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ANCHE UN’AZIENDA BEN ORGANIZZATA SOFFRE

L’esperienza di Pittala, nella piana di Catania

Si è conclusa la campagna di raccolta dei cereali autunno-vernini negli areali meridionali, lasciando un quadro profondamente contrastante. Da un lato, le condizioni meteorologiche hanno favorito buone rese e parametri tecnologici ottimali per le produzioni di alta qualità. Dall’altro, il comparto si trova a fare i conti con quotazioni di mercato insostenibili e costi dei fattori di produzione che comprimono i margini aziendali a livelli d’allarme.

Per analizzare nel dettaglio l’andamento della stagione e le prospettive della filiera, abbiamo raccolto la testimonianza di Andrea Pittala, giovane cerealicoltore operativo nelle aree di Ramacca e Aidone, in provincia di Catania. L’esperienza della sua azienda mette in luce l’efficacia di scelte agronomiche mirate, come l’impiego della cultivar di grano duro “Furio Camillo” e l’adesione alle pratiche ecologiche della PAC. Al contempo, solleva interrogativi urgenti sulla sostenibilità economica di un settore storico che rischia il ridimensionamento a causa delle speculazioni sui prezzi della granella.

Gestione dei suoli e ripartizione delle superfici

L’azienda di Andrea Pittala rappresenta una realtà produttiva significativa nel panorama cerealicolo siciliano. Il nucleo principale si estende su una superficie di 70 ettari di proprietà situati a Ramacca, in provincia di Catania, un territorio tradizionalmente vocato alla coltivazione di frumento duro. A questa base aziendale si aggiungono altri 50 ettari condotti in affitto ad Aidone, in provincia di Enna. La superficie totale gestita tocca così i 120 ettari, un’estensione che permette di ottimizzare l’uso dei macchinari e la logistica delle operazioni colturali.

Dal punto di vista dell’impostazione aziendale, la superficie è suddivisa per rispondere sia alle esigenze produttive sia ai requisiti di sostenibilità previsti dai nuovi ecoschemi comunitari. Dieci ettari sono dedicati interamente alle misure ecologiche destinati a colture specifiche per gli insetti impollinatori. La parte rimanente delle superfici è investita a grano duro, core business dell’azienda e rotazione colturale con favette. Nonostante l’andamento negativo dei listini, il bilancio agronomico complessivo si mantiene in equilibrio grazie alla gestione integrata delle superfici e alla diversificazione dei terreni.

Clima favorevole e assenza di patologie fungine nella piana di Ramacca

Il fattore meteorologico ha giocato un ruolo determinante nel definire i volumi e la sanità del raccolto di questa stagione. A differenza delle passate gestioni segnate da una persistente siccità, l’annata in corso ha registrato un andamento delle precipitazioni eccezionalmente regolare.

«Dal punto di vista climatico la stagione è stata particolarmente favorevole; in primavera entro aprile ha piovuto nei periodi giusti e poi ha smesso. Condizioni ideali per il grano. Infatti le mie piante non hanno avuto patologie e il regime aziendale si può definire tradizionale» ci racconta il giovane agricoltore siciliano.

Le piogge primaverili hanno fornito l’apporto idrico necessario proprio durante le fasi fenologiche cruciali della spigatura e del riempimento della granella. L’interruzione delle precipitazioni ha poi evitato la presenza di umidità sulla foglia a bandiera e sulla spiga. Questo andamento ha scongiurato lo sviluppo di infezioni da fungine come ruggini o septoriosi. Di conseguenza, non si è reso necessario l’uso di trattamenti fungicidi straordinari, consentendo di mantenere l’itinerario tecnico entro i binari della tradizione locale. (Segue dopo la foto)

Andrea Pittala
Andrea Pittala

Itinerario tecnico su terreni argillosi: semina e piani di concimazione

I terreni della zona presentano una tessitura prevalentemente argillosa. Questo tipo di suolo garantisce una buona riserva idrica nei mesi caldi, ma richiede grande attenzione nella scelta delle epoche di lavorazione per evitare il costipamento. La semina viene effettuata tra la fine di novembre e i primi giorni di dicembre, con una dose di seme certificato pari a circa 250 chilogrammi per ettaro.

