, qualche infestante riesce sempre a sopravvivere. Personalmente continuo a preferire il caro e vecchio aratro».
L’aratura consente di interrare parte del seme delle infestanti e può contribuire a ridurre la pressione di alcune specie particolarmente problematiche. Al tempo stesso, però, comporta costi energetici più elevati e un maggiore impatto sulla struttura del terreno.
Le tecniche conservative, al contrario, permettono di ridurre il numero di passaggi, contenere i consumi di carburante e preservare la sostanza organica superficiale. Tuttavia richiedono una gestione molto più attenta delle infestanti e una programmazione accurata degli interventi erbicidi.
Non esiste una soluzione valida per tutte le aziende. La scelta dipende dalle caratteristiche pedologiche, dalle infestanti presenti, dalla disponibilità di attrezzature e dagli obiettivi produttivi.

Loietto e papavero: i nemici più difficili

Tra le malerbe presenti nell’azienda torinese, due specie risultano particolarmente aggressive: loietto e papavero.
Il loietto rappresenta oggi una delle infestanti più problematiche nei cereali autunno-vernini. La sua elevata capacità competitiva può determinare importanti perdite produttive già a densità relativamente basse.
Quando la popolazione infestante diventa elevata, il loietto sottrae rapidamente azoto e acqua al frumento, limitandone l’accestimento e la crescita. Inoltre, in diverse aree italiane ed europee sono stati segnalati fenomeni di resistenza ad alcune famiglie di erbicidi, rendendo ancora più complessa la sua gestione.
Anche il papavero continua a creare problemi in molte aziende cerealicole.
Pur essendo spesso percepito come una presenza meno aggressiva, il papavero può raggiungere densità elevate e interferire significativamente con la coltura. La sua diffusione è favorita soprattutto nelle situazioni caratterizzate da rotazioni ridotte e da strategie di controllo poco diversificate.
La presenza contemporanea di infestanti graminacee e dicotiledoni richiede quindi programmi di difesa accuratamente pianificati e basati sull’alternanza dei meccanismi di azione disponibili.

Quando la rotazione diventa difficile

Tra gli strumenti più efficaci per il contenimento delle infestanti vi è senza dubbio la rotazione colturale.
Alternare colture con cicli biologici differenti consente infatti di interrompere il ciclo delle malerbe e ridurre progressivamente la banca semi presente nel terreno.
Nella pratica, però, non sempre la rotazione è facilmente applicabile.
«Nella mia azienda faccio poca rotazione. Nei terreni vicini alla Dora Baltea la fertilità è elevata, ma man mano che ci si avvicina al paese i terreni diventano più asciutti. Dove manca l’acqua irrigua è difficile coltivare alternative economicamente valide rispetto al grano».
La testimonianza evidenzia una situazione diffusa in molte aree cerealicole italiane. In assenza di disponibilità irrigua, le opportunità di diversificazione si riducono e il frumento rimane spesso la coltura più affidabile dal punto di vista economico.
Questo fenomeno comporta però una maggiore pressione delle infestanti e rende indispensabile rafforzare tutte le altre pratiche di prevenzione e contenimento.

Perché le infestanti riducono anche la qualità del frumento

Quando si parla di malerbe, l’attenzione si concentra spesso sulle perdite produttive. In realtà gli effetti negativi interessano anche la qualità commerciale e tecnologica della granella.
La competizione esercitata dalle infestanti riduce l’efficienza di utilizzo dei nutrienti da parte della coltura e può compromettere la formazione delle proteine, parametro fondamentale per il frumento destinato alla panificazione.
Inoltre, la presenza di semi estranei nelle partite raccolte può determinare declassamenti commerciali e maggiori costi di pulizia.
Tra le principali conseguenze si segnalano:

  • riduzione delle rese produttive
  • competizione per acqua e nutrienti
  • peggioramento del contenuto proteico
  • contaminazione delle partite raccolte
  • maggiore difficoltà durante la trebbiatura
  • incremento del rischio di malattie e parassiti

Per questo motivo il controllo delle infestanti non deve essere considerato soltanto un intervento finalizzato alla produzione quantitativa, ma anche una leva strategica per migliorare la qualità finale del raccolto.

Concimazione: il secondo pilastro della qualità

Accanto alla gestione delle infestanti, la nutrizione del frumento svolge un ruolo decisivo.
Un piano di concimazione equilibrato permette infatti di sostenere la crescita vegetativa, favorire l’accestimento e massimizzare il riempimento della granella.
L’azoto rappresenta l’elemento nutritivo più importante. Una sua carenza limita il potenziale produttivo, mentre una distribuzione corretta consente di incrementare sia la resa sia il contenuto proteico.
Nelle produzioni destinate alla panificazione, il frazionamento delle unità azotate durante il ciclo colturale assume un’importanza strategica. Gli apporti effettuati nelle fasi finali possono contribuire in modo significativo al raggiungimento degli standard qualitativi richiesti dall’industria molitoria.
La disponibilità di nutrienti deve inoltre essere valutata in relazione alle condizioni del terreno. In presenza di ristagni idrici, come nel caso descritto dall’azienda piemontese, l’efficienza di assorbimento può ridursi sensibilmente, rendendo ancora più importante una gestione accurata della fertilizzazione.

Gestione integrata per un frumento competitivo

Le esperienze aziendali confermano che non esiste un singolo intervento capace di risolvere il problema delle infestanti o di garantire automaticamente produzioni di qualità.
I risultati migliori si ottengono attraverso un approccio integrato che combini diverse tecniche agronomiche.
Tra le pratiche più efficaci rientrano:

  • rotazione colturale
  • falsa semina
  • utilizzo di sementi certificate
  • alternanza delle lavorazioni
  • corretta gestione dei residui colturali
  • monitoraggio costante delle infestanti
  • alternanza degli erbicidi con diversi meccanismi d’azione
  • concimazione bilanciata e frazionata

La combinazione di questi strumenti permette di ridurre la pressione delle malerbe, limitare il rischio di resistenze e valorizzare il potenziale genetico delle varietà coltivate.
Dalla gestione del campo passa il valore del raccolto
L’esperienza di Joel Faga dimostra come la qualità del frumento nasca da una serie di scelte tecniche che accompagnano la coltura durante tutto il ciclo produttivo.
Terreni difficili, disponibilità irrigua limitata e crescente pressione delle infestanti rappresentano sfide comuni a molte aziende cerealicole italiane. In questo scenario, il controllo delle malerbe e la corretta nutrizione diventano strumenti indispensabili per proteggere rese e qualità.
Come sottolinea l’agricoltore piemontese, ogni campagna presenta caratteristiche differenti e richiede adattamenti continui. Tuttavia, una gestione agronomica attenta, supportata dall’esperienza e dall’innovazione tecnica, rimane la strada più efficace per ottenere un frumento competitivo e in grado di soddisfare le esigenze della filiera.

Autore: Alessandro Contini

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Alessandro Contini

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