Il piano di nutrizione adottato da Pittala prevede il frazionamento degli apporti di azoto per massimizzare l’efficienza d’uso del fertilizzante. Alla semina viene distribuito un concime chimico ad azione di avviamento a base di azoto e fosforo alla dose di circa 125 kg/ha. Quest’anno la scelta è ricaduta sul formulato Super azofos 20-10NP, utile a sostenere lo sviluppo dell’apparato radicale e le prime fasi di accestimento. La concimazione di copertura viene invece eseguita a febbraio, prestando attenzione alle condizioni del terreno e alla possibilità fisica di entrare in campo con i cantieri di distribuzione. In questa seconda fase vengono apportati circa 150 kg/ha di Nexur-38, un concime a base di nitrato prontamente disponibile per le piante in fase di levata.

Per mitigare lo sviluppo della flora spontanea concorrente senza gravare sui costi chimici, l’azienda si affida esclusivamente alle lavorazioni meccaniche del suolo.

«Per quanto riguarda le infestanti non uso diserbanti ma effettuo lavorazioni del terreno prima di seminare: erpicature e lavori di ripasso. Dopo la semina qualche infestante ovviamente ricresce e si tratta per lo più di avena selvatica e cardo. La resa media nelle mie terre è di circa 25 q.li/ha per un’annata media, che può salire a 35 q.li/ha per un’annata molto buona o scendere a 15 q.li/ha per un’annata mediocre. Quest’anno ho raggiunto i 25 q.li» ci dichiara.

L’adozione di sole erpicature e lavori di ripasso pre-semina pulisce efficacemente il letto di semina. Anche se in primavera si registra la ricrescita di specie autoctone resistenti come l’avena selvatica e il cardo, la resa ottenuta si è attestata sui 25 quintali per ettaro. Il dato conferma l’efficacia del controllo meccanico nel mantenere i volumi produttivi sui livelli della media storica aziendale, azzerando l’acquisto di diserbanti di sintesi.

Focus sulla varietà “Furio Camillo”: parametri tecnologici e filiera

Il pilastro tecnico della produzione aziendale è rappresentato dalla scelta varietale. Andrea Pittala ha puntato sulla cultivar di grano duro “Furio Camillo”, stipulando un contratto di filiera che vincola il conferimento alla valorizzazione delle caratteristiche merceologiche della granella.

«La varietà di grano duro Furio Camillo – ci racconta – è un frumento ad elevata qualità molitoria e pastificatoria, selezionato da SIS (Società Italiana Sementi). Si distingue sul mercato agricolo per essere una cultivar rustica, sana ed equilibrata tra potenziale produttivo e caratteristiche tecnologiche della semola». L’analisi agronomica del “Furio Camillo” evidenzia una serie di tratti morfologici ideali per gli areali del Centro-Sud Italia. La varietà mostra un’epoca di spigatura e maturazione media e una taglia medio-bassa. Questo parametro riduce drasticamente l’indice di allettamento anche in presenza di forti venti di scirocco. L’elevata capacità di accestimento permette una rapida copertura del terreno, esercitando un controllo competitivo naturale sulle erbe infestanti. La spiga è compatta, riconoscibile per le ariste di colore nero, e manifesta un’ottima tolleranza costituzionale a oidio, septoria, ruggine gialla e ai ritorni di freddo invernali.

Sotto il profilo industriale, la granella risponde appieno ai rigidi standard richiesti dai pastifici per la produzione di paste di prima fascia. I dati della cultivar indicano:

  • Peso ettolitrico:Elevato, stabilmente compreso tra 82 e 84 kg/hl, con punte di 84,5 kg/hl riscontrate nelle prove parcellari.
  • Contenuto proteico:Compreso tra il 13,8% del Centro-Nord e il 14,7% registrato negli areali meridionali.
  • Qualità del glutine:Ottima forza ed elasticità, con un indice di glutine compreso tra 70 e 85, che assicura una perfetta tenuta alla cottura.
  • Indice di giallo:Valori stabili intorno a 22-24, che conferiscono alla semola la colorazione richiesta dal mercato.
  • Bianconatura:Elevata resistenza genetica al difetto, garantendo l’omogeneità vitrea della massa vitrea.

Flessibilità agronomica e adattamento ai contratti di coltivazione

I contratti di filiera richiedono una costanza qualitativa che non tutte le varietà riescono a garantire quando cambiano le condizioni di semina o la gestione del suolo. «Grazie alla sua spiccata rusticità, questa varietà si adatta bene sia alle semine autunnali ordinarie sia a quelle tardive. Viene impiegata con successo nei contratti di filiera del Centro-Sud Italia e si comporta positivamente anche in regimi di agricoltura conservativa o su sodo, mantenendo pesi specifici sopra la media» spiega l’agricoltore.

Questa flessibilità si rivela strategica nei suoli argillosi della Sicilia, dove l’andamento delle piogge invernali può costringere a posticipare le operazioni di semina fino a dicembre inoltrato. La capacità del “Furio Camillo” di mantenere pesi specifici elevati e un buon tenore proteico anche su sodo permette alle aziende di aderire ai contratti di coltivazione riducendo al contempo le spese per i passaggi meccanici di lavorazione del terreno. Si raccoglie i primi di giugno.

Sostenibilità applicata: l’ecosistema degli impollinatori e il ruolo delle leguminose

L’integrazione delle misure agroambientali all’interno del piano colturale rappresenta un altro pilastro della gestione aziendale. Su una quota di 10 ettari, Pittala applica una gestione volta alla tutela ambientale.

Questa misura prevede la semina di un miscuglio diversificato di piante mellifere, con il vincolo tassativo di non effettuare sfalci o trinciature nel periodo compreso tra febbraio e settembre. L’assenza di interventi meccanici permette alle essenze botaniche di completare la fioritura, garantendo una fonte di polline e nettare costante per i pronubi e stimolando l’impollinazione naturale sul territorio.

Sull’intera superficie aziendale viene praticata la rotazione con favette destinate alla produzione di granella, 25ha all’anno. L’inserimento di una leguminosa da granella interrompe la successione continua del frumento duro. Questo approccio favorisce la fissazione biologica dell’azoto atmosferico nel terreno e migliora la struttura del suolo argilloso. La rotazione riduce così l’incidenza delle malerbe monocotiledoni e permette di diminuire l’apporto di concimi chimici nella successiva campagna cerealicola.

La crisi dei prezzi all’origine: costi del gasolio e margini azzerati

L’efficacia delle soluzioni agronomiche adottate non è sufficiente a compensare lo squilibrio economico generato dall’andamento dei mercati e della borsa merci. Il vero nodo critico della campagna è rappresentato dal crollo del prezzo del grano duro all’origine, una situazione che mette a rischio la tenuta finanziaria delle aziende agricole.

Attualmente, il prezzo di liquidazione della granella si attesta sui 23 centesimi di euro al chilogrammo. Una quotazione così bassa non consente di coprire i costi vivi di produzione sostenuti durante il ciclo colturale. Secondo i calcoli dei produttori, la soglia minima di redditività per garantire il pareggio di bilancio e una minima remunerazione del lavoro non dovrebbe scendere sotto i 30 centesimi al chilogrammo.

A gravare sul bilancio aziendale concorre l’impennata dei costi energetici e del gasolio agricolo. Andrea Pittala evidenzia un dato economico chiaro: per un approvvigionamento di 4000 litri di nafta agricola ordinato tra marzo e maggio per completare i lavori di copertura e la successiva raccolta, l’azienda ha dovuto sostenere un extra-costo di circa 1600 euro. Questi rincari comprimono i margini operativi, trasformando un’annata produttivamente buona in una stagione di perdita economica per le imprese agricole del territorio.

Conclusione: il futuro della cerealicoltura siciliana tra passione e tutela economica

La campagna cerealicola esaminata conferma il valore tecnico della produzione siciliana, capace di esprimere qualità e innovazione attraverso varietà performanti come il “Furio Camillo” e pratiche agronomiche sostenibili. Tuttavia, la sostenibilità ambientale non può prescindere dalla sostenibilità economica. Il prezzo di 23 centesimi al chilogrammo e i continui aumenti del gasolio rappresentano una minaccia concreta per la continuità aziendale delle imprese agricole del Mezzogiorno.

Andrea Pittala esprime la passione di chi non vuole abbandonare la coltivazione del grano duro, una produzione identitaria legata alla storia dell’isola. Sarebbe un danno economico e sociale immenso se la Sicilia perdesse la propria capacità produttiva, rinnegando quel ruolo storico di “granaio d’Italia” riconosciuto fin dall’epoca romana. Per evitare l’abbandono delle terre e garantire il ricambio generazionale, è essenziale che i contratti di filiera e le politiche di mercato assicurino un prezzo equo e dignitoso all’origine, restituendo il giusto valore al lavoro dei cerealicoltori.

Autore: Alessandra Bruni, agronoma

